Il Nostro Inviato @ Fanculo, Milano (1)

March 9th, 2010 in walwian.com by Luca0 Comments

Ray Banhoff è un fotografo. Vive a Milano “città che odia, ricambiato”. Un altro fotografo, tanti anni fa, che aveva un nome altrettanto europeo (Robert Capa), era uso dire che se una foto non era buona, voleva dire che non eri andato abbastanza vicino a scattare. Morì mettendo un piede su una mina, ed è quello che ci auguriamo, senza mezzi termini,  che accada a Ray Banhoff. Ray è uno che va vicino alle cose. Ci passa attraverso. E’ abituato a spalancare gli occhi quando non c’è abbastanza luce e a non distogliere lo sguardo dall’orrore: è un fotografo. Ray per Walwian prosegue la nostra felice tradizione di inviati, dopo la fortunatissima serie “Yes, There Really Is a Kalamazoo” di Valentina Parasecolo. Ray terrà gli occhi aperti per noi a Milano, Italia. Gli abbiamo chiesto solo una cosa, prima di cominciare: “vogliamo tutto, sans doute”.

Luca Riposati, Walwian.com co-founder.

Milano è la poesia quando anche l’ultima pagina de quaderno è finita e purtroppo non te la puoi segnare.
Te ne accorgi in un giorno di pioggia uscendo dalla metro a Brera, respirando la brezza freddissima di questo nord che prima manco sapevi ci fosse.
Ci sono dei tabaccai che sembra ancora il 1913 e tu sei Harry Potter in quelle tavernine dove si comprano le bacchette magiche.
Te ne accorgi la notte sulla circonvallaizone, tra i trans, gli spettri, le macchine della gente che va al Sottomarino Giallo.
La poesia non ti chiede mai niente.
Si fa solo rimirare, non si fa mai capire.
Per cui non sai se odiarla o amarla.
E questa città è il paradosso di se stessa.
È eternamente divisa in due. Trenta anni fa la storia era qui. Oggi è ancora così. Come era il termometro del paese negli anni di piombo lo è nell’era berlusconiana. Questo è il reame del re. Esattamente come te lo immagini. Sembra il plastico mentale di Sodoma in versione Gardaland. La viviamo noi, un esercito pendolare in affanno di negri, stranieri, precari, studenti, terroni e dj. La metro attraversa dei sudici cunicoli sotorranei per portare la gente al lavoro. C’è un gran silenzio nei vagoni e le persone salgono fino a che la stiva non è piena. Penso sia contro ogni norma di sicurezza. Tutti i corpi si toccano, ma si è stanchi per farci caso, si monta lo stesso. si vuole solo tornare a casa perché è già sera
Quindi la questione è sempre la stessa: siamo noi a determinare come sarà la nostra giornata. Milano non si scomoda mai per dirtelo. Lei si limita a darci lo scenario.
Ma il tipo che ti passa davanti in coda e non ti guarda è il nemico.
Qui Leonardo Da Vinci ha avuto la strada spianata. Gli Sforza gli dettero carta bianca. Qui i pensatori del Rinascimento già prevedevano che si sarebbe creato uno snodo culturale ed economico. Qui le rotte si incrociano e Parigi è vicina.
A volte adoro questo cielo livido, questo camminare nel frastuono e penso che sia un terreno in ostaggio. Scrivere di Milano è scrivere dell’Italia di oggi, dei suoi tic, dei suoi report, dell’arrivismo sociale incallito.
Un mazzo di rose sopra all’abisso, come qualcuno ha detto del barocco.
Il lusso di Brera, l’aperitivo alle Colonne, una notte all’Hollywood, parcheggiare il motorino dietro la macchina di Corona.
Tutto questo è come nascondere la merda sotto al tappeto quando si fanno le pulizie. Appena ai lati si sviluppa una cintura di luoghi sospesi: Famagosta, Corvetto, Via Padova. Dio non può farci niente se lo Stato non si preoccupa. Casermoni post industriali modellati in migliaia di tonnellate di cemento armato dove l’umanità si trascina alla sera sono il set dei derelitti.
Quartieri arabi, egiziani e cinesi. Se la vedi così è davvero una metropoli.
Se la giri all’ora del’aperitivo è solo un piccolo borgo, un paesone.
E ti ritrovi la sera sulla Darsena da Baffo che è l’unico posto dove una sambuca la fanno 2 euro.

RAY BANHOFF.

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Author: Luca

Luca è nato nel 1982 a giugno, mese che continua, imperterrito, a citare. Lo fa, si direbbe, attratto dall'inebriante fascino del grano nella provincia italiana. Esperto di pezzi di molte cose, si specializza in guerra fredda e cappelli. Riuscendo nell'impresa di fondere le due cose con controverso talento. Spera che "The Walwian" possa, un giorno, essere stampato con torchio e caratteri mobili. SCRIVIMI

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