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	<title>The Walwian Media Journal</title>
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		<title>Il Nostro Inviato @ Fanculo, Milano (1)</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 21:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ray Banhoff è un fotografo. Vive a Milano &#8220;città che odia, ricambiato&#8221;. Un altro fotografo, tanti anni fa, che aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;">Ray Banhoff è un fotografo. Vive a Milano &#8220;città che odia, ricambiato&#8221;. Un altro fotografo, tanti anni fa, che aveva un nome altrettanto europeo (Robert Capa), era uso dire che se una foto non era buona, voleva dire che non eri andato abbastanza vicino a scattare. Morì mettendo un piede su una mina, ed è quello che ci auguriamo, senza mezzi termini,  che accada a Ray Banhoff. Ray è uno che va vicino alle cose. Ci passa attraverso. E&#8217; abituato a spalancare gli occhi quando non c&#8217;è abbastanza luce e a non distogliere lo sguardo dall&#8217;orrore: è un fotografo. Ray per Walwian prosegue la nostra felice tradizione di inviati, dopo la fortunatissima serie &#8220;Yes, There Really Is a Kalamazoo&#8221; di Valentina Parasecolo. Ray terrà gli occhi aperti per noi a Milano, Italia. Gli abbiamo chiesto solo una cosa, prima di cominciare: &#8220;vogliamo tutto, sans doute&#8221;. </span></span></strong></em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><em><strong><span style="color: #000000;">Luca Riposati, Walwian.com co-founder.</span></strong></em></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_0322.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1934" title="foto fatta da Ray Banhoff." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_0322.jpg" alt="" width="400" height="614" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;">Milano è la poesia quando anche l’ultima pagina</span> </span><em><span style="color: #000000;">de</span></em><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial;">quaderno è finita e purtroppo non te la puoi segnare.<br />
Te ne accorgi in un giorno di pioggia uscendo dalla metro a Brera, respirando la brezza freddissima di questo nord che prima manco sapevi ci fosse.<br />
Ci sono dei tabaccai che sembra ancora il 1913 e tu sei Harry Potter in quelle tavernine dove si comprano le bacchette magiche.<br />
Te ne accorgi la notte sulla circonvallaizone, tra i trans, gli spettri, le macchine della gente che va al Sottomarino Giallo.<br />
La poesia non ti chiede mai niente.<br />
Si fa solo rimirare, non si fa mai capire.<br />
Per cui non sai se odiarla o amarla.<br />
E questa città è il paradosso di se stessa.<br />
È eternamente divisa in due. Trenta anni fa la storia era qui. Oggi è ancora così. Come era il termometro del paese negli anni di piombo lo è nell’era berlusconiana. Questo è il reame del re. Esattamente come te lo immagini. Sembra il plastico mentale di Sodoma in versione Gardaland. La viviamo noi, un esercito pendolare in affanno di negri, stranieri, precari, studenti, terroni e dj. La metro attraversa dei sudici cunicoli sotorranei per portare la gente al lavoro. C’è un gran silenzio nei vagoni e le persone salgono fino a che la stiva non è piena. Penso sia contro ogni norma di sicurezza. Tutti i corpi si toccano, ma si è stanchi per farci caso, si monta lo stesso. si vuole solo tornare a casa perché è già sera<br />
Quindi la questione è sempre la stessa: siamo noi a determinare come sarà la nostra giornata. Milano non si scomoda mai per dirtelo. Lei si limita a darci lo scenario.<br />
Ma il tipo che ti passa davanti in coda e non ti guarda è il nemico.<br />
Qui Leonardo Da Vinci ha avuto la strada spianata. Gli Sforza gli dettero carta bianca. Qui i pensatori del Rinascimento già prevedevano che si sarebbe creato uno snodo culturale ed economico. Qui le rotte si incrociano e Parigi è vicina.<br />
A volte adoro questo cielo livido, questo camminare nel frastuono e penso che sia un terreno in ostaggio. Scrivere di Milano è scrivere dell’Italia di oggi, dei suoi tic, dei suoi report, dell’arrivismo sociale incallito.<br />
Un mazzo di rose sopra all’abisso, come qualcuno ha detto del barocco.<br />
Il lusso di Brera, l’aperitivo alle Colonne, una notte all’Hollywood, parcheggiare il motorino dietro la macchina di Corona.<br />
Tutto questo è come nascondere la merda sotto al tappeto quando si fanno le pulizie. Appena ai lati si sviluppa una cintura di luoghi sospesi: Famagosta, Corvetto, Via Padova. Dio non può farci niente se lo Stato non si preoccupa. Casermoni post industriali modellati in migliaia di tonnellate di cemento armato dove l’umanità si trascina alla sera sono il set dei derelitti.<br />
Quartieri arabi, egiziani e cinesi. Se la vedi così è davvero una metropoli.<br />
Se la giri all’ora del’aperitivo è solo un piccolo borgo, un paesone.<br />
E ti ritrovi la sera sulla Darsena da Baffo che è l’unico posto dove una sambuca la fanno 2 euro.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">RAY BANHOFF.</span></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_0349.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1935" title="tutte le foto che troverete su &quot;Il nostro inviato a Fanculo, Milano&quot; sono fatte da Ray Banhoff." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_0349.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_0263.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1933" title="foto di Ray Banhoff." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_0263.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_04051.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1937" title="foto di ray banhoff." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/img_04051.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
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		<title>It&#039;s only football but we like it.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 21:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre i très glamour giocatori di calcio italiani, tedeschi, brasiliani, colombiani, argentini, olandesi, spagnoli e genti di tutto il mondo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Mentre i très glamour giocatori di calcio italiani, tedeschi, brasiliani, colombiani, argentini, olandesi, spagnoli e genti di tutto il mondo, proprio in queste ore, si rincorrono in stadi imbrillantinati, con gran spreco di CO2, noi di Walwian vogliamo celebrare il nostro footballer preferito. Si chiama Francesco, detto Faina (per le movenze sinuose?) e di cognome fa come il cantante dei Queen. Per noi, è lui il calcio. Perchè è un talento, e come i veri talenti, ha una predisposizione innata a gettarsi via. Ve lo vogliamo proporre così, come un diamante nel fango. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ve lo mostriamo naked, espulso dopo 140 secondi di partita, cacciato per un semplice sgambetto, durante un derby. Forse indispettito e  affranto per un ingresso in campo troppo in ritardo, in una partita a cui teneva molto, senza pudore, senza pietà, senza mediocrità, ha fatto di testa sua.</em></span></p>
<p><em>Il nostro Gascoigne dall&#8217;animo gentile e dallo sguardo dolce, il nostro Adriano di provincia, il Best della tenerezza. Potete trovarlo in mezzo al campo, che apre il gioco di sinistro, o più spesso, al bar, che fa spallucce. O all&#8217;entrata di qualche localaccio sul bordo della notte. Tante volte lo abbiamo rimproverato, beccandolo con la sigaretta in bocca e dopo qualche drink di troppo nella pancia, stretto nelle sue impeccabili giacchette. E lui dolcemente rispondeva sempre, sincero:&#8221;Mi avete beccato&#8221;.</em></p>
<p><em>Francesco M. gioca a calcio con la Torpedo, che potete tranquillamente immaginare come un Celtic della Piana. Country Chronicles, tutte per voi.</em></p>
<p><em><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-aspx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1925" title="al momento della chiamata. un'ultimo sguardo commosso ai tacchetti, e chi s'è visto s'è visto." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-aspx.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a> </em></p>
<p><em><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-1-aspx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1926" title="sullo sfondo la scritta &quot;papera folle&quot; è un monito, più che una pubblicità" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-1-aspx.jpg" alt="" width="600" height="393" /></a></em></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-2-aspx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1927" title="un momento prima del gesto inconsulto." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-2-aspx.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-3-aspx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1928" title="ascolto consigliato: &quot;Un giudice&quot; - Fabrizio de Andrè" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-3-aspx.jpg" alt="" width="600" height="371" /></a></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-5-aspx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1929" title="Narciso ferito." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-5-aspx.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-4-aspx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1930" title="smokin cigarettes to the bones. con la gente, tra la gente." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/getattachment-4-aspx.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Yes, There Really Is A Kalamazoo [16]</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[B 3 di azzurro. Ore 5.25. Brilla il cielo di Kalamazoo contro i tetti perlacei di via Polaroid.
Sono atterrata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">B 3 di azzurro. Ore 5.25. Brilla il cielo di Kalamazoo contro i tetti perlacei di via Polaroid.<br />
Sono atterrata da qualche ora, il Combo ha borbottato planando tra sobbalzi sul parcheggio velivolare nord. Abbiamo mostrato i documenti all&#8217;ingresso settentrionale, è stato veloce, è stato che la mia testa era altrove.<br />
Nova voleva portarmi fino a casa, accompagnarmi, le ho chiesto di lasciarmi sola, le ho detto che preferivo camminare per conto mio. Una follia, dato che non dormo da troppo tempo, che ho mangiato poco. Dato che ho visto cose che la metà farebbero venire uno shock a chiunque qua a Kalamazoo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Cammino da molto e ancora manca una graffa. Penso, non rifletto, e tengo lontane le immagini di Heron.<br />
Poi, succede. Finisco lì con la mente e mi accorgo che è cambiata la mia concezione di “traumatico”. Una volta, traumatico era, in ordine:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">6) Scoprire che ti hanno rubato qualcosa<br />
<em>“No, non può essere, l&#8217;avevo lasciata qui la borsa. Era qui! Ma no! Ma ti pare! Oddio, ma me l&#8217;hanno rubata?! Ma davvero?”</em><br />
5) Avere un incidente lieve<br />
bam! contro una vetrina della pasticceria mentre guardi le torte.<br />
4) Essere lasciati a sorpresa<br />
<em>“Ma come mi lasci?! Sono incinta!”<br />
</em>3) Scoprire che la ragazza che stavi per lasciare è incinta<br />
“<em>Ma come sei incinta!?!”</em><br />
2) Ricevere notizie della morte di qualcuno<br />
<em>con varie gradazioni di effetto traumatico in base al legame con il defunto: “nooo”, “nooooo”, “NOOO”, “NOOOOO”</em><br />
1) Avere un incidente grave<br />
<em>BAM! contro una vetrata a 200 graffe orarie<br />
</em><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/immagine-16.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1918" title="Immagine 16" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/immagine-16.png?w=300" alt="" width="300" height="201" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Con le ultime cose successe a Heron, la classifica è cambiata:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">6) Scoprire che l&#8217;ex del tuo miglior amico è una spia.<br />
5) Finire paralizzati in una bolla gigante.<br />
4) Temere di finire venduti al nemico da una persona amica.<br />
3) Ritrovarsi il tettuccio aperto sopra la testa da ragni meccanici squarcia-guance.<br />
2) Vedere la morte sulla faccia della persona a cui devi la vita e un bel po&#8217; di altre cose.<br />
1) Sapere che sta per arrivare la guerra.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">In questi giorni, in cui ho perso il senso del tempo, ho acquistato la certezza su un fatto: la sopportazione del dolore è una roba plastica. È malleabile e è diversa da come uno se la immagina. Puoi fantasticare su come è perdere una persona cara e il solo pensiero può essere così intenso da farti venire da piangere, da farti credere che quel giorno, quando arriverà, non ce la farai a sopportarlo. E quando poi succede, scopri che sopravvivi, che la forza ce l&#8217;avevi, che nell&#8217;animo scorrono gli anticorpi come nel sangue.<br />
Così, mentre cammino, mi accorgo che, in fondo, al contrario di quanto avrei potuto immaginare se solo avessi saputo prima quello che avrei vissuto, io non ho avuto un esaurimento nervoso, non mi sono caduti i capelli, non sono impazzita di fronte a nessuno degli episodi traumatici di cui sopra.<br />
Ma ora, non lo so, non lo so come sarà perché la guerra, quella vera, non quella raccontata o letta o sentita, quella reale, arriva e chissà se voi avete un&#8217;idea di come è starci immersi. Come ci si sente davanti all&#8217;idea di una vulnerabilità costante, all&#8217;idea incessante che la fine possa piombarti sulla testa da un secondo all&#8217;altro. Chissà se, una volta dentro, ci si abitua.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Il pomeriggio in cui incontrai Nova e i mercenari, alla galleria, quando decidemmo di partire, loro erano qua a Kalamazoo per reclutare soldati non per l&#8217;Europa, ma per difendere noi.<br />
«Perché –mi ha detto Nova durante il viaggio di ritorno– cittadini liberi che combattono per la propria libertà sono i soldati migliori».<br />
Quando Nova doveva andare a parlare con Ivoria Roi e Fabulous O&#8217;Brien, quando mancavano poche ore alla nostra partenza, lo scopo era ultimare gli accordi con il governo tra Kalamazoo e il loro esercito, perché noi non ne abbiamo uno.<br />
Quando dalle fabbriche arrivava l&#8217;odore del ferro, era il ferro delle armi, quello che stiamo forgiando contro Heron.<br />
Quando Globus veniva manomesso, di mezzo c&#8217;era di sicuro questa storia.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/immagine-17.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1919" title="Immagine 17" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/03/immagine-17.png?w=238" alt="" width="238" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Infine, quando quel giorno, al Consiglio, la Presidente chiarì che i Cercatori del Rock si sarebbero visti tagliare i fondi, tutto accadeva non per colpa mia.<br />
Era solo che certe cose stavano diventando superflue. La priorità è investire in sopravvivenza, perché assoldare i mercenari costa, sviluppare nuovi sistemi di difesa e attacco costa, prepararsi a scardinare una società, un&#8217;economia, una civiltà costa. È qui che la cultura e il benessere soccombono di fronte alla priorità della resistenza.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><em>&#8220;&#8230;war is declared and battle come down&#8230;&#8221;</em>, cantano questo i Clash in una canzone che sta in archivio, al nostro ufficio. È una canzone che prende il titolo da una frase detta da un conduttore radiofonico durante una delle guerre più dure della storia pre-catastrofe, la seconda guerra mondiale. È l&#8217;ultima cosa che mi viene in mente prima di entrare in casa.</span></span></span></p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dbD5v2xijqw]</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Lì, trovo Lyon, in sala, che sta usando il mio pannello multimediale. Mi corre incontro appena mi vede comparire sulla porta della stanza. Odora di vaniglia, la vaniglia del mio distributore creativo. Non si ribella neanche quando gli sbaciucchio la fronte.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Si affretta subito a dirmi che tutti a casa sono preoccupati per me, che non vedono l&#8217;ora di vedermi e parlarmi, eccetera. Io sto cercando solo di capire se in me c&#8217;è la forza di parlargli di cosa ho scoperto, di cosa sta per succedere. E se c&#8217;è, beh, me la toglie tutta, quella forza, quando mi confida che ha tante cose da raccontarmi, tipo che la squadra che tifa sta vincendo il campionato di palla vertigo, che se in accademia il professore questa volta non gli mette una alfa, beh, allora è sicuro che quelli là, quelli della scuola fanno di complotti contro di lui e poi che ha fatto arrabbiare la mamma a cena, l&#8217;altra sera, ruttando tre volte di seguito davanti alla nonna malata.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Mi racconta, entusiasta: «Dovevi vederla, era furiosa. “Smettila, smettila di fare queste cose schifose”. E io ridevo, dovevi starci Oslo, ti saresti divertita tanto. Ho spiegato che sono per una gestione liberale dei meccanismi corporali. Lei è stata zitta qualche secondo e poi ha concluso con una frase epica: “E allora, almeno smettila di guardarmi con quello sguardo pieno d&#8217;odio” Ahahahah!!! Lo guardo pieno d&#8217;odio! Ahahahah!!! ». Mia madre è il bersaglio preferito di tutte le provocazioni di mio fratello. Sono una coppia comica. Penso che lui le stia inconsapevolmente facendo ancora scontare di aver detto che era brutto il giorno in cui nacque.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Ad ogni modo, io non rido. In un&#8217;altra circostanza, lo farei. Lui se ne accorge, una parte di  sé sa già che qualcosa non va. Ma non chiede spiegazioni e continua: «Ah. E poi, mi stavo dimenticando di dirti che c&#8217;è stata l&#8217;estrazione».<br />
«Quale estrazione?», faccio io.<br />
«Quella democratica. Quella che fanno ogni due anni», dice Lyon mentre si passa la mano sotto al naso raffreddato.<br />
«Bene. Rotazione. C&#8217;è finito dentro qualcuno che conosciamo?»<br />
«Tu. Sei nel Consiglio.»<br />
Rispondo con il silenzio. Bella stronzata questa della Repubblica col sistema misto metà elettivo e metà a sorteggio.<br />
«Che ficata! Ma ci pensi? Ma te li daranno i biglietti gratis per lo stadio? Li devi prendere, se te li danno. Li prendi per me. Li voglio, capito? Oh! Ci sei? A che stai pensando?»<br />
«Niente. È che sono solo parecchio stanca», mento così e lui finge di crederci come, di fronte a una risposta simile, fanno tutte le persone che ti vogliono bene.</span></span></span></p>
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		<title>Anemofilia. Teatro sociale.</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È la prima volta che il teatro arriva su Walwian. O meglio, il teatro c&#8217;è sempre stato, in varie forme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;">È la prima volta che il teatro arriva su Walwian. O meglio, il teatro c&#8217;è sempre stato, in varie forme e con vari intenti. Ci sono state storie di finzione e di verità, maschere e giochi e sipari che si chiudono.</span></p>
<p><span style="color: #888888;">Oggi, però, ci piace portarvi una testimonianza diversa. Una testimonianza di chi il teatro lo fa e lo usa, per comunicare. Per comunicare qualcosa che va al di là del proprio ego, e che cerca, invece, di essere espressione e voce di chi, la propria voce, non riesce a farla ascoltare.</span></p>
<p><span style="color: #888888;">Questo progetto, il progetto di cui vi vogliamo parlare, ci piace proprio per questo. Perché, secondo noi, è un&#8217;esperienza di libertà. Libertà di dire, di fare, di raccontare e di cercare la libertà altrui. Parliamo di <em>Anemofilia</em>, una compagnia teatrale nata da poco, una compagnia che fa teatro di denuncia sociale e che oggi, il giorno prima del debutto di &#8220;Bada-mi&#8221;, condivide anche qui, tra questi byte, il proprio percorso.</span></p>
<p><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #888888;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1903" title="ornament" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/separatore.png" alt="" width="142" height="119" /></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p><strong>Luogo:</strong> &#8220;Baffo della Gioconda&#8221;, via degli Aurunci 40. San Lorenzo, Roma</p>
<p><strong>Tempo:</strong> ieri, dopo le prove del nuovo spettacolo &#8220;Bada-mi&#8221;</p>
<p><strong>Oggetto:</strong> Una chiacchierata con Silvia Pietrovanni, autrice dei testi di <em>Anemofilia </em>e attrice.</p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/logo_500px.png"><img class="alignleft" title="Anemofilia" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/logo_500px.png?w=147" alt="" width="147" height="150" /></a><strong>Ciao Silvia, intanto cominciamo con la domanda più ovvia: perché Anemofilia?</strong><br />
È una parola che ho trovato passeggiando per il vocabolario, una parola che trovo poetica, nonostante faccia parte del linguaggio specialistico della botanica: è il polline trasportato dal vento. vorrei che le idee contenute nei nostri spettacoli fossero quel polline, che, senza una direzione precisa, va  a posarsi sulla corolla di un fiore per far nascere nuova vita&#8230;abbiamo la presunzione di scuotere e far germogliare un nuovo punto di vista, una luce su quelle zone d&#8217;ombra su cui non ci si sofferma.</p>
<p><strong>Cosa intendi per teatro sociale?<br />
</strong>È il teatro che sa sporcarsi le mani, scendere per strada, nelle cantine, è il teatro che sa scendere dal palcoscenico, mi viene da dire che è il teatro di chi non fa teatro, di chi non ha come scopo principale la realizzazione scenica, ma spera che le idee vengano raccolte  e fatte germogliare. La soddisfazione più grande è per me vedere, a fine spettacolo, l&#8217;occhio lucido, segno di una coscienza che è stata scossa, segno che il polline ha trovato la sua corolla&#8230;</p>
<p><strong>Sappiamo che avete in cantiere due spettacoli: </strong><strong>&#8220;Lontano dal cuore&#8221; e &#8220;Bada-mi&#8221;</strong><strong>. Qual è il filo comune che li lega?<br />
</strong>A legarli è la donna vista nel suo aspetto di reazione alla sottomissione, alla piega degli eventi. e il fattore immigrazione nel senso globale, perché non vengono mai menzionate nazionalità: gli stati d&#8217;animo dell&#8217;emigrante possono riferirsi anche alle donne e agli uomini del Sud Italia, o della Sardegna, anche loro infatti, hanno lasciato la famiglia e sono spesso stati sfruttati e ricattati.</p>
<p><strong>Raccontaci qualcosa in più. Cominciamo da &#8220;Lontano dal cuore&#8221;. Da cosa nasce?<br />
</strong>Il titolo è stato preso da un concorso letterario per terre di mezzo a cui ho partecipato con un racconto a tre voci che poi ho deciso di trasformare in 3 monologhi, e successivamente in uno spettacolo teatrale. Per quanto riguarda la storia, è una storia vera, che mi è stata ispirata da una bambina peruviana a cui davo lezioni di italiano e che diceva di avere due madri, quella naturale, che conosceva poco e la zia, che l&#8217;aveva cresciuta prima di arrivare in Italia. Ho cercato di entrare nell&#8217;emotività di queste tre donne e spero di  esserci riuscita. Alcuni frammenti del racconto sono stati messi in scena nello spettacolo &#8220;Trapianto di cuore globale&#8221; di Maddalena Grechi, che indaga appunto la maternità a distanza delle donne immigrate.</p>
<p><strong>E Bada-mi?</strong><br />
Le storie delle due donne immigrate in Bada-mi sono storie vere, la badante costretta a prestazioni sessuali è, purtroppo, un fenomeno diffuso ma che tende a restare sommerso. Badami nasce come lettura teatrale, ed è il mio primo esperimento di regia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/bada-mi-rehearsal_220210_0054.jpg"><img class="size-full wp-image-1897 aligncenter" title="Bada-mi_01" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/bada-mi-rehearsal_220210_0054.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Abbiamo potuto assistere a una prova di questo spettacolo e abbiamo notato degli oggetti sparsi sul palco. Hanno un significato particolare?<br />
</strong>Si, la mancanza di scenografia è data dal fatto che vorrei che gli spettacoli fossero adatti ad essere portati in qualsiasi luogo, ma è vero, gli oggetti hanno tutti un significato: il carillon rotto è la maternità sofferta di una madre che vorrebbe crescere la figlia ma il lavoro la costringe ad essere lontano da lei quasi tutto il giorno, la camicia rappresenta la figura maschile, presente e tuttavia mancante, il matrimonio della donna italiana e della donna straniera sembra più simile ad una marcia funebre, perchè quell&#8217;uomo non è reale, ha una doppia vita per la donna italiana, è simbolo di sottomisisone per la donna straniera. La catena ha una simbologia abbastanza esplicita, cosi come la valigia, segno di un partire &#8220;etimologico&#8221;, che sia un partire partorire, un rinascere, una taglio del cordone per la ricerca di una identità non frammentata.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/bada-mi-rehearsal_230210_0004.jpg"><img class="size-full wp-image-1898 aligncenter" title="Bada-mi_02" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/bada-mi-rehearsal_230210_0004.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Bada-mi andrà in scena venerdì 26 e sabato 27. A quando e di cosa parlerà il prossimo spettacolo?<br />
</strong>Sto studiando molto per il prossimo testo, vorrei portare in scena uno spettacolo sulla figura della Dea madre, su quella divinità dai mille nomi e dalle mille lingue che è immagine di una storia che non ci viene raccontata, una storia in cui non c&#8217;era Dio, non c&#8217;erano guerre, le città non avevano mura difensive, non c&#8217;era il concetto di famiglia e di pater familias, si viveva secondo i cicli naturali e con un profondo rispetto per quelle qualità femminili che l&#8217;arrivo del Dio ha messo in secondo piano o ha demonizzato. È una riflessione sulla religione e su come erano strutturati i rapporti sociali. L&#8217;idea è nata dalle ricerche dell&#8217;archeologa Marija Gimbutas e dal libro di Pepe Rodriguez &#8220;Dio è nato donna&#8221; (purtroppo non più in commercio). Mi piacerebbe approfondire anche la figura archetipica di Lilith, la prima donna che Adamo rifiuta perché non si sottomette alla sua volontà.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/bada-mi-rehearsal_230210_0015.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1899" title="Bada-mi_03" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/bada-mi-rehearsal_230210_0015.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Bene, allora cos&#8217;altro dire se non: <em>break a leg!</em><br />
</strong>Grazie!</p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/rehearsal_240210_0072.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1900" title="Bada-mi_04" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/rehearsal_240210_0072.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p>Per contattare Silvia o gli altri componenti di anemofilia (Cecilia Moni e Fanny Lena), potete scrivere a <a>anemofilia.teatro@libero.it</a>. O visitare il loro sito web <a href="http://anemofilia.tk">http://anemofilia.tk</a>. Anemofilia è anche su Facebook, <a href="http://www.facebook.com/topic.php?uid=10381469571&amp;topic=6826#!/pages/Anemofilia/10150100399300080?ref=ts">qui</a>.</p>
<p>E poi, ovviamente, non mancate venerdì 26 o sabato 27 al &#8220;Baffo della Gioconda&#8221; (via degli Aurunci, 40 &#8211; ore 22.00) per &#8220;Bada-mi&#8221;!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/badami-finale_web.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1901" title="Bada-mi_locandina" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/badami-finale_web.jpg" alt="" width="600" height="848" /></a></p>
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		<title>The real «Nine» – VOL. II</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 01:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAPITOLO VI: LE NOTTI BIANCHE.
Esterno/Notte.
-Il mio letto era un sofà. Non usavamo la parola &#8220;tana&#8221;. Era una casa. Era un appartamento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-family: Arial;"><strong><span style="color: #000000;">CAPITOLO VI: LE NOTTI BIANCHE.</span></strong></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">Esterno/Notte.<br />
-Il mio letto era un sofà. Non usavamo la parola &#8220;tana&#8221;. Era una casa. Era un appartamento. Aveva un aspetto </span><em><span style="color: #000000;">vittoriano</span></em><span style="color: #000000;">. Ma era rovinato, sai bellina? Era tutto una </span><em><span style="color: #000000;">decadenza</span></em><span style="color: #000000;">. Pensa che adesso ci abitano degli africani.<br />
-What a funny man, you are. You keep on speaking in italian, and you know, I can&#8217;t understand. African people?<br />
-Eh, ride lei&#8230; Guarda come ride sotto i baffi. Ma che c&#8217;avrai da ridere&#8230; Sei tanto bella lo sai?<br />
-You are a little bit strange, too. At the first sight, i thought you were&#8230; interesting. Attractive. Now I can figure out your kind. But, come on, tell me a story. A nice one.<br />
-Era inverno&#8230;<br />
-It is so awfull cold there.<br />
-La mia vera tana era un divano in un grande salone&#8230;<br />
-Bring me back at home, right now.<br />
-Di già? Da me o da te?<br />
-Right now. Just bring me back at my hotel. Then, you can go everywhere you want.<br />
-Ma lo sai che hai una bella faccia tosta?<br />
-And don&#8217;t you know you are annoying? Listen. I can&#8217;t speak italian, but I can understand what you want. And on the set too. I understand. Everything.<br />
-Sì? E che capisci?<br />
-Ca tu voi che io mi mangia la pasta, così mi vieni seno grande e i fianco. Ma tu chiama vuole quella la, l&#8217;altra atrici. E tuo capo di soldi non ti ha dato lei e tu vuoi che io è lei&#8230; Sei tanti maleducati, io grande atrici. Bring me back at the hotel.<br />
-Ah, allora lo parli l&#8217;italiano. Così ci fai fessi meglio.<br />
-Fai fessi? What does it mean?<br />
-To make fool of everyone.<br />
-Ti prego, riportimi hotel. Qui non mi piaci. È fredi. Tu no mi piace.</span></p>
<p><strong><em><span style="color: #000000;"><br />
</span> </em></strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #000000;"> </span></em></strong></p>
<p style="font-family: Arial;"><strong><em><span style="color: #000000;">Buona, questa la teniamo. È buona, no? Si, è una bella scena. Ma che è nuova? Un&#8217;invenzione, sai, Perri, ieri notte. Così un po&#8217; per gioco, non trovi? Lei è stata brava. Mi pare che abbia preso qualche chilo, no? Non è più morbida, non la trovi anche tu più femminile? Dotto&#8217; se a questa gli famo venire la cellulite, lo sa che ce rovina? Questa l&#8217;ammazza. Ma che ammazza e ammazza, guarda quant&#8217;è bella! Sei bella Nicole! You&#8217;re such a beauty! Ma dove va? Nicole! Nicole, honey, where are going? Dottore guardi che è incazzata nera. Ma no Perri che dici? Non è incazzata&#8230; Nicole, are you hungry? FUCK OFF! Dotto&#8217;, ma lei lo fa a posta? si dice &#8220;angry&#8221;, no &#8220;hungry&#8221;! Perri, non ti ci mettere pure tu, adesso. Sai pure l&#8217;inglese? YOU, YOU FOOL! YOU&#8217;RE&#8230; YOU&#8217;RE&#8230; OH! I LEAVE! Dotto&#8217; guardi che la Kidman le ha detto che&#8230; Perri, per piacere! Nicole, Nicole! What&#8217;s up honey? Aspetta che ci vado a parlare. Tu intanto fai la scena dei pretini. La sai fare no? Ancora la scena dei pretini? Ma non l&#8217;aveva tolta? Perri, non ci mettiamo a questionare, su! Vai. Ma io dove li prendo i pretini a quest&#8217;ora dotto&#8217;? E i costumi? Perri, ma che ne so!? Va in Vaticano, rapiscili, inventateli, che ne so! Io devo riacchiappare quella matta, ma dove va? Dove va? Dottore il cappello! Ah sì! Perri mi raccomando, i pretini con i cappelli porpora! Pure i cappelli porpora vuole? Sì, sono fondamentali! Mi raccomando! Devo scappare appresso a quella, ci vediamo dopo! Ma quando dotto&#8217;? Dopo Perri, dopo!</span></em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1882" title="metto la prima sciocchezza che capita." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/6.jpg" alt="" width="360" height="480" /></a><span style="color: #000000;"><br />
</span> </em></strong></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">-Ah, eccoti. Ma dove scappi? Sì&#8230; ma sì&#8230; Stattene lì appoggiata al muro. Ma che ti importa? Sei così bella. Vuoi un fazzoletto, guarda che broncio che hai messo. Nicole, Nicoletta&#8230;<br />
-I can understand what you&#8217;re saying. I am clever. But i don&#8217;t want to understand nothing. Nothing!<br />
-Ma mi tieni il muso adesso? Non ti metterai mica a piangere? Why don&#8217;t you explain me what&#8217;s goin&#8217; on?<br />
-No. I don&#8217;t want to. You don&#8217;t deserve it. You don&#8217;t deserve.<br />
-Ma lo sai dove ti sei andata ad appoggiare? Lo sai che se te lo dico ti arrabbi&#8230; Mi mandi pure a quel paese.<br />
-Shut up, you&#8230; you&#8230;<br />
-What? Why you are so pissed off? The scene was perfect, you played so well, i could not have it so much better.<br />
-Oh, you, you and you! Don&#8217;t you understand? Oh no, you can&#8217;t. You&#8217;re such a youngman so full of yourself.<br />
-Dimmelo tu. Maybe&#8230; It&#8217;s for the matter of the other actress? I dig you. I love you, really. I want you in the movie, no one else.<br />
-Oh, what a liar, i don&#8217;t believe you. Or&#8230; No, I believe you, but the things you say ain&#8217;t no meaning. Conunqui no è per quelo e basti.<br />
No lo vedi, eh, capocioni.<br />
-Ma che fai? Mi dici &#8220;capoccione&#8221; adesso?<br />
-Bigheaded lad. Yes. Oh, I loved so much your movie, I was so proud to be in. I said to my self: oh, it will be a fantastic movie! With perfect scenes, and the script, yes the script, his script, it will be perfect. And I will be so happy to be into. But then I come, and I saw.<br />
-Che hai visto Nicole, che ti ha tanto impressionato? Sono stato io?<br />
Tell me, go on, I am listening to you, don&#8217;t you see?<br />
-Mi ero scorta dal&#8217;inizio che tu non aveva idea di che fare con film. Ma io ho deti myself: che ti importa, don&#8217;t care, it will be much more honest and true! Chi scema chi sono! Silly Nicole, comi picola bembina. Poi tu mi fe mengiare, poi tu non hai trama, poi tu te ne va da set e io li comi stupidi ad espettare. Tu no rispetti me. Io atrici brava. Comi dici tu: I love movie making. I can&#8217;t waste my time for your throughs half at sea, half unclear. It all looked so fake, so blurry, less more than estetique. You confused me. You confused all and all of us. Who you are, what do you want? What you gonna do?<br />
-Ma sì, hai ragione. Ma come, chi sono? Sono io, come sempre. Che domande sono. Forse mi avevi visto male. Avete ragione tutti. Doveva essere un bel film, ma non so più dove mettermi le mani. Povera Nicole, in mezzo a che sei capitata. Non lo so. È cosi.<br />
-Tu no puoi diri è così! Tu&#8230; Non lo so come diti voi in italliano&#8230; You play up to yourself.<br />
-Ah, mi compiaccio. Ma che ne sai tu, poi&#8230; No, hai ragione, in fondo.<br />
-Sii buono solo a diri &#8220;</span><em><span style="color: #000000;">hai ragioni Nicole</span></em><span style="color: #000000;">&#8220;, &#8220;</span><em><span style="color: #000000;">mangia la pasta Nicole</span></em><span style="color: #000000;">&#8220;, &#8221;</span><em><span style="color: #000000;">quanto sei bela Nicole</span></em><span style="color: #000000;">&#8220;. Sembra che ti importa solo di capeli preti.<br />
-You must know that it isn&#8217;t so. I don&#8217;t care just for hats! Se non lo sai tu, è proprio una causa persa. A lost cause, Nicole. Andiamo, su..<br />
-E io vengo a set e dico &#8220;tanto ogi è buoni, lui sa che fari&#8221;. E mi ritrovo a fare sceni di quelo che è succesi ieri note tra me e te? Tra me i te! That was true? Or it was false? I dunno! I&#8230; I can&#8217;t tell.<br />
Così io penso che you are crazy, che tu non sai che fari con questo film. I don&#8217;t want to waste my time anymore.<br />
-Nicole&#8230;<br />
-Can you understand? Anymore.<br />
-This is the movie. This is my movie. Those are the scenes. That is the cut. This is the director.<br />
-Fool! Fool! Fool! And are you diggin it?Do you like it? Tell me: do you like it?<br />
-Che vuol dire? Che significa? That&#8217;s the way, i can&#8217;t do otherwise. Is that confusing you? It depends on the fact that sometimes, right here, right now, life&#8217;s confusing. Could be the movie&#8217;s plot clear or plain? No, it can&#8217;t. But on the other hand, I am trying to be honest.<br />
-Change it. Change it, please.<br />
-Ma ai santi si prega Nicole&#8230; Io non so se devo cambiare. Se voglio che cambi. Voglio che sia più bello, questo sì.<br />
-Io ti amazerei adeso per questo.<br />
-E vorrà dire che m&#8217;ammazzerai.<br />
-So do you like the movie?<br />
-Non lo so.<br />
-Change it.<br />
-It is about me. I have to understand where I am going. Probably I know and I like. Maybe there is no direction, and you all are more worried than me.<br />
-Si è acorto tutti che è sempre solo a proposito di te.<br />
-E allora?<br />
-E io? E li altri?<br />
-I love you all, you know.<br />
-No, you can&#8217;t love us and anybody, because you are fuckin feared of everything.<br />
-E mica funziona così. Non ti sta bene il film, non vuol dire che sia sbagliato. Per fare un film, bene, lo devi amare assolutamente, I must be in love with the movie, at all. Ma se ti fa piacere, pensala pure così. Pensala come ti pare.<br />
-Wrong answer. Really bad answer. And no. I don&#8217;t like the feeling. It hurts. Tomorrow I will leave. I am sure. Don&#8217;t stop me.<br />
-No, i don&#8217;t. Stai appoggiata alla Fontana di Trevi, come la Ekberg.<br />
Anita. E come faccio a fermarti?<br />
-You&#8217;re just a young man.<br />
-Whatever you say I am, that&#8217;s what I am not. Ciao Nicole.<br />
-Adio.<br />
-Mi metti in un guaio, lo sai sì?<br />
-Ma pensa ali guai che tu fa ali altri.<br />
-Ma sì, sì. Troverò una soluzione. E se non la trovo, me la inventerò.<br />
-Io ti dico adio, non me riguarda più.<br />
-Ciao, ciao.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><strong><em><span style="color: #000000;">Dotto&#8217;! Ma qua stava! Allora, ho trovato i pretini! Bravo Perri. Che fa, torna sul set? Aspettiamo tutti a lei e la Kidman. Ma la Kidman? Dove sta? Se n&#8217;è andata Perri. Ma come? Perri&#8230; Ma dotto&#8217; come facciamo adesso? Ma torna, vero? No Perri, non torna. Ma che fa? Perché si toglie le scarpe? Perché sennò si rovinano caro. Ma che vuole entra&#8217; nella fontana adesso?! Perri c&#8217;hai spicci? Eh? Hai moneta? No. Ecco, e io ho finito le sigarette. Dunque rubo le monetine e me ne vado a comprare un pacchetto, che ho voglia di fumare. Ma dottore! Dentro la fontana! Come la Ekberg! Ma mi pigli in giro Perri? Ma la gente è diventata tirchia, tutte monetine da centesimi&#8230; Eh, dotto&#8217; pure lei però! Ma do&#8217; va! Dotto&#8217;! Tu ridi Perri, ridi!</span></em></strong></p>
<p style="font-family: Arial;"><strong><span style="color: #000000;">CAPITOLO VII: OCCULTAMENTO.</span></strong></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1883" title="elegance vs. violence?" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/7.jpg" alt="" width="359" height="480" /></a></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">Lei rincasò nel suo appartamento. L&#8217;appartamento era buio, nuvole grigge. Non si vedeva niente. Era inutile sbirciare. Ricostruì la scena artificialmente. L&#8217;aveva vista. L&#8217;aveva vissuta. Sapeva. Poteva immaginare. Lei si spoglia degli abiti umidi. Gira per l&#8217;appartemento, cerca le sigarette. Pelle nuda sensibile all&#8217;aria fredda della casa, i piedi umidi aderiscono al pavimento di parquet. Minuscole goccioline d&#8217;acqua si staccano dai suoi capelli. Lasciano dietro di lei perle. Passi incerti, ha paura. Dopo i pedinamenti e le effrazioni. Le aveva fatte tutte lui. Lei si accende una sigaretta ed entra nel bagno. Possibilità: qualcosa intorno alle caviglie. Il gatto si struscia. Gira le manopole al punto giusto. Lo scroscio diventa caldo. Genera vapore. Si mischia con il fumo delle sigarette. Da un tiro profondo alla sigaretta, respira con il diaframma. Danza classica. Da bambina. Prima di diventare una puttana. Uno-due-pancia-piatta. Il petto in fuori, quarant&#8217;anni. Valgono trenta. Salì sulle punte, da brava ballerina. La sigaretta inceriva tra le dita sottili. I capelli bagnati le sfiorarono il seno, le sue punte si indurirono, lei tornò sulla terra. Un ultimo tiro. Spense la sigaretta lungo la strada verso la vasca. Esitazione. Si ferma un attimo. Solo un brivido. Racchiuse il seno tra le braccia, per sentirsi mora, al naturale. Bionda, puttana. Ora è lei. Nera. Entrò nella vasca. L&#8217;acqua bollente la fece andare e venire. La sensazione di prima andò e venì. &#8220;No, non lo amo.&#8221;. Lui pensò che lei lo pensasse.<br />
A casa. Politica, affari, intrigo. Prova a pensarci. Lui continuava a pensare a lei. Il suo appartamento sembrava pulito. Era la luce blu della televisione. Si tolse le scarpe. Si tolse le calze. Si tolse la camicia. Finirono da qualche parte. Torso nudo. Ex muscoli sul dorso. Quando eri bello. Quando c&#8217;era Fabio. Vagamente rotondo sulla pancia. Cibo grasso e ore seduto in macchina a respirare il fiato canceroso di Ernesto G. Il fiato di Fabio sapeva di champagne e Davidoff. Lui sapeva di martini e insalate. Andò al giradischi. I dischi di Fabio. Lui non sapeva niente di musica. Sentiva di continuo un vecchio disco di un jazzista negro. Lo sentiva di nascosto. Fabio lo ostentava. Andò al frigorifero. Semi-vuoto. Semi-commestibile. Abbastanza sporco. Il cartone del latte e via sul divano di pelle. Pelle su pelle, uguale voglia di scopare. Pelle su pelle più divano per due, vuoto, voglia. Non dirlo. Nulla da fare. Le immagini alla tv. Tenetevi la Bassora del cazzo. Tenetevi l&#8217;Iraq del cazzo. Ridateci i nostri ragazzi. Ridateci il petrolio. Altro canale. La Roma va forte. La Lazio continua a fare schifo. Riunifichiamo l&#8217;Islam. Mettiamoli tutti insieme e borbadiamoli con le bombe atomiche. Riesumiamo la politica dell&#8217;idrogeno e la politica dei megatoni. Rompiamogli il culo. Facciamo una fichissima spianata di catrame radioattivo, dal Nilo al Gange. Vendichiamo l&#8217;11/9.<br />
Ricordò cose che non aveva i soldi di ricordare. Ripensò a quello che aveva fatto con Ernesto G. Il trans bruciava e crepitava. Aveva implorato. Il pusher si era cagato addosso </span><em><span style="color: #000000;">prima</span></em><span style="color: #000000;"> che  lui lo impiccasse. Da sdraiato passo a seduto. Incrociò le mani. Le giunse. Accennò una preghiera. Ricominciò tre volte. Non riusciva ad arrivare in fondo senza immaginarla nuda, piegata su di lui. Strinse gli occhi. Forse la amo. Forse non la amo. Questo non cambia la sostanza delle cose. Amante. Puttana. Bersaglio. Lui ricominciò a pensarci per la milionesima volta. L&#8217;hit parade dei pensieri ricorrenti. Il lavoro con Ernesto G. Ricatto, estorsione. La vita con Fabio. Spaccio d&#8217;alto bordo e divertimento. Amicizia e scopate. Lei nuda che si inarca su di lui. Lui che le racconta tutto.Da capo. Flusso di coscienza. Lui e Fabio che gironzolano intorno a San Babila. Ci sono feste. Ci sono le ragazze. C&#8217;è il sesso, c&#8217;è l&#8217;alcohol, c&#8217;è la droga. Lui che si accorge che lei non è una puttana al primo tentativo di schiaffo. Lei aveva rivelato una cotta rispondendo allo schiaffo. Lei andava dritta per la sua vita. Lui approfittava per sbattersi in ogni vicolo che la vita gli offriva. La scena madre:<br />
-Mi piaci. Ma mi piaci solo se siamo soli. Perchè sei te stesso e non conta nè la strada nè quei deliquenti con cui lavori.<br />
-Sono uno di loro.<br />
-Non è vero.<br />
-Tanto quanto tu non sei una puttana.<br />
-Non ce la facevi a non dirlo, vero?<br />
-Io sì. E tu a pensarlo?<br />
-Ti vergogni.<br />
-Tu lo fai?<br />
-Non ammazzo. Non do fuoco ai poveracci.<br />
-Potevi star zitta tu, adesso.<br />
-Siamo uguali.<br />
Silenzio.<br />
-Voglio andarmene.<br />
-Da qui?<br />
-No. Da quello che faccio per vivere.<br />
-E allora fallo.<br />
-Sei proprio una&#8230;<br />
-Puttana?<br />
-Stavo per dire bambina.<br />
Lei sorrise. Lei pianse. Lui prese un sonnifero.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><strong><span style="color: #000000;">CAPITOLO VIII: DOTTORE, IO MI RICORDO&#8230;</span></strong></p>
<p style="font-family: Arial;">-Dottore! E allora questo film?<br />
-Carissimo! Caro! Carissimo produttore. Come va?<br />
-Di caro qui c&#8217;è lei e il suo progetto. Ma mi spiega cosa deve fare?<br />
-Guardi, è tutto chiaro. Ma io adesso devo andare.<br />
-Ma come?<br />
-Mi chiamano la telefono.<br />
-Ma io sono venuto qui a posta&#8230;<br />
-Devo andare, devo andare!</p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1884" title="you make pretend is 19-64 forever." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/10.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Sale in macchina. Una decappottabile vintage. Perri accende il motore. Punta il muso verso il mare. Il dottore saluta e ride. Se ne va a girare una scena. Sulla spiaggia. Perri corri. Dottore ci sono tutti che ci aspettano. La spiaggia, chissà. Perri, sai pensavo, ma come faccio? Come faccio a finire questo film&#8230; Ma a te posso dirlo. Proprio non ho idea. Se ne sono andati tutti&#8230;</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Sulla spiaggia. Ma non c&#8217;è nessuno. Dottore, e che facciamo?<br />
Perri guarda, guarda là. Adesso c&#8217;è la galleria dei personaggi.<br />
Passano tutti.<br />
Mi siedo qui e aspetto.<br />
Sapevo che in qualche modo me la sarei cavata.<br />
Prima non puoi vederlo. Pensi sempre che c&#8217;è qualcosa di insormontabile, semplicemente, perchè oltre quella collina non sei mai stato.<br />
Invece vedi che una soluzione si trova? Basta non credere più a niente. </span></p>
<p style="font-family: Arial;"><strong><span style="color: #000000;">CAPITOLO IX: ARCHIVIAZIONE.</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p style="font-family: Arial;">Febbraio, notte, mercoledì.<br />
Ernesto G si succhiava l&#8217;ultima sigaretta. Aveva un cancro nello stomaco. Non aveva nulla da perdere. Tutti lo odiavano. Era un topo di fogna. Ernesto G a quattro zampe. Il fango fino ai polsi. Il fango di Ostia. Un campo di pozzolana très isolato. Porte da calcio, assi di legno e siringhe spezzate. Pioggia a go go. Ernesto G vomita sangue. Ernesto G sputa sangue. Il cancro, più il tirapugni.</p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> -Te possino ammazzà.<br />
-Scegli. O parli, o continuo. Oppure t&#8217;ammazzo.<br />
-Che cazzo me frega, c&#8217;ho er cancro.<br />
Lui si fece sotto. Gli prese una mano. Armò il cane e gli fece saltare le dita. Ernesto G urlò e mugulò. Pioggia e tuoni. Non si sentiva che un mugolio sommesso. Sta per svenire. Tienilo sveglio. Lo tirò su per i capelli.<br />
-Ti ammazzo pezzo a pezzo.<br />
-Che cazzo me frega.<br />
-Non ammazzo solo te. Ammazzo tua madre. Ammazzo tuo padre. Ammazzo i tuoi fratelli del cazzo. Ci vado con un paio di negri. Ti faccio scopare la famiglia prima.<br />
Ernesto G sputò un grumo di sangue. Lo prese in pieno volto.<br />
-Hai fatto male.<br />
Gli polverizzò un ginocchio. Sparò a bruciapelo. Stabilì il record mondiale di salto della cartilagine. Un pezzo di osso volò a cinque metri di distanza. Si pulì la faccia.<br />
-Un negro si inculerà tua madre, prima che l&#8217;ammazzi personalmente.<br />
Ernesto G piangeva. Ernesto G tentava di parlare. Difficile. Gli mancavano la metà dei denti.<br />
-Dove stanno i tuoi risparmi?<br />
Ernesto G lo disse. Ernesto G snocciolò i segreti. Ernesto G rivelò dove aveva sepolto il tesoretto. Parlò delle cassette di sicurezza. Parlò di contanti. Parlò di quote in un albergo nel quartiere Monti Esquilino. Parlò di azioni. Lui rise. </span><em><span style="color: #000000;">Azioni</span></em><span style="color: #000000;">. Parlami dei contanti. Parlami delle carte e delle quote. Se racconti cazzate, ricorda cosa succederà a tua madre, a tua padre ai tuoi fratelli, a tua sorella. Ernesto G la disse lunga. Diede buone notizie. Lui rise. Ernesto G cominciò a pregare. Disse Gesù. Disse Giuseppe. Disse Maria. Quando vide che ricaricava bestemmiò e pregò Sant&#8217;Antonio. Lui gli sparò in mezzo agli occhi. La calotta cranica stabili il record di salto in lungo di frammento osseo. Lui tolse le pallottole dalla pistola. Le mise in bocca a Ernesto G. Andò alla macchina, tornò con uno straccio e della benzina. Inzuppò lo straccio e lo mise nella bocca di Ernesto G. Lo cosparse di benzina. Diede fuoco a tutto.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Marzo, mattino, mercoledì.<br />
Lui stava fumando una sigaretta appoggiata all&#8217;Audi nuova di zecca. La strada era assolata. Quello era sempre un mese magnifico a Roma. Vide uscire lei dal portone del palazzo. Il cuore gli si strinse in petto. Non riusciva a decifrare la sua espressione. Lei attraversò correndo. Gli buttò le braccia al collo e lo baciò. Lui la strinse così forte da fare un urletto. Lui continuò a stringere.<br />
-Sono sana. Vecchia, consumata, ma sana.<br />
-Shh. Shh.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> I ricordi erano sfumati. Ogni tanto rivedeva la testa di Fabio e quella di Ernesto G. Lei gli rullava uno spinello e le cose andavano meglio. Stavano passeggiando per mano in Via Nazionale. Lei stava mangiando un gelato bianco e rosa. Lui la guardò e ci pensò. Lei se ne accorse e arrossì.<br />
Lui le aveva dovuto giustificare duecentoventuno mila euro cash.<br />
Lei rimase inorridita. Lei disse quello che pensava. Lei provò disprezzo.<br />
Lei rimase. Disse solo:<br />
-Tu. Adesso basta?<br />
Lui aveva risposto:<br />
-Sì. E tu?<br />
-Ho smesso.<br />
Lui ci aveva messo una settima a metabolizzare.<br />
Ora giravano come una coppia qualsiasi in Via Nazionale.<br />
Esaurite le confessioni, erano scivolati nel personale. Riavvolsero la loro bobina personale. Si chiesero cosa volevano fare. Lui le aveva accarezzato i capelli &#8211; bionda, non-puttana &#8211; e l&#8217;aveva stretta a sè. La notte avevano fatto l&#8217;amore. Il mattino successivo lei aveva fatto spallucce:<br />
-Non è un no.<br />
-Cosa?<br />
-E&#8217; un sì.<br />
-Fissa una data. Non voglio sapere </span><em><span style="color: #000000;">niente</span></em><span style="color: #000000;">.<br />
Lei rise. Lei disse </span><em><span style="color: #000000;">scemo</span></em><span style="color: #000000;">. Loro dissero </span><em><span style="color: #000000;">ti amo</span></em><span style="color: #000000;">.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Via Nazionale emanava radiazioni a quaranta carati. Come il sorriso di lei. Si tenevano per mano. Dovevano cambiare spesso la presa. Il caldo li faceva sudare. Passeggiarono come adolescenti avanti e indietro. Ogni scusa era buona per baciarsi. Lui la portò davanti ad un albergo tre stelle. La facciata era splendida. Il posto era frequentato da turisti tedeschi ed inglesi. Lei parlava tedesco e un po&#8217; d&#8217;inglese. Lui fu ipnotizzato dall&#8217;insegna di ottone. Lei chiese:<br />
-Vuoi prendere una camera?<br />
-Oh no. E&#8217; nostro.<br />
-Allora andiamo in una delle nostre camere. Adesso.</span></p>
<p style="font-family: Arial;">Quella notte rimase sveglio a pensare, dopo che l&#8217;avevano fatto.<br />
Pensò alla sua vita.<br />
Pensò agli anni della sua gioventù, divisi tra la vita e la Vita.<br />
Pensò a come aveva oscillato tra gli estremi del nulla. Per nulla.<br />
E il nulla aveva generato questo.<br />
Ripensò a Fabio e ai suoi dischi e ai suoi completi.<br />
Ripensò a quel che aveva fatto.<br />
Per la prima volta ne fu felice.<br />
Quelle cose lo avevano portato qui. Ora.</p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/8.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1885" title="andiamo a vedere una mostra?" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/8.jpg" alt="" width="600" height="368" /></a></p>
<p style="font-family: Arial;"><strong>CAPITOLO X: BLOOD IS A ROVER.</strong></p>
<p><span style="color: #000000;"> Sono stati letti altrui.</span></p>
<p style="font-family: Arial;">Tepore/letargo/forse dormire.<br />
Dolce. Una protezione.<br />
The young dogs stanno in casa.<br />
Si addormentano accanto.<br />
Ricorda, ancora. Freddo da vento, fa. Rintanati in casa, con il frère, quelle<br />
volte, quegli anni, prima. Era il blues del rifuggiarsi.</p>
<p style="font-family: Arial;">Poi, dopo qualche tempo di tana<br />
come adesso. Proprio come ora:<br />
«la rue est entrèe dans la chambre!»<br />
Ci riversammo in strada, quasi per istinto, senza un motivo, ci liberammo della tana. Era una sensazione inebriante, epidermica. L&#8217;improvvisa mancanza di una protezione fisica, per lasciarci accogliere dalla non-protezione de la rue. E vivemmo, gustando la meraviglia di &#8220;essere vivi„.</p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Scoprii la mia natura. La scopro adesso, me la ricordo e la desidero. (S)protezione, esposizione stradaiola. Quel brivido, perfettamente nella mia natura. I gatti si arrampicano sul letto, volteggiano e dormono. È gradevole, non è mio. Tepore. è vagamente mortifero, in modo non letale, come un letargo. Io non sono qui. Io sono la fuori. La terra, sotto la coltre, genera lilla.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Tu aspetti.<br />
Io aspetto.<br />
Voglio prendere una bevanda forte, liscia.<br />
Tu ordini birra e salatini.<br />
La fuori, qui dentro.<br />
Lunedì, una bottiglia di porto, più gli spicci.<br />
Ne hai voglia, dopo l&#8217;attesa?<br />
Anche io vivo in strada. Vivo vagando e randagio.<br />
Dove mi portano le mie gambe.<br />
Il cane è anche ramingo. Alla ricerca di cibo. Rabbioso e famelico.<br />
Soffro la claustrofobia da tana e da rue. Nessuno ti vede. Nessuna ti guarda. Sei tu che vedi il mondo.<br />
Mai sei immobile e osservi.<br />
Ho una relazione a vista con la realtà.<br />
i posti sono la loro luce.<br />
Ad alcuni ragazzi piace guardare.<br />
Ad alcune ragazze piace guardare.<br />
Guardi il mondo, nessuno ti vede.<br />
Un complice e le chiacchiere ingannano il dogma dell&#8217;invisibilità. Se racconti, ci<br />
sei stato. La differenza tra invisibile e non-visibile.<br />
Allure canina. Il gatto ci mette meno rabbia, ostenta non-chalance. nota tutto.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Tutto lo ferisce, tutto lo consola.<br />
Blood&#8217;s a rover.<br />
Dipende da quanto sangue ti è rimasto.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> She went: ritmato e ricercato.<br />
Lacerante, sprezzante<br />
Indomito e vanamente disilluso</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Scrivi.<br />
Scrivere.raccontare.<br />
Esserci stato.<br />
Sempre proiezione della realtà?<br />
La realtà è ciò che può essere illuminato. Ciò che si vede.<br />
E poi, invisibilità, non-visibilità.<br />
E&#8217; tutto parte del reale.<br />
La finzione. Anch&#8217;essa realtà.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> Ti descrivi. Ti circoscrivi. Ti definisci.</span></p>
<p style="font-family: Arial;">He went: junk food e vestiti di buon taglio.<br />
Cosa fare a Roma quando sei stato dichiarato ufficialmente morto.</p>
<p style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"> She went: il danno è fatto<br />
Il velo è caduto e il corpo è nudo<br />
Il dolore è il disvelo.</span></p>
<p style="font-family: Arial;"><em><span style="color: #000000;">Voglio piangere lacrime disvelatrici. Voglio piangere per la bellezza del mondo. Lei: ho nostalgia. Della bellezza. E&#8217; tanto che non mi viene davanti. Lui: non credo che potremmo smettere. Di parlare. E&#8217; una forma di bellezza. Lei: lo disse già qualcuno. Lui: solo perchè vissuto prima di noi.</span></em></p>
<p style="font-family: Arial;"><em><strong>LUCA R &#8211; THIS DO NOT CONTINUES &#8211; THIS&#8217; THE END.</strong></em></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/9.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1886" title="touchè. chapeau!" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/9.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
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		<title>La Scelta.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 11:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Safran</dc:creator>
				<category><![CDATA[walwian.com]]></category>

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		<description><![CDATA[Joseph Mayer sapeva cosa doveva fare.
In quel preciso istante aveva la certezza di cosa dovesse fare
Lui doveva fare quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Joseph Mayer sapeva cosa doveva fare.<br />
In quel preciso istante aveva la certezza di cosa dovesse fare<br />
Lui doveva fare quello che doveva fare.<br />
E non è che lo sapesse da molto, che stesse pensando da giorni a questo. Nossignori. Semplicemente gli era venuta una sorta di illuminazione.<br />
Certo, non che questa in realtà fosse una questione spuntata dal nulla, insomma, era un affare vitale per lui, solo che, fino a quel preciso momento, non si era ancora trovato davanti ad una scelta costretta, obbligata. Sapeva da tempo che doveva dare una svolta, solo non sapeva in che modo, quale direzione, quale passo compiere prima di varcare la soglia.<br />
Sentiva il vuoto sotto di sé, sentiva l&#8217;aria e l&#8217;emozione, o forse solo l&#8217;emozione, che lui scambiava e figurava come una folata di vento tipo maestrale, che gli sferzava la faccia. E questa lo teneva in vita, gli dava l&#8217;esatta percezione del significato stesso della vita.<br />
Pensava che se in questo momento avesse dovuto trovare una soluzione decisiva a qualche malattia incurabile, egli l&#8217;avrebbe trovata, che se si fosse dovuto cimentare in una finale dei 100 metri alle Olimpiadi, egli avrebbe stracciato tutti, che se avesse dovuto adoperarsi per la pace in Medio Oriente, avrebbe messo tutti a tacere davanti ad un tavolo e avrebbe assistito ad una storica stretta di mano.<br />
Questa era la percezione della sua forza. Almeno di quello che avvertiva lui, ovvio.<br />
Eppure non era stato così fino a 10 minuti fa, anzi.<br />
Si era sentito come spaesato, confuso, spaventato.<br />
Avete presente quei momenti che precedono un importantissimo esame universitario? Quei tremolii, quelle palpitazioni. Oppure pensate di trovarvi di fronte ad un selezionatore che sta per decidere se assumervi o no, e voi volete fottutamente quel posto di lavoro che cambierebbe la vostra vita, ma siete uno su un milione pronti a volerlo.<br />
Ora moltiplicate per 10, 100, 1000 volte quelle sensazioni ed avrete l&#8217;esatta dimensione di quello che Joseph Mayer aveva passato solo fino a 10 minuti fa.<br />
Si era sentito piccolo, in balia di qualcun altro, indifeso, spaventato, giudicato.<br />
E vedeva le facce di quelli che lo stavano giudicando, le vedeva tutte, dio solo sa quante fossero, tutte davanti a lui, tutte vestite alla stessa maniera, come un immenso plotone d&#8217;esecuzione pronto a sparare verso di lui.<br />
Tutte con la stessa faccia che altra non era che la sua.<br />
Come cento maschere con il suo volto.<br />
Erano tanti Joseph Mayer che lo stavano giudicando, che aspettavano quanto lui, forse anche di più, una risposta, un movimento, un rapido sbattere di ciglia per poterlo condannare o assolvere. E, qualunque decisione avesse preso, Joseph Mayer sapeva di dover rendere conto a tutti i se stesso che affollavano quella fetida e piccola stanza.<br />
Tutte pedine che, lui, e solo lui ora, doveva manovrare come pezzi di una scacchiera schierati, in attesa, cercando di non dover sacrificare nessuno di questi, perché fin ora lo avevano sostenuto o guidato, non sempre nella direzione giusta, certo, spesso non di comune accordo tra loro, ovviamente, ma erano state pronte a prendere una decisione al momento opportuno.<br />
In fondo erano tutti parte di sè, fidati amici, quasi figli.</p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=axqYLPQIEck&amp;rel=0&amp;w=180]</p>
<p>Capite quanta adrenalina scorresse nelle sue vene, ora? Riuscite ad immaginare la sua paura?<br />
Che c&#8217;è di peggio che trovarsi di fronte a tutte le tue emozioni, a tutti i tuoi sentimenti, a tutte le tue paure, fobie, stati d&#8217;animo, a tutti i te che affollano ed albergano la tua mente e che per te decidono di volta in volta a seconda del passo da fare, prevalendo una sull&#8217;altra a seconda del momento a seconda che si sentisse più chiamata in causa una rispetto ad un&#8217;altra. O, semplicemente, che un Joseph Mayer si sentisse più forte rispetto a tutti gli altri. Roba che ti stritola le budella e te le attorciglia fino a non farti sentire più niente, come se dentro di te ci fosse un unico grande nodo che ostruisce il passaggio da un organo all&#8217;altro.<br />
Roba da chiedere a gran voce di farla finita, vero?<br />
E per un attimo quel pensiero di dichiarare partita persa è passato come un lampo nella testa di Joseph Mayer. Veloce.</p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=d2S9VVeGNkA&amp;rel=0&amp;w=180]</p>
<p>Joseph Mayer non si era sentito tanto vivo.<br />
Perché una decisione cruciale porta a questo, in qualsiasi direzione tu decida di andare.<br />
Sorrise. Un sorriso sereno, ora, perchè subito dopo l&#8217;adrenalina derivata dalla scelta, sopraggiunge la quiete della certezza e la serenità ti avvolge come una coperta calda in inverno. Come un whisky davanti al fuoco.<br />
Li guardò uno a uno, ciascuno con la propria espressione dipinta sul volto, ciascuno un Joseph Mayer diverso, ma sempre, tutto sommato, un Joseph Mayer. Aveva compassione per ognuno di loro. Amava ognuna di quelle maledette, fottute, consuete facce che l&#8217;avevano giudicato abbastanza, quelle facce che, per causa sua, si erano trovati  talvolta in difetto e si erano sentiti sacrificati, mentre altre volte si erano sentite più amate rispetto a tutte le altre, più toniche, più arroganti e consapevoli di poter avere il diritto di prevalere su tutti i Joseph Mayer.<br />
Li strinse in un ipotetico abbraccio eterno, per quanto possa essere eterno una manciata di minuti, e poi decise.<br />
Fece la scelta.<br />
Fece la sua mossa, il suo movimento, perché, &#8220;la vita é spesso come andare in bici. Per mantenere l&#8217;equilibrio non devi smettere di pedalare&#8221;*.<br />
Cavallo in C4.</p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=etmPR9rl6Ig&amp;rel=0&amp;w=180]</p>
<p>*[cit: Life is like riding a bike. To keep your balance, you must keep moving]</p>
<p>Stefano G.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ecco come ci si innamora di John Cusack/Lloyd Dobler</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/02/ecco-come-ci-si-innamora-di-john-cusacklloyd-dobler/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/02/ecco-come-ci-si-innamora-di-john-cusacklloyd-dobler/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 18:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[cameron crowe]]></category>
		<category><![CDATA[john cusack]]></category>
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		<category><![CDATA[non per soldi ma per amore]]></category>
		<category><![CDATA[say anything]]></category>
		<category><![CDATA[valentina parasecolo]]></category>

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		<description><![CDATA[D.C.: Lloyd, why do you have to be like this? 
Lloyd Dobler: &#8216;Cause I&#8217;m a guy. I have pride. 
Corey Flood: You&#8217;re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D.C.: Lloyd, why do you have to be like this? <br />
Lloyd Dobler: &#8216;Cause I&#8217;m a guy. I have pride. <br />
Corey Flood: You&#8217;re not a guy. <br />
Lloyd Dobler: I am. <br />
Corey Flood: No. The world is full of guys. Be a man. Don&#8217;t be a guy. <br />
_____________________________________________________________________</p>
<p>Tra tutti gli uomini di cui sono stata innamorata, John Cusack rimane sicuramente la più grande fregatura. E questo perché John Cusack mette in testa strane idee, prima tra tutte quella per cui i tuoi ragazzi possono essere come John Cusack e questo porta molto fuori strada, fuori dalla realtà dei fatti.<br />
Ma non è questo il punto. Ne ho sentite di offese veramente basse, veramente penose contro di lui. La più ricorrente è “Mi sembra un venditore di bibbie!”. Perché ai maschi dà fastidio che John Cusack sia così spudoratamente medio e che questa sua mediocrità, meglio, medietà, sia ricompensata con incantati sospiri femminili.<br />
Non a caso mi hanno chiesto di scrivere questo pezzo. Per svelare l&#8217;arcano, per rispondere al dilemma: perché ci si innamora di John Cusack?<br />
Perché John è Denny Lachance, è John Kelso, è Craig Schwartz, è Rob Gordon, è Vince Larkin, è Eddie Thomas, è Nicholas Easter, è Jackson Curtis. John è tutti i ruoli che interpreta.<br />
Soprattutto, John Cusack è <strong>Lloyd Dobler</strong>.</p>
<p><img alt="" src="http://owlibrary.files.wordpress.com/2009/08/cusack.jpg" class="aligncenter" width="290" height="400" /></p>
<p>Protagonista dell&#8217;opera prima di Cameron Crowe, regista che personalmente amo parecchio (tranne evidentemente che per cretinate come Elizabethtown), Lloyd Dobler è la quintessenza del ragazzo per cui io posso perdere la testa. Come me, molte altre.<br />
Ora, è facile puntare il dito contro le solite sottigliezze che ogni maschio nota: l&#8217;esecrabile taglio di capelli, la fronte sconfinata, la faccia da scemo.<br />
Non importa, recita il detto: &#8220;to know Lloyd Dobler is to love Lloyd Dobler”. Probabilmente, quindi, se state lì a puntualizzare che John Cusack è uno come tanti è solo perché non sapete chi sia Lloyd Dobler. Bene, sono qui per questo. Per dirvi che dovete andare a vedere <em>Say Anything&#8230;</em>, pellicola che lo scorso anno ha festeggiato venti anni e che non ho problemi a definire come la commedia romantica degli anni &#8216;80 più significativa in circolazione.</p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=mFV7FnbhBRY]</p>
<p>La trama è semplice, Lloyd ha poca voglia di studiare, gli piace solo la kickboxing. <em>Sport of the future.</em> Lloyd ha solo amiche, è con loro che si confida. I maschi, che ciondolano davanti al Gas &#8216;n&#8217; Sip il sabato sera, completamente soli, bevendo birra, vantandosi di improbabili conquiste, non sono propriamente i soggetti migliori a cui chiedere consigli d&#8217;amore. E lui, di consigli del genere, ne ha molto bisogno, perché è finito innamorato di Diane Court. Chi è Diane Court? Innanzitutto, <em>Diane doesn&#8217;t go out with guys like you, Lloyd. She&#8217;s a brain. Trapped in the body of a game-show hostess.</em> È bella, troppo bella, e è intelligente. E poi, suo padre non la farà mai uscire con uno come Lloyd, perché lei è la migliore della scuola, dello Stato, lei è destinata ad andare a studiare in Europa. Quindi Lloyd ha pochi mesi per convincerla ad innamorarsi di lui e diversi intralci da superare. In realtà, basta una festa, basta che Lloyd faccia un piccolo gesto al ritorno da quella serata, e Diane (e la sottoscritta e tutte le ragazze che conosco) è <em>in love</em>.</p>
<p><img alt="" src="http://www.musicfilmbookslife.org/moviewomen/dianecourt.jpg" class="aligncenter" width="360" height="244" /></p>
<p>Ma, si sa, la vita è una grande bega anche per gli innamorati e di motivi per cui finire a litigare e a distaccarsi ce ne sono sempre a volontà. Ma ogni volta, Lloyd non molla e diventa protagonista di scene e dialoghi che rendono questo film un capolavoro della commedia romantica. <strong>Lloyd, maglietta dei Clash, impermeabile, sneakers high-top, è un&#8217;icona rock del romanticismo di cassetta. </strong>Lui non conosce orgoglio, non conosce vergogna, Lloyd si fa scivolare addosso le umiliazioni, piange sotto la pioggia, vaga disperato in macchina lungo i luoghi del delitto, cioè, della sua storia d&#8217;amore. Lloyd si pianta sotto alla camera di Diane con uno stereo in mano e prova a usare la musica per parlare con lei che, ormai, è un muro. Certe cose, nella vita normale, non se ne vedono, questo rende John una fregatura. Comunque, <em>I want to get hurt!</em> è quanto aveva esclamato all&#8217;inizio, quando le amiche cercavano di invitarlo a restarne fuori, per non soffrire. Questo è il senso del film, fino alla scena finale, che è un piccolo ritratto di romanticismo in chiave popular.</p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VEgu7jdc_fs]</p>
<p>Non essere all&#8217;altezza per Lloyd non è un imbarazzo, insomma, non è un problema.<br />
Ecco cosa lo rende un ragazzo da “uhhh”, “wow”, “oh!”, insomma, quel genere di cose.<br />
Ecco svelato il mistero perché stesso dicasi per John, che se gli dite che sembra un venditore di bibbie, probabilmente, vi dà ragione e ci ride su.<br />
Ecco, in fondo, quello che hanno in testa le ragazze quando le vedete sospirare davanti a quella che vi sembra solo una faccia da scemo.</p>
<p>Valentina Parasecolo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Carnevale. Servono maschere. Bene.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 22:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carnevale. Servono maschere. Bene.
Otto opzioni per un travestimento originale. [Cliccando sulle immagini è possibile scaricare i pdf pronti per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carnevale. Servono maschere. Bene.</p>
<p>Otto opzioni per un travestimento originale. [Cliccando sulle immagini è possibile scaricare i pdf pronti per la stampa e per essere ritagliati e indossati. O prima indossati e poi tagliati e poi stampati. Fate voi, come vi rimane più comodo].</p>
<p><strong>Herman Melville</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]<br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_melville.pdf"><img class="size-medium wp-image-1845 alignnone" title="Melville" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/melville.jpg?w=213" alt="" width="213" height="300" /></a></p>
<p><strong>Tom Waits</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]<br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_waits.pdf"><img class="size-medium wp-image-1846 alignnone" title="Waits" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/waits.jpg?w=220" alt="" width="220" height="300" /></a></p>
<p><strong>Philip Roth</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]<br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_roth.pdf"><img class="size-medium wp-image-1847 alignnone" title="Roth" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/roth.jpg?w=228" alt="" width="228" height="300" /></a></p>
<p><strong>Dr. Freud</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]</p>
<p><strong><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_freud1.pdf"><img class="size-medium wp-image-1848 alignnone" title="Freud" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/freud1.jpg?w=214" alt="" width="214" height="300" /></a></strong></p>
<p><em>Poi, per i più coraggiosi e per quanti di voi vogliono l&#8217;originalità a tutti i costi, qui di seguito ci siamo noi. Sì, noi di Walwian.<br />
Ah, se mai foste talmente temerari da &#8220;Walwianizzarvi&#8221;, mandateci le vostre foto per vincere fantastici premi! (ovvero molta stima)</em></p>
<p><em>Cominciamo &#8230;<br />
</em><br />
<strong>Luca</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]</p>
<p><strong><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_luca.pdf"><img class="size-medium wp-image-1849 alignnone" title="Luca" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/luca.jpg?w=218" alt="" width="218" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong>Matteo</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]</p>
<p><strong><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_matteo.pdf"><img class="size-medium wp-image-1850 alignnone" title="matteo" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/matteo.jpg?w=208" alt="" width="208" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong>Valentina</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]</p>
<p><strong><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_valentina.pdf"><img class="size-medium wp-image-1851 alignnone" title="valentina" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/valentina.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></p>
<p><strong>Stefano</strong> [Clicca sull'immagine per scaricare il pdf]</p>
<p><strong><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/maschera_stefano.pdf"><img class="size-medium wp-image-1852 alignnone" title="stefano" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/stefano.jpg?w=300" alt="" width="300" height="209" /></a></strong></p>
<p>Qual è la vostra maschera preferita? Quale maschera avete scelto questo carnevale?<br />
Raccontateci e, se proprio volete, indossateci anche.</p>
<p>Saluts,<br />
M.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The real «Nine» &#8211; VOL. I</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/02/thereal9/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 17:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[8½]]></category>
		<category><![CDATA[reality]]></category>
		<category><![CDATA[sans serif]]></category>

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		<description><![CDATA[CAPITOLO I: I CRUDELI INSEGNAMENTI DEL DOTTORE A PERRI.
Giorno/Esterno.
Cabaret di metallo. Il tavolino ondeggia sotto il peso di un cappello. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">CAPITOLO I: I CRUDELI INSEGNAMENTI DEL DOTTORE A PERRI.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;">Giorno/Esterno.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;">Cabaret di metallo. Il tavolino ondeggia sotto il peso di un cappello. Il portasigarette lo piega. Le gambe esili si piegano. Calore estivo. Occhiali da sole, plastica nera. Tira giù gli occhiali. Lascia gli occhi liberi di essere visti.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-Tu non sei mica italiano.<br />
-Non ho un posto. Non credo in Dio.<br />
-Invece sei la persona più credente che abbia mai conosciuto. Lasci le sigarette ai morti. Piangi nelle chiese.<br />
-Non credo. È una forma di disinvoltura.<br />
</span> <em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000000;"> </span></em></p>
<p style="font-family:helvetica;"><em><span style="color:#000000;"> Cenere alla cenere, carne alla carne. Piccole risate femminili.</span></em><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-Oh, no, no. Quanto sei caro. Ma se sei la persona più timida che conosco! Di una timidezza assoluta!<br />
</span> <em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000000;"> </span></em></p>
<p style="font-family:helvetica;"><em><span style="color:#000000;"> Spense la sigaretta. Cenere alla cenere.</span></em><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-C&#8217;era un uomo&#8230;<br />
-Quanto sei caro, mi racconti una storia adesso?<br />
Lui si accese una sigaretta. Lei frugò nella borsetta. Click clack. Lo specchietto, la polverina. controlla il trucco, prima della storia.<br />
</span> <em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000000;"> </span></em></p>
<p style="font-family:helvetica;"><em><span style="color:#000000;"> Carne alla carne.</span></em><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-C&#8217;era quest&#8217;uomo, che scoprì di essere vigliacco. Non accettando la sua natura, condusse una vita di atti coraggiosi. Per reazione? Per<br />
convinzione? Fu coraggioso. Ora&#8230; Alla sua morte, dunque, c&#8217;era<br />
qualcuno che poteva chiamarlo vigliacco? Io credo di no.<br />
-Non era spontaneo, era una maschera.<br />
-Sei un&#8217;ingenua, noiosa. E stupidina, anche.<br />
-E tu maleducato. Non hai nemmeno avuto il coraggio di dire che quell&#8217;uomo eri tu.<br />
-Se dico &#8220;</span><em><span style="color:#000000;">quell&#8217;uomo</span></em><span style="color:#000000;">&#8220;, voglio dire &#8220;</span><em><span style="color:#000000;">quell&#8217;uomo</span></em><span style="color:#000000;">&#8220;, Se dico voglio dire &#8221;</span><em><span style="color:#000000;">io</span></em><span style="color:#000000;">&#8220;, dico &#8220;</span><em><span style="color:#000000;">io</span></em><span style="color:#000000;">&#8220;.<br />
-Sei un gran vigliacco, sei tanto caro.<br />
-No. Ma sono la più grande disgrazia che potesse capitarti.<br />
-Te ne auguro di ogni.<br />
-Vorrà dire che mi ammazzerete.</span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;">Cenere alla cenere, carne alla carne.<br />
Dissolvenza in bianco.</span></em></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;">Com&#8217;era? Ottima. Perfetta. La rifacciamo. Ma come? Oh, god. Che ha detto la Kidman? Niente. L&#8217;ho sentita. Che ha detto? Comunque la rifacciamo. Ma andava bene&#8230; Appunto. E sapete perché? Perché noi amiaaamo fare film. Lo dico pure in inglese così la Kidman capisce. Because we LOVE movie making. Oh, senti un po&#8217; caro, ma mangia la Kidman? La porto tutte le sere a mangiare in trattoria. E&#8217; che la vedo un po&#8217; smunta. Un po&#8217; magretta. Ehy, you, pale thin girl with eyes forlon&#8230; do you eat? What? Un cazzo. Fatela mangiare. Fatemela ingrassare. Ma dottò, tra un&#8217;altro po&#8217; a questa gli piglia un colpo. E&#8217; costituzione. Perri, senti un po&#8217;, tu da quando fai il dietologo? Dottò, lei c&#8217;ha un carattere però&#8230; No Perri senti tu. Qua stiamo ancora a caro diario, e tra una settimana viene il produttore. Che gli raccontiamo? Che c&#8217;è la crisi? Che non so dove mettermi le mani? Comunque tu sei un bravo aiuto. Devi capire una cosa: impara da me. Le persone come oggetti, gli oggetti come persone. Vedi carino gli attori sono pezzi di carne. Loro che ne sanno? Dunque, io ho le cose in mente. Se ti dico di far mangiare la Kidman, lei deve ingrassare. Dottore, le posso dire una cosa? Che, che vuoi? Dove stanno le sigarette? Non è che se la Kidman magna, a lei le viene in mente do&#8217; mettese le mani. Perri, sei tanto caro, ma vaffanculo. Sì dottore. Come dice lei. Oh, bravo. Dov&#8217;è il mio cappello? Ma che fa dottore? Me ne vado, che faccio. Ma come? Con le gambe, Perri, con le gambe. Ho da fare. Ma non è vero! Ma dove va? E la giornata? Ma che le dico alla Kidman? Salutamela. Ehy, maestro, director, where are you going? Bye Bye, see you tomorrow Nicole. Director&#8230;</span></em></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">«La rue est entrèe dans la chambre.»<br />
-Saresti capace di abbandonare tutto, tutto quanto, per essere fedele<br />
solo ad una cosa, una cosa sola, </span><em><span style="color:#000000;">one thing, one thing only</span></em><span style="color:#000000;">?<br />
-Ma dove mi hai portata? Che imbroglione che sei, che vuoi far credere che non vuoi bene a nessuno.<br />
Lei chiede: Senti il freddo?<br />
Lui non rispose. Lo pensò. Se lo dici, non vale.<br />
Percepiscilo.<br />
Impara ad addomesticarlo, come prima. Indossa completi leggeri in pieno inverno. Due colori. Gira in taxi. Vieni scaricato davanti ad un albergo.</span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">Via Veneto. In primavera, far finta di attendere qualcuno nelle hall<br />
degli hotel a cinque stelle. Colazione al bar. Guarda la luce perfetta<br />
per girare un film. Guarda le turiste. I capelli. Le gambe. Ancora i<br />
capelli.<br />
Appura che stai congelando.<br />
Hai i tuoi rimedi.<br />
Rilassa le membra.<br />
Genera voluttuà.<br />
Lascia vincere il freddo.<br />
Scopri che dopo, sei ancora vivo.<br />
Canticchia: </span><em><span style="color:#000000;">why we don&#8217;t do it in the road</span></em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">?<br />
</span> </span><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">Lei:<br />
Vivi a Roma. Cerchi di farti allattare. Mamma gravida, Roma. Avara di<br />
latte, Roma. Tu sei malerba, cattiva ragazza. Sei stata molto cattiva.<br />
studi per diventare avvocato. Non c&#8217;è nulla che ti sembri più noioso,<br />
oltre alla parola &#8220;sempre&#8221;, quando è di giovedì.<br />
Oh boy &#8211; guarda il ragazzo- rivolgi la parola al non-conosciuto, al<br />
non-estraneo. Cambiano i vestiti, cambiano gli anni. I gusti si<br />
inseguono. I gusti si ritrovano e ti sbattono contro il muro. Le<br />
rotaie del tram. La linea sfrigola e prende fuoco. è l&#8217;inizio della<br />
notte.<br />
Oh boy parla. Tu pensi.<br />
Ti piace Fleba il Fenicio. Ti dispiace che dimetichi il grido dei<br />
gabbiani. Sei felice che dimentichi il guadagno e la perdita. Via<br />
d&#8217;uscita dall&#8217;alienazione. Vieni accusata per una lettura fin troppo<br />
moderna.<br />
Ti chiede: &#8220;</span><em><span style="color:#000000;">vuoi fare un film con me?</span></em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">&#8221;<br />
</span> </span><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1828" title="barely legal" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/3.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">CAPITOLO II: ESTORSIONE.</span></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1826" title="gimme lips." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/4.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">Il falò era caldo. Il falò era tepore. Il monolocale era freddo e umido. Stiamo vicini al falò. Nell&#8217;altra stanza una cascatella zen metteva un&#8217;altra po&#8217; di distanza tra </span><em><span style="color:#000000;">vero</span></em><span style="color:#000000;"> e </span><em><span style="color:#000000;">non-vero</span></em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">.<br />
</span> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Il falò emanava effluvi. Si accese una sigaretta per coprire il puzzo. Plastica, silicone, cosmetici da quattrosoldi e carne.</span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">&#8220;Ce stamo a fa er trans alla brace!&#8221;<br />
&#8220;Hai messo a bagno il computer?&#8221;<br />
Ernesto G rise. Ernesto G ebbe uno spasmo. Ernesto G fu sul punto di vomitare. Aveva un cazzo di cancro. Stava spendendo gli ultimi mesi di vita dando fuoco a froci e suicidando spacciatori di infimo calibro. L&#8217;aveva introdotto all&#8217;arte dell&#8217;estorsione. Tra qualche mese se ne sarebbe andato. Era stata la notizia più bella del mese. Fu accolta nell&#8217;ambiente da fischi e schiamazzi. Era un topo di fogna. Il trans bruciava e crepitava.<br />
La Lazio continuava a fare schifo.<br />
</span> <span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">La ministro fu comprensiva.<br />
La ex ministro versò calde lacrime.<br />
Lui chiese scusa.<br />
Appoggiò la testa sul palmo della mano, come per dire:<br />
&#8220;Sto ascoltando, è molto interessante. Mi sto ravvedendo.&#8221;<br />
Era una pubblica ammenda.<br />
Erano le stronzate di un tossico.<br />
Rimase a guardare.<br />
Viale dei ricordi.<br />
Fabio B era suo amico.<br />
Fabio B era un fico. Scopava passera di classe A. Scopava modelle in erba e vendeva coca tagliata onestamente. Fabio B era puro stile. Si conobbero alla fine degli anni 90 nella Big M. La Big M sussultava. Non era da bere. Era da sniffare. Fabio B lo aveva introdotto alla vita. Era un nobile mezzo decaduto. Veniva dalla Roma bene. Per un periodo aveva rifornito di crack il tizio in televisione, perché<br />
scriveva belle canzoni. Si erano divertiti. Fabio B era suo amico. Aveva la passione per le auto vecchie. Una notte L&#8217;asse dello sterzo della sua vecchia Alfa Romeo lo aveva preso in pieno volto. Avevano ritrovato la testa a fanculo. Aveva appreso la notizia mentre era a letto con una che piaceva a Fabio B. La sua vita aveva cominciato a finire li.<br />
</span> <span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">CAPITOLO III: IL DOTTORE &amp; THE HELLEASY FIELDS.</span></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/1.jpg"><img class="size-full wp-image-1827 alignleft" title="behind blue eyes" src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/1.jpg" alt="" width="359" height="480" /></a><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></em></p>
<p><span style="color:#000000;"><br />
</span></p>
<p><em><em><span style="color:#000000;">Non vieni mai a trovarmi.</span></em></em></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-Come stai?<br />
-Ma ti vergogni a darmi un bacio?<br />
-No.<br />
-Sei elegante. Sei proprio bello.<br />
-Me lo hai insegnato tu.<br />
-Sei molto più bello di me.<br />
-Sei più alto, hai le spalle larghe. Hai gli occhi grigi.<br />
-Sei più elegante. Hai preso da tua madre.<br />
-Come stai, qui?<br />
-Avrei bisogno di soffitti più alti. Ma dimmi di te, come va? Hai controllato come ti avevo chiesto?<br />
-Si, eri proprio morto. Ho trovato i soldi. Il soffitto non ti piace?<br />
-È basso. Tu stai bene? Ero proprio morto, sì? Non facciamo scherzi.<br />
-Sì. La cosa del soffitto, sai, l&#8217;ha detta una ragazza americana in un film. Mi piaceva molto.<br />
-Era bella?<br />
-Era alta. Bionda. Un giunco, anche.<br />
-Trattati bene, da quel punto di vista. Che ti sposi?<br />
-No. Non voglio, non potrei. Non credo.<br />
-Vai con tante donne, prima.<br />
-Ma su papà, che dici&#8230; Tu non sei così. Perché devi dire così, da che mi devi proteggere, pure adesso?<br />
-Mi fai la caricatura, mi dipingi come non sono. Più ami, più impari ad amare. È questo che intendo. Però non devi mai essere cattivo.<br />
-Sì, ho capito cosa intendi.<br />
-Il lavoro. Come va il lavoro?<br />
-Bene. Sono bravo.<br />
-Non ricominciare, come tuo solito. Tua madre è bassina, mi piaceva molto. C&#8217;era il film del figlio di Woody Guthrie, Arlo. Fa vedere il padre morente, in ospedale, per davvero. Lo sai che non mi piace. Te l&#8217;avevo detto. A me piacciono i film con gli indiani, quelli di guerra, senza sangue. Non mi è mai piaciuto, tutto quel sangue, mi impressiono.<br />
-Non ti è mai piaciuta l&#8217;ostentazione, non c&#8217;è bisogno, dicevi. Era troppo cinica.<br />
-Non mi piace questa scena.<br />
-L&#8217;hai fatta tu quando sei andato in pensione e mi hai detto che il passo successivo non ti sarebbe piaciuto.<br />
-Sei marcio, quando fai così. Tu sei dolce. Hai una sigaretta? Non prendere esempio da me, però. Che bel vestito.<br />
-Si. &#8220;Abbiamo bisogno di soffitti più alti&#8221;. Chissà come ti è venuta.<br />
-Sei stato un bambino felice. Amavi con intelligenza. Ti ho sempre detto di non odiare. Almeno, odia con intelligenza. Non te l&#8217;ho insegnato io a odiare. E il lavoro? Vuoi fare il giornalista, lo scrittore?<br />
-No, no. Il primo non mi interessa. Il secondo non è un mestiere che uno può voler fare.<br />
-Non fare il cinico. Mia madre mi ha sottolineato tutta la copia de &#8221;Il Partigiano Johnny&#8221;. È matta quella donna.<br />
-Leggevi le mie cose, quelle vecchie, proprio all&#8217;inizio. Quelle nuove non le conosci. Quando le faccio, se penso che stanno bene a te, vuol dire che sono abbastanza buone.<br />
-Tutte quelle parolacce? A che ti servono? Non essere cinico. È brutto.<br />
-Non stiamo andando al punto.<br />
-Esci, va via, su, io leggo un po&#8217;. E che ci importa, che ti vergogni? Lo sai, io quante volte mi sarò vergognato. Sei omosessuale?<br />
-No.<br />
-Meno male.<br />
-Sei diventato bigotto?<br />
-Sei proprio stupido quando fai così. Mi fai le caricature. Che non lo sai che se sei omosessuale, o diverso, anche in un altro modo, fai una vita più complicata? Non è giusto, ma è così. Non ci sono riuscito a farti un mondo migliore.<br />
-No. Non credo.<br />
-Invece sì. Come ti proteggo dalla tua diversità? Mica sono matto come tua madre, che appunto è matta. Irresponsabile, che se ne compiace. Io ti amo, voglio che fai una vita felice, senza soffrire. È normale per un padre.<br />
-Sembra che sei bigotto.<br />
-Ma che ci importa? Ti fai le pere?<br />
-No. Perché non sono nè abbastanza ricco nè abbastanza povero. Sono per i morti di fame e i figli di papà, papà.<br />
-E se viene una ragazza bellissima e ti dice facciamoci una pera?<br />
-Ti ho già risposto a 7 anni. Non so. La inganno. O dico la verità, ad un altra. Mi piacciono le ragazze alte e bionde. A te more e alte.<br />
-Non ti drogare. Non soffrire, ma tanto tu soffri lo stesso&#8230; Non soffri, no? Hai sempre detto tante bugie.<br />
-No, le bugie erano per fare come mi pareva, erano solo per te. Ma io non soffro. Ci rimango male, ma trovo tutto molto divertente, prima o poi.<br />
-Me lo dici per farmi stare tranquillo. Io dietro a tua madre ci sono impazzito.<br />
-No. Per me è un po&#8217; diverso.<br />
-Adesso va. Lo so che per te è diverso. Sei più moderno. Sei più intelligente. Paraculo, da subito. Hai abbastanza soldi?<br />
-Uhm uhm.<br />
-Non mi fare &#8220;uhm uhm&#8221;, non devi andare in giro senza soldi, può capitare qualcosa.<br />
-Ma che mi deve capitare papà?<br />
-Metti che incontri una bellissima, come la porti a cena? Come era dolce Mastroianni, te lo ricordi? Mi manca Marcellino. Ma che mi devi dire qualcosa?<br />
-Ho parlato con una persona: ho scoperto che quando non c&#8217;ero, mi difendevi sempre. Minacciavi chi mi si metteva di traverso. Davanti a me, m&#8217;hai sempre dato torto, mi rimproveravi.<br />
-Mi metti i voti, che sono un amichetto tuo? A te non doveva toccarti nessuno, facevano i conti con me. Ma non lo dovevi sapere. Venivi su male. T&#8217;ho educato tanto male? Non credo.<br />
-No. Spero di no&#8230; Ciao papà. Parlo con qualcuno per il soffitto, lo dico a Federico </span><em><span style="color:#000000;">nostro</span></em><span style="color:#000000;">, che fa venire il Commendatore, come nel film, no? Oh, ecco arriva la mamma.<br />
-Non ti preoccupare. Si veste come una ragazzina.<br />
-Dimostra metà degli anni che ha, sempre. Tu non le fai i complimenti, e lei si innamora di te. Io parlo troppo, e tant&#8217;è. Per fortuna non mi devo sposare. Mi si è fatto tardi, devo andare. Poi ti racconto, ti scrivo.<br />
-Due righe, me le conservo. Stai un po&#8217; con me ogni tanto. Che ti costa? Vuoi che ti pago? Ma no&#8230; no. Sei giovane.<br />
-Anche tu.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><em><span style="color:#000000;"> Someone spoke and i went into a wake.</span></em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">CAPITOLO IV: FANGO.</span></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1829" title="Mr Q. sold me songs when i was just sixteen." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/21.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;"> </span></em></p>
<p style="font-family:helvetica;"><em><span style="color:#000000;">Intercettazione/Fango/UomoSconosciuto1/UomoSconosciuto2.</span></em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-Buongiorno eccellenza!<br />
-Ciao, buongiorno carissimo!<br />
-Spero che la sua schiena si sia rimessa dopo le recenti peripezie.<br />
-Il mio torcicollo non mi da tregua e mi espone a figure imbarazzanti. E non c&#8217;è niente da ridere!<br />
-Sono sicuro che l&#8217;establishment sia comprensivo verso le sue rare ma comprensibili défaillances&#8230;<br />
-Io veramente non mi riferivo all&#8217;establishment.<br />
-Lo so signore, cerco di salvare le apparenze. Sa che anche un altro grande leader del passato accusava i suoi stessi problemi?<br />
-Davvero? Chi?<br />
-John Fitzgerard Kennedy.<br />
-Addirittura?<br />
-Si, caro mio. E i suoi oppositori erano altrettanto crudeli dei suoi: lo chiamavano &#8220;Jack mal di schiena&#8221;. In comune con lui, lei ha il fascino e l&#8217;odio suscitato negli avversari.<br />
-Sì, siamo due grandi vittime della storia. Quei folli vogliono massacrarmi. Stanno facendo carne di porco della mia vita privata&#8230;<br />
-Signore forse è giunta l&#8217;occasione di rendere pan per focaccia.<br />
-Oh, mio caro, tu fai risplendere questa terribile mattinata.<br />
Aggiornami e fammi tornare il sorriso. Dimmi, che ho poco tempo.<br />
-Sarò breve ma intenso. Come lei sa perfettamente, quell&#8217;insulso governatore del Lazio ha un debole per le ragazze con quel qualcosa in più.<br />
-È cosa nota e abbondantemente documentata. Grazie a te, per altro.<br />
-È un onore e un piacere. Dunque, lei sa che il nostro materiale, per quanto interessante, non può essere diffuso.<br />
-È frustrante. Così tante prove della verità e l&#8217;impossibilità di mostrarle al popolo.<br />
-No caro mio, no. Quei demagoghi la fuori comincerebbero a chiedersi come questo povero direttore di giornale si sia creato un archivio così ricco. Comincerebbero a subudorare l&#8217;aiuto da parte di chissà quale amico&#8230; A fare insinuazioni, i servizi&#8230;<br />
-Gli unici servizi di cui è necessario che si sappia sono quelli ricevuti da quel disgraziato. Ho avuto un&#8217;estate tremenda. Dimmi che l&#8217;autunno sarà felice.<br />
-Lo sarà. Degli avventati ma coraggiosi tutori dell&#8217;ordine hanno fatto un colpo di testa. Si sono introdotti nella tana del nostro topo, e con sprezzo del pericolo hanno documentato le sue deprecabili abitudini sessuali.<br />
-Foto o video?<br />
-Entrambi. Io ritengo che sia il caso esploda in tutto il suo splendore. Lei dovrebbe fare in modo che questi giovanotti balzino agli onori della cronaca. È necessario che qualcuno apra il Vaso di Pandora dall&#8217;interno. I loro superiori, qualche collega compiacente in privato, ma pubblicamente fin troppo severo. Si può fare.<br />
-È un motto sfortunato, ma si può fare, hai ragione.<br />
-Mi hanno già offerto il servizio.<br />
-E noi rifiuteremo. Non siamo sciacalli.<br />
-La verità verra a galla.<br />
-Sai cosa galleggia?<br />
-No, mi illumini.<br />
-La verità, e la cacca.<br />
-Signore, lei sabbe stato un entertainer a cinque stelle!<br />
-Perchè? Qualcuno lo ha mai messo in dubbio?<br />
-Oh, no.<br />
-Facezie a parte, sono molto felice.<br />
-Anche io signore.<br />
-Quell&#8217;uomo ha un pisello molto brutto. Che il mondo lo sappia sarà il mio parziale risarcimento per le angherie che subisco.<br />
-Sì, signore.<br />
(</span><em><span style="color:#000000;">segue conversazione non pertinente</span></em><span style="color:#000000;">)</span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p><span style="color:#000000;">CAPITOLO V: RICATTO.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;">Benvenuti in Puglia.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Venite a ballare in Pu-glia Pu-glia.<br />
Venite a scopare in Pu-glia Pu-glia.<br />
Venite a estorcere in Pu-glia Pu-glia.<br />
Ernesto G lo aveva rincoglionito con il suo refrain personale. Lui aveva voglia di stare a casa. Gli mancava una quantità record di ore di sonno. Ernesto G: &#8220;Se riesci a sta sveglio pe na settimana, poi non ne devi dormì più.&#8221;</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">-Sai, è strano che tu lo dica. L&#8217;altra persona al mondo che sostiene<br />
questa teoria è in grado di scolarsi 7 birre in 7 minuti&#8230;<br />
-Mortacci sua, e che è?<br />
-Mortacci tua, Ernè. Senti, bando alle cazzate, ricapitoliamo, allora&#8230;<br />
-Oh, oh, testa de cazzo! Qua io so il maestro, e tu la matricola. A me cosi nun me lo dici.<br />
Ernesto G puzzava di colluttorio, medicinali, sigarette di infima qualità.<br />
-Voglio solo stare tranquillo.<br />
-Allora fallo te il riassunto!<br />
-Sì, ma tu ascolta. Allora: entriamo a casa della ragazza. Mettiamo in disordine, rubiamo qualche stronzata e ce ne andiamo. Stop. Così capisce.<br />
-Sì, ma aho, te sei l&#8217;unico che la chiama &#8220;la ragazza&#8221;. È na mignotta!<br />
-Lo so. Fa la puttana.<br />
-Senti un po&#8217; biondo, me racconti n&#8217;altra volta de quando pe metteglie paura a momenti l&#8217;ammazzavi?<br />
-La sai la storia&#8230;<br />
-E daje&#8230; Me piace come la dici tu. Com&#8217;era? &#8220;La dovevo solo spingere un po&#8217; fuori strada solo che per poco non la buttavo giu in un fottuto burrone&#8221;. Me fai mori, me fai. Parlo come in un film americano.<br />
-Vaffanculo.<br />
-Aho, ma che te rode?<br />
Cose che Ernesto G non sapeva. Qualche settimana prima l&#8217;aveva seguita in auto. Doveva spaventarla. Doveva minacciarla, automobilisticamante. Lui si era fatto sotto con gli abbaianti accesi. Lui l&#8217;aveva incalzata. Lei non aveva fatto una piega. Lui aveva insistito. A quel punto lei aveva accostato, con calma.<br />
Lui era sceso di corsa.<br />
Lei era scesa con calma.<br />
Lui le si era fatto sotto, senza sapere che fare.<br />
Lei aveva una pistoletta.<br />
Lui si era fermato. Squillo/matta/disperata/puttana/armata.<br />
Possibilità che spari: quasi sicuro.<br />
Lei non fatto </span><em><span style="color:#000000;">niente</span></em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">.<br />
</span> </span></p>
<p style="font-family:helvetica;"><span style="color:#000000;">Lei aveva chiesto chi era, cosa volesse. Aveva capito, ma chiese tutto. Senza melodrammi.<br />
Lui aveva provato a non dirlo. Poi le aveva detto tutto. Chi se ne frega. Erano i segreti di pulcinella. Avevano scopato.<br />
</span> <span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/5.jpg"><img class="size-full wp-image-1830 alignleft" title="girls just wanna have fun." src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/5.jpg" alt="" width="360" height="480" /></a><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><em><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span> </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000000;"> </span></em></p>
<p style="text-align:right;"><em><strong><span style="color:#000000;">BY LUCA R. &#8211; CONTINUES&#8230;</span></strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Yes, There Really Is A Kalamazoo [15]</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 16:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Futuro. Kalamazoo è una città che sorge su un&#8217;isola di quello che oggi chiamiamo Atlantico. È stata fondata da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Futuro. Kalamazoo è una città che sorge su un&#8217;isola di quello che oggi chiamiamo Atlantico. È stata fondata da un gruppo di ribelli, all&#8217;inizio del Secondo Medioevo. All&#8217;epoca, la terra era ridotta a qualche centinaio di milioni di sopravvissuti dopo una devastante catastrofe che aveva ridisegnato tutti i confini seppellendo terre, allargando mari, sputando fuori montagne, colline, pianure e inghiottendone altre. I ribelli erano scappati da Heron, una città nata da una comunità di superstiti e dedita al culto delle armi e alla conquista. Sorta in quello che noi chiamiamo Nord Africa, all&#8217;epoca della narrazione, Heron è ormai una dittatura militare e l&#8217;impero più forte del mondo. Kalamazoo, invece, è una città/stato che prospera nella cultura, nell&#8217;esaltazione del futuro e nella conservazione del passato.</p>
<p>Ma non tutto è stato salvato di quel passato (che è, per capirci, il nostro presente): del rock, infatti, resta ben poco.</p>
<p>Oslo, un&#8217;abitante di Kalamazoo, lavora nell&#8217;ufficio dei Cercatori del Rock e recupera i fascicoli di quella musica che sono andati persi sull&#8217;isola all&#8217;epoca della battaglia tra i fondatori di Kalamazoo (scappati portandosi dietro bauli di filosofia, poesia, scienza, tecnica, arte appartenuta alle epoche precedenti) e gli inseguitori venuti da Heron.</p>
<p>Un giorno, proprio dalle terre di Heron, aldilà del mare, arriva un segnale. Arriva musica. È rock che Oslo non ha mai ascoltato prima. Qualcuno, come lei, colleziona la musica dimenticata. Con l&#8217;aiuto di Nova, una mercenaria, arriva nell&#8217;Impero e conosce Berlin. Lui è un militare che ama più il rock che la guerra e che è segretamente custode di centinaia di fascicoli rimasti in quel posto sin dalla fuga dei ribelli. Berlin vuole scappare da Heron e dedicarsi alla musica, a Kalamazoo, ma quando sta per andarsene con la ragazza, che accetta di aiutarlo in cambio di una copia della sua musica, qualcosa va storto: le due città, dopo più di un secolo, sono in guerra.</p>
<p>Giunti alla quindicesima puntata, siamo sulle coste occidentali dell&#8217;Impero, e aspettiamo di sapere se Oslo e Berlin riusciranno ad andarsene e raggiungere Kalamazoo. </strong></p>
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<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/immagine-27.png"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/immagine-27.png?w=300" alt="" title="Immagine 27" width="300" height="224" class="aligncenter size-medium wp-image-1808" /></a></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Nei sogni, lo spazio e il tempo prendono forme tutte loro. Le distanze diventano elastici che si allungano e accorciano, le strade si ripetono e si restringono sotto i piedi, gli angoli si smorzano in curve, il cielo di schiaccia o si espande. Il tempo di un istante reale è sufficiente alla coscienza notturna per visitare un&#8217;intera città, per trasformare visi amati in facce deformi, per rischiare la morte, vedere streghe, cadere dalle scale, comprendere lingue inesistenti,  moltiplicarsi in innumerevoli punti, volare a metà aria o saltare una graffa come fosse una mattonella.</span></span></span><br />
<span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Nei sogni, lo spazio e il tempo si frammentano, si liquefanno, diventano labirinti o vanno in loop. Tutto perde il senso degli altri per animarsi di un senso autonomo, privato, unico, impenetrabile per chi resta aldilà.  </span></span></span></p>
<p><em><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;"><br />
Un giorno, te lo giuro, vivremo come nei sogni, dentro ai sogni, senza bisogno della parola per comunicare, con corde elettroniche che collegheranno i nostri cervelli, viaggeremo nelle creazioni della nostra testa. Ci passeremo fili di note mentre cammineremo sotto palazzi dalle colonne ciclopiche. Sarà impressionante. Sarà quello che volevamo quando ci sembrava di aver visto ormai troppo, quello che cercavamo quando eravamo, in fondo, così stanchi. Lì, invece, ci saranno vie di una bianco virgineo e scalinate marmoree, statue dalle gambe divaricate poste all&#8217;ingresso di placidi porti alessandrini. Ci spaventeranno, saranno sublimi, da far tremare il cuore. Mura altissime circonderanno piazze che si aprono sulla cima di un monte che osserva la vallata, imponente e serafico. Salendo, le vedremo dal basso e sembreranno venirci addosso perché la verticalità le farà sembrare ancora più immense, titaniche. Templi tornati ai colori rutilanti di millenni di anni fa staranno lì, immobili, a scenografare i nostri passi. Soffitti di chiese, ormai seppellite dalle acque, risorgeranno per accogliere i nostri sguardi. L&#8217;oro dell&#8217;oriente, su facciate lucenti come pelle di drago, illumineranno i nostri capelli fermi, inamovibili, perché nei sogni non c&#8217;è il vento e neanche tu potrai spostarli dalla mia fronte. Tetti purpurei, mosaici alabastrini, padiglioni policromi, teatri venusti, intarsi geometrici, giardini primo-medievali, profumi indiani, treni ottocenteschi, corridoi egizi, navi vichinghe, missili americani, peristili ellenici, tutto tornerà a nuova vita, come se nessuna catastrofe avesse spazzato via le civiltà e i loro resti. La musica colmerà gli spazi, mentre in cielo navicelle a forma di conchiglia taglieranno l&#8217;aria facendo piovere gocce di tempere ad olio. Sembreranno lacrime sulle nostre guance e scompariranno appena dopo. A tratti, non cammineremo neanche, ma saremo trasportati su piastre che si staccano appena da terra e fluttueremo come barchette di carta sull&#8217;acqua. Potremo saziarci senza limiti di tutto questo, sarà così vivido da sembrare vero, non come nelle illustrazioni e nelle foto che sono arrivate fin qua, non come fosse il gioco crudele della nostra fantasia, non come se ci trovassimo semplicemente dentro a un sogno in cui si deve rimanere soli a guardare.  </span></span></span></em></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">L&#8217;ossigeno risveglia il mio corpo, caduto in un secondo onirico nel momento in cui Berlin ha tagliato la bolla. Quando vedo lui che è chinato per osservare da vicino come sto, io ho bisogno di aggrapparmi alla sua divisa perché scoppio a piangere. Mi assale un moto di disperazione inconsolabile. Mi manca Kalamazoo, ho visto la sua bellezza attraverso gli occhi dell&#8217;onirico, così, ne ho esasperato lo splendore, fino a renderla irreale. Voglio vederla, essere certa che c&#8217;è, che è lì, che nessuno ancora l&#8217;ha toccata.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Mi manca la mia famiglia, voglio i miei amici, voglio qualcuno che mi assicuri che è tutto come prima che partissi. Vorrei che fosse un incubo e che, quindi, mi resti da usare il tasto della reversibilità o, meglio ancora, quello della cancellazione.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Sarà che ho un terrore che mi fa tremare le mani come cibo nell&#8217;olio bollente. Occhi sbarrati e mi si arrugginisce la lingua. Sarà che ho paura di morire, che stia per succedere qualcosa da cui non si torna più indietro. Ora so cosa è la tristezza pura, quella che si aggrappa al petto e tira giù come un sasso appeso al collo. </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">«Questa è l&#8217;ultima volta che ti vedo così», riesco appena a dire a Berlin, mentre il pianto di cui non ero stata capace pochi secondi prima, ora arriva con una prepotenza che non si arresta, che va accettata.<br />
«Che vuoi dire?», risponde.<br />
«Che questo è l&#8217;ultimo momento in cui staremo così. Da adesso, tutto cambia».<br />
«Oslo, non ti capisco, non piangere per favore, non piangere. Per favore. Per favore&#8230;».<br />
«Riportami a casa, Berlin. Hai capito?! VOGLIO TORNARE A CASA! Voglio tornare a casa, ti prego, portami via&#8230;».<br />
«Ci andiamo a casa. Ci stiamo per andare. Tra poco, Nova sarà qua».<br />
«Cosa sta succedendo?! Berlin&#8230; che succede? C&#8217;è una guerra? QUALE GUERRA?! Cosa volete da noi?!»<br />
Berlin mi abbraccia e penso che anche lui stia piangendo, lo capisco dal petto che sussulta appena mentre io gli bagno la spalla di lacrime.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/immagine-31.png"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/02/immagine-31.png?w=228" alt="" title="Immagine 31" width="228" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1809" /></a></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Non voglio che mi abbracci. Per favore, – penso &#8211; aiutami e lasciami stare.<br />
Si stacca da me. Lui è somiglia ai disegni che facevo da bambina. Comincia a cadere la neve, è una danza lentissima di ovatta che si scioglie sui suoi capelli e sulle ciglia, mi prende il viso tra le mani e giura di non sapere perché è appena iniziata la guerra. Heron è impegnata a combattere sulle isole dell&#8217;Europa occidentale contro gli eserciti locali supportati dai mercenari e, talvolta, da gruppi rivoluzionari dell&#8217;impero. Nessuno gli aveva detto, prima d&#8217;ora, che anche Kalamazoo era nel mirino. Anche questa volta, gli credo. Mi asciugo gli occhi, il viso e con il suo mantello mi soffio il naso. Con questo gesto, inizio a calmarmi. </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Gettando gli occhi alle sue spalle e oltre i due militari paralizzati nelle bolle di Berlin, la visuale si colma di puntini bianchi che scendono pieni di accidia, sonnolenti. A quel punto, vedo una decina di soldati in nero, con i caschi rossi, lucidissimi, che avanzano velocemente verso di noi. Avverto Berlin, che si gira di scatto. Li vede. Mi dice di scappare verso il mare, perché dal cielo, risucchiato da un&#8217;aria impregnata di pallore, ci sta venendo incontro il combo di Nova.  </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Mi alzo, smetto di ragionare, non di pensare e l&#8217;unica cosa a cui penso è correre. Mentre lo faccio, sento nelle orecchie della mia testa il reverse della chitarra di Hendrix. Mi sembra di tornare indietro a ogni passo che faccio verso il mare.  </span></span></span></p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=W4yZXb4aD2Q]</p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Le distanze sembrano allungarsi, come accade nei sogni. Eppure, il piano suona una nota, sempre la stessa, trascorre del tempo tra una e l&#8217;altra, meno di un secondo, e per ogni volta che il dito schiaccia quel tasto, io faccio almeno qualche passo in velocità. Metto i piedi in acqua, dopo poco i miei stivali sono inzuppati di mare. Il combo è sempre più vicino, sta scendendo verso di me. Mi volto, guardo Berlin che spara invano bolle contro i militari, alcuni stanno liberando i due compagni immobilizzati, gli altri sono ormai vicini a lui e si difendono dalla sua arma con scudi tempestati di aculei che fanno scoppiare le sfere in scintille iridescenti.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-size:small;">Prima che uno dei militari lo colpisca con una bolla paralizzante, prima che diventi una statua sospesa in una biglia, prima che non gli resti più possibilità di scappare da qui, per un solo attimo, Berlin si gira e ricambia il mio sguardo, uno sguardo che non ha e avrà mai aggettivi e che io non so proprio descrivervi.</span></span></span></p>
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