The real «Nine» – VOL. I
CAPITOLO I: I CRUDELI INSEGNAMENTI DEL DOTTORE A PERRI.
Giorno/Esterno.
Cabaret di metallo. Il tavolino ondeggia sotto il peso di un cappello. Il portasigarette lo piega. Le gambe esili si piegano. Calore estivo. Occhiali da sole, plastica nera. Tira giù gli occhiali. Lascia gli occhi liberi di essere visti.
-Tu non sei mica italiano.
-Non ho un posto. Non credo in Dio.
-Invece sei la persona più credente che abbia mai conosciuto. Lasci le sigarette ai morti. Piangi nelle chiese.
-Non credo. È una forma di disinvoltura.
Cenere alla cenere, carne alla carne. Piccole risate femminili.
-Oh, no, no. Quanto sei caro. Ma se sei la persona più timida che conosco! Di una timidezza assoluta!
Spense la sigaretta. Cenere alla cenere.
-C’era un uomo…
-Quanto sei caro, mi racconti una storia adesso?
Lui si accese una sigaretta. Lei frugò nella borsetta. Click clack. Lo specchietto, la polverina. controlla il trucco, prima della storia.
Carne alla carne.
-C’era quest’uomo, che scoprì di essere vigliacco. Non accettando la sua natura, condusse una vita di atti coraggiosi. Per reazione? Per
convinzione? Fu coraggioso. Ora… Alla sua morte, dunque, c’era
qualcuno che poteva chiamarlo vigliacco? Io credo di no.
-Non era spontaneo, era una maschera.
-Sei un’ingenua, noiosa. E stupidina, anche.
-E tu maleducato. Non hai nemmeno avuto il coraggio di dire che quell’uomo eri tu.
-Se dico “quell’uomo“, voglio dire “quell’uomo“, Se dico voglio dire ”io“, dico “io“.
-Sei un gran vigliacco, sei tanto caro.
-No. Ma sono la più grande disgrazia che potesse capitarti.
-Te ne auguro di ogni.
-Vorrà dire che mi ammazzerete.
Cenere alla cenere, carne alla carne.
Dissolvenza in bianco.
Com’era? Ottima. Perfetta. La rifacciamo. Ma come? Oh, god. Che ha detto la Kidman? Niente. L’ho sentita. Che ha detto? Comunque la rifacciamo. Ma andava bene… Appunto. E sapete perché? Perché noi amiaaamo fare film. Lo dico pure in inglese così la Kidman capisce. Because we LOVE movie making. Oh, senti un po’ caro, ma mangia la Kidman? La porto tutte le sere a mangiare in trattoria. E’ che la vedo un po’ smunta. Un po’ magretta. Ehy, you, pale thin girl with eyes forlon… do you eat? What? Un cazzo. Fatela mangiare. Fatemela ingrassare. Ma dottò, tra un’altro po’ a questa gli piglia un colpo. E’ costituzione. Perri, senti un po’, tu da quando fai il dietologo? Dottò, lei c’ha un carattere però… No Perri senti tu. Qua stiamo ancora a caro diario, e tra una settimana viene il produttore. Che gli raccontiamo? Che c’è la crisi? Che non so dove mettermi le mani? Comunque tu sei un bravo aiuto. Devi capire una cosa: impara da me. Le persone come oggetti, gli oggetti come persone. Vedi carino gli attori sono pezzi di carne. Loro che ne sanno? Dunque, io ho le cose in mente. Se ti dico di far mangiare la Kidman, lei deve ingrassare. Dottore, le posso dire una cosa? Che, che vuoi? Dove stanno le sigarette? Non è che se la Kidman magna, a lei le viene in mente do’ mettese le mani. Perri, sei tanto caro, ma vaffanculo. Sì dottore. Come dice lei. Oh, bravo. Dov’è il mio cappello? Ma che fa dottore? Me ne vado, che faccio. Ma come? Con le gambe, Perri, con le gambe. Ho da fare. Ma non è vero! Ma dove va? E la giornata? Ma che le dico alla Kidman? Salutamela. Ehy, maestro, director, where are you going? Bye Bye, see you tomorrow Nicole. Director…
«La rue est entrèe dans la chambre.»
-Saresti capace di abbandonare tutto, tutto quanto, per essere fedele
solo ad una cosa, una cosa sola, one thing, one thing only?
-Ma dove mi hai portata? Che imbroglione che sei, che vuoi far credere che non vuoi bene a nessuno.
Lei chiede: Senti il freddo?
Lui non rispose. Lo pensò. Se lo dici, non vale.
Percepiscilo.
Impara ad addomesticarlo, come prima. Indossa completi leggeri in pieno inverno. Due colori. Gira in taxi. Vieni scaricato davanti ad un albergo.
Via Veneto. In primavera, far finta di attendere qualcuno nelle hall
degli hotel a cinque stelle. Colazione al bar. Guarda la luce perfetta
per girare un film. Guarda le turiste. I capelli. Le gambe. Ancora i
capelli.
Appura che stai congelando.
Hai i tuoi rimedi.
Rilassa le membra.
Genera voluttuà.
Lascia vincere il freddo.
Scopri che dopo, sei ancora vivo.
Canticchia: why we don’t do it in the road?
Lei:
Vivi a Roma. Cerchi di farti allattare. Mamma gravida, Roma. Avara di
latte, Roma. Tu sei malerba, cattiva ragazza. Sei stata molto cattiva.
studi per diventare avvocato. Non c’è nulla che ti sembri più noioso,
oltre alla parola “sempre”, quando è di giovedì.
Oh boy – guarda il ragazzo- rivolgi la parola al non-conosciuto, al
non-estraneo. Cambiano i vestiti, cambiano gli anni. I gusti si
inseguono. I gusti si ritrovano e ti sbattono contro il muro. Le
rotaie del tram. La linea sfrigola e prende fuoco. è l’inizio della
notte.
Oh boy parla. Tu pensi.
Ti piace Fleba il Fenicio. Ti dispiace che dimetichi il grido dei
gabbiani. Sei felice che dimentichi il guadagno e la perdita. Via
d’uscita dall’alienazione. Vieni accusata per una lettura fin troppo
moderna.
Ti chiede: “vuoi fare un film con me?”
CAPITOLO II: ESTORSIONE.
Il falò era caldo. Il falò era tepore. Il monolocale era freddo e umido. Stiamo vicini al falò. Nell’altra stanza una cascatella zen metteva un’altra po’ di distanza tra vero e non-vero.
Il falò emanava effluvi. Si accese una sigaretta per coprire il puzzo. Plastica, silicone, cosmetici da quattrosoldi e carne.
“Ce stamo a fa er trans alla brace!”
“Hai messo a bagno il computer?”
Ernesto G rise. Ernesto G ebbe uno spasmo. Ernesto G fu sul punto di vomitare. Aveva un cazzo di cancro. Stava spendendo gli ultimi mesi di vita dando fuoco a froci e suicidando spacciatori di infimo calibro. L’aveva introdotto all’arte dell’estorsione. Tra qualche mese se ne sarebbe andato. Era stata la notizia più bella del mese. Fu accolta nell’ambiente da fischi e schiamazzi. Era un topo di fogna. Il trans bruciava e crepitava.
La Lazio continuava a fare schifo.
La ministro fu comprensiva.
La ex ministro versò calde lacrime.
Lui chiese scusa.
Appoggiò la testa sul palmo della mano, come per dire:
“Sto ascoltando, è molto interessante. Mi sto ravvedendo.”
Era una pubblica ammenda.
Erano le stronzate di un tossico.
Rimase a guardare.
Viale dei ricordi.
Fabio B era suo amico.
Fabio B era un fico. Scopava passera di classe A. Scopava modelle in erba e vendeva coca tagliata onestamente. Fabio B era puro stile. Si conobbero alla fine degli anni 90 nella Big M. La Big M sussultava. Non era da bere. Era da sniffare. Fabio B lo aveva introdotto alla vita. Era un nobile mezzo decaduto. Veniva dalla Roma bene. Per un periodo aveva rifornito di crack il tizio in televisione, perché
scriveva belle canzoni. Si erano divertiti. Fabio B era suo amico. Aveva la passione per le auto vecchie. Una notte L’asse dello sterzo della sua vecchia Alfa Romeo lo aveva preso in pieno volto. Avevano ritrovato la testa a fanculo. Aveva appreso la notizia mentre era a letto con una che piaceva a Fabio B. La sua vita aveva cominciato a finire li.
CAPITOLO III: IL DOTTORE & THE HELLEASY FIELDS.
Non vieni mai a trovarmi.
-Come stai?
-Ma ti vergogni a darmi un bacio?
-No.
-Sei elegante. Sei proprio bello.
-Me lo hai insegnato tu.
-Sei molto più bello di me.
-Sei più alto, hai le spalle larghe. Hai gli occhi grigi.
-Sei più elegante. Hai preso da tua madre.
-Come stai, qui?
-Avrei bisogno di soffitti più alti. Ma dimmi di te, come va? Hai controllato come ti avevo chiesto?
-Si, eri proprio morto. Ho trovato i soldi. Il soffitto non ti piace?
-È basso. Tu stai bene? Ero proprio morto, sì? Non facciamo scherzi.
-Sì. La cosa del soffitto, sai, l’ha detta una ragazza americana in un film. Mi piaceva molto.
-Era bella?
-Era alta. Bionda. Un giunco, anche.
-Trattati bene, da quel punto di vista. Che ti sposi?
-No. Non voglio, non potrei. Non credo.
-Vai con tante donne, prima.
-Ma su papà, che dici… Tu non sei così. Perché devi dire così, da che mi devi proteggere, pure adesso?
-Mi fai la caricatura, mi dipingi come non sono. Più ami, più impari ad amare. È questo che intendo. Però non devi mai essere cattivo.
-Sì, ho capito cosa intendi.
-Il lavoro. Come va il lavoro?
-Bene. Sono bravo.
-Non ricominciare, come tuo solito. Tua madre è bassina, mi piaceva molto. C’era il film del figlio di Woody Guthrie, Arlo. Fa vedere il padre morente, in ospedale, per davvero. Lo sai che non mi piace. Te l’avevo detto. A me piacciono i film con gli indiani, quelli di guerra, senza sangue. Non mi è mai piaciuto, tutto quel sangue, mi impressiono.
-Non ti è mai piaciuta l’ostentazione, non c’è bisogno, dicevi. Era troppo cinica.
-Non mi piace questa scena.
-L’hai fatta tu quando sei andato in pensione e mi hai detto che il passo successivo non ti sarebbe piaciuto.
-Sei marcio, quando fai così. Tu sei dolce. Hai una sigaretta? Non prendere esempio da me, però. Che bel vestito.
-Si. “Abbiamo bisogno di soffitti più alti”. Chissà come ti è venuta.
-Sei stato un bambino felice. Amavi con intelligenza. Ti ho sempre detto di non odiare. Almeno, odia con intelligenza. Non te l’ho insegnato io a odiare. E il lavoro? Vuoi fare il giornalista, lo scrittore?
-No, no. Il primo non mi interessa. Il secondo non è un mestiere che uno può voler fare.
-Non fare il cinico. Mia madre mi ha sottolineato tutta la copia de ”Il Partigiano Johnny”. È matta quella donna.
-Leggevi le mie cose, quelle vecchie, proprio all’inizio. Quelle nuove non le conosci. Quando le faccio, se penso che stanno bene a te, vuol dire che sono abbastanza buone.
-Tutte quelle parolacce? A che ti servono? Non essere cinico. È brutto.
-Non stiamo andando al punto.
-Esci, va via, su, io leggo un po’. E che ci importa, che ti vergogni? Lo sai, io quante volte mi sarò vergognato. Sei omosessuale?
-No.
-Meno male.
-Sei diventato bigotto?
-Sei proprio stupido quando fai così. Mi fai le caricature. Che non lo sai che se sei omosessuale, o diverso, anche in un altro modo, fai una vita più complicata? Non è giusto, ma è così. Non ci sono riuscito a farti un mondo migliore.
-No. Non credo.
-Invece sì. Come ti proteggo dalla tua diversità? Mica sono matto come tua madre, che appunto è matta. Irresponsabile, che se ne compiace. Io ti amo, voglio che fai una vita felice, senza soffrire. È normale per un padre.
-Sembra che sei bigotto.
-Ma che ci importa? Ti fai le pere?
-No. Perché non sono nè abbastanza ricco nè abbastanza povero. Sono per i morti di fame e i figli di papà, papà.
-E se viene una ragazza bellissima e ti dice facciamoci una pera?
-Ti ho già risposto a 7 anni. Non so. La inganno. O dico la verità, ad un altra. Mi piacciono le ragazze alte e bionde. A te more e alte.
-Non ti drogare. Non soffrire, ma tanto tu soffri lo stesso… Non soffri, no? Hai sempre detto tante bugie.
-No, le bugie erano per fare come mi pareva, erano solo per te. Ma io non soffro. Ci rimango male, ma trovo tutto molto divertente, prima o poi.
-Me lo dici per farmi stare tranquillo. Io dietro a tua madre ci sono impazzito.
-No. Per me è un po’ diverso.
-Adesso va. Lo so che per te è diverso. Sei più moderno. Sei più intelligente. Paraculo, da subito. Hai abbastanza soldi?
-Uhm uhm.
-Non mi fare “uhm uhm”, non devi andare in giro senza soldi, può capitare qualcosa.
-Ma che mi deve capitare papà?
-Metti che incontri una bellissima, come la porti a cena? Come era dolce Mastroianni, te lo ricordi? Mi manca Marcellino. Ma che mi devi dire qualcosa?
-Ho parlato con una persona: ho scoperto che quando non c’ero, mi difendevi sempre. Minacciavi chi mi si metteva di traverso. Davanti a me, m’hai sempre dato torto, mi rimproveravi.
-Mi metti i voti, che sono un amichetto tuo? A te non doveva toccarti nessuno, facevano i conti con me. Ma non lo dovevi sapere. Venivi su male. T’ho educato tanto male? Non credo.
-No. Spero di no… Ciao papà. Parlo con qualcuno per il soffitto, lo dico a Federico nostro, che fa venire il Commendatore, come nel film, no? Oh, ecco arriva la mamma.
-Non ti preoccupare. Si veste come una ragazzina.
-Dimostra metà degli anni che ha, sempre. Tu non le fai i complimenti, e lei si innamora di te. Io parlo troppo, e tant’è. Per fortuna non mi devo sposare. Mi si è fatto tardi, devo andare. Poi ti racconto, ti scrivo.
-Due righe, me le conservo. Stai un po’ con me ogni tanto. Che ti costa? Vuoi che ti pago? Ma no… no. Sei giovane.
-Anche tu.
Someone spoke and i went into a wake.
CAPITOLO IV: FANGO.
Intercettazione/Fango/UomoSconosciuto1/UomoSconosciuto2.
-Buongiorno eccellenza!
-Ciao, buongiorno carissimo!
-Spero che la sua schiena si sia rimessa dopo le recenti peripezie.
-Il mio torcicollo non mi da tregua e mi espone a figure imbarazzanti. E non c’è niente da ridere!
-Sono sicuro che l’establishment sia comprensivo verso le sue rare ma comprensibili défaillances…
-Io veramente non mi riferivo all’establishment.
-Lo so signore, cerco di salvare le apparenze. Sa che anche un altro grande leader del passato accusava i suoi stessi problemi?
-Davvero? Chi?
-John Fitzgerard Kennedy.
-Addirittura?
-Si, caro mio. E i suoi oppositori erano altrettanto crudeli dei suoi: lo chiamavano “Jack mal di schiena”. In comune con lui, lei ha il fascino e l’odio suscitato negli avversari.
-Sì, siamo due grandi vittime della storia. Quei folli vogliono massacrarmi. Stanno facendo carne di porco della mia vita privata…
-Signore forse è giunta l’occasione di rendere pan per focaccia.
-Oh, mio caro, tu fai risplendere questa terribile mattinata.
Aggiornami e fammi tornare il sorriso. Dimmi, che ho poco tempo.
-Sarò breve ma intenso. Come lei sa perfettamente, quell’insulso governatore del Lazio ha un debole per le ragazze con quel qualcosa in più.
-È cosa nota e abbondantemente documentata. Grazie a te, per altro.
-È un onore e un piacere. Dunque, lei sa che il nostro materiale, per quanto interessante, non può essere diffuso.
-È frustrante. Così tante prove della verità e l’impossibilità di mostrarle al popolo.
-No caro mio, no. Quei demagoghi la fuori comincerebbero a chiedersi come questo povero direttore di giornale si sia creato un archivio così ricco. Comincerebbero a subudorare l’aiuto da parte di chissà quale amico… A fare insinuazioni, i servizi…
-Gli unici servizi di cui è necessario che si sappia sono quelli ricevuti da quel disgraziato. Ho avuto un’estate tremenda. Dimmi che l’autunno sarà felice.
-Lo sarà. Degli avventati ma coraggiosi tutori dell’ordine hanno fatto un colpo di testa. Si sono introdotti nella tana del nostro topo, e con sprezzo del pericolo hanno documentato le sue deprecabili abitudini sessuali.
-Foto o video?
-Entrambi. Io ritengo che sia il caso esploda in tutto il suo splendore. Lei dovrebbe fare in modo che questi giovanotti balzino agli onori della cronaca. È necessario che qualcuno apra il Vaso di Pandora dall’interno. I loro superiori, qualche collega compiacente in privato, ma pubblicamente fin troppo severo. Si può fare.
-È un motto sfortunato, ma si può fare, hai ragione.
-Mi hanno già offerto il servizio.
-E noi rifiuteremo. Non siamo sciacalli.
-La verità verra a galla.
-Sai cosa galleggia?
-No, mi illumini.
-La verità, e la cacca.
-Signore, lei sabbe stato un entertainer a cinque stelle!
-Perchè? Qualcuno lo ha mai messo in dubbio?
-Oh, no.
-Facezie a parte, sono molto felice.
-Anche io signore.
-Quell’uomo ha un pisello molto brutto. Che il mondo lo sappia sarà il mio parziale risarcimento per le angherie che subisco.
-Sì, signore.
(segue conversazione non pertinente)
CAPITOLO V: RICATTO.
Benvenuti in Puglia.
Venite a ballare in Pu-glia Pu-glia.
Venite a scopare in Pu-glia Pu-glia.
Venite a estorcere in Pu-glia Pu-glia.
Ernesto G lo aveva rincoglionito con il suo refrain personale. Lui aveva voglia di stare a casa. Gli mancava una quantità record di ore di sonno. Ernesto G: “Se riesci a sta sveglio pe na settimana, poi non ne devi dormì più.”
-Sai, è strano che tu lo dica. L’altra persona al mondo che sostiene
questa teoria è in grado di scolarsi 7 birre in 7 minuti…
-Mortacci sua, e che è?
-Mortacci tua, Ernè. Senti, bando alle cazzate, ricapitoliamo, allora…
-Oh, oh, testa de cazzo! Qua io so il maestro, e tu la matricola. A me cosi nun me lo dici.
Ernesto G puzzava di colluttorio, medicinali, sigarette di infima qualità.
-Voglio solo stare tranquillo.
-Allora fallo te il riassunto!
-Sì, ma tu ascolta. Allora: entriamo a casa della ragazza. Mettiamo in disordine, rubiamo qualche stronzata e ce ne andiamo. Stop. Così capisce.
-Sì, ma aho, te sei l’unico che la chiama “la ragazza”. È na mignotta!
-Lo so. Fa la puttana.
-Senti un po’ biondo, me racconti n’altra volta de quando pe metteglie paura a momenti l’ammazzavi?
-La sai la storia…
-E daje… Me piace come la dici tu. Com’era? “La dovevo solo spingere un po’ fuori strada solo che per poco non la buttavo giu in un fottuto burrone”. Me fai mori, me fai. Parlo come in un film americano.
-Vaffanculo.
-Aho, ma che te rode?
Cose che Ernesto G non sapeva. Qualche settimana prima l’aveva seguita in auto. Doveva spaventarla. Doveva minacciarla, automobilisticamante. Lui si era fatto sotto con gli abbaianti accesi. Lui l’aveva incalzata. Lei non aveva fatto una piega. Lui aveva insistito. A quel punto lei aveva accostato, con calma.
Lui era sceso di corsa.
Lei era scesa con calma.
Lui le si era fatto sotto, senza sapere che fare.
Lei aveva una pistoletta.
Lui si era fermato. Squillo/matta/disperata/puttana/armata.
Possibilità che spari: quasi sicuro.
Lei non fatto niente.
Lei aveva chiesto chi era, cosa volesse. Aveva capito, ma chiese tutto. Senza melodrammi.
Lui aveva provato a non dirlo. Poi le aveva detto tutto. Chi se ne frega. Erano i segreti di pulcinella. Avevano scopato.
BY LUCA R. – CONTINUES…







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