Un hombre mas Lindo.
Starsene in una casetta ad accudire la mamma malata. Ogni tanto pronunciare frasi politicamente ambigue, molto umane. Scrivere poca musica, e strana. Le cose stanno così, perché non dovremmo prenderlo a calci? Di uomini e tamburi. Tamburi di latta.
Lindo Ferretti ha un bel nome e una brutta faccia. Anni fa se ne stava sul palco, e incendiava. Non teneva il cerino in mano come Diogene. Non esplorava gli angoli bui, con il suo senno e la sua forza. Scientemente, si dava fuoco, e lo appiccava anche sulla tua bella schiena e con un robusto spintone ci si rotolava insieme a ustionarsi nell’angolo buio. Ed era meglio che a casa, prima, avessi studiato. Molto semplice, molto doloroso, molto veritiero.
Lindo Ferretti in arte Cccp, e poi, con un tempismo di rara lucidità, CSI. E poi tutto il resto, seguendo la parabola handicappata e ferita delle sue utopie, e dei luoghi delle utopie. “Affinità & Divergenze tra noi e il Compagno Togliatti al Raggiungimento della Maggiore Età”. Con un titolo del genere, non aveva neanche bisogno di scrivere un buon album.
Invece l’album ridefiniva lo status dell’arte del punk e del rock, tra avanguardia e propaganda, world wide. E’ facile immaginare la scena punk fine anni settanta come una specie di internazionale dove ognuno faceva un po’ come gli pareva. I Pistols diedero il via ad un correntone in cui la coerenza era essere incoerenti e stupidi. Nacquero come una pubblicità per un negozio di vestiti e suonavano canzoni punk. Era una scatola cinese di
significati. Era come se dicessero:
“Siamo i più veri di tutti e siamo solo una truffa, puoi vedere attraverso di noi e sapere che siamo qui solo per i soldi. Siamo la banda degli onesti. Ora se ne hai il coraggio, metti su un disco dei doors e prova a credere ad una sola parola.”
E già il fatto che io tenti di inquadrare il Pistols-Pensiero mi spedisce nel limbo dei poveretti, per direttissima. Vincono sempre loro. Basta che dicano “non è vero“.
Forse, la più grande operazione di disvelamento dai tempi della Caverna, o di Sexy Sadie. Non a caso Johnny Rotten è uno dei più lucidi intellettuali del Novecento, e puoi vederlo fare a pugni con uno struzzo in un reality show. Coerentemente incoerenti. Puoi fare un blitz a casa di Eddie Vedder e trovare Jeff Ament che mette a posto le banconote, e sarebbe ingeneroso, ma nessuno saprebbe cosa dire. Johnny Rotten si è scaraventato in avanti per non cadere indietro. Questi erano tipi tosti, e marci.
I Clash erano eroi, ma non erano teppaglia/marmaille. Joe Strummer era tanto un figlio dell’imperialsimo britannico quanto della middle class urbana e cittadina. Fece precise scelte di campo, sorrette da una cultura ed intelligenza personali difficilmente rintracciabili a qualsiasi livello, nello show biz. Ci furono i Devo, con gli strani coni di plastica in testa e le dita di Borroughs ovunque. Si intervistavano reciprocamente con Mcluhan, tanto per passare il tempo.
La scena punk è sempre stato un posto molto interresante, ma forse meno complesso di quanto si tende ad immaginare, tenendo conto che l’impronta semantica del rock & roll, sbarrava la strada a incroci particolarmente arditi. I clash erano politici, non erano complessi.
Per quanto riguarda i CCCP e Lindo Ferretti, invece, i sottointesi erano mostruosamente culturali. Se vi interessano i risultati rispetto ai processi, probabilmente queste righe sono un mucchio di falsità. Ma è nei processi che si annida la differenza dei CCCP. Majakovskij, Pavese, Fenoglio, Gramsci e la stratificazione della politica sulla grassa terra emiliana, allo sgocciolare via del Novecento, verso la dissoluzione delle coordinate cartesiane, formerly known as Cold War Politics. L’orrore nel rimanere soli con la propria esistenza, quando l’impero feticcio si liquefà, non sotto i colpi di un Papa mediaticamente ecumenico -non sotto la spinta di un sindacato polacco con le belle bandiere- ma sotto il peso della propria mastodontica falsità.
Direbbero in qualche università americana (hanno fatto una cosa carina: studiano Gramsci perché funziona, e non ecessariamente diventano comunisti) a causa delle perdita di informazioni, delle opacità, alle diseconomie informative a proposito dei più intimi modi di produzione.
Ha suscitato scandalo e riprovazione la svolta di Ferretti. Non gli si perdona di aver suonato e detto determinate cose, prima, e di aver preso posizioni così poco illiminate, ed illuministiche poi. Gli si nega senza mezzi termini, la possibilità di cambiare. Le accuse e i giudizi sono feroci. Ma d’altonde, chi non vuol essere giudicato, non ha neanche la scappatoia della morte.
Forse la questione va completamente ribaltata. Ferretti può diventare quel che vuole, non tanto in base ad un generale principio di autodeterminazione, ma perché ognuno di noi è la propria storia, e quella di Lindo Ferretti è chiarissima. E’ lui stesso una stratificazione di intelligenza e cultura, di sensibilità e ferocia: brutalmente, non deve dimostrare nulla. Siamo noi i famelici pezzenti che abbiamo bisogno di una linea, e cerchiamo in lui un Togliatti che ce la detti. E siamo così miseri nell’irritarci se rimaniamo senza. Ci definiamo per negazione, applichiamo le mostrine sulle nostre spalle, con un giuramento che prevede l’ulitima ottusa prova di fedeltà alla linea: criticare il capo. E Lindo?
E lindo ha torto. La questione è semplice e breve. E dunque? Che fare? Nulla. Ferretti si è ritirato. Ha combattuto e dato, e ora accudisce la madre malata. Non si potrebbe biasimarlo neanche se venisse fuori che è diventato come è diventato, per non dare un dispiacere a lei.
È un cattivo esempio? Perché, qualcuno lo ha davvero seguito/ascoltato/capito/compatito, prima, al di la di metter il suo disco in cameretta? No. Siamo pubblico, siamo il pubblico, e in quanto tale, facciamo schifo. E comunque, possiamo sempre non comprare più il biglietto. L’accanirsi sul Ferretti attuale, è lecito, credo che sia un diritto legalmente riconosciuto, dunque è okkey. Non è elegante.
E forse questo è uno dei casi in cui essere moralmente eleganti, acquiescere ad un gentleman’s agreement, è preferibile ad esercitare un diritto a cui abbiamo avuto accesso acquistando dei dischi.
L.



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