<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The Walwian Media Journal</title>
	<atom:link href="http://www.walwian.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.walwian.com</link>
	<description>Fw&#62;&#62;</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Sep 2010 15:15:18 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=1997</generator>
		<item>
		<title>Walwian a Venezia, ovvero il mostro della laguna</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/09/walwian-a-venezia-ovvero-il-mostro-della-laguna/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/09/walwian-a-venezia-ovvero-il-mostro-della-laguna/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[67 mostra del cinema]]></category>
		<category><![CDATA[clooney]]></category>
		<category><![CDATA[lido]]></category>
		<category><![CDATA[machete]]></category>
		<category><![CDATA[quentin]]></category>
		<category><![CDATA[rodriguez]]></category>
		<category><![CDATA[tarantino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3514</guid>
		<description><![CDATA[Parte la 67esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. A dir la verità é partita il 1 settembre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Parte la 67esima edizione della <strong>Mostra Internazionale del Cinema di Venezia</strong>. A dir la verità é partita il 1 settembre, ma, essendo che ho il brutto vizio di prendermela fin troppo comoda in tutte le cose che faccio, ho pensato che fosse più chic fare uscire un pezzo postumo.</p>
<p>Quest&#8217;anno è sorto subito un problema di fondamentale importanza, anzi due.</p>
<ul>
<li>Il primo è che <strong>George Clooney</strong> non sarà presente in laguna e questo ha gettato nel panico le orde di paparazzi che negli ultimi anni sono riusciti a mandare i figli all&#8217;università grazie agli scatti rubati all&#8217;attore americano. Ma forse la vera notizia è proprio questa, dal momento che George bazzicava il bel paese ormai quanto un turista giapponese, ha pensato bene che avrebbe dato una spinta maggiore ai vari “the Sun” locali gettando tutti nello sconforto per la sua assenza.</li>
</ul>
<p>Orde di pizzaioli non se ne capacitano, i bar attorno al Lido hanno ammainato le bandiere della catena “<em>Nespresso</em>” con le quali avrebbero salutato il divin brizzolato e sfuma così anche la speranza di avere un vero democratico attivo e pensante su suolo italico.</p>
<p>“Da quando frequenta quella sciacquetta sarda non è più lo stesso”, vociferano i gondolieri di Canal Grande.</p>
<ul>
<li>La seconda notizia, forse complice l&#8217;assenza del democratico qui sopra, è che si è corso il rischio di far scoppiare un nuovo conflitto d&#8217;interessi a cui nessuno aveva ancora pensato e che getterà del fango su questa edizione. Uno dei film fuori concorso di questa edizione, film tra l&#8217;altro tra i più cafoni che saranno mai presentati sullo schermo, ci sarà l&#8217;attesissimo “<em>Machete</em>” del regista<strong> Robert Rodriguez</strong>, avvezzo a sguazzare nel fango e nel sangue, tutto fuor di metafora dal momento che sono due elementi che si trovano in quantità industriali nei suoi film. A presiedere la giuria della rassegna è stato invece chiamato <strong>Quentin Tarantino</strong>, il grande cineasta-cinefilo, presentatosi alla manifestazione vestito e ingrassato come un mandriano texano gay, nonché amico intimo di Robert Rodriguez. Incidente diplomatico evitato per un soffio, quindi, ma che ci tenevo a puntualizzare proprio in virtù del fatto che, senza George, questa 67esima edizione perderà molto del suo smalto vitale.</li>
<li><img class="alignleft" src="http://images.fanpop.com/images/image_uploads/Quentin-Tarantino-quentin-tarantino-75010_400_400.jpg" alt="" width="400" height="400" />
<ul>
<li></li>
</ul>
</li>
</ul>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F09%2Fwalwian-a-venezia-ovvero-il-mostro-della-laguna%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Walwian+a+Venezia%2C+ovvero+il+mostro+della+laguna+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3514" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3514"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/09/walwian-a-venezia-ovvero-il-mostro-della-laguna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bob scompare dal tubo.</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/08/bob-scompare-dal-tubo/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/08/bob-scompare-dal-tubo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3505</guid>
		<description><![CDATA[Accorata drammatizzazione dell'affair Dylan/YouTube.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="red"></p>
<p align="justify>
<font face="times"><br />
<font face="times"><b><i>Mr Andrea Perrucci non ha retto all&#8217;impatto emotivo dell&#8217;oblio e ci ha scritto.<br />
Attualmente, non sappiamo perché la quasi totalità dei video di Bob Dylan siano stati rimossi da youtube.<br />
Azzardiamo che sia per lo stesso motivo per cui Bob si faceva il giro dei palazzetti in caccia di bagarini, prima dei concerti.<br />
Il motivo per cui Dylan è ancora qui oggi e probabilmente rimarrà con noi per sempre,<br />
è stata la capacità di fare qualcosa di poco prevedibile o non allineato rispetto a&#8230; se stesso.<br />
Il nostro analista Perrucci la prende abbastanza male,<br />
in un modo squisitamente melodrammatico che non potevamo non assecondare.</i></b><br />
</br><br />
<b><i>in fede, Luca, Head of Legal Affairs</b><br />
</br><br />
</br><br />
</i></b></font color="blue"><br />
</br><br />
</br><br />
<font color="black"><br />
<font size="6"><b>Bob ha perso la strada.<br />
<i>by Andrea Perrucci</font size="6"></b><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font face="times">Bob non c’è più.<br />
La lunga ed infinita Highway 61 ora è diventata una curva piena di fango e malinconia.<br />
Sulla rete è sparito.<br />
Il trono dominante di Youtube che ha distribuito per anni la sua voce sta adesso in silenzio, mostra stronzate o mode mondane.<br />
La domanda è, Bob c’è ancora, si è smarrito o Bob è morto?<br />
Da “<i><b>Blowin’ in the wind</b></i>” a “<i><b>Subterranean Homesick Blues</b></i>”, da “<i><b>Like a Rolling Stones </b></i>”<br />
&#8230;alle canzoni natalizie del 2009.<br />
</br><br />
Sì, forse Bob è Babbo Natale e perciò Babbo Natale esiste.<br />
O forse Bob non è mai esistito come lo stesso Santa Claus.<br />
Alcuni dicono che se esiste e dunque pensa è finito.<br />
</br><br />
Diventato un cantante commerciale?<br />
No, il solo pensiero fa sboccare l’anima. Me lo immagino su un mulo tipo Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari” su quell’Autostrada 61 che lo porta nel cuore del Mississippi, la terra della sacra radice rock. Dietro di lui un cavallo morto e già putrefatto, quello era il suo cavallo stato di suo possesso per molti anni. Il mulo lo ha incontrato per caso dietro un cespuglio che masticava fieno e soldi.<br />
Woody Guthrie dalla finestra di una cascina vecchia ed ammuffita lo saluta quasi con pena e poi si mette a cantare “Songs To Woody”. Bob continua la marcia col mulo ma comincia a piovere. Woody da lontano gli tira come un calcio nei denti un’altra chance: “Shelter from the storm!”, gli urla perché la pioggia è fitta e cade come una cascata di sassi e lingotti.<br />
Bob non lo sta a sentire e continua e continua.<br />
Il mulo si trascina nella terra nuotando nella pioggia, sopra la sua sella c’è una specie di dio. Vorrebbe dirgli “Fermati per dio! Fermati! Canta una canzone o una preghiera! Ti metteremo incenso ai tuoi piedi! Purificati dai peccati!”.<br />
E’ tutto vano perché mentre il mulo sta per aprire bocca Bob tira fuori un mazzo di dollari e glieli infila in gola.<br />
“Sta buono, ce n’è ancora tanta di strada da fare”.<br />
</br><br />
Pete Seeger è ormai vicino, con l’ascia pronta per sbarrargli la strada: “Ti taglierò il cavo che collega il cuore al cervello!”, grida squarciando un fulmine che cadeva lì per caso.<br />
Bob, mesto, lo schiva e gli fa un segno della croce.<br />
Da lontano si sente un fischio, è uno slow train che sta giungendo.<br />
Bob sa che non si fermerà fino a che gli zoccoli del mulo non tocchino le rotaie. E’ la natura che tocca un’opera umana, il contatto fra Dio e l’uomo.<br />
Seeger gli rimprovera ancora qualche cosa con l’ascia fra le mani ma non si riesce a sentire, è troppo distante.<br />
Le rotaie della ferrovia sono più vicine è lo slow train arriva inesorabile. Bob scende dal mulo come se scendesse da un palazzo di mille piani e giunto a terra, con l’armonica a bocca suona qualcosa che fa muovere una pianta vicino alla stazione. Poi si sdraia sulle rotaie a pancia in giù, ascolta il rumore della terra e si lascia toccare dal treno come un masso accarezza una piuma. Il treno gli passa sopra e ritorna nel Mississippi.<br />
</br><br />
Bob è sparito, evviva Bob. Ma nel vento prodotto dallo spostamento d’aria dei vagoni riecheggia ancora la sua voce. Rimbalza fra il fieno ed il granturco ed arriva nella casa di Woody che la fa sedere su di una sedia consumata dal tempo.<br />
</br><br />
Lo spirito di Bob è ora davanti a Guthrie che gli dice: “Potrei dirti tante cose, troppe. E perciò sto in silenzio e lascio che il soffio della tua voce accenda le candele dell’anima delle persone. Sei lo spirito santo della musica e la tua fiamma deve restare accesa nei secoli. Sei vecchio e hai compreso l’arte del tempo e per il tempo stesso che lascia gli uomini nella polvere e nei ricordi sei una specie di totem. Ora la tua voce resta qui con me ancora per un po’. Poi ti lascerò andare dalla finestra da cui sei entrato perché le Highway 61 sono tante, sono dei rami di un albero e tu nei hai perso la linfa. Ritorna sulla retta via e sarai libero, uscire dalla finestra non ti da libertà è l’essere fuori che ti da la libertà. Ora cantami una canzone fino a domani e poi sarai di nuovo libero nei secoli dei secoli.”<br />
</br><br />
</br><br />
<font size="6"><b><i>Amen.</b></i></font size="6"></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F08%2Fbob-scompare-dal-tubo%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Bob+scompare+dal+tubo.+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3505" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3505"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/08/bob-scompare-dal-tubo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Summer for Dummies: Soundtrack.</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/08/summer-for-dummies-soundtrack/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/08/summer-for-dummies-soundtrack/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 20:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[music for the summertime]]></category>
		<category><![CDATA[radio city poll]]></category>
		<category><![CDATA[swimming suite]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3502</guid>
		<description><![CDATA[late summer shows.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></br><br />
<font size="8"><font color="purple"><b><i>valentina</i><br />
PARASECOLO</b></font color></font size><br />
<font size="5"><font color="black">presents</font color></font size><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><font color="orange"><b>TRE CANZONI PER L&#8217;ESTATE<br />
LA STRATEGIA CONTRO<br />
LA GENTE IN PISCINA</b></font size></font color><br />
</br><br />
<font color="black">
<p align="justify">
<font size="3"><b><font color="orange">LA GENTE NON E&#8217; DIVERTENTE E D&#8217;ESTATE E&#8217; ANCORA PEGGIO.<br />
</font color></b></font size><font size="4"> Di questo periodo, si mette a ascoltare musica più brutta di quella che ascolta durante il resto dell&#8217;anno. Però, a me la sorte de La Gente sta a cuore. Mi spiace che si accontentino delle scelte inflazionate. Per questo, ho fatto una squadra e lo scorso mese abbiamo fatto il giro di tutte le piscine di Italia. Quelle comunali, che altrimenti ci mettevamo troppo tempo.<br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><font color="orange"><b>IL BOICOTTAGGIO</b>.</font color></font size><br />
Nelle piscine nascono i tormentoni estivi. Perché solo nelle piscine esistono ancora i jukebox che funzionano e è lì che alcuni esponenti de La Gente, muniti di sacchetti colmi di gettoni, selezionano a ripetizione alcuni brani, diffondono certe canzoni già in rotazione in radio.<br />
Possono arrivare a farle sentire anche 47 volte in un pomeriggio. La stranezza è che questa strategia, invece che limitarsi a snervare, generalmente produce un&#8217;assuefazione del cervello e devia il gusto su binari comuni. Non si capisce perché, ma così va, così si produce la schiavitù de La Gente al tormentone estivo: uno inizia a canticchiarlo mentre nuota, poi continua in macchina e a casa, lo richiede in radio, lo usa come suoneria, lo diffonde in ufficio, lo pubblica e pubblicizza su facebook, eccetera.<br />
Sta di fatto che io e la mia squadra abbiamo individuato tre canzoni alternative e le abbiamo piazzate nei jukebox delle piscine comunali al posto di:<br />
</br><br />
<b><font size="5"><font color="grey"><br />
Waka Waka di Shakira<br />
Hey Soul Sister dei Train<br />
Mondo di Cesare Cremonini.</font color="grey"><br />
</font size="5"><br />
</br></b><br />
Così, chiunque selezioni una di queste hit, si ritroverà ad ascoltare, random, dei pezzi che non si aspettava e che suscitano, in ordine, smarrimento, perplessità, curiosità, interesse, amore. Incitare la ricerca creando la rottura, questo è il senso: bisogna incuriosirsi del mondo e spremere fuori la bellezza che quella, contrariamente a ciò che pensa La Gente, ama starsene perlopiù nascosta.<br />
</br><br />
</br><br />
Il primo è<br />
<font size="5"><font color="orange"><b>DANCE WITH SOMEBODY by MANDO DIAO</b></font color></font size><br />
Perché è rock&#8217;n roll ruffiano, ma pur sempre rock&#8217;n roll. Diretta in testa, questa canzone si fa cantare e ballare a ripetizione; tra l&#8217;altro, a La Gente non causa particolare straniamento o traumi cognitivi, dato che un celebre marchio di birre quest&#8217;estate l&#8217;ha persino usata in una pubblicità. Su un pianeta sano, i mondiali di calcio quest&#8217;anno sarebbero stati giocati a suon di &#8220;Dance! Dance! Dance!&#8221;<br />
<p><a href="http://www.walwian.com/2010/08/summer-for-dummies-soundtrack/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p><br />
</br><br />
</br><br />
Il secondo è<br />
<font size="5"><font color="orange"><b>ESCAPE VELOCITY by CHEMICAL BROTHERS</b></font color></font size><br />
Perché la cultura dei suoni va imparata e si impara attraverso i maestri del &#8220;registro anche il rumore delle tende della cucina e ci faccio una canzone&#8221;. I Chemical Brothers sono ricerca ingegneristica musicale e ascoltare almeno un pezzo dell&#8217;album uscito questa estate è atto dovuto per chi ha sete di immagini create via orecchie.<br />
<p><a href="http://www.walwian.com/2010/08/summer-for-dummies-soundtrack/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p><br />
</br><br />
</br><br />
Il terzo è<br />
<font size="5"><font color="orange"><b>Iiih! by DINO FUMARETTO</b></font color></font size><br />
Perché questa canzone prima ti tira giù dal letto con la rabbia del blocco creativo nell&#8217;era del declino, poi ti sveglia con una danza &#8220;martellata&#8221; di piano e infine ti schiaffeggia con smorfie vocali inattese. Buongiorno a tutti, gli alieni ogni tanto tornano anche in Italia. Li riconosci perché quando arrivano non cantano &#8220;Ho visto un posto che mi piace si chiama Mondo/Ci cammino, lo respiro la mia vita è sempre intorno&#8221;, questo mondo loro lo prendono in giro, lo disturbano, lo scuotono e gli gridano contro Iiih!.<br />
<p><a href="http://www.walwian.com/2010/08/summer-for-dummies-soundtrack/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p><br />
</br><br />
</br><br />
Bene, ora La Gente è liberata, che vada a cercare quello che può piacerle davvero dopo aver svuotato i sacchetti colmi di gettoni di certi esponenti, giù, nell&#8217;acqua della piscina.<br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F08%2Fsummer-for-dummies-soundtrack%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Summer+for+Dummies%3A+Soundtrack.++http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3502" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3502"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/08/summer-for-dummies-soundtrack/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Noirealismo: Derrick vs Miss Fletcher</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/08/noirealismo-derrick-vs-miss-fletcher/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/08/noirealismo-derrick-vs-miss-fletcher/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 21:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[derrick]]></category>
		<category><![CDATA[fletcher]]></category>
		<category><![CDATA[giallo]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3494</guid>
		<description><![CDATA["Il Giallo &#038; Il Nero" cit.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></br><br />
INCIPIT.<br />
</br><br />
<font face="courier"><b><font color="black">Era una notte buia e tempestosa.<br />
Era una notte buia.<br />
Era notte.</font face="courier"></b><br />
</br><br />
<font face="times"><i><font color="black"><br />
In questi tre passaggi c&#8217;è tutta l&#8217;importanza tra le categorie del noir. Avrete sicuramente adocchiato qualche gialletto sulla spiaggia. Se non l&#8217;avete notato, siete giovani e spietati. Se non c&#8217;era, siete giovani. Se lo stavate leggendo, ho una brutta notizia per voi. Siete come noi.<br />
</br><br />
O meglio, i tre gradi di separazione tra i modi di fare storie di crimine, dal giallo fino a capitombolo nel più cupo neorealismo. Dalla macchia sui guanti del cameriere, al dimenticare la trama, e rimanere accecati dall&#8217;oscurità del mondo. In mezzo, la banalità del male, o del crimine, come l&#8217;abbiamo imparata a sorbire, come cicuta, dai gialli/noir à la Derrick.<br />
</br><br />
Arriva un investigatore e ci deduce la realtà. Il medium è messaggio: la Fletcher vive in alcove per pensionati. Derrick vive esattamente nello stesso posto in cui viviamo noi. Ad un livello più profondo di coscienza e consapevolezza, si precipita nelle spire di James Ellroy, proprio come accadeva quando c&#8217;era in giro Dostoevskij. Ma questa è un&#8217;altra storia.<br />
</br><br />
Nessun genere come il noir ha avuto le palle o l&#8217;ipocrisia di parlare delle realtà. Nella devianza, si annida la risposta. Dimmi che devianza pratica, ti dirò a che punto sei di cottura. I criminali della Fletcher commettono gli illeciti di coltiva ortensie in Maryland. Non esistono neanche. Sono di per sé rassicuranti. E&#8217; pura miopia. Derrick è costretto a indagare su casi che riguardano la borghesia minuta dell&#8217;Europa centrale poco prima della fine della guerra fredda. Qualcosa che possiamo comprendere. Ellroy non soffia sulla polvere sotto il tappeto. Raccoglie l&#8217;acqua dei tombini e ce la tira addosso e ci invita a capirne il gusto. Puro fango. Puro jazz. Puro underworld.<br />
</br><br />
Un grande scrittore di storie di intrigo e cospirazione, John Le Carré &#8211; che nel ramo aveva pure lavorato &#8211; spiegava l&#8217;interesse delle persone più insospettabili per il giallo, la spystory e il noir con la consolante ricerca, da parte di questi individui, di qualcosa di orrendo sotto la realtà quotidiana. Questa dipendenza da una mostruosità sottorranea, invisibile agli occhi, non era altro, secondo JLC, che il misero tentativo di distogliere lo sguardo, di rifiutare l&#8217;orrore (&#8220;l&#8217;orrore, l&#8217;orrore&#8221;) della realtà.<br />
</br><br />
Comunque la pensiate, in una cassetta di sicurezza di un aeroporto di cui preferisco non rivelare il nome ho trovato questo dossierino.<br />
Naturalmente, ho letto ripubblicato il contenuto del plico, previa distruzione.<br />
Buona lettura.<br />
</br><br />
Luca Riposati, Head of Internal Affairs.<br />
Regards.<br />
</br><br />
</br><br />
</i><br />
<font face="courier"><b><font color="black"><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-32.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-32-300x225.jpg" alt="" title="" width="600" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-3496" /></a><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-211.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-211-300x225.jpg" alt="" title="" width="600" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-3497" /></a><br />
</br><br />
IO NON LO FAREI SE FOSSI IN LEI vs<br />
LE CONSIGLIO DI NON LASCIARE LA CITTA&#8217; PER UN PO&#8217;.<br />
CONTROVERSIA JESSICA FLETCHER &#8211; DERRICK.</b><br />
Saggio sulla superiorità immensa di Derrick e della sua eleganza bastarda e zitta rispetto a quella rompiballe bigotta e patinata di Jessica Fletcher.<br />
</br><br />
<b>Simonfrancesco Di Rupo<br />
aka Soul Sailor<br />
24 agosto alle ore 3.01<br />
for your eyes only</b><br />
</br><br />
Al mondo esistono questioni importanti, e una di queste riguarda sicuramente la differenza fra Derrick e Jessica Fletcher.<br />
E’ inutile che leggiate questo annuncio come l’ennesimo giocherello per parlare del più o del meno con l’enfasi di chi sa che gli riesce bene scrivere.<br />
La controversia Derrick-Fletcher investe campi della nostra esistenza molto più densi di quello che si possa pensare. E’ così, perché entrambi incarnano due ideal-tipi della moralità bacchettona e normativista che serve a pulire le strade dai delinquenti e le nostre vite dai pericoli: lui e lei, due forme eterne di sicurezza che l’uomo cerca per contrastare l’altrettanta eternità dell’infrazione della legge, qualunque essa sia. Ma, attenzione: i due tizi sono ben diversi, le due moralità hanno sfaccettature praticamente opposte e chi vi scrive ha tutta la seria intenzione di prendere a bastonate la vecchietta di Cabot Cove a favore del tedesco dall’occhio languido.<br />
</br><br />
<b>Perché?</b> Perché tanto si sa: ogni volta il cretino che viene scoperto da lei spiega tutto l&#8217;avvenuto senza, più razionalmente, farla fuori, salvo poi tirare fuori una pistola da un cassetto. A quel punto lo sceriffo panzuto esce dalle tende e dice &#8220;io non lo farei se fossi in lei&#8221;. Invece le storie di Derrick sono piene di locali notturni a luci viola e whiskey infuocati, parcheggi pericolosi di merda e intrighi psicanalitici a metà fra Adler e Tramonto dell&#8217;Occidente di Spengler. Jessica, mi dispiace ma sei una povera imbecille. Smettila di cagare il cazzo a chi ti ospita in ville facendolo puntualmente arrestare.<br />
Via alle danze.<br />
</br><br />
-	Derrick è gli occhi di tuo padre quando si dimentica di avere figli.<br />
</br><br />
-	Derrick non ha ancora smaltito il passaggio da Kant a Hegel, e stima Nietzsche per la perspicacia, ma non per gli effetti che potrebbe avere nella mente di un uomo con un coltello in mano.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher è una pragmatista che non capisce che senso abbiano le scienze umane quando la matematica e una buona dieta hanno già tutto per la quotidianità e per il successo: anche bevendo thè, intrecciando trame di lana e chiacchierando di cazzate con uno sceriffo ritardato si può scoprire che l’assassino di James non è suo fratello per via dell’eredità ma la fidanzata per via della gelosia nei confronti di Judith.<br />
</br><br />
-	Derrick sa benissimo che la vita fa schifo e che il dolore regna sul mondo molto meglio di Sofocle, e ogni volta che scende in uno schifido club notturno, guarda il bevitore di whiskey con una compassione che non avrebbe nemmeno per sua madre.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher è una copertina di rivista di giardinaggio con due gambe sotto.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher è la vicina sorridente che mentre ti saluta si chiede con sdegno se mangi verdura e sa esattamente da quanti anni e minuti non vai in chiesa.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher è un’amante del divertimento, ma solo quando vede entrare in carcere un insospettabile. Derrick non ama il divertimento, perché sospetta anche di esso.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher è la tipa che a Derrick direbbe “ah che bella la Germania, ci sono stata una volta con l’esercito inglese in visita al Checkpoint Charlie”.<br />
</br><br />
-	Derrick è il tipo che a Jessica Fletcher direbbe “le consiglio di non allontanarsi dalla città per un po’”.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher potrebbe benissimo scrivere un articolo sulla bellezza di invecchiare per Reader’s Digest.<br />
</br><br />
-	Derrick non ama invecchiare, perché odia il fatto che la vecchiaia sia pari alla probabilità di aver perso da più anni l’alibi di essere un neonato.<br />
</br><br />
-	La sigla di Jessica Fletcher sembra scritta da Freddie Mercury con le matite del beauty case su uno specchio di Intimissimi, la sigla di Derrick sembra Richard Wagner nel suo periodo Marlon Brando.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher voterebbe contro il testamento biologico, perché la vita è sacra, soprattutto in carcere, luogo in cui si deve pensare alla propria disfatta personale e morale. E l’utero, in qualche maniera, è già un carcere, motivo per cui lei non scopa.<br />
</br><br />
-	Jessica Fletcher vince sempre contro i malati di mente, i deficienti in quanto a organizzazione: sono i particolari che fottono gli idioti. Jessica Fletcher ti dice: “se proprio vuoi essere un delinquente, almeno non uccidere la gente nella cella frigorifera dicendomi il giorno prima che adori passare le nottate a -20 gradi”.<br />
</br></p>
<p>-    Derrick ha a che vedere con studenti del dottorato di ricerca di Teologia di Friburgo, gente che interpreta la Bibbia e Verità e Menzogna di Nietzsche sentendo la necessità di uccidere la fidanzata. La tragedia non si giudica, succede e basta, e soprattutto, una volta incarcerato il tizio fin troppo intelligente, di certo non c’è nessuna Cabot Cove con ciambelle gratis per poter fare battute sulla pancia dello sceriffo, ma solo l’Occidente che va a pezzi.<br />
</br></p>
<p>-	Jessica Fletcher passa il tempo a farsi fare complimenti per i suoi libri dagli assassini che poi lei sgama. Aspetto che fra l’altro, per la sua consuetudine, fa nascere spontanea la domanda su quando cazzo ha tempo di scrivere quelle cagate, che fra l’altro dovrebbero insegnare agli assassini a uccidere una settimana prima o dopo della venuta della vecchia baldracca. Invece no.<br />
</br></p>
<p>-	Derrick ha un assistente che capisce benissimo cosa accade, un bravissimo investigatore, che lui stima. Ma intimamente sa che gli manca un solido retroterra teoretico, ed è per questo che lui ha l’ultima parola. Jessica Fletcher si affida solo a emeriti imbecilli per evitare di dover bruciare il suo reggiseno in piazza. La sua femminilità e la sua mascolinità sono armonicamente tenute in custodia dalla totale decrescita neuronale dei suoi assistenti, putti asessuati che passano la maggior parte del tempo a incriminare le persone sbagliate e a offrire intuizioni alla vecchia rompicazzo con delle gaffe da teatro del ‘700.<br />
</br></p>
<p>-	Jessica Fletcher non fa sesso perché è inglese, Derrick non fa sesso perché squilla il telefono.<br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F08%2Fnoirealismo-derrick-vs-miss-fletcher%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Noirealismo%3A+Derrick+vs+Miss+Fletcher+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3494" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3494"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/08/noirealismo-derrick-vs-miss-fletcher/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Walwian’s Summer for Dummies Handbooks</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/08/walwiansummerfordummies/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/08/walwiansummerfordummies/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 14:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3448</guid>
		<description><![CDATA[HERE COMES THE The Walwian’s Top Five Summer Drinks]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<center><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/TheWalwiansTopFiveSummerDrinks.pdf"><font size="4"><b><font color="black">HERE</font color></a> <font color="orange">COMES THE<br />
<font size="5"><font color="purple">The Walwian&#8217;s Top Five Summer Drinks</font size></font color><br />
NEVERMIND THE BOLLOCKS.</font size><br />
</br><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/TheWalwiansTopFiveSummerDrinks.pdf"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/image-225x300.jpg" alt="" title="DRINK HERE!" width="225" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-3451" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="4"><font color="orange">Premi o clicca su <a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/TheWalwiansTopFiveSummerDrinks.pdf"><font color="black">&#8220;here&#8221;</font color></a> e fai tua &#8211; per sempre &#8211; la guida portabile alle beviture più consone ad una estate attitudinalmente potabile. Per lui e per lei.</font size></font color><br />
</br><br />
<font size="1"><font color="BLACK">COMPATIBILE CON IPHONE APPLE O DEVICE CONCORRENTI CON CREDENZIALI TECNOLOGICHE IPOTETICAMENTE SUPERIORI MA USABILITA&#8217; MOSTRUOSAMENTE INFERIORE.</center></font size></font color><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<center><font size="20">+</font size></center><br />
</br><br />
</br><br />
<font size=5><font color="RED"><br />
<center>&#038; The Walwian Tribal Affairs Office<br />
<font color="orange">Top 99 Summer Hits</font color></center></font color><br />
</br><br />
</br><br />
<center><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/TheWalwiansTop99SummerHits1.pdf"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto1-225x300.jpg" alt="" title="Listen Here!" width="225" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-3477" /></a></center<br />
</br><br />
</br><br />
</font size><font color="grey">
<p align="justify"></b></font size><font size="3"><br />
2 Hearts / Kylie Minogue 80&#8242;s Life / The Good The Bad &#038; The Queen Albion (Live @ OWALT) / Baby Shambles Arcady / Peter Doherty Arriva Lo Ye-Ye&#8217; / Baustelle Baby Let Me Follow You Down (Live @ Manchester) / Bob Dylan Bustin Surfboards / Pulp Fiction Soundtrack California Waiting / Kings Of Leon La Canzone Di Alain Delon / Baustelle Check On It / Beyonce Come Closer / Dirty Pretty Things Comes A Time / Neill Young Country Honk / Rolling Stones Dear Prudence / Beatles Doesn&#8217;t Remind Me / Audioslave Down By The River / Neill Young Down To The River To Pray / O Brother Where Art Thou Dream On / Chemical Brothers Drinking In LA / Bran Van 3000 E-Pro / Beck Fade Away (Acoustic @ Msn 2007) / Oasis Flowers On The Wall / Pulp Fiction Soundtrack Folsom Prison Blues (Live @ Folsom Prison) / Johnny Cash For What It&#8217;s Worth / Buffalo Springfield French Dog Blues / Baby Shambles Get Together / Fear &#038; Loathing In Las Vegas OST Gimme Shelter / Rolling Stones Girl / Beck Good Night Moon / Shivaree Good Song / Blur Guaranteed (Longer Version) / Eddie Vedder Hey Joe / Jimi Hendrix High And Dry / Radiohead Hit So Hard / Courtney Love &#038; The Holes Hotwax / Beck I Am A Man Of Constant Sorrow / O Brother Where Art Thou I Am A Rock / Simon &#038; Garfunkel I Wanna Live In A Dream In My Record Machine / Oasis I&#8217;ll Be Your Mirror / Velvet Underground If I Were A Carpenter / Johnny Cash In The Future When All&#8217;s Well / Morrissey In The Ghetto / Elvis Presley Just Breathe / Pearl Jam Kelly Watch The Stars / Air Kingdom Of Doom / The Good The Bad &#038; The Queen Like A Rolling Stone (Live @ Manchester) / Bob Dylan Little Wing / Jimi Hendrix Lonesome Town / Pulp Fiction Soundtrack Long Nights / Eddie Vedder Lord Don&#8217;t Slow Me Down (Liam version) / Oasis Lost Cause / Beck Malibu / Courtney Love &#038; The Holes Mama Told Me Not To Come / Fear &#038; Loathing In Las Vegas OST Mrs Robinson (Acoustic) / Beatles Music When The Lights Go Out / Libertines My Medicine / Snoop Dogg Nature Springs / The Good The Bad &#038; The Queen No Ceiling / Eddie Vedder Nowhere Man / Beatles Ohio / Neill Young One Too Many Mornings (Live @ Manchester) / Bob Dylan Out Of Time / Blur Pentoville / Baby Shambles Plastic Hearts / Dirty Pretty Things Pure Shores / All Saints Que Onda Guero / Beck Redemption Song / Joe Strummer &#038; The Mescaleros Revolution (Love) / Beatles San Francisco / Scott McKenzie San Quentin I (Live @ Saint Quentin) / Johnny Cash Say Yes To Michigan / Sufjan Stevens Scarr Tissue / Red Hot Chili Peppers Send Away The Tigers / Manic Street Preachers She Belongs To Me / Bob Dylan Sheepskin Tearaway / Peter Doherty Sitting On The Dock Of The Bay (Live) / Pearl Jam Some Velvet Morning / Primal Scream Songbird (Live) / Oasis Soon Forget / Pearl Jam Stuck Inside Of Mobile With Memphis Blues Again / Bob Dylan Sweet Home Alabama / Lynyrd Skynyrd Talihina Sky / Kings Of Leon Tears Dry On Their Own / Amy Winehouse Tell Me Momma (Live @ Manchester) / Bob Dylan The Man In Me / Bob Dylan There She Goes / La&#8217;s This Time Tomorrow / Kinks Truth Begins / Dirty Pretty Things Union City Blue / Blondie Unstookied Titled / Baby Shambles Le Vacanze Dell&#8217;Ottantatre / Baustelle Whatever / Octopus&#8217; Garden (Live @ Knebworth 1996) / Oasis Where Is My Mind? / Pixies Who Feels Love (Acoustic) / Oasis With Honour / Soul Sailor Yellow Ledbetter (Live) / Pearl Jam You Got The Silver / Rolling Stones You&#8217;Ve Got Her In Yer Pocket / White Stripes You&#8217;ve Got To Hide Your Love Away / Beatles</font size><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F08%2Fwalwiansummerfordummies%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=The+Walwian%E2%80%99s+Summer+for+Dummies+Handbooks+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3448" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3448"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/08/walwiansummerfordummies/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Belle, Sebastian &amp; Bianconi (live?)</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/08/belle-sebastian-bianconi-live/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/08/belle-sebastian-bianconi-live/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 14:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[baustelle]]></category>
		<category><![CDATA[belle & sebastian]]></category>
		<category><![CDATA[bianconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3398</guid>
		<description><![CDATA[Siamo vecchi e stanchi. Fanno 40° percepiti (per la questura, 24).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">
<font face="courier">Siamo vecchi e stanchi. Fanno 40 gradi percepiti (dai più impressionabili, per i veri uomini è freschetto) e avendo noi, qui a Walwian, in ballo la Summer Gig Issue, sarebbe il caso che ce andassimo in giro per concerti. Distratti e irrequieti, esprimiamo giudizi tranchant, del tipo: le band che ci piacciono davvero si sono tutte sciolte. Mentre eravamo intenti a non fare nulla per cambiare la cose, ha bussato alla nostra porta il giovane Marco Frattaruolo. Se c&#8217;è un tipo umano a cui diamo spago, è quello che mette come foto del profilo Huckelberry Finn. Così, il giovane gigwalker, si è autospedito a vedere da vicino l&#8217;alfa e l&#8217;omega della scena indie, right here, right now: i Belle &#038; Sebastian e i Baustelle. Ce li racconta qui sotto, e noi chiosiamo a lato, nella speranza di invecchiare a gratis. E poi non abbiamo resistito alla citazione di Amost Famous &#038; Cameron Crowe. Is this rock &#038; roll?</font face><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font color="orange"><font size="5"><b>LET&#8217;S TALK ABOUT POP &#038; ROLL.</font color></font size></b><br />
<font color="orange"><b>Marco Frattaruolo said</b></font color>:<br />
<font color="black"><b><br />
Più mi avvicinavo alla zona palco, dove qualche ora dopo avrebbero suonato i Belle and Sebastian (si proprio loro, Sebastien, il ragazzino con le gote rosse e Belle, l&#8217;enorme cagnole bianco delle novelle di Cécile Aubry) e i Baustelle (dell&#8217;intellettualissimo Bianconi e della bambola, e che bambola, Bastreghi), e più mi sentivo come un pesce fuor d&#8217;acqua. Motivo? Tutti quei fighettini, chiamiamoli <i>indie</i> (perché così vogliono essere chiamati), vestiti con jeans attillatissimi e nuovi di pacca, camicie a quadrettini (non quelle di flanella da boscaiolo americano, quelle si che son Camicie a Quadri), occhialini alla Woody Allen (di cui ovviamente non conoscono nemmeno l&#8217;esistenza), capelli super fashhhionn e mai fuori posto e tutti belli sbarbati (non perché si radano quotidianamente, piuttosto perché ancora non gli è spuntato nemmeno un micropelo facciale).<br />
Ed io?<br />
Io che mi presento all&#8217;occassione con due basettoni alla Joe Cocker (vedi concerto di Woodstock), barba incolta, jeans usati e lisi (i miei pantaloni da concerto e da stadio!) e camicia di seconda mano che indossava mio zio nel 1985. Avevo, direi, tutti i miei buoni motivi per sentirmi a disagio. Se non fosse che con il passare del tempo, le  bestie mutanti come me, sotto al palco, hanno letteralmente massacrato (di numero) i più fighettini, di cui alla fine non si sentiva più nemmeno l&#8217;odore. Sospiro di sollievo, la gente da concerto non è ancora una specie da considerarsi in via d&#8217;estinzione.<br />
Parlare di un concerto come quello dei Belle and Sebastian risulta essere più &#8220;facile&#8221; del previsto. Facile perché la loro musica in sostanza è veramente l&#8217;abc. Per questo, in qualcosa mi ricordano i tanto osannati Beatles (chissà poi perché, che diavolo avranno fatto mai per attirare su di loro tanta attenzione? Aspettate che lo vado a chiedere a uno di quei tipi con occhialini alla Woody&#8230;). Inoltre, se qualche aspirante chitarrista si vuol prendere la briga di andarsi a leggere le tab del gruppo scozzese, si accorgerà di come le canzoni dei Belle &#038; Sebastian girano e rigirano sempre su quei 4 o 5, toh massimo 6 accordi. Ma è appunto la semplicità delle loro melodie, e dei loro testi, leggeri, personali, gioiosi , che fanno entusiasmare. Pop. Pop con la P maiuscola. Niente indie, niente rock. Pop.  Pezzi come Like a Dylan In The Movie, Get Me Away From Here, I&#8217;m Dying, If You&#8217;re Feeling Sinister, Judy &#038; The Dream Of Horses o The Boy With The Arab Strap, I&#8217;m A Cucko, riescono nell&#8217;impresa di riuscire a far muovere il culo anche a un ceppo di legno come me.<br />
Merito di questa impresa è dovuto al brio del leader Stuart Murdoch, che nel palco non trova mai pace, balla, salta, fa battute, chiama sul palco gente dalla folla, nulla a che vedere con lo Stuart timido e impacciato, dei primi anni, che sembrava obbligato a salire sul palco, e alla simpatia del chitarrista Stevie Jackson.<br />
E poi ti fanno sentire parte della famiglia Sebastian, tanto da festeggiare insieme a noi, &#8220;gente normale&#8221;, il compleanno del batterista Richard, con tanto di bottiglie di spumante. Ed è questa loro semplicità nei modi di fare a conquistarti, a farti diventare Fan ,se ancora esiste questa parola.<br />
<br />
<font size="3"><font color="orange"><br />
&#8220;Suonami una canzone che mi faccia sentire libero/<br />
Nessuno le scrive come una volta/<br />
Così potrei farlo io&#8221;<br />
</font size></font color><br />
</br><br />
Così cantava Stuart Murdoch in Get Me Away From Here I&#8217;m Dying, e mi sento di dire che  ci sia riuscito alla perfezione.<br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font color="orange"><font size="5"><b>LET&#8217;S TALK ABOUT INDIE &#038; ROLL.</font color></font size><br />
<font color="orange">Marco Frattaruolo said</font color>:<br />
Quasi dimenticavo che ad aprire c&#8217;erano i Baustelle. Che dire? C&#8217;è chi li ama e chi ogni volta che sente pronunciare il loro nome storce il naso (troppo snob, troppo qua e troppo la). Io sono uno di quelli a cui piacciono. Mi piacciono sia i primi Baustelle, quelli super lo-fi e super stonati, sia quelli con in tasca un super contratto discografico. E sono anche uno di quelli che considerano Il Bianconi un poeta, perché i suoi testi non son mai banali, che parlino di adolescenza, di sesso, di bambini in un pozzo o di puttane e di qualsiasi altra cosa. Live come sono? Appena son saliti sul palco ho chiuso gli occhi e stretto i denti.<br />
A detta di molti live Il Bianconi è ancora quello superstonato dei primi album. Ho chiuso gli occhi e stretto i denti in attesa del verdetto, stonato o no?!? Alla fine il mio viso si è sciolto in un sorriso liberatorio, il Bianconi non canna (in senso musicale, poi si sa che l&#8217;erba fa male se la si fuma senza stile&#8230;) quasi mai e Rachele lo accompagna dignitosamente.<br />
Posso darvi un consiglio ora? Andate su <a href="http://www.myspace.com/micahphinson"><font color="orange">QUESTA PAGINA</font color></a>, fate partire il player e rileggetevi dall&#8217;inizio alla fine questo mio &#8220;dead report&#8221; con la musica di sottofondo. E&#8217; un esperimento.<br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-12.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-12.jpg" alt="" title="videoclip e giochi vari" width="625" class="aligncenter size-full wp-image-3406" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
<font color="orange"><font size="5"><b>LET&#8217;S TALK ABOUT INDIE &#038; ROLL.</font color></font size><br />
<font color="orange">Marco Frattaruolo said then</font color>:<br />
Spendere due parole sui Baustelle in una torrida estate, barricato in un appartamento di un palazzo nella periferia di Milano, con l&#8217;aria condizionata appicciata, che riporta un po&#8217; di sollievo al mio fisico, alla mia mente, non avrebbe molto senso, se non quello di ammazzare il tempo.<br />
Parlare dei Baustelle da Montepulciano è una cosa molto interessante ma ciò che mi interessa di più è cercare di identificare la figura da filosofo, intellettuale quale quella del Bianconi, e già usare l&#8217;articolo &#8220;del&#8221; davanti al cognome da una certa rilevanza a questo mio tentativo di scovare chi è realmente quest&#8217;uomo smilzo e baffuto, o meglio immaginarmi chi poteva essere in un contesto preciso, quella della Milano anni 70.<br />
Non a caso il Bianconi del 2000 sembra uscire da uno di quei film polizieschi anni 70, pantaloni a zampa, scarponcini a punta, di pelle, rigorosa camicia , giacca e un impermeabile da ispettore Derrick.<br />
Un romantico a Milano. Chiudo gli occhi e mi immagino guarda caso la Milano degli anni 70, quella che non ho vissuto, quella che hanno vissuto i miei &#8220;vecchi&#8221; e di cui ho sentito tanto parlare. La Milano di Vallanzasca che se ne va in giro insieme alla sua banda a fare il bulletto, ok qualcosa di più di un bulletto. La Milano dei derby Mazzola-Rivera, e di un San Siro scoperto.<br />
La Milano delle grandi fabbriche che andavano ricoprendo il verde.<br />
La Milano di Celentano che canta del deturpamento del paesaggio.<br />
La Milano dei milanesi doc che offendo a suon di &#8220;Terunn&#8221; gli italiani del sud che migrano in cerca di fortuna e che rispondono a suon di &#8220;Pulentuuun&#8221;.<br />
La Milano degli anni di piombo e della strage di piazza Fontana.<br />
La Milano degli anarchici e la Milano dei nuovi-fascisti.<br />
E in mezzo a tutto questo? Un romantico che se ne va in giro con i suoi occhiali da vista, da intellettuale, con una grossa montatura, fumando una sigaretta e che si intrufola in un cinema a gustarsi un bel film pasoliniano. Un romantico con un impermeabile beige, che sale in una Fiat 127, che si ferma sotto un palazzo ad aspettare la sua bella e dirigersi sui navigli per una passeggiata romantica mano nella mano. Un romantico seduto sulla sua poltrona di pelle, marrone, posizionata di fianco a un gira dischi che suona un disco di Serge Gainsbourg. Un romantico che stufo della routine di città, apre la finestra, si allaccia il suo cappotto beige e si lascia cadere in una voragine nera, per risbucare sopra un palco a cantare dello squallore dei nostri tempi.<br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-22.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-22.jpg" alt="" title="anche i bambini non hanno scelta." width="625" class="aligncenter size-full wp-image-3407" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>THERE&#8217;S A MAN IN A SUIT WHO&#8217;S GONNA MAKE YOU&#8230;</font color></font size><br />
<font color="purple">Luca said/reply</font color>:<br />
I Baustelle spuntarono fuori intorno al 2001, forse nel 2002. Iniziava lì la nostra gioventù, e il primo ciak fu l&#8217;11 Settembre. E&#8217; molto probabile che questo abbia influenzato tutto quello che abbia letto, visto, sentito e scritto più di quanto il sottoscritto sia disposto ad ammettere pubblicamente. L&#8217;EP dei Baustelli girava sul piatto. Il gruppo parlava fondamentalmente di masturbazione, e nessuno ci fece un gran caso, perché erano gli anni del piccolo rinascimento rock &#038; roll che portò alla ribalta piccole illusioni, come gli Strokes, i White Stripes, i Black Rebel; ma anche qualcuno destinato a rimanere più o meno per sempre, come i Libertines. I vecchi si erano impanati in stagni che non gli appartenevano, combinando patetici e interessantissimi pasticci (Standing On The Shoulder Of Giants degli Oasis e Riot Act dei Pearl Jam probabilmente sono i più begli album brutti dai tempi di Magical Mistery Tour dei Beatles).<br />
I Baustelle hanno arrancato per anni nel limbo dell&#8217;indie prima di esplodere in tv grazie ad un paio di singoli brillanti. Per un brevissimo periodo, sono sembrati essere la band italiana di maggior successo dai tempi dei Bluvertigo. Li andammo a dare un paio di occhiate, e fino all&#8217;ultimo tour, non era gente in grado di stare su un palco in maniera decorosa. Erano fottutamente incerti.<br />
Poi è successo qualcosa, e sono sbocciati. Durante uno degli ultimi concerti, a Roma, si presentarono con una orchestra e un coro vestito da bianco. I fan erano in visibilio. Io avrei voluto lanciare una bottigliata sul palco, per principio, ma ero rimasto scottato da quanto accaduto all&#8217;ultimo loro live. Ho sempre avuto un rapporto burrascoso con i fan dei Baustelle.<br />
<br /><i><font face="times"><font size="2"><br />
-Guarda che qui non si può fumare.<br />
-Cosa?<br />
-Qui non si può fumare!<br />
-No, scusa, credevo che fosse un concerto.<br />
-Mica ti puoi accendere una sigaretta. C&#8217;è gente che non fuma.<br />
-Oh. Cazzo. Il momento in cui il rock &#038; roll è morto.<br />
-Maleducato.<br />
-Vaffanculo.<br />
</br><br />
 </br></i></font face></font size><br />
La maggior parte è gente intelligente e tranquilla, composta e matura. Alcuni leggono anche libri, vanno ai concerti in modo decoroso, non come se fossero parte integrante dello show. A me piacciono le persone violente che ti spintonano, quando sei lì. Mi piace andare in mezzo e poi allontanarmi e fissare il pubblico, da lontano. Il miglior concerto che a cui ho mai assistito è stato quello dei Babyshambles al Piper. Non fu un concerto. Fu una continua rissa nel caos più totale, but we liked it.<br />
E&#8217; una visione infantile, ouì. E&#8217; una visione che si alimenta e alimenta il mito, ne ha bisogno. E&#8217; una simbiosi.<br />
Perché stare ad un concerto non basta.<br />
E&#8217; la continua ricerca di un riscatto immaginario.<br />
E&#8217; il bisogno di sentirsi dire:<br />
&#8220;this is history&#8221;.<br />
Ma questo è un altro campo da gioco.<br />
I Baustelle sono una di quelle band che non è assolutamente in grado di scegliere la scaletta di un concerto. Benché molto probabilmente sia stato l&#8217;unico a lamentarsene, presentare una tracklist piena di suite orchestrali, a metà strada tra la sonorizzazione per un film e live postrock (ben guardandosi di dichiarare apertamente la svolta postrock, per non seminare il panico tra le fasce deboli del pubblico, se davvero c&#8217;è mai stata) è quello che si chiama suicidio, quando hai in repertorio una serie di singoli à la Blur/Pulp francamente irresistibile.<br />
<br />
Il problema, se c&#8217;è un problema, e non ne sono affatto convinto, è nel dna della band. Nonostante ne abbiano la capacità, i Baustelle non saranno mai i Blur, né i Pulp, né una band in grado di contrastare l&#8217;insostenibile quiete di Bianconi. Ma c&#8217;è qualcosa di strano e bello nella band, racchiuso in pugno di canzoni, qualche singolo, che vale, vale molto. Vale più di un ascolto e una scrollata di spalle troppo definitiva. Bianconi è un grande scrittore. Rachele Bastrenghi rimane la tizia che suona la tastiera e mette la voce quando serve.<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>Ascoltare i Baustelle al giorno d&#8217;oggi.</font size></font color><br />
<font color="purple">Luca said/reply</font color>:<br />
Bianconi ha un aspetto sensazionale. E&#8217; la versione calpestata di George Harrison. La sua estetica è squisita, ed è un grosso cruccio non saperlo fatto di anfetamine che sfascia una camera d&#8217;hotel insieme alla <i>petite amie starfucker</i>. Di certo, non è un peccato per <i>lui</i> e per i suoi cari, che staranno pure in pensiero. E&#8217; un peccato per <i>noi</i>, e per i tabloid, e di tutti quelli intimamente convinti che le rockstar prendano i milioni appositamente per farci ridere, con le buone o le cattive. E&#8217; ovvio che, a causa di tare estetiche ormai pressoché inestirpabili, non smetteremo mai di prendere sotto gamba chiunque mostri una minima incertezza davanti al <i>fottuto</i> pubblico. Ma non c&#8217;è tutto nei live. O meglio, non c&#8217;è tutto quello che riguarda i Baustelle. Perché i bijoux, stanno nella scrittura di Bianconi (o del Bianconi, per assecondare una vague meneghina che gli calza a pennello, e dunque va bene anche a noi), nell&#8217;arrangiamento delle atmosfere squisitamente cinematografiche, nel continuo rimando at the movies. C&#8217;è Morricone e c&#8217;è Pasolini, c&#8217;è Leone e un neorealismo pop in questi testi, e fortunatamente, anche nella musica. E&#8217; come se i Baustelle stessero facendo continuamente una colonna sonora. Ancor più profondamente, girano scene, in modo sferzante e veloce, tra il cut di un William Burroughs per famiglie e quello di un Sam Peckinpah all&#8217;acqua tonica, con una affezione verso l&#8217;adolescenza e la prima gioventù che ricordano il piccolo principe del cazzo Salinger. Tutto questo, ritagliato su misura per il <i>right here, right now</i> della nazione. Lo fanno all&#8217;italiana. E di buono fanno questi quadretti, che rimarranno, e son molto precisi. In questa autarchia o giustificato provincialismo, c&#8217;è lo scarto in cui si annida la qualità dei Baustelle, la loro ragione di esistere, e probabilmente quella dignità &#8211; che ci impedisce di massacrarli perché ne sentiamo l&#8217;odore della normalità. Avranno anche un pubblico del cazzo, l&#8217;avranno pure raccolto su MTV, ma in tutta onestà non è un torto. Il torto sta nel fare album per metà belli e per metà del tutto trascurabili, ma il divertimento nel giocare con le scene che mettono in piedi con le parole qui sotto, li rende tanto dei nerd, quanto assolutamente benvenuti, quando prendete la metro o il bus, ed è mattino e le cose sono effettivamente frustranti, che hai solo bisogno di un po&#8217; di pop.<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="green"><font size="6"><b><br />
///////////NEVERMIND THE BOLLOCKS<br />
/////////////////////////////////HERE COMES<br />
/////////////////////////BAUSTELLE LYRICS<br />
///////////////////////THE GREATEST HITS:</font color></font size><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>ANTROPOPHAGUS</font color></font size><br />
Per punizione c’è l’hamburger / Ci spingiamo / Abbiamo barbe / Abbiamo fede / Abbiamo sputi / Abbiamo buchi sul gilet. / Siamo accampati sull’aiuola / La colomba morta vola. / C’è una rissa, bottigliate in faccia / Vuoti a perdere. / Guardiamo i treni e gli areroplani / Russi e Lituani /Ci scambiamo la Peroni e un po’ di tonno in scatola.<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>CHARLIE FA SURF</font color></font size><br />
Mi piace il metal, r&#8217;n'b / ho scaricato tonnelate di / filmati porno / e vado in chiesa e faccio sport / prendo pastiglie che contengono / paroxetina<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>IL LIBERISMO HA I GIORNI CONTATI</font color></font size><br />
Per questo le avanguardie erano ok, / almeno fino al ’66 / Ma ormai la fine va da sé / E’ inevitabile / Anna pensa di soccombere al Mercato / Vede la fine in metropolitana, / nella puttana che le si siede a fianco / Nel tizio stanco / Nella sua borsa di Dior / Muore il Mercato per autoconsunzione / Non è peccato, e non è Marx &#038; Engels.<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5">SPAGHETTI WESTERN</font color></font size><br />
Clint Eastwood è un signore / ha fatto grandi film / i nostri pomodori sono buoni / il mondo va così / &#8220;se vuoi lavorare&#8221; disse il caporale a un altro disperato / &#8220;porta la tua donna che la scopa il capo / se vuoi lavorare&#8221; / poi prese il cellulare / sputò a terra e ritornò alla jeep / Lee Van Cleef è morto, è morto Volontè / i nostri imprenditori sono esperti / il mondo è quel che è<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>COLOMBO</font color></font size><br />
La logica spietata del profitto  / o chissà cosa ci fa figli  / dell’Impero Culturale Occidentale / Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce / Arriva un investigatore, ci deduce l’anima / La nostra cognizione del dolore illumina / Siamo scrittori in crisi a Beverly Hills / E siamo John Cassavetes / Siamo i dentisti di Los Angeles / Ed adoriamo il potere come te<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>LA CANZONE DI ALAIN DELON</font color></font size><br />
Io già nel novantasei / Avevo fame di storie / Vi raccontavo di me / Non c’era da stare allegri / Rubare negli autogrill / Ti rende Alain Delon / Com’ero bello / Quando stavi con me / Ero più vecchio / Quando stavi con me / Soltanto adesso so / Che sono diverso / Sono sporco / Avevo torto marcio / Tu piangevi / Io già recitavo / Erano anni che studiavo Alain Delon / Piangevo<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>ARRIVA LO YE-YE&#8217;</font color></font size><br />
Dammi una sigaretta, &#8220;Copenhagen&#8221; / Fammi vedere gli occhi / La tua pelle esce da scollature / Ferisce mortalmente / Baciami bella bionda / Sulle stelle / Passano / Le straniere comprano / Le fontane crollano / Sono come me / Vengono da tristezze artiche / Nei locali cercano / Forme di ye-yé<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>UN ROMANTICO A MILANO</font color></font size><br />
Mamma / che ne dici di un romantico a Milano? / fra i Manzoni preferisco quello vero: Piero / Leggi<br />
c&#8217;è un maniaco sul &#8216;Corriere della Sera&#8217; / la sua mano per la zingara di Brera / è nera / Fuggi / cosa fuggi non c&#8217;è modo di scappare / ho la febbre ma ti porto fuori a bere / non è niente stai tranquilla è solo il cuore<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>I PROVINCIALI</font color></font size><br />
morire la domenica / chiesa cattolica / estetica anestetica / provincia cronica  / Si vende amore tossico / &#8216;ndrangheta e camorra / più Gomorra e meno Sodoma / denunciasi calamità di mariuana e crimine<br />
</br><br />
</br><br />
<font color="purple"><font size="5"><b>IL CORVO JOE</font color></font size><br />
I barboni mi guardano mentre mastico la lucertola / anche oggi è domenica tutta d&#8217;oro la gente luccica / mentre osserva le anatre inventandosi la felicità / I borghesi si siedono e poi leggono il giornale / i ragazzi si baciano, / mezzogiorno sta per scoccare / senza grazia e gracchiando mi avvicino e poi li supplico<br />
</br><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-4.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-4.jpg" alt="" title="baustelle 1/2" width="625" class="aligncenter size-full wp-image-3408" /></a><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-5.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-5.jpg" alt="" title="some girl are bigger than others. true." width="625" class="aligncenter size-full wp-image-3409" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font face="times"><font size="3"><font color="black"><i>nota: purtroppo non sono citate lyrics dall&#8217;ultimo album dei Baustelle, in quanto chi scrive ha ritenuto più opportuno ascoltare compulsivamente Let It Bleed dei Rolling Stones e parte del Greatest Hits di Neil Young, per una serie di ragioni che sarebbe inopportuno e ridondante stare a specificare. Regards.<br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</font color></font size></b></font></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F08%2Fbelle-sebastian-bianconi-live%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Belle%2C+Sebastian+%26+Bianconi+%28live%3F%29+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3398" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3398"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/08/belle-sebastian-bianconi-live/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>unòrsominòre. &amp; Tre Canzoni per la Repubblica Italiana.</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/08/unorsominore3canzoni/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/08/unorsominore3canzoni/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 20:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3339</guid>
		<description><![CDATA[Nuovo Ep di Emiliano, unòrsominòre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="times"><font color="grey"><i><br />
<P ALIGN="JUSTIFY"><br />
Mentre &#8220;eravamo in Africa&#8221; a guardare il pallone, sono successe un po&#8217; di cose, qui. Come da copione, ci siamo lasciati distrarre, ed il &#8220;circensem&#8221; ha attutito tutto, per poi far riemergere la realtà con inquietante stridore. Mentre ci atteggiavamo a squillo d&#8217;alto bordo in locali chic, o parlavamo con frasi smozzicate in un bar di provincia &#8211; non fa alcuna differenza &#8211; la nostra Repubblica è sprofondata un po&#8217; di più (no, molto di più) nel Basso Impero. Lo abbiamo visto. Lo abbiamo capito. Non abbiamo fatto nulla. Non eravamo lacerati dalla scelta del cavallo sui cui puntare: in redazione la parola endorsement è stata inserita in qualsiasi frase, con pervicace ostentazione. Semplicemente, c&#8217;è mancato l&#8217;animo e il cuore. O meglio: non c&#8217;è stato abbastanza amore per le persone. Il sottoscritto, a titolo strettamente personale, dopo essersi fatto venire i conati pre-infarto a causa del pestaggio degli Aquilani live @ Roma, ha valutato che facesse troppo tardi.<br />
Al contrario, Emiliano unòrsominòre., ha fatto l&#8217;unica cosa decente, un ottimo gesto. Ha inciso un disco. Lui è un musicista. Lui scrive musica. Ma stavolta non ha inciso canzoni sue: ha lasciato che a parlare fossero le parole di Altri. Il perché ce lo spiega in questa chiacchierata.<br />
Quando le bugie che si dicono vanno sempre più giù e i muri della nazione crollano in putrefazione, se sei un musicista, con un animo pensante, non ti rimane altro da fare che prendere la chitarra e provare a dirlo nel tuo modo. Suonando e cantando. E&#8217; una cosa importantissima, è una cosa dolorosa e bella. E&#8217; una cosa forte, come tutti i gesti che lasciano tracce, che dichiarano un posizione, un punto di vista, e che in qualche modo spostano l&#8217;equilibrio o che condensano un senso comune sottostante, ma invisibile. C&#8217;è un che di tenero e disperato, nel giungere alla conclusione che sia necessario usare la propria arte, per dire che le cose non vanno.<br />
</font face></font color></i></p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-11.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-11.jpg" alt="" title="unèpminòre?" width="625" class="aligncenter size-full wp-image-3384" /></a><br />
<font color="green"><font size="4"><b><br />
TRE CANZONI PER LA REPUBBLICA ITALIANA</font size></font color><font color="red"><br />
<font size="5">povera patria / battiato<br />
la domenica delle salme / de andrè<br />
quando le vedi anche / gaber<br />
</font color></font size></b><a href="http://www.myspace.com/unorsominore"><font color="black"><b>CLICK HERE TO PLAY THE SONGS</a><br />
<br />
<font size="10">+</font size><font color="black"><b></font size><br />
<font size="3">CONVERSAZIONE TRA EMILIANO M, aka unòrsominòre. &#038; LUCA R, Walwian Head Of Tribal Affairs Office.</font size><br />
</br><P ALIGN="JUSTIFY"><br />
Luca:<br />
(canticchiando) &#8230;we live in the nation, and there&#8217;s no easy wayout. Ci piacerebbe essere un&#8217;altra nazione, e non ricordarci di quel che siamo, e costruirci le nostre case, nuove di zecca. Passare davanti al congresso di un partito, e poter dire con certezza &#8220;quello è rosso!&#8221;, &#8220;quello è nero!&#8221;, &#8220;quello è bianco!&#8221;. Invece Mr B. ci vende <i>la visione</i> da quando abbiamo 13 anni, è lui che detta il tango di quel che è rilevante dire, e quello che non lo è.<br />
Non si può parlare di niente, al di là di come la si pensi sui massimi sistemi, senza convenire che in Italia, oggi stanno accadendo alcune cose. La prima, la più ineluttabile, è che la crisi è <i>strutturale</i>: vuol dire che son sbagliate le regole del gioco, che il campo è disegnato male e che andrebbe buttato giù tutto e rifatto da zero. Siamo un paese zombie. Ci muoviamo, ci nutriamo. Ma non siamo vivi. Siamo non-morti. Siamo devastati ovunque da cancrene e metastasi. Il principio di responsabilità è annacquato da vaghe accuse alla <i>politica</i>. Ma le responsabilità, nei posti civili, sono di chi governa (in America &#8211; un posto civile? &#8211; ad Obama viene imputato il disastro della BP, o quanto meno la mancata felice risoluzione del problema). Qualcosa può funzionare, ouì. Ma è episodico, perché se si asseconda il flusso delle cose, non si riesce a fare niente di buono. Bisogna creare delle eccezioni. E questo è male. E&#8217; una disgrazia. Vuol dire che il piano è inclinato sul lato del disfacimento e della miseria, economica, politica, sociale, culturale, esistenziale.<br />
<br />
Emiliano:<br />
<font color="red">In questo laboratorio a forma di stivale le malepiante son sempre cresciute rigogliose, e oggi l&#8217;anomalia italiana c&#8217;è, esiste, ancora una volta. in nessun altro paese democratico oggi sarebbero concesse certe derive che qui passano per folclore, per &#8220;così fan tutti&#8221; &#8211; nemmeno in Grecia, nemmeno in sudamerica. Ma la stiamo esportando questa malapianta, nel già visto ciclo del deteriore l&#8217;italia sta insegnando al resto del mondo che si può fare, che con pazienza, faccia tosta, denaro e sorrisi si può comprare ogni cosa, compresa la voglia di una nazione di creare le basi perché le generazioni che verranno possano prosperare.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Mi piace molto che tu abbia citato l&#8217;Italia come laboratorio, si vede che leggi i giornali francesi della rive gauche. All&#8217;inizio, mi pare di aver capito, che ci pigliavano tutti in giro. Oggi, gli osservatori più accorti, sono terrorizzati. Dicono che l&#8217;Italia è sempre stata il laboratorio politico d&#8217;Europa: prima è accaduto da noi, poi gli altri l&#8217;anno esportato.<br />
Anche dal punto di vista del buongusto (e intendiamo con buongusto anche cose più importanti, come l&#8217;etica, la gestald e la morale) siamo al tracollo. La nazione è spaccata in due: per una parte di italiani, è stato creato il mondo perfetto, dal punto di vista dialettico, estetico, della rappresentazione del sé e della collettività. Una visione, populista, volgare, avvilente, ipocrita, mostruosamente gelatinosa e non-qualitativa, dove il mediocre e il gretto trovano una automatica ed appagante celebrazione, con protervia e violenza. E&#8217; estenuante vedere &#8211; in tutti i campi &#8211; che quello che prima veniva additato come &#8220;male/brutto/stupido&#8221;, oggi sia elevato a lifestyle. La colpa, senza dubbio, è dell&#8217;opera, ormai ventennale, dei mezzi di informazione controllati da Mr. Berlusconi, che hanno creato cornice e contenuti giusti, per appagare i più bassi istinti di un popolo ferino e manicheo come quello italiano. Ovvio che l&#8217;altra parte, non così minoritaria, non così disunita come la si dipinge (nrd, attraverso i media&#8230;) non possa far altro che odiare, in modo profondo, irriducibile, assoluto cotanto scempio, gli autori, i vassalli, e chi ne gode. In America, non per andare a rivangare, Obama Barack ha vinto con la pipa in bocca semplicemente dicendo <i>&#8220;change&#8221;</i>. Cosa ne pensi, del cambiamento? Come funziona, da noi?<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">”Change” lo dicono tutti pure qua; il problema è che non sono credibili, nessuno lo è più, nè chi dice “change” e intanto lascia tutto com’è, nè chi lo dice pensado davvero di cambiare qualcosa passettino per passettino. Ma per cambiare qiualcosa sarebbe davvero necessario un rovesciamento di prospettiva radicale, non piccoli aggiustamenti. Ma come si può immaginarlo in un paese in cui le corporazioni sono così potenti da controllare e tenere in scacco l&#8217;intera classe politica? In cui una monarchia assoluta estera ha ancora capacità di ingerenza così forte nella cosa pubblica (parlo ovviamente del Vaticano)? In cui metà della nazione è letteralmente in mano alla malavita organizzata e fa affari con i grandi imprenditori? In cui conta solo il &#8220;mio, qui e adesso&#8221;, e chi è fuori è sempre e solo una minaccia? In cui si discute mesi se a decidere della vita di una ragazza incosciente debbano essere i suoi genitori o i vescovi e il governo? E potrei continuare a lungo, ogni giorno è uno stillicidio continuativo della ragione ad opera degli istinti più meschini.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Non c&#8217;è possibiità di cambiamento dunque.<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Quello che non si è capito, nè noialtri qua sotto nè &#8211; di questo sono convinto, ed è ancora più terribile &#8211; la maggior parte di loro lassù, è che per porre le basi di questo consenso straripante si sono inquinate le acque in modo devastante, e alla sorgente, di modo che anche quando questo governo cadrà, quando questo presidente del consiglio morirà, quando questa classe dirigente non ci sarà più perché esplosa, implosa o semplicemente consumata dagli anni, anche allora ci sarà invece una nazione in ginocchio, prosciugata culturalmente, instupidita e indebolita. Questo lo capisce <i>qualcuno</i>, ma la maggior parte delle gelmini e dei gasparri non lo capisce; il loro mondo è lontano dal nostro, i loro problemi non sono i nostri, e loro non vedono <i>il male</i> che stanno impunemente compiendo, e anzi si sentono crociati e combatteranno sempre dalla aprte di chi li ha miracolati rendendoli potenti e invidiati, da paria che erano.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Il problema grosso è che questo establishment, per poter governare, o meglio, per detenere meglio il potere, ha messo in opera dei cambiamenti culturali più profondi di quel che era necessario per avere il mero consenso. Qui si parla di imbarbarimento, non-recuperabile. Qui si parla di intere generazioni civilmente bruciate, perse.<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Esattamente&#8230;</font color><br />
</br><br />
Ma qui si parla ancora di mal comune. Nel frattempo i nostri diritti personali, i diritti fondamentali, sono stati, se non cancellati, pesantemente ridimensionati. Ad esempio, e questa è una cosa che ci riguarda tutti, il Parlamento, con dentro una maggioranza che ormai è nota a tutti, ha formulato delle leggi per il mercato del lavoro, che hanno introdotto tipi di contratto che permettono la sopravvivenza, de facto, nel nostro Paese, dell&#8217;istituto della schiavitù &#8211; è stata assecondata una vague neo-liberista che si è rivelata devastante, ovunque applicata con metodo. E&#8217; venuta a cadere, ad esempio, la garanzia che il lavoro debba essere sicuramente retribuito in modo proporzionale al contesto e al livello a cui si presta opera. E questa cosa, riguarda proprio tutti, da chi legge Kant e a chi prende la cocaina in discoteca e ama guardare la tv. Il problema è che i secondi, meno informati, meno intelligenti, meno colti, decidono pure per i primi, essendo maggioranza. L&#8217;idea sarebbe di educare/informare tutti a un livello tale da evitare queste imbarazzanti situazioni, ma questo, non è stato proprio possibile, no?<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Ma guarda, educare tutti non sarebbe comunque possibile non solo perché lasciarsi educare è impegnativo, ma anche perché nel momento in cui il numero di persone consapevoli fosse sufficientemente alto, i movimenti di protesta diventerebbero incontrollabili, e si arriverebbe a uno scontro aperto, e violento, con la reazione. È un po’ quello che in italia è successo negli anni 70, anche se anche allora le strumentalizzazioni ci furono eccome. Ma il punto è che lo spauracchio della guerra civile, dell&#8217;escalation della violenza, è stato usato da allora come argine contro la nascita di movimenti spontanei: qualunque azione che implichi uno scontro &#8220;violento&#8221; oggi è improponibile in partenza, non perché si è visto che non porta ai risultati che vorrebbe raggiungere, ma perché la violenza è considerata male assoluto in sè &#8211; come se fosse possibile schiodare qualcuno di lor signori pregandolo di farsi da parte, con le buone maniere. E in ogni caso chi si arrischierebbe a perdere il suo lavoro, il suo tv al plasma e la sua connessione ADSL per rischiare di partecipare a una rivolta che si sa, non serve mai a niente? Ormai nemmeno far sentire il proprio dissenso pacificamente è consentito: guarda cos&#8217;è successo nove anni fa a Genova. Così tutto torna, il cerchio si chiude: educare tutti è male, farsi educare è faticoso, molto meglio guardare le tette di Tinì Cansino alla tele e imparare a ridere del Tenerone o ai litigi dall&#8217;onorevole Barbareschi a C&#8217;eravamo tanto amati, così noi si è più ignoranti, più rincoglioniti e meno pericolosi, e a loro nessuno dà più fastidio. è tutto così semplice&#8230; .</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Forse la soluzione sarebbe una selezione darwiniana delle idee, una continua selezione che permette alle idee deboli o cattive di essere scalzate da visioni e idee &#8220;buone&#8221;. Dove per <i>buono</i> si intende qualcosa che tenga conto del bene comune, della collettività, e non di interessi particolari. Ma siamo in una democrazia rappresentativa, che fine fa la partecipazione? Io ho sempre trovato l&#8217;attivismo, in questo contesto &#8211; non è possibile contrastare il monopolio mediatico di pochi, se non c&#8217;è vera concorrenza &#8211; vacuo. Ecco, che cosa a proposito dei <i>giovani</i>, dovrebbero essere loro gli attori del cambiamento?<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Ma no, chi glielo fa fare? I giovani non sono meglio dei loro vecchi, ai giovani magari piace semplicemente pensare di essere comunque “contro”, e allora ecco pronta tutta una serie di innocui anticonformismi pret-a-porter, con cui tutti possono sentirti un po&#8217; contestatori, e confondersi, e pensare di cambiare lo stato delle cose quando invece si cambia lo status su facebook.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
I poveri iraniani si sono rivoltati per strada e su Twitter. Non sono stati fortunati, vivono in una situazione avversa: non hanno i numeri. Noi siamo incastrati nella quotidianità, ognuno torna casa, bene o male, alla sera.<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Esatto. E poi &#8220;ognuno è democratico e popolare&#8221;, ognuno è pronto a puntare il dito, per poi fermare l&#8217;analisi quando le sue conseguenze arrivano a toccarlo in prima persona e a metterlo in crisi con le sue proprie abitudini e debolezze.<br />
La democrazia è solo la forma di governo meno peggiore che si è riusciti a inventare finora: non è l&#8217;unica possibile, non è la migliore in assoluto, non è infallibile. Anzi, fallisce di continuo. E chi è in grado di vedere l&#8217;anello debole della catena capisce come fare per approfittarne: controllare i mezzi di comunicazione significa creare consenso, e in democrazia si vince col consenso più largo, non con l&#8217;idea migliore. Non lo dico io, lo dicono <i>loro</i>: è scritto chiaro e tondo nel Piano di rinascita democratica, che è il documento programmatico di una certa associazione segreta e fuori legge cui l&#8217;attuale presidente del consiglio era affiliato insieme a tanti dei suoi omini.<br />
La tragedia che non si vuol riconoscere è che ciascuno se ne tira fuori pensando di non far nulla di male, in fondo, e non vede come in ogni piccolo gesto quotidiano sia nascosta un&#8217;insidia, quella del fare branco, del muoversi insieme alla massa instupidita dai proclami. Una volta obbligavano a marciare in fila con i fucili, oggi ti invogliano a farlo con le insegne luminose, la cempions lig, emtivì.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Condivido in parte le tue parole. MTV ha sancito la fine del rock &#038; roll, ed ha ucciso ogni cosa che ha toccato. Sulla Champions preferisco non esprimere opinioni. Ma proseguiamo.<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Guarda, c&#8217;è un fatto su tutti: il ruolo che in questo paese viene dato all&#8217;istruzione, alla cultura, all&#8217;università. Per uscire da una crisi si deve investire sulla ricerca, questo è così ovvio da dar fastidio a ripeterlo. Ma qui, qui non si fa, e anzi si taglia, si minimizza, si confondono le acque. E la cultura non è solo considerata non necessaria: è derisa, umiliata, lasciata in disparte come roba da sfigati e quello che conta, anche in ambienti insospettabili, è l&#8217;aperitivo, la frase a effetto, l&#8217;essere amico dell&#8217;amico.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Io credo che tu abbia ragione su questo. Il problema è che ormai siamo in competizione su scala planetaria, con altri paesi, altre realtà. E&#8217; la globalizzazione bellezza. E non credo che le raccomandazioni e il clientelismo possano contrastare il fatto che altrove vivono, pensano, producono, fanno meglio e di più di noi. Il vero crimine della classe politica &#8211; a parte le illegalità passeggere &#8211; è stato voler privare i giovani della conoscenza. Il futuro, la leva competitiva, è la conoscenza, il know how. E&#8217; il nostro unico ombrello. Ce l&#8217;hanno tolto. E&#8217; una scelta di una gravità politica inaudita.<br />
Un tema sottotraccia, quello della violenza, che tu prima hai evocato parlando dell&#8217;ignoranza e della reazione al potere. In realtà l&#8217;arroganza assoluta del potere, la sua impenetrabilità, in un contesto fondamentalmente violento e feroce come quello italiano, è molto pericolosa. Il mio vero timore è che prima o poi la reazione, non trovando sbocco politico o civile, si condensi in qualcosa di simile al <i>terrorismo</i>. E il terrorismo, porta solo due cose: sangue e restringimento dei diritti civili e delle libertà dei singoli. Prima o poi accadrà qualcosa di brutto, io spero solo che ci sia una mollezza e una superficialità tale da far rimanere con le mani i mano chiunque. Un altro punto, è quello più controverso e quello potenzialmente più foriero di polemiche. A tutti piace la destra liberale&#8230;<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Comunque, non A TUTTI piace la destra liberale. (<i>sorride</i>)</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Parla per te! Io starei a frequentare conservatori tutto il tempo! Ma non è questo il punto. Nessun uomo avveduto, che abbia una minima esperienza del mondo e viva con retta serenità le cose della nazione, si sognerebbe di lanciare strepiti perché il paese è governato dai <i>conservatori</i>, o <i>tories</i>, o <i>repubblicani</i>. Si può contestare il fatto che la classica ricetta di destra funzioni. In Italia questo non si può dire, non si può parlare di politica. Perché il campo da gioco è un altro: semplicemente, il governo composto da spregiudicati post-socialisti-neo-liberisti più gli sgherri del pugno duro, agisce ormai oltre il confine della legalità. Si può dire che ogni atto del governo, ormai sia illegale, anti costituzionale quando non direttamente criminoso. Siamo nell&#8217;illegalità più totale, ovvio che ogni proposta e ogni provvedimento non possa essere più accolto come potabile dall&#8217;opinione pubblica. Siamo in una situazione grave: il malaffare è diffuso a tutti i livelli della politica, il governo non è più in grado di proferire parola che sia civilmente accettabile né di compiere atti che siano accettabili da un punto di vista politico, etico, legale o costituzionale.Prima tu hai, in modo pio e civile, ricordato una cosa tremenda: il progetto politico della destra di Mr Berlusconi, in Italia, è coincidente con il piano della P2 (a proposito, chi non sa di cosa stiamo parlando, andrebbe privato del voto per una questione di sicurezza nazionale: è come se a Firenze avessero eletto sindaco Pacciani perché la maggior parte dei fiorentini non aveva seguito gli sviluppi dell&#8217;inchiesta sul mostro). Tutto questo per dire, ad esempio, che il 2 agosto è l&#8217;anniversario della Strage della Stazione di Bologna, a cui il governo ha deciso di non presenziare. Il quadro generale è tetro, a tinte fosche, invaso dall&#8217;orrore. E tu, in tutto questo, tu te ne esci con cosa? Con un disco? Cosa credi, di essere il <i>fottuto John Lennon</i>?<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Ah ah ah, ma magari, se lo fossi qualcuno mi darebbe retta. Mi chiedo invece dove siano i Lennon incazzati della musica italiana, quelli che potrebbero urlare con le loro “voci potenti, adatte per il vaffanculo”… Ma insomma, questo ep. Sai, per un piccolo artista indipendente investire tempo, energie e soldi dando alle stampe una raccolta di tre cover &#8220;classiche&#8221;, per niente cool, è davvero un suicidio commerciale, e rischia di esserlo anche dal punto di vista dell&#8217;&#8221;immagine&#8221;, qualunque cosa sia questa &#8220;immagine&#8221;. Arrivano critiche per non aver proposto nulla di nuovo, di personale &#8211; quello che conta è sempre dire <i>qualcosa di nuovo</i>, conta poco che sia importante quel che si dice, l&#8217;idea romantica ottocentesca dell&#8217;artista come genio individuale non si è ancora tolta dai coglioni. Avrei potuto aspettare di aver pronte un po&#8217; di canzoni nuove, incidere quelle, ed evitare quello che può anche sembrare un atto di presenzialismo a tutti i costi. Ma semplicemente ho sentito il bisogno di rompere il silenzio, e mi è parso che usare le parole e le musiche dei tre grandi maestri che ho scelto, fosse qualcosa di insieme più efficace e più &#8220;necessario&#8221;, che aggiungere la mia goccia al mare delle voci che oggi disordinatamente cantano di un malessere più o meno vago. Chi questo non lo vede e si domanda che bisogno ci sia di un&#8217;operazione di questo tipo&#8230; bè, non so cosa farci.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Benché gli individualisti ci piacciano molto, per la loro innata tendenza ad una certa sincerità sociale e una peculiare impermeabilità alle <i>ipocrisie vittoriane</i>, io credo che sia giusto <i>battere un colpo</i>. A questo scopo la scelta di usare cover mi sembra perfetta. Mi pare chiaro che tu hai scelto di usare un linguaggio specifico, usare le parole e le canzoni di persone che ormai sono parte del patrimonio culturale collettivo. Questo a me sembra chiarissimo: il medium è messaggio: il tuo messaggio arriva cento volte più chiaro facendo una cover di Gaber o Guthrie, che scrivendo un nuovo pezzo: tutti sanno cosa vuoi dire quando suoni De Andrè. E&#8217; inequivocabile. E&#8217; stata una scelta lucidissima.<br />
Se c&#8217;è qualcosa che in questo campo da gioco non trovo divertente, è l&#8217;ambiguità. Io credo che il tuo lavoro sia assolutamente non-ambiguo. Io credo che poi tu riconosca &#8211; e questo è un discorso a parte &#8211; l&#8217;importanza del rock &#038; roll. Perdonami se uso questa espressione, ma quando uno si siede con la chitarra e con un certo spirito, sta facendo esattamente quello. E dunque c&#8217;è la questione estetica dell&#8217;Ep, perché poi va ascoltato, mica appeso al muro per strada. E il disco è bello. E&#8217; di una bellezza discreta, perché tre canzoni si fa presto ad ascoltarle, e per questa sua brevità costringe al riascolto, e ogni volta le parole tornano, tornano e tornano. E qui sta il tuo lavoro, dire le cose in musica. E come si dice, tu hai interpretato in una maniera così onesta la questione delle cover, che credo che una certa sincerità &#8211; non vorrei essere melodrammatico, direi che sei accorato con controllo &#8211; viene fuori dal modo in cui tocchi la chitarra e canti i versi. C&#8217;è controllo ed intelligenza, ci sono le tracce di un coinvolgimento, non di pancia, non viscerale. C&#8217;è una scelta precisa. Una scelta che è tale perché prevede che tu abbia deciso di suonare in un certo modo quelle canzoni. Direi che seppur cover, diventa una questione personale, personale, come quelle cose che riguardano tutti.<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">Ti ringrazio davvero. Come ho scritto sul documento che è allegato all&#8217;Ep, i tre brani che ho scelto di reintepretare vogliono costituire un percorso unico, che parte dal prendere coscienza dello stato delle cose (Povera Patria), passa dal cercarne le origini nella storia recente (La Domenica delle Salme) e termina col cercarne le cause reali e ultime dentro di noi (Quando Lo Vedi Anche). Il messaggio che vorrei lanciare attraverso le canzoni di Battiato,  De Andrè e Gaber è: il degrado che ci circonda non è solo fuori ma ce lo portiamo anche dentro, è colpa nostra e delle nostre debolezze, non siamo attori protagonisti ma nemmeno spettatori innocenti: siamo comparse complici.</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
E&#8217; l&#8217;ebbrezza di vivere in un posto in cui si vota: qualsiasi cosa accada è colpa anche nostra. Ognuno secondo le sue capacità e le sue possibilità, ma ognuno fa parte della narrazione, né protagonista, né spettatore, hai ragione. Se il governo fa schifo, fa schifo chi l&#8217;ha eletto. Se fa schifo l&#8217;establishment, fa schifo la società da cui è emerso. Non siamo sotto crudele dominazione straniera, lo stiamo facendo noi italiani, noi opinione pubblica, noi classe dirigente.<br />
</br><br />
Emiliano:<br />
<font color="red">&#8220;Vogliono farla tutti questa rivoluzione, e poi non la fa nessuno, meno che mai coloro che si definiscono rivoluzionari, perchè con le loro rivoluzioni non cambia che il padrone, il regime. La rivoluzione non si comanda. Esiste un&#8217;unica rivoluzione possibile ed è quella che si fa da soli, quella che avviene nell&#8217;individuo, che si sviluppa in lui con lentezza, con pazienza, con disubbedienza! La rivoluzione è pazienza, è disubbidienza: non è fretta, non è caos, non è ciò che vi raccontano i demagoghi con la bacchetta fatata. Non date retta a chi vi promette miracoli, non date retta a chi si impegna a cambiare le cose in quattro e quattr&#8217;otto come un mago. I maghi non esistono, i miracoli non esistono. I demiurghi si fanno beffe di voi, brutti scemi, che siete abituati a farvi prendere per il naso da tutti, a subire; questa facciata di democrazia può essere abbattuta con un soffio se seguite le chiacchiere dei falsi rivoluzionari! E voi non ve ne accorgete. Perché non pensate. Tanto c&#8217;è sempre qualcuno che pensa per voi, che decide per voi: padrone-dimmi-cosa-devo-fare, compagno-dimmi-cosa-devo-pensare.&#8221; (Alekos Panagulis, tramite Oriana Fallaci)</font color><br />
</br><br />
Luca:<br />
Questo è un vero colpo basso. Ma è proprio così che dovrebbe andare. La citazione è l&#8217;arma più forte. Vale per le cover, vale per le virgolette quando parli. E comunque non è che sia l&#8217;unica alternativa. Possiamo anche emigrare, andare a fare gli apolidi in un posto che ci piace di più. C&#8217;è solo un problema, alcuni di noi si ostinano a ritenere che <i>this land is our land</i>.<br />
</br><br />
</br><br />
<a href="http://www.unorsominore.it"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/08/foto-21.jpg" alt="" title="se premi qui..." width="625" class="aligncenter size-full wp-image-3385" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F08%2Funorsominore3canzoni%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=un%C3%B2rsomin%C3%B2re.+%26+Tre+Canzoni+per+la+Repubblica+Italiana.+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3339" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3339"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/08/unorsominore3canzoni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fear &amp; Loathing @ the Jazz Fest.</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/07/umbriajazz/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/07/umbriajazz/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 22:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[ostia film fest]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[british petroleum]]></category>
		<category><![CDATA[italian government]]></category>
		<category><![CDATA[ride]]></category>
		<category><![CDATA[umbria jazz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3267</guid>
		<description><![CDATA[Siamo andati a vedere cosa accade nel cuore felice d'Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="black"><br />
<font size="4"><br />
<center><i><font face="Times">Ho smarrito i foglietti.<br />
Avevo scritto sui foglietti per non dimenticare.<br />
Li ho persi. Non ho dimenticato.<br />
Non è possibile dimenticare.</i></font face><b></center><br />
</font size><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<P ALIGN="JUSTIFY"><br />
<font size="5"><b>Partenza.</font size></b><br />
La radio blatera stronzate. La radio è vita. tieni accesa la radio, ti aiuta a tenere l&#8217;anima dentro i denti. Nella Big R fanno 36 gradi. Ci sono due posti in cui fa più caldo: Bolzano e Perugia. Bolzano è: cripto crucchi e squadre in ritiro, alberi e bilinguismo. Perugia è un catino bollente dove potrebbe accadere qualcosa, forse sta già accadendo. Perugia è provincia italiana doc, studenti, immigrati di seconda generazione, droga, cazzate massoniche alla salsa di pomodoro, intrigo, cospirazione, una procura frizzante, qualche omicidio e pub per gli erasmus. Perugia è grosso casino di stratificazioni e mix del tutto improvvisati. A Perugia fanno due gradi in più che nella Big R e c&#8217;è l&#8217;Umbria Jazz. Andiamo a vedere che succede, andiamo a bollire nel blues. Andiamo a provare 40 gradi percepiti e drink annacquati.<br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><b>Senza addurre motivazioni oggettive.</font size></b><br />
Flashback. Qualche giorno prima. Ascolta la radio. La radio dice che li stanno pestando. Non devono arrivare a protestare davanti al palazzo. E&#8217; chiaro che sia stato il governo a dire <i>&#8220;non si deve vedere. non ci deve essere la scena. CUT.&#8221;</i> Terremotati. Ex borghesi. Ex middle class. <i>Scusate c&#8217;è qualcuno qui che sa come si fa una protesta?</i> Pestati dalla polizia. Detentori del monopolio dell&#8217;uso legittimo della forza vs the common people. E&#8217; accaduto. E&#8217; un punto di rottura. Ora può accadere di tutto. Può esserci repressione. Può esserci <i>reazione</i>. Si può morire pestati, si può morire in una stazione per una bomba. Si può morire. Si deve stare rintanati. Ho avuto paura. Ho provato sdegno. Ho sperato che fosse indignazione. Era puro terrore. Sono stato sopraffatto dall&#8217;orrore. <i>Ne sono invaso</i>. Sconfitto, ho odiato. Ho odiato, dunque ho perso. Ho provato odio e smesso di provare compassione per gli uomini, perché ho cominciato a provarne per me e basta. Ho avuto trés paura. Ho accostato la macchina e ho tremato. Ho desiderato vomitare. Non ci sono riuscito. Conati. Singulti. Singhiozzi. Poi: <i>quando mi accorgo di volgere le labbra al torvo, e l&#8217;umore mi scende come un novembre umido e piovigginoso (&#8230;) per impedirmi di buttar giù il cappello a ognuno che passa(&#8230;) cheto cheto (&#8230;) io mi metto in mare.</i> E&#8217; stato allora che ho deciso di andare a sentire il blues del Delta. Ho deciso di andare a sentire il blues, dove ci sono tutte le cose che amo, dove ci sono tutte le cose che odio. Quella medicina. Gimme a fix. Il blues. Quel blues.<br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><b>Non luoghi/The Mall.</font size></b><br />
Globalizzazione. Scorie. Annusa l&#8217;aria. Sa di aria condizionata da centro commerciale, puzza di petrolio emulsionato dall&#8217;acqua salata del Golfo. L&#8217;aria sa del silicio dei server del Punjab e dei copertoni bruciati in South Africa. Sa di dolciastro, gli happy hour. Sa di medicinali e demerol e di puttane d&#8217;alto bordo. Fuggi da Roma, è Bisanzio, è basso impero. La Termini è Terminus. Vai a Mos Eisley. Fuggi dal Cesare. Vai alla corte del mercante Jabba De Hutt.<br />
La gente sciama. La gente è sciatta e trascina le buste colorate. Sono di petrolio raffinato e soffiato fino a diventare quella merda di plastica, vetro floscio e impuro. Guarda gli esseri umani. Guarda la massa di idioti all&#8217;ingrasso. È tutto colpa loro. È tutta colpa tua. Dunque, è tutta colpa nostra. È quel complesso di colpa, insolubile, non-removibile, che affligge gli innocenti.<br />
Compra qualcosa. Un vestito grigio ghiaccio anni 60 &#8211; ehi guardatemi, sono il fottuto procuratore distrettuale di New Orleans: vi prego non mi insabbiate. Compra qualcosa agli antipodi, una camicia da redneck. Costa come mezzo pieno di benzina. Misuriamo la ricchezza del mondo in barili di petrolio. Immergiamo il braccio nel petrolio dentro la barile e non toccare il fondo. Siamo ricchi, siamo sporchi, siamo cancerosi a 40 carati.<br />
</br><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4683632560_359bf4511d_b1.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4683632560_359bf4511d_b1.jpg" alt="" title="" width="620" class="aligncenter size-full wp-image-3305" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><b>Non luoghi/Highway &#038; Other Roads.</font size></b><br />
Guarda l&#8217;uscita dell&#8217;autostrada e il viadotto nella Valle. Guarda un pezzo di mondo che nessuno mette sotto i piedi, nessuno sente con i passi. Esiste solo a 150 km/h. E&#8217; un non luogo ed è la maggior parte della nazione. Ci passi. Non puoi <i>andarci</i>, non puoi percepirlo, non puoi esploderlo e dilatarlo ad una dimensione normale. E&#8217; un salto nell&#8217;iperspazio. E&#8217; solo campagna, colline lontane dal mare, sono onde di terra e minerali precambriani che si infrangono sulla costa. Terra corrugata. Schopenauer, volontà di potenza: ogni cosa, ogni singolo metro quadrato è ricoperto di vegetazione, una texture continua, una muffa aliena che ha attecchito ovunque. This land is <i>their</i> land. E&#8217; bellissima, di una bellezza che non vivremo mai, ma che possiamo solo percepire a grande velocità. Un bambino su un altro sedile posteriore vede 50 metri che diventano un pugno di secondi. Il bambino verifica la validità della teoria della relatività. Eri un bambino che guardava dal finestrino. Ora stai guidando. Non è cambiato niente. E&#8217; cambiato tutto.<br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4821949598_85f847e964_b.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4821949598_85f847e964_b.jpg" alt="" title="" width="620" class="aligncenter size-full wp-image-3306" /></a><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4805660169_08525cee30_b-1.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4805660169_08525cee30_b-1.jpg" alt="" title="" width="620" class="aligncenter size-full wp-image-3307" /></a><br />
</br><br />
Sei ancora confuso. La bussola elettrica chiede di essere sventolata. Non sa indicarti più il nord. La bussola ti confonde. Tu sei confuso. Incasini le cose chiare. e ti impantani in quelle complicate. Stai odiando. Hai odiato in modo intelligente. Hai odiato troppo. Prima, nel parcheggio del mall. Ripensarci a 150 km/h. Mangi un cheesburger da infarto e succhi coca gelata. Passano le macchine. Vedi la gente. La gente compra. La gente torna a casa. Guarda le facce. Le odi. Odi i bianchi. Sei un odiatore all&#8217;incontrario. Hai visto comprare merda su scala industriale. Li hai visti ingozzarsi. Li hai visti trascinare i piedi. Ora vuoi vedere mentre <i>comprano</i> qualcosa di buono. Vuoi andare a vedere della musica <i>per famiglie</i>. Vuoi andare a vedere se c&#8217;è spazio per qualcosa di buono. Hai fissato gli esseri umani troppo a lungo. Li hai visti vacillare e iniziare a putrefarsi. Adesso è tempo di andare a vedere se c&#8217;è una possibilità di nutrirsi di qualcosa di sano, su scala industriale. Li vuoi vedere mentre guardano il blues dei neri che va. Vuoi vedere se muovono i culi bianchi o se gli si stringono i cuori e le coronarie incrostate di grasso tremano. Vuoi vedere un segno di vita. Vuoi sentirti vivo. Sei già stato a guardare in Africa &#8211; praticamente niente &#8211; ti sei beccato una febbre tropicale e un delirio. Sei offuscato dalla realtà e dall&#8217;odio.<br />
<br />
</b><font color="black"><br />
<font size="4"><br />
<center><i><font face="Times">Che cosa hai visto figliolo?<br />
<br />
Ho visto e ho sentito e ho percepito profileferare la grettezza e la stupidità. Ho visto i diritti costituzionali mangiati dai Pigs, mentre il resto dei maiali annuiva e grugniva e sorrideva. Ho vista la fine della Repubblica nelle botte sui volti dei questuanti dell&#8217;Imperatore. Ho visto la fine, piegato sul volante, senza respiro, colto dalle lacrime, mentre stava proprio accadendo.<br />
</i></font face><b></center></font size><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><b>Perugia/Pomeriggio.</font size></b><P ALIGN="JUSTIFY"><br />
I magrebini si riuniscono davanti al supermarket. C&#8217;è la fermata del bus. C&#8217;è il minimarket. Fonte d&#8217;acqua e junk food. Stiamo all&#8217;ombra, compriamo bottigliette d&#8217;acqua. Siamo arabi. Ci piace l&#8217;atmosfera dell&#8217;oasi e torniamo nella kasbah in bus al metano. Senti la mia nuova suoneria del cellulare. Gli slavi davanti al bar tabacchi. Parlano secco e violento. Hanno occhi stralunati. Li hanno presi da bambini. Guerra civile: <i>avevamo gli anni giusti</i>. Bevono birra tiepida e vino da quattro soldi. Fumano sigarette di infima qualità e indossano magliette che tirano sulla pancia e sui muscoli. Hanno nervi e grasso. Lavoro in cantiere, pesante cibo a buon mercato e birre post prandiali. Qualche studentessa: lycra e rossetto, chili di fard, post sbronza, post sballo. Guarda i miei occhi. Sembrano il fondo di un cesso pubblico. Gli sfigati sciabattano con le loro magliette da cazzoni. Noi guardiamo dalla finestra. Noi fantastichiamo: <i><font face="Times">il corteo presidenziale in quella curva rallenta fino a 15 km/h. Dal magazzino&#8230; qui non c&#8217;è una buona linea di tiro. Da dietro la collinetta. Da dietro la palizzita! Non c&#8217;è nessuna palizzata. Facciamone costruire una al nuovo Sirhan Sirhan in cambio di una rivista porno e gettoni da video poker. L&#8217;appartamento sembra Munich. Beirut.</i></font face> Parliamo di stronzate e vestiti.<font face="Times"><i> Guarda il mio nuovo completo: sembra da procuratore distrettuale di New Orleans, vero? Sembri il fottuto Diego Maradona. Sembri uscito da quel cazzo di Miami Vice.</i></font face><br />
</br><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4806346264_ff06f82ba4_b.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4806346264_ff06f82ba4_b.jpg" alt="" title="" width="620" class="aligncenter size-full wp-image-3308" /></a><br />
</br><br />
</br><br />
<font size="5"><b>Perugia/Esterno notte/alba.</font size></b><br />
Ero qui per fare due cose ben distinte. Volevo vedere le persone fare qualcosa di buono, come ascoltare la musica, tutte insieme. Volevo vedere le persone e i non-vecchi coagularsi e ritrovarsi. Segnare il punto, vedere dove siamo, a che livello. Una sorta di conta, di riconoscimento collettivo. Senza scherzi, senza illusioni. Vedere dove sono <i>gli altri</i>, se stiamo facendo qualcosa. Se siamo ancora buoni, se mai lo siamo mai stati. Pensavo di poter vedere l&#8217;altra parte di nazione, quella, perché no, che riconosce <font face="Times"><font color="purple">l&#8217;importanza del colore viola</font face></font color>, mentre fa qualcosa, mentre si mischia ad una base più allargata. E&#8217; un <i>congresso</i> che, dopo tutto, si tiene sull&#8217;Italia appenninica, repubblicana e con simpatie di sinistra. Non mi sono rincoglionito. Non sono un illuso. Volevo solo vedere un po&#8217; che succedeva <i>fuori</i>. Ho pensato che fosse un buon posto, una città ricca e borghese, gretta e famigliare, cattolica e comunista, massonica e libertina, piena di droga, seminari universitari a cui non frega un cazzo a nessuno, ragazzi ricchi che vestono come i neri dei ghetti e votano qualche post fascista o ultra liberista da operetta che gira per le compagne umbre in cerca di trans e cocaina.<br />
La seconda cosa che volevo fare era sentire del blues, andare vicino a queste sconosciute ensemble di New Orleans. Forse parlaci. Forse chiedergli della British Petroleum, di Obama e di Cathrina, di Bush e della città distrutta dall&#8217;acqua e poi infangata dal petrolio. Volevo andare vicino e vedere.<br />
C&#8217;è un preciso punto, un punto inutile e morto, dove tutto si ferma. Per dirla con Hunter S. Thompson, &#8220;vedemmo dove la marea era arrivata, e dove si ritrasse&#8221;. Non c&#8217;è nulla. Me ne sono stato a parlare sul sagrato di una chiesa, come i delinquenti di una volta, e non ho sentito una nota di blues. Non credo ci fosse.<br />
All&#8217;alba la città è diventata un quartiere di un&#8217;altra città, ogni cosa si è confusa nel sonno e nella luce strana dell&#8217;estate, mentre si caricava a 40 gradi centigradi, per dopo. Perugia è diventato un sobborgo della Big R, e la Big R era Perugia e ogni cosa era scialba e insapore. Non c&#8217;era niente da capire.<br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4805610169_49c8e39a1e_b.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4805610169_49c8e39a1e_b.jpg" alt="" title="" width="620" class="aligncenter size-full wp-image-3309" /></a><br />
</br><br />
<a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4806256010_1fd75293d2_b1.jpg"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/4806256010_1fd75293d2_b1.jpg" alt="" title="" width="620" class="aligncenter size-full wp-image-3310" /></a><br />
</br><br />
<font size="5"><b>Ripartenza &#038; Addio.</font size></b><br />
E&#8217; stato tutto molto confuso. Le motivazioni, le non-risposte. L&#8217;unica cosa che mi pare chiara mentre nuoto in una splendida piscina, prima di mangiare ottimo cibo e rimettermi in viaggio, è che non c&#8217;è un momento in cui le idee, le visioni, servono, è quando sembrano essere superate, morte. E&#8217; nel post, è nel cambio di paradigma, che bisogna trovare una chiave per leggere quel che sta accadendo. Le idee vecchie non spiegano tutto. Le idee nuove sono implumi, fragili. Perché chi le doveva fare, ancora non ci sta pensando. Laggiù, nei nuovi imperi, dove c&#8217;è la condizione essenziale perché il pensiero fiorisca, ovvero <i>far accadere le cose</i>, ancora non si sono fermati a pensarci su. Qualcosa si muove. In una provincia produttiva dell&#8217;Impero Cinese, i lavoratori hanno scioperato e hanno ottenuto uno stipendio dieci volte più alto di quello che avevano. L&#8217;India continua ad essere la più grande democrazia parlamentare della storia, e tra poco si conteranno, faranno un censimento. Una occasione, emozionante, unica, in cui ci siede ci si guarda in faccia. Non a caso, i vassalli del Nuovo Secolo Americano, vorrebbero abolire l&#8217;istituto del censimento. Proprio in America, l&#8217;impero invecchiato sotto il peso delle infrastrutture logore, una corporation scopre di non aver sviluppato una tecnologia in grado di riparare ai danni fatti dalle proprie azioni. Il Re Nero prosegue con la forza della normalità, tra quieti mugugni e grandi difficoltà, la sua opera, mai così radicale. La vecchia Europa sta nel mezzo, come al solito. Guardiamo il nostro regresso, la nostra involuzione, e abbiamo così bisogno di idee che tra poco ci torneranno utili quelle che abbiamo sempre avuto e abbiamo dimenticato. Noi siamo i figli di questo tempo di mezzo e guardiamo, atterriti e paralizzati, smarriti. Così sconsolati, perché i nostri pensieri non sanno che parole dire e a chi rivolgersi: sono tutti awfull cold, oh my generation. Siamo sospesi tra particolarismi ed egoismo, non c&#8217;è respiro che non sia d&#8217;odio, o di <i>amore</i> ipocrita e asfissiante. Abbiamo solo smarrito la capacità di raccontarci e di narrarci l&#8217;un l&#8217;altro. E&#8217; proprio per questo, che non c&#8217;è molto rock &#038; roll in giro.</p>
<p><font size="6"><b><br />
La summer gig issue può iniziare da <a href="walwian.com">qui</a>.<br />
</font size></b><center><br />
<object width="390" height="300"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ax3aSXhqm0U&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ax3aSXhqm0U&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="390"></embed></object></center></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F07%2Fumbriajazz%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Fear+%26+Loathing+%40+the+Jazz+Fest.+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3267" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3267"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/07/umbriajazz/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Les jeux sont faits!</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/07/les-jeux-sont-faits/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/07/les-jeux-sont-faits/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 00:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Walwian</dc:creator>
				<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[download]]></category>
		<category><![CDATA[eccetera]]></category>
		<category><![CDATA[ibook]]></category>
		<category><![CDATA[les jeux sont faits]]></category>
		<category><![CDATA[pdf]]></category>
		<category><![CDATA[round up]]></category>
		<category><![CDATA[south africa]]></category>
		<category><![CDATA[thank you]]></category>
		<category><![CDATA[World Cup]]></category>
		<category><![CDATA[writers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3098</guid>
		<description><![CDATA[luca riposati, head of tribal affairs office: è stato davvero il mondiale delle prime volte, dunque. in finale, le due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>luca riposati, head of tribal affairs office:</h2>
<p>è stato davvero il mondiale delle prime volte, dunque. in finale, le due grandi che mai avevano osato tanto. solo una ce l&#8217;ha fatta. ma entrambe erano europee, quando le europee non avevano mai primeggiato fuori casa. E&#8217; stato un mondiale maledettamente serio e importante da tutti i punti di vista. Messo in piedi dalla FIFA con il chiaro intento di spillare soldi e aprire il mercato in un nuovo continente, nonché dare un contentino alla sfortunata federazione africana, questo mondiale ha vissuto di vita propria, di un respiro potente, vitale, vero, irriducibile a semplificazioni banali. L&#8217;altro grande mondiale esotico, quello nei ben poco esotici Corea e Giappone, fu una orrenda pagliacciata a metà strada da politica e marketing, corruzione e inettitudine. Vinse indisturbato il Brasile, mentre ogni valore in campo risultò stravolto da eventi indicibili, tanto che fu impossibile cavarne la benché minima indicazione tecnica. Fu un torneo fine a se stesso. Le implicazioni geo politiche risibili, se si esclude il fatto che altri milioni di pupazzi-spettatori furono omologati nel calderone occidentale dello show biz del pallone, con consapevolezza pari a zero.<br />
L&#8217;Africa, tutta l&#8217;Africa, ha vissuto invece il mondiale con la schiena diritta e un orgoglio indomabile. A partire dalla presentazione, dallo spettacolo della partita inaugurale, fatto con degli asciugamani colorati, senza laser né altro, in una specie di bagno di realismo su scala planetaria, a cui hanno assistito centinaia di milioni di persone. Non possiamo dire che influsso ha avuto, avrà, sul mondo, rendersi conto, tutti insieme, che si sono dei limiti, delle differenze, che l&#8217;omologazione patinata non riesce a eliminare. Siamo felici che sia così. Con il cheeseburger o la pastasciutta in bocca, la gente ha visto: &#8220;come mai non è come Pechino? Dov&#8217;è Janet Jackson? Ehi, ma questi sono… poveri!&#8221;. L&#8217;Africa si è mostrata per come è, e niente è riuscito a cancellare la verità, che è rimbalzata in maniera abbastanza evidente, ovunque.<br />
Le ultime due notazioni prima di lasciare l&#8217;Africa. Come ogni buon occidentale, son stato colto da mal d&#8217;Africa, e ora non riesco a staccarmi da essa, in un contrasto struggente tra presenza e assenza, completezza e mancanza. La realtà è che l&#8217;Africa è culla e nemesi, eros e tanathos, e una volta che ci si mischia, è assai difficile ripulirsene. Lascio le notazioni su due pezzi di carta ben distinti.</p>
<h3>Heart of Darkness</h3>
<p>siamo occidentali, siamo uomini bianchi. e abbiamo ucciso dio. la nostra più grande ambizione è uccidere dio. uccidere dio implica rimanere da soli a giudicare la propria condotta, a non avere altra legge che quella umana, e relativa, sopra di sé. quando abbiamo ucciso dio nel 700, è stato bello, perché siamo stati completamente uomini, via la superstizione, il timore, la repressione. abbiamo scoperto la ragione per la seconda volta. nel corso di due secoli, abbiamo affiancato alla ragione, la razionalità industriale, finalizzata al prodotto, per il profitto. abbiamo imparato la burocrazia. la ragione è diventata razionalità. così, l&#8217;occidente che uccide dio, e si sostituisce a esso, raggiunge l&#8217;apice biforcandosi tra bene e male: la rivoluzione francese e il nazismo, l&#8217;organizzazione industriale e scientifica del male e della sopraffazione &#8211; un (sotto)prodotto tipico della western civilization. questo siamo, siamo in questa forbice. nel mezzo, c&#8217;è l&#8217;Africa, il mondo altro, studiato, esplorato, conquistato, temuto, amato, sfruttato, vilipeso, distrutto. ogni volta che torniamo in africa e c&#8217;è una sola persona in stracci, sappiamo che siamo stati noi. non la parte malvagia della nostra civilizzazione, ma la quintessenza di essa. nella possibilità di compiere in africa olocausti di ogni genere, senza legge alcuna, e nel vedere le conseguenze della nostra condotta, lasciata libera, noi occidentali vediamo la nostra nemesi. l&#8217;africa è ciò che vede l&#8217;uomo occidentale in ipnosi sul lettino dello psicanalista.</p>
<h3>This is Football</h3>
<p>Tutta questa verità tutta insieme, deve aver fatto qualcosa al modo di giocare al calcio, fino ad influenzare radicalmente i risultati. Incredibilmente, ogni risultato espresso in campo è stato consono ai reali valori schierati, con una puntualità quasi didascalica. Chi doveva uscire, ha fatto rapidamente le valige, il più forte ha battuto il più debole. Il più esperto e completo e maturo tra i forti, ha superato i pari grado. L&#8217;Italia, inconsistente, non ha resistito neppure al morbido impatto con il suolo africano. L&#8217;Inghilterra vecchia, storta, grigia e spompata, ha tenuto per pochissimo botta. La Germania ha ceduto alla maggior esperienza degli Spagnoli, così come l&#8217;Olanda ha perso sul piano della mera tecnica e costanza. Ha vinto davvero il più forte a giocare al calcio, la squadra con meno limiti e con più risorse. Non ultima l&#8217;abitudine dei singoli a star così in alto. Hanno perso di schianto l&#8217;Argentina dell&#8217;incuria e del populismo e il Brasile, perché il suo allenatore, al pari del collega italiano Lippi, non ha voluto assecondare le indicazioni del campionato: Dunga non doveva portare Felipe Melo, Lippi ben metà della Juve abituata a perdere da un anno senza colpo ferire.<br />
Non è stato il mondiale delle contraddizioni, ma delle perfette coerenze. Poche volte abbiamo visto andare le cose in modo così ragionevolmente giusto. Perfino le sorprese e le rivelazioni non sono state boutade estemporanee: Uruguay e Ghana hanno portato al mondiale ottime compagini, giunte al giusto grado di cottura. Una delle edizioni più felici ed interessanti, benché afflitta da una fase a gironi che ci portò tutti sull&#8217;orlo dell&#8217;encefalogramma piatto. Il mondiale a 16 squadre doveva proprio essere stata una faccenda interessante. </p>
<p>Lascio le righe ai writer delle note, come in una sorta di &#8211; ci perdonerete &#8211; autoreferenziale passerella finale dei personaggi, o più castamente, making of delle scene. Ci stiamo ringraziando a vicenda da una settimana, vorrà dire che scrivere ci ha aiutato ad essere un po&#8217; più felici.<br />
Per tutti quelli che hanno letto, cliccato mi piace, commentato: spero che leggendoci vi siate sentiti meno soli e in balia del mainstream, ora populista, ora villano, ora radical chic ora tutto quello che di avvilente vi sarà sembrato di vedere in giro.<br />
Se vi è piaciuto il modo di Walwian.com, ritrovate la stessa allure in tutte le nostre issue, che si parli di musica, film, sesso, usi e costumi.<br />
C&#8217;è on line la &#8220;Summer Issue&#8221;, con gli articoli dedicati a sport, rock, e Africa. Seguiteci. Da questo momento in poi, stiamo provando a diventare la vostra rivista preferita. La nostra già lo siamo.<br />
Bisoux.</p>
<h2>matteo puzelli, the quiet one:</h2>
<p>Ho seguito Walwian come fosse un oracolo.<br />
Quando la nota tardava ad uscire, temevo sinceramente che fosse successo qualcosa di grave lì, dove tiravano calci alla palla. Oppure mi convincevo che quella partita non fosse stata disputata causa invasione di antilopi. Cosa che, tra l&#8217;altro, è successa. Non le antilopi, è successo che abbiano cancellato le partite. Credo sia il primo mondiale in cui  le squadre passano il turno senza giocare (mi pare siano due i match incriminati).<br />
Tutto ciò che è accaduto si limita a quello che sta scritto su quella pagina. Quello che non c&#8217;è scritto non è mai successo.<br />
Grazie all&#8217;Oracolo, mi sono pure fatto un&#8217;idea chiara delle fazioni che si sono sfidate, a colpi di baionette, scimitarre, fioretti e cannoni, in terra d&#8217;Africa.</p>
<p>Sono praticamente certo che &#8216;Olanda sia la squadra migliore di tutti i tempi (non del futuro, per quello c&#8217;è la Germania), popolata di esploratori e pacifici ambientalisti. Credo sia scesa in campo su una nave mercantile e credo che Van Bommel, tra  una legnata rifilata e l&#8217;altra, educasse i centrocampisti avversari sulla bontà e sui vantaggi della catallassi (per dirla con un altro V., Von Hajek). Nel frattempo, Sneijder professava il libero arbitrio e Robben tesseva l&#8217;elogio sperticato della follia, essendo lui, a quanto dicono, piuttosto brutto (e no, le due cose non sono collegate).</p>
<p>Ho capito che l&#8217;Inghilterra, squadra rappresentante del paese inospitale per eccellenza, è formata da un mazzo di giocatori senza capo né coda, tutti troppo inglesi per vincere qualcosa. E poi, comunque, hanno rotto con la loro indie di merda.<br />
Mica come la Germania che, godendo dei frutti del nazismo e dell&#8217;immigrazione forzata, è scesa in campo con una squadra di giovani polacchi e di giovani turchi, con il volto arcigno e drammatico, soprattutto se virato in bianco e nero, pronti a rinverdire, in salsa 2.0 e per gli anni a venire, i fasti cinematografici della Riefenstahl.</p>
<p>Mi è parso di capire, invece, che il Portogallo sia un manipolo di tamarri con i garofani in bocca. Un giorno eroici rivoluzionari, malinconici tra le note del Fado; l&#8217;altro debosciati e spregevoli colonialisti impomatati che meritano di tornare sui cartelloni pubblicitari da cui provengono.</p>
<p>I francesi, dal canto loro, sono, beh, non lo so cosa siano i francesi. Hanno un allenatore in gamba, peró.</p>
<p>I brasiliani sono la squadra migliore del mondiale, dopo l&#8217;Uruguay del formidabile Forlán (badate bene!). Sono cinici e concreti, ma nulla hanno potuto contro gli illuminati Oranje (evidentemente più concreti di loro e di certo meno Felipe Melo -credo sia una forma di demenza che porta a perdere il contatto con la realtà-).</p>
<p>La Serbia, e lo dico con il volto rigato di lacrime, è un caso umano: un gruppo di apolidi destinato a partecipare ai prossimi mondiali con nazionali che seguono la nomenclatura degli asteroidi. Ammetto che la cosa mi ha fatto sorridere, in principio. Ora mi riempie di tristezza. Non tanto per loro, che, almeno, con un po&#8217; di (forse eccessivo) realismo, si dividono, ma per noi, che, pur essendo divisi nella sostanza, ci ostiniamo a celebrare l&#8217;anniversario dell&#8217;unità.</p>
<p>Poi ci sono i coreani: quelli del nord, che sono degli anonimi perseguitati (fuggiti e rimpiazzati a piacimento con altri che si chiamano nello stesso indifferente modo e che hanno la stessa indifferente faccia), e quelli del sud, che sono una squadra da quarti di finale, e basta.</p>
<p>I giapponesi sono ostici e hanno Honda che, anche se usato, rimane un affare.</p>
<p>Le africane ci hanno provato, a vincere il premio squadra simpatia. L&#8217;Argentina non credo abbia mai partecipato. Credo fosse in lotta per vincere tutto ma, avendo saltato una partita, ha perso di vista l&#8217;obiettivo. Maradona era vestito come per andare a un matrimonio.</p>
<p>La Spagna. La Spagna è irritante, cattolica e boriosa. Colpevole di sanguinolente conquiste e di un gioco di estenuante attesa a dispetto del talento individuale, alabarda alla mano, dei suoi giocatori.</p>
<p>Tutte le altre nazionali, Italia compresa, non hanno mai partecipato al mondiale. O comunque non hanno lasciato tracce che un abile cacciatore della savana sia riuscito a seguire.<br />
Ah, questo mondiale si è giocato a cavallo tra l&#8217;anno mille, il 1500 e gli anni &#8217;70. In un&#8217;eterotopia situata tra l&#8217;isola di Wight e quella di Aran. Le persone avevano delle strane proboscidi sonore che davano fastidio a tutti. Luca e Matteo di Walwian compresi.<br />
Questo è tutto quello che so sull&#8217;argomento. Questo è tutto quello che è accaduto.</p>
<h2>stefano gentile dice:</h2>
<p>Il mondiale é passato. Spagnoli in festa raccolgono le loro banderillas e si asciugano la sangria con cui si sono annaffiati tutta la notte. Gli olandesi raccolgono i loro zoccoli e i loro maroni ormai finiti oltre le ginocchia, consapevoli che la prossima finale che perderanno ricapiterà tra non meno di 4-5 mondiali. Io raccolgo un mese vissuto davanti al computer, come un vero professionista sa fare e come mi sono imposto di fare durante questo mondiale in cui ho sacrificato affetti, famiglia, amicizie, vizi, coronarie, appuntamenti dal dentista, lavoro (vabbeh, sai che novità) ,appuntamenti con la morte (questi solo rinviati), appuntamenti con fighe (questi solo utopici, detti per darmi un tono), per &#8220;stare sempre sul pezzo&#8221;, per essere sempre in prima linea come un corrispondente di guerra.</p>
<p>Mi sono divertito. Tanto. Anche quando il boss chiamava per appiopparmi il pezzo e mi apostrofava con parole dolci come solo lui sa fare, &#8220;brutto stronzo, pezzo di merda, sciacallo, cafone&#8230;&#8221;, senza mai esagerare, quel tanto che basta per invogliarmi, per stimolarmi perché apprezza il mio lavoro (&#8220;che vuoi? anche la medaglia? hai fatto solo quello che ti avevo chiesto&#8221;).<br />
Siamo felici che, e qua lo do per scontato, il nostro lavoro sia stato apprezzato. Ci sono piovute addosso maree di commenti, così tanti che abbiamo dovuto assoldare anche una segretaria che si occupasse della corrispondenza e dividesse i complimenti dalle minacce di morte ad opera di minoranze etniche e popolazioni che abbiamo vituperato quali spagnoli, portoghesi, argentini, inglesi, etc. (la casella dei complimenti è ancora li, nuova di pacca, ancora inscatolata come tutti i prodotti Ikea appena acquistati, tanto potrà sempre tornare utile, prima o poi.)</p>
<p>Grazie ancora a tutti quelli che ci hanno letto, seguito, commentato, a quelli che hanno accettato i tag di buon grado senza rivolgerci ritorsioni di nessun genere, grazie a Germano, il decostruttivista (distruttivista, ndr) per antonomasia, a Simonfrancesco, il nostro tecnico sul campo, a Mettiù, l&#8217;unico serio della redazione e a Luca, il boss, quello che dorme con il cappello con la scritta &#8220;press&#8221; sul lato e mastica tabacco da mattina a sera. </p>
<p>Grazie a tutti.</p>
<h2>simonfrancesco di rupo, la polemica (?):</h2>
<p>Chissà se i mondiali più belli non sono quelli che ti vedi da piccolo, quando guardi tutte le divise, tutte le scarpe, quando noti le cose più insulse come le cose più importanti di ogni squadra e di ogni partita, per poi ricordarle per anni e anni. Per fortuna non sono così sicuro che questa sia una legge universale; &#8211; considerazione che mi permette di guardare allo specchio retrovisore questo mondiale come qualcosa di comunque giusto, di fatto bene. Perché un mondiale non si guarda, non si segue, si fa. Lo spettatore è in realtà assistente, e il pallone in ogni caso un figlio di puttana. </p>
<p>In quest&#8217;ottica, il mondiale del 2002 è servito molto, perché non si ha l&#8217;impressione di un declino, di un peggioramento. Cosa c&#8217;è di peggio del mondiale coreano? Forse solo l&#8217;Italia di Donadoni e Lippi II. Ma loro non sono parte integrante di una manifestazione, sono un sipario che chiude uno spettacolo che non c&#8217;è stato in un teatro vuoto. Di personale e parziale voglio dirvi una cosa sola: aver gestito una rubrica chiamata NO LOOK per via di Ronaldinho senza che lui fosse ai mondiali, ha dato molti soldi ai banconi presso cui ho bevuto post-partita. </p>
<p>L&#8217;esperienza pseudo-giornalistica con Walwian è stato di assoluto valore sia per come sono stato bravo, sia per come ciò che di volta in volta hanno scritto dannatamente bene i miei compagni di viaggio. Formidabili, e ho già avuto modo di ringraziare il boss e gli alfieri, forse non abbastanza. Passare da argomento ad argomentante in un giornale fa un effetto che la mia autostima ha preso con il beneficio del luna park psicologico.</p>
<p>Walwian è stato in grado di migliorare un evento a cui deve però tutto. La speranza è quella di aver dato un&#8217;opportunità al radical-chicchesimo anticalcistico per ricredersi sulla propria snobberia trasandata, per credere un po&#8217; meglio nelle proprie chiavi di lettura di quello che in realtà è un magnifico sport e un&#8217;ottima sublimazione della guerra, dell&#8217;onore e della santa malsaneria umana; il calcio, checchè le checche del rugby ne dicano, assorbe una quantità di valori cavallereschi da far invidia a Lancillotto.<br />
Continuate a seguire Walwian per tutto ciò che farà, perché i ragazzi che ci scrivono sono talentuosi e beffardi, solo loro e poco altro possono dipanare il torpore delle vostre vite opinabili.<br />
Io prendo la mia scatola di cartone e me ne torno ad essere argomento, come forse già queste mie ultime righe suggeriscono.<br />
Addio.</p>
<h2>GDA, il nostro uomo in incognito e quinta colonna distruzionalista:</h2>
<p>Credo di soffrire di una sorta di narcolessia. Ho atteso l&#8217;avvento del Mondiale fino a mandare in pappa il mio sistema nervoso, ma non appena è inziato mi sono addormentato di colpo. Se non ci fossero stati gli (sporadici) impegni di Walwian a farmi da caffè e ammazzacaffé, mi sarei svegliato solo ora, correndo sulla pagina 201 del Televideo per vedere chi ha vinto. Non che questo Mondiale sia stato brutto, intendiamoci: alcuni exploit sono stati frizzanti, e mi sono divertito a seguire l&#8217;allegria triste della mia Argentina, eterno emblema di un popolo che balla il tango sulla propria stessa tomba. No, il calcio non è cambiato; sono cambiato io, forse. La bile ha raggiunto livelli di guardia, e il disincanto si è mangiato l&#8217;erba del campo. E qui sta la peculiarità dello spazio che il signor Walwian ci ha messo a disposizione. È riuscito ad allestire una tavernetta in cui noi cinici, beffardi, smaliziati giocatori di poker in bolletta quali siamo, potessimo sentirci a nostro agio. Tutt&#8217;altro che un salotto buono dove gridare un penoso &#8220;forza azzurri&#8221;, e distante anche da quell&#8217;ironia snob di chi a tutti i costi deve parodiare, smitizzare, irridere il mainstream (alla Gialappa&#8217;s, per intenderci, che pure adoro). In questo fetido bar si è ragionato di morte e religione, di idee oggettivamente giuste e idee altrettanto sbagliate, di cannibalismo e cultural studies. Molti ci hanno seguito, perché erano e sono come noi. Sono entrati nel bar, hanno sentito la puzza e hanno visto un tizio che cagava nel bancone dei gelati. &#8220;Sì, questo è il posto giusto&#8221;. Finché esisteranno imprese come queste, esisterà gente in grado di guardare le cose nel modo giusto (e viceversa). Grazie a Jake, che mi ha convinto &#8211; dio solo sa come &#8211; a stare al pc a scrivere cose di calcio, dopo aver passato un&#8217;intera giornata al pc a scrivere cose di calcio. Grazie ai miei colleghi scriventi, che ho letto con grande entusiasmo: vostro sarà il regno dei cieli, e chi mi conosce sa a cosa mi riferisco. Insieme, credo, abbiamo contribuito a far &#8220;capire che non c&#8217;è niente da capire. Ma non è ancora capire&#8221; (Giorgio Gaber).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> Per le calde notti d&#8217;estate, per quando ne avrete la nostalgia, cliccate sul pulsante qui sotto per scaricare il pdf con tutte le note e molto altro ancora.</p>
<p><a href="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/the-walwian-handbook-to-the-south-africa-2010-worl-cup.pdf"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/download_pdf.jpg"></a></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F07%2Fles-jeux-sont-faits%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Les+jeux+sont+faits%21+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3098" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3098"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/07/les-jeux-sont-faits/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Samuel Katarro + The Soul Sailor</title>
		<link>http://www.walwian.com/2010/07/samuel-katarro-the-soul-sailor/</link>
		<comments>http://www.walwian.com/2010/07/samuel-katarro-the-soul-sailor/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 14:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Summer gigs]]></category>
		<category><![CDATA[walwian.com]]></category>
		<category><![CDATA[alberto mariotti]]></category>
		<category><![CDATA[samuel katarro]]></category>
		<category><![CDATA[the soul sailor]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.walwian.com/?p=3089</guid>
		<description><![CDATA[Corso Garibaldi è la via che preferisco perché è un tronco sdraiato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corso Garibaldi è la via che preferisco perché è un tronco sdraiato sulla pancia di Perugia da cui partono rami stretti, lunghi, contorti, deformi. Sono rami che conservano il mistero dei nascondigli dell&#8217;infanzia, rami su cui stanno appollaiate case che guardano dietro a ciglia di merletti ingialliti. Uno di quei rami, porta al Parco Sant&#8217;Angelo. Per arrivarci, si deve abbandonare la luce del corso e deviare in discesa, costeggiare uno strapiombo sul profilo della città, fidarsi a mettere i piedi su tavole di legno incerte. Io qui tolgo gli occhiali perché non voglio vedere, perché assecondo i passi del buio. Dopo le scale, infatti, c&#8217;è solo nero e ghiaia sotto le scarpe. Per orientarsi, bisogna ascoltare da dove proviene la musica. Sinistra. Qualcuno viene da là, cerca la luce e si muove a ritroso. Sono già nel film  quando le forme tornano a palesarsi. Sembra un horror o una commedia, una festa con un falò, sembra una spiaggia, un rito adolescenziale. Il Parco Sant&#8217;Angelo è un anfiteatro sotto una luna nascosta, dove le ombre sono complici e registe. Intorno ci sono rumore, parole, sussurri, saliva e alcol, fila al bancone del bar, pizza e gradoni, cemento, alberi e sguardi, numeri e passi. In mezzo, sta la musica. Ogni volta è così.</p>
<p><em>Domani, al Parco suonerà Samuel Katarro che, grazie al nuovo album <em>The Halfduck Mystery</em>, e dopo l&#8217;esordio prodigioso con <em>Beach Party</em>, si è confermato come una delle menti musicali più affascinanti e apprezzabili in circolazione. Aprirà The Soul Sailor, talentuoso cantautore umbro in questi giorni in studio con il nuovo album <em>I Can Be an Apocalypse</em>.</em></p>
<p>Mi viene in mente che è proprio una deprimente Italia vivace questa. Sotto al coperchio della musica dei talent show, c&#8217;è l&#8217;acqua che bolle. «Ci sono etichette indipendenti che se la passano meglio delle major e chi non ha neanche quella si auto-produce e poi si auto-distribuisce grazie a internet»; questo, del resto, è il motivetto degli ultimi anni. Dalla televisione ai concerti, dai cd ai download. Chi vuole suonare, lo faccia.<br />
E a forza di fare, forse in troppi fanno e ogni volta va distinto chi cavalca l&#8217;onda da chi ha un&#8217;urgenza espressiva e artistica autentica. </p>
<p><a href="http://www.walwian.com/2010/07/samuel-katarro-the-soul-sailor/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>Samuel Katarro e The Soul Sailor l&#8217;urgenza ce l&#8217;hanno, anche per questo mi piace che abbiano pensato di farli suonare la stessa sera.<br />
Non si conoscono, forse si sono ascoltati e le cose che hanno in comune sono tante.<br />
Entrambi sono nati nella metà degli anni 80, entrambi suonano la chitarra, entrambi amano Neil Young.<br />
E poi.<br />
Uno cita Wittgenstein, l&#8217;altro Heidegger.<br />
Entrambi suonavano in delle band prima di mettersi a farlo da soli.<br />
Uno si fa accompagnare dalla “his tragic band”, l&#8217;altro dai “two fuckers”.<br />
Entrambi hanno ripiegato nel cassetto il loro vero nome.<br />
Uno si è dato il nuovo nome da bambino su un campo da calcio, l&#8217;altro insegna ai bambini a giocare a calcio.<br />
Entrambi usano l&#8217;ironia, rimpastano la psichedelia, se ne fregano se in Italia vendi meglio se canti in italiano.<br />
<strong>Uno, nella vita precedente, è nato nella contea di Los Angeles, l&#8217;altro in un sobborgo di Manchester e, anche se adesso non lo sanno, a un festival nel 1970 hanno condiviso un camerino e le impressioni su <em>Déjà Vu</em>.</strong><br />
Entrambi si compiacciono del fatto che la loro musica rimanda al passato: sono abbastanza intelligenti per sapere che vivono nell&#8217;epoca della derivazione e della catalogazione, ma hanno il talento che basta per rendere la cosa irrilevante.</p>
<p><a href="http://www.walwian.com/2010/07/samuel-katarro-the-soul-sailor/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>Paure e citazioni, sensibilità e vergogne esibite e celate in mezzo a titoli giocati e impronunciabili, a non-sense e sarcasmo, solitudini musicate tramite registri folk.<br />
Per tutto questo, domani sarò tra le ombre, a sentire musica ben scritta da gente che la musica la sa ascoltare, oltre che suonare, persino qua in Italia. Domani sarò tra le ombre del Parco a godermi quest&#8217;acqua che bolle.</p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F2010%2F07%2Fsamuel-katarro-the-soul-sailor%2F&amp;layout=standard&amp;show-faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:auto;"></iframe></div>
<a href="http://twitter.com/?status=Samuel+Katarro+%2B+The+Soul+Sailor+http%3A%2F%2Fwww.walwian.com%2F%3Fp%3D3089" class="retweet-anywhere" title="Retweet This Post" rev="" rel="3089"><img src="http://www.walwian.com/wp-content/uploads/2010/07/retweet_rock.jpg" alt="Retweet me!"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.walwian.com/2010/07/samuel-katarro-the-soul-sailor/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
