Coffee, Cigarettes & iPad
Per un antico vezzo italico (tornato in auge recentemente, proprio a proposito di cose fatte da quelli che abitano l’altro lato dell’Oceano), il giorno dopo l’evento, è d’obbligo incontrarsi al Bar Sport virtuale e ossessionarsi con i se e con i ma. È d’obbligo anche essere iper-critici, il più possibile sarcastici e soprattutto saccenti. Il pessimismo, invece, è una peculiarità dei dialoganti in questione.
- Allora, iVisto la tavoletta ieri?
- Eh, sì, l’ho vista.
- E allora? Che te ne pare?
- Che ha un nome stupido.
- Si chiama iPad, iCuscinetto.
- Eh, ma l’alternativa era iSlate, is late.
- In effetti, ma avrebbero potuto usare un nome di fantasia. iDiosincrasia, per esempio.
- Eh.
- Ho letto un commento sotto un post di Wired.com. Diceva che avrebbero dovuto, viste le dimensioni, puntare al mercato femminile. Perché le donne hanno la borsetta e saprebbero come portarselo a spasso.
- Anche io ho una borsetta, e non sono una donna.
- Vabbè, ma quelli sono americani, al massimo portano un marsupio.
- E nel marsupio non c’entra.
- Eh, no.
- Vabbè, allora hanno scelto proprio un nome del cazzo.
- Però, secondo me, in Europa e nei paesi non anglofoni funziona. Alla fine, se uno non è malizioso, iPad è un nome già familiare. Che uno ricorda e che associa immediatamente a un coso con quella forma lì.
- Mmm. Beh, sì. Però non ha la webcam integrata. E mi sembra un iPhone gigante. E poi ha poca memoria e non supporta Flash e non permette il multitasking.
- Perché, tu se in grado di fare più cose contemporaneamente?
- No, ma non dicevamo che dovrebbero puntare al mercato femminile?
- Sì, hai ragione. In ogni caso il successo non dipenderà dall’oggetto in sé. L’oggetto è molto bello, e serve allo scopo. Ha uno schermo stupendo ed è veloce ed è connesso. Ha uno Store alle spalle. Lo strumento è solo il luogo in cui avverrà il cambiamento. Quella cosa serve per leggere, per portare in giro foto, per guardare video, per prendere appunti e per conservarli. In sostanza serve per creare un mercato ai contenuti di qualità. I film in HD, i libri appena usciti (che magari avranno funzioni multimediali ecc). Servirà per leggere un giornale che assomigli a un giornale senza bisogno di perdere la vista. Uno potrà portare in giro il proprio portfolio, le proprie bozze, e quello di cui ha bisogno.
- Sì, ma a me non sembra comunque una rivoluzione.
- Non è ancora una rivoluzione. Ma ci si sta armando. Pensa se un giorno quel coso fosse diffuso come l’iPhone.
- Eh, milioni di persone che vanno in giro guardando film o video Youtube.
- Ma magari qualcuno legge. Se torna di moda leggere sarà proprio grazie all’iPad.
- La gente non legge. La gente colleziona libri. Si collezioneranno libri digitali da comprare con un solo click e un addebito su carta di credito. I libri digitali non ingombrano e non pesano sul contante nel portafogli. Sono immateriali e si acquistano con transazioni immateriali. Sembreranno cose del subconscio. Ci troveremo caterve di libri sullo scaffale virtuale che non bisognerà neanche fare lo sforzo di spolverare. Si compreranno molti più libri, moltissimi di più, ma non credo che qualcuno si prenderà la briga di leggerli.
- Sì ma, a noi cosa interessa?
- Niente, era una riflessione antropologica sull’impossibilità di un nuovo Rinascimento.
- Ma perché, a te risulta che nel rinascimento leggevano?
- No, costruivano macchine volanti.
- Non so chi si sia preso la briga di annoverare la lettura tra le attività umane. Cioè, uno legge perché ci sono cose scritte che bisogna sapere, tipo PUSH o PULL sulle porte. Ma lì finisce.
- È poco più che guardare.
- Per questo l’hanno fatto bello, l’iPad. Così uno guarda le cose scritte. Ogni tanto tocca un titolo con il dito. Ogni tanto compra una cosa solo perché ne è attratto.
- Cioè, non è una rivoluzione, è solo un modo per rifare il trucco a una cosa che non cambiava da secoli.
- Sì, un po’ come hanno fatto con la musica. L’hanno resa più accessibile, l’hanno moltiplicata, ne hanno tagliati i costi. Pensa a quanta musica possiedi e a quanto poco la ascolti in proporzione. Se fossero stati cd, forse ti saresti pure accontentato, avresti detto, beh, ho un bel po’ di musica, forse basta.
- Eh, no. La musica è diversa.
- Ma con i libri funziona così. Uno guarda la propria libreria e dice: “ammazza quanti libri ho, che me ne faccio di altri”. I libri si acquistano e si possiedono a volume. A nessuno frega niente di andarsi a spluciare le nuove uscite e i nuovi autori. Non c’è la caccia alla novità che ci può essere con la musica.
- Ma io ascolto solo musica di gente morta.
- Però almeno ti vai a cercare le rarità. Tu ti immagini uno a cui piace Melville che si va a leggere tutte le edizioni di Moby Dick solo per vedere le differenze tra l’una e l’altra?
- Forse qualcuno lo fa.
- Sì, ma è complicato. Ci vuole tempo. Ci vuole concentrazione e volontà. Con la musica uno preme play e via. Se non ti piace cambi.
- E dici che con i libri funzionerà così?
- Può essere. Tanto, non occupando spazio, si potranno acquistare, sfogliare, leggicchiare e poi dimenticare -in un futuro che già è presente, i nostri dati e le cose che possediamo non dovranno neanche stare sui nostri hard disk, ma potranno essere custoditi e sparpagliati tra le nuvole della rete, rendendo lo spazio a nostra disposizione talmente abbondante da farci sentire inetti per non essere riusciti a riempirlo e saturarlo immediatamente-. Lo stesso vale per i giornali, forse di più.
- Io comprerei tutti i giorni il Sun.
- Cosa che adesso non ti sogneresti di fare. Potresti anche comprare una copia di qualsiasi magazine prodotto in qualsiasi parte del mondo.
- Zero costi di distribuzione e la competizione che, a parità di condizioni d’accesso al mercato, si sposta sulla qualità dei contenuti.
- Sì, chi è più bravo alla fine viene premiato.
- Vuol dire che pure Walwian finirà sull’iBook Store?
- Se saranno bravi sì.
- E li compreranno insieme al Newyorker e al Rolling Stone?
- No, forse insieme a Casa Viva o Gente, ma possono organizzarsi e cercare accordi migliori.
- Allora eccola la rivoluzione!
- Sì, ma non è ancora successo. Adesso c’è solo una cosa con un nome strano, costosissima e che uscirà in Europa tra mesi e subordinata ai soliti megacontratti telefonici. Poi c’è un iBook Store, che non si sa come funzionerà e non ho capito se esisterà. C’è un’applicazione che si chiama iBook, di cui si poteva fare anche a meno. E poi ci siamo noi che facciamo speculazioni.
- Ma il mondo potrebbe essere un posto migliore.
- No, il mondo farà comunque schifo.
Saluti,
M.




4 Comments
finché campo mi rifiuto di leggere un libro che non tengo fra le mani, che non sta accanto a me sul comodino, che non sfoglio le pagine lentamente dalla quart’ultima riga, che non posso sottolineare con la mia matita, che non posso tenere nella mia libreria in salotto e guardarlo di tanto in tanto mentre sono immersa a fare altro… forse le nuove tecnologie ci permettono tutto ciò, ma sicuramente in maniera diversa…
CMV
1/31/2010
Premessa
sono sostanzialmente d’accordo con te.
Svolgimento
Se penso a uno scaffale digitale, lo vedo pieno di pubblicazioni scientifiche, di articoli, di ricerche. Di tutte quelle cose che, vuoi per colpa del budget, vuoi per delle difficoltà di distribuzione, non sono di facile reperibilità. Per un ricercatore o per un professore o per uno studente, poter muoversi e spostarsi senza avere valige piene di carta con sé già sarebbe un bel vantaggio.
Poi penso alla stampa quotidiana e agli alberi, un vantaggio per entrambi e, credo, anche per il lettore (che finalmente sarebbe anche un po’ più libero di scegliere).
Per la narrativa, invece, il discorso è diverso. Il libro, la storia, per come lo conosciamo, è legato al supporto (all’odore, al peso alla grana della carta). Quello che potrebbe offrire questa tecnologia, però, è un’alternativa. La possibilità di reinventare il modo di raccontare le cose. Potrebbero nascere, e già ce ne sono (con l’ipad avrebbero il mercato e la diffusione per diventare di massa), storie che vivono di richiami e rimandi, storie che si muovono su più piani e che coinvolgono attivamente il lettore. Le storie sarebbero vive e crescerebbero attraverso il mezzo tecnologico (e grazie alle persone). Paradossalmente, la letteratura digitale avrebbe la possibilità di essere più “vera” di quella reale.
Conclusione
Ciò non toglie che, tanto lo scrivere quanto il leggere un libro siano atti intimi e, come tali, è giusto che, semplicemente, rimangano così come sono: una parola dopo l’altra su un foglio dopo l’altro, fino alla fine.
Matteo
1/31/2010
Premessa
Sono d’accordo in parte con te.
Svolgimento
Condivido l’importanza di tale innovazione per il risparmio (spazio, alberi, denaro…), per la praticità e per la generalizzabilità (esiste il termine?!?) che permette sul mercato. Nella professione, sia essa lavoro ovvero studio, consente innegabili vantaggi, a partire indubbiamente da un ampliamento della condivisione.
Tuttavia per la narrativa questo discorso non è, a mio avviso ed a mio gusto, estendibile (e questo termine esiste?!?… dovrebbero includerlo nel vocabolario; rende l’idea). La condivisione qui non mi interessa; piuttosto l’intimità di un sapore, di un odore, di una sensazione tattile, di una visione che la fantasia scaturente dalla lettura di un libro, questo sì che mi interessa. Il digitale, nella sua freddezza, non lo permette. Il supporto rappresenta il corpo, il suo contenuto è l’anima e sono imprenscindibili l’uno dall’altra come la storia ci insegna.
Conclusione
Non mi piegherò, in questo caso come in altri ancora, alle meraviglie di una modernità che cresce troppo in fretta.
CMV
2/1/2010
Ho trovato questo pezzo molto interessante sia per l’argomento sia per come è stato affrontato,così ho pensato di lasciare anche io un mio commento.
Sarà che i libri hanno sempre esercitato un certo fascino su di me e sarà che non capisco in pieno l’utilità di questa invenzione, ma l’idea che riescano a diffondersi tablet o Kindle (lettore digitale di libri) mi ha angosciato.
Ho provato ad immaginare un mondo senza libri, e lo scenario che si è presentato nella mia mente era veramente desolante, pensavo sempre a “Fahrenheit 451”. Mi rendo conto che non è la stessa cosa perché i libri non sarebbero proibiti e alla fine i testi sarebbero gli stessi,la sostanza non cambierebbe insomma!Però non mi piace pensare ad un libro come ad un file, che dà comunque l’idea di immateriale, mi piace pensare ad un libro come a qualcosa di materiale,da poter toccare da poter vivere. Ogni libro ha una storia a sé,a ogni libro associamo ricordi,sensazioni.
Mi chiedo se all’interno di uno strumento come il Kindle non si rischierebbe di confondere tutto..
Ho letto su un giornale questa frase di Jeff Bezos( fondatore di Amazon e inventore di Kindle):“Pensiamo che l’atto della lettura meriti uno strumento specializzato e vogliamo che Kindle sia quello strumento. E’ come per la fotografia:mi piace scattare immagini con il mio telefonino, ma quando voglio fare una foto vera preferisco farlo con la mia macchina fotografica. Kindle è quella macchina fotografica.” . L’ho trovato un esempio per nulla calzante,un ragionamento che non fila. Uno “strumento”,non è forse il libro stesso lo strumento per la lettura? “Specializzato”poi.. Non capisco che specializzazione occorre per leggere bene un libro.
Per questo non posso fare a meno di condividere il commento di CMV.
Gli svantaggi continuano a sembrarmi minori dei vantaggi..E’ vero il discorso di Matteo sugli alberi, l’ambiente ne gioverebbe.. però ci sarebbe anche la carta riciclabile ad esempio. Inoltre prima che lo strumento diventi accessibile a tutti,il prezzo per ora è alto, credo ci sarebbe da aspettare troppo.. un minimo di rischio che per un pò la cultura diventi un lusso per “pochi” c’è credo…
Però questo è solo il mio parere è probabile che io non sia abbastanza obbiettiva e moderna…
Daria
2/1/2010
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