Alessandro Grazian + Walwian
Nonostante sia alto, l’impressione più immediata di Alessandro G. è stata quella di trovarsi davanti al Piccolo Principe. Probabilmente, a causa dei modi gentili, o della bellezza discreta, o dei capelli à la vague vagamente rinascimentale. Alessandro G. è biondo. E soprattutto, le cose essenziali, come nel caso del P.P., sono invisibili agli occhi.
Se si prende un cantautore e lo si fa suonare in una galleria d’arte, in un giorno feriale, davanti ai passanti, parlare di cose invisibili agli occhi può sembrare un azzardo. E’ stata, da parte di Alessandro il gentile, una prova di forza. Si è caricato la chitarra e la voce sulle spalle, ed ha riempito tutto con le sue canzoni. Si è intrufolato con la voce, e una volta abbastanza vicino, con le pennate ha fatto venir giù quello che rimaneva di ogni distanza. Ha suonato con forza. Ha suonato con coraggio. Ci ha messo mestiere, e ci ha messo spontaneità. E’ stato lieve ed intenso. E’ stato forse straniante vederlo suonare in una galleria d’arte? Era in piedi dove solitamente ci sono preziose installazioni di artisti, prestandosi al gioco di una esposizione vagamente innaturale, che sapeva di nudità. In fondo, l’intero affair è stato un gioco di esposizioni. Noi (Walwian) eravamo esposti, Grazian, si è esposto, la galleria stessa, si è esposta. Eravamo tutti nudi?
Alessandro Grazian è stato visto da molte persone. Durante il Live @ Leo Galleries, c’erano diverse persone. Nel futuro, crediamo, sarà visto da davvero molte persone. Io non so se Alessandro tifi il Genoa e se verrà mai rapito e messo dentro un albergo a Supramonte, ma, hush hush, in via del tutto confidenziale, l’avete sentito qui per la prima volta, sembra proprio quell’altro ragazzo lì. Solo che siamo negli anni 2000, agli sgoccioli, e tutto diventa più fluido, più commistioni, più intrecci, c’è stato Buckley e abbiamo imparato a confondere le tracce e gli odori.
Visioni periferiche 1. C’è qualcosa che tutti hanno visto, ci sono altre cose, che nessuno ha visto. Sono visioni periferiche, momenti, colti con la coda dell’occhio. Uno sono riuscito a conservarlo, è Alessandro che prima dello show gironzola per la galleria vuota, e canta e suona sua chitarra, osservando le carte sui muri. Le uniche carte. Non erano ancora arrivate le copie di Walwian, e in un gioco di rimandi, le carte già presenti erano osservate dal suonatore à la carta della serata. Proprio prima che gli strani disegni moderni lo guardassero suonare, come se fosse un’opera lui stesso, lui che è anche pittore. Il frammento si interrompe con un suono elettrico, un campanellino, collegato alla porta: inevitabilmente, era la rue che entrava dans la chambre.
Visioni periferiche 2. Si gironzola. E’ qualche momento prima che la maggior parte delle cose accada. Il tempo metereologico è brutto. Il tempo gioca brutti scherzi, va avanti e indietro, come le persone davanti alle vetrine. Si ritrae e si espande, corre e si contrae, quasi a scherzare i desideri, gli astanti, le ansie e le voglie. Attraverso la Leo Galleries. E’ uno spazio essenziale, che contiene diversi dettagli che la rendono ora molto moderna, come i lunghi tubi di metallo cromato che emettono luce e calore, ora vintage, come l’edera intrecciata alla grata di una grande finestra. Dai muri bianchi, emergono archetti di mattoni, discreti e occhiuti. Due colonne dall’aspetto antico scendono (colano?) dal soffitto, come a ricordare, in qualche modo, una persistenza della memoria. Cammino e ascolto qualcuno che fischietta. Sorrido. Mi pare assolutamente improbabile che Alessandro Grazian stia fischiettando il tema de I Soliti Ignoti. Immagino che stia fischiettando qualcos’altro, qualcosa che non conosco, e che gli somigli. In ultima analisi, non può essere quello. Glielo chiedo, sicuro di fare una magra figura. Invece è proprio così, e Alessandro mi racconta tutto quello che c’è intorno. Dopo tutto, siamo qui per apprendere dai curiosi.







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