La Compagnia / The Company

Le cose al contrario, se vai abbastanza indietro.
CROCIERA AGLI ANTIPODI
- globalizzazioni precoci -
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Nicholas Barnsley, droghiere
Henry Bridgman, mercante di pelli
James Deane, mercante di tessuti
Sir Stephen Steame, sindaco di Londra
Richard Wiseman, orafo
Questi nomi, vecchi, ma non antichi, potrebbero essere i nostri. Il mio, il tuo. Quelli dei tuoi zii, o di tuo padre. Leggi quei nomi borghesi e quieti. E senti vibrare la schiena di avventura. Persone normali, in situazioni assolutamente eccezionali. Non sono i nostri nomi. Non siamo loro. Perché siamo vigliacchi. Perché non abbiamo idee. Perché non abbiamo fantasia, né quella buona, né quella cattiva. Perché se non sei avventato e spietato, irrimediabilmente pronto a partire, vuol dire che non sei in grado di sentire il calore of the shape of the things to come. Se avete da qualche parte un mucchietto di soldi, e non ve ne importa nulla, credo che sia il caso che andiate oltre. Questa è una storia strana, dove i giusti e i retti sono infidi e ottusi, e dove gli avventurieri e i corrotti vengono ricordati con tenera e sincera emozione. E’ una storia che parla di soldi, di spezie, di selvaggi, di truffe e di mascalzoni. E’ una storia che inizia dalla fine. Con un funerale.
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Canta la messa il molto onorevole John Stuart Mill.
«l’ amministrazione diretta da parte del Parlamento ha fatto perdere alla Corona britannica un altro grande impero»
Stuart Mill ripiega il foglio. Lo aspetta una tazza di tea e la copia di un giornale, giù al caffè. Stuart è incazzato. Stuart ha parlato duro. Ha dardeggiato. Il parlamento lo ha guardato in un silenzio gelido. Stuart Mill ha tessuto le lodi della Compagnia, e l’ha sepolta. La Regina Vittoria ha deciso. Dopo duecento anni, la roba torna sotto il controllo diretto della Corona. L’India, da colonia mercantile, diventa un possedimento. Tutto il potere è nelle mani di un fottuto viceré. Il punto della questione è estramamente semplice. L’Inghilterra è governata da degli aridi stronzi.
Dal principio, con calma. Due secoli indietro. E’ il 1600. Sono tutti molto contenti che sia stata scoperta l’America, che è un posto pulito, illuminato bene, e pieno di ricchezze. Come vi pare. Dall’altra parte delle Americhe, c’è il Lontano Oriente, L’India, l’Indonesia. E’ pieno di spezie e di Olandesi, che se la spassano e scorrazzano. Una cosa curiosa: i selvaggi non sono affatto selvaggi. Gli europei puzzano e mangiano con le mani. Gli orientali profumano di aglio e usano le bacchette come gli aironi le zampe. Se vi state chiedendo perchè tanto interesse intorno alle spezie, probabilmente possedete un frigorifero. Altrimenti sapreste che non c’è altro modo per conservare alimenti, come la carne, quando è il 1608. In Europa, la famelica Europa, che faceva scorpacciate di pestilenze e cacao, l’unico modo per non far marcire la carne è infilarla nelle spezie. Così si conservava un po’. Fatto sta che a Londra circa duecento persone capiscono una cosa: bisogna farsi firmare un pezzo di carta dalla vecchia (la regina Elisabetta I) per avere il permesso di scorazzare in quella parte di Impero.
There & Then. Bombai. Prendi i soldi e non scappare. Fa finta di niente. Se non ti comporti come un ladro, non sei un ladro. Sorridi, muoviti con calma. Parla con le persone. Porta via una quantità di merci immorale, ce n’è per tutti. Fai la cresta sugli affari della Compagnia, ce n’è per tutti. E’ un bel posto. Ci sono donne molto belle. Prendi in moglie qualche prostituta. Ce n’è per tutti. Cose non necessarie: il dominio, la sopraffazione, la protervia. Cose necessarie: corrompere, trafficare, pubbliche relazioni. Venera i loro idoli. Mettere corone di fiori ai piedi di Buddha o Shiva è più divertente che andare a messa. La politica fa male al denaro. La religione fa male al denaro. L’imperialismo fa malissimo al tuo denaro. Cose che contano: portare via un mucchio di spezie, scambiarle con l’oppio, scambiare l’oppio con il tea, portare via il tea, a Londra. Cose che non contano: essere antipatici, essere ottusi, essere retti. Sottolineare che sei inglese. Vesti all’indiana, le stoffe qui sono fantastiche, niente roba che ti tira sul cavallo. Imbottiamoci di oppio e leccornie indiane. Ogni mattina, tratta le tue mogli come regine, ormai non sono più puttane. Goditela.
Cosa accade mentre sei via. Londra. Arrivano i puritani. Sono evangelizzati. Hanno manici di scopa infilati nel culo. Scassano le palle su scala planetaria. Ammazzano la gente a Salem. Dilagano a Londra, ne sovvertono l’ordine squisitamente mercantile. Non puoi venerare due dei. O Dio, o il Denaro. La terza via ecumenica non era ancora stata inventata. Si vestono di scuro. Sono i secchioni dell’establishment. Forti dei loro manici di scopa, si arrampicano fino al potere. Ci mettono le zampacce fredde sopra. Tu non lo sai. Stanno arrivando.
Cose è accaduto. Un mese fa è arrivato il nuovo funzionario. E’ arrivato con sua moglie. Vestono di nero. Non mangiano il cibo locale. Con una sola occhiata, hanno offeso le tue mogli come mai nessuno prima, ed è grave, perchè erano puttane, hanno vissuto. Mettono i loro nasi da corvi ovunque. Essiccano la tua eccitazione, freddano il flusso caldo di corruzione e denaro, di avventura e spregiudicatezza.
Dicono:
“Questo non è possibile. Quest’altro si può quasi fare. Fermi tutti, in nome di Dio e della Corona.”
Tu dici:
“Vaffanculo.”
La tua vita è:
“Bel continente, lo prendiamo.”
Fw>> / sta per arrivare il nostro ospite! /
Sono i nuovi domenicani. Sono i Cani della Regina. La festa è finita. Ci sono molte persone rette che vogliono mettere ordine in questo grande casino organizzato. Vogliono sistemare le cose. Impongono una burocrazia. Disprezzano i costumi locali. Disprezzano gli autoctoni. Disprezzano te e il tuo denaro sporco di amore e corruzione. La politica fa male al denaro. Sei un mercante, ti interessa solo essere felice. Loro vogliono prendersi i tuoi soldi, e in più: pontificare e correggere e redimere e convertire. A te interessa solo il cashflow intercontinentale.
Questo implica che sai apprezzare un tramonto, without any pain.
“Voglio rimanere con i selvaggi. Voglio essere chiamato selvaggio“.
Fw >> / arriva il nostro ospite! /
Avete letto i fatti antecedenti alla storia di Danny Dravot & Peachey Carnehan. In fondo, è per questo che loro sono lì, in India.

Infatti, dopo che i mercanti furono scacciati dal Tempio di Bengodi, iniziarono i problemi. La mano inglese, da ladra e guascona, corrotta e avventurosamente liberista e spregiudicata, divenne pugno di ferro. Allo sfruttamento e alla sottrazione indebita, si sommarono l’arroganza ottusa della religione e del dominio. Gli indiani, che prima erano stizziti dagli affari che si facevano alle loro spalle, dalla loro robasoffiata sotto il naso, ora si arrabbiano. Gli autoctoni vengono ora offesi e raggirati, violentati e rapinati; beffardamente, le angherie peggiori vengono da uomini più retti e probi dei loro discutibili, avidi, ma liberali predecessori. Iniziano le rivolte, iniziano le rivoluzioni e le sommosse. Iniziano le guerre.
Prima, prima della guerra, gli unici inglesi in giro per l’India erano sfacciati mercanti alla ricerca della propria felicità. Ora, truppe assemblate con gli strati più umili della popolazione, massacravano, e venivano massacrati, da altri morti di fame, senza neanche saperne la ragione. Una volta diventati troppo vecchi, o troppo disillusi per combattere, questi uomini venivano abbandonati al proprio destino. Molti tornavano in patria. Molti rimasero a cincischiare in India. Una novella di Kipling intitolata The Man Who Would Be King, racconta molte cose sull’importanza di essere occidentali.
Danny & Peachey sono due ex soldati dell’Impero rimasti in India, dopo essere stati espulsi dall’esercito per insubordinazione. Molto semplicemente, raccolgono gli ultimi spicci, prendendosi gioco della popolazione locale, e comprano quaranta fucili e due asini. Si recheranno nella sperduta regione del Kafiristan, un pezzetto dell’attuale Afghanistan. Una volta lì, aiuteranno un capo a sgominare e assoggettare le tribù vicine, finchè il regno kafiro non è riunito. A quel punto…
-Rovesciammo il reuccio, e Danny si fece re. Andava tutto bene, finché, per una serie di malintesi con i locali, quelli non cominciarono a chiamarlo Sikander, come Alessandro Magno, che era passato di là millenni prima. A me e a Danny non sembrò vero di poterci approfittare ancora di più della credulità di quella gente. E per via della sua “natura divina”, Danny ebbe accesso a tesori segreti, di cui ignoravamo perfino l’esistenza. Andava tutto bene. Finchè Danny non decise di prendere in moglie una bellissima donna. Il sacerdote locale gli disse che non poteva, perchè lui era un essere divino, e il suo bacio l’avrebbe uccisa. Danny, a cui il potere aveva dato alla testa, non volle sentire ragioni. Voleva quella donna. Durante le nozze, fummo scoperti. I selvaggi si resero conto che li avevamo presi in giro. Successe un finimondo. E adesso io giro con la testa di Danny sottobraccio. Guarda tu stesso, ha ancora la corona…
(mi mostra una palla di stracci da cui emerge un teschio mummificato. è vero. indossa ancora la corona).
-Cosa ti senti di dire a quella gente?
-Che sono dei dannati selvaggi. Guarda cosa hanno fatto al mio Danny. E mi hanno inchiodato tra due pini.
-Non credi che avete esagerato? Voglio dire… fingersi una divinità non è cosa apprezzata neanche presso popolazioni, come dire… più civili.
-Bè intanto voglio dire che è stata un’idea di Danny. Io me ne volevo andare con il bottino. E poi noi non lo abbiamo fatto perchè loro erano selvaggi. Lo avremmo fatto con chiunque. Ad esempio poco prima di quell’impresa, ci prendemmo gioco del governatore.
-Non credo che tu mi stia seguendo. Il punto è un altro. Ti rendi conto che voi, con la vostra spacconeria, e la vostra superficialità, la vostra mancanza di rispetto nei confronti degli usi e costumi locali, siete stati, la metafora, l’archetipo della colonialismo?
-No. Niente di più lontano dal vero.
-Invece sì. Tutta la vostra storia, è segnata dalla tipica arroganza occidentale nei confronti di chi viene ritenuto primitivo.
-Intanto ne abbiamo pagato le conseguenze di tasca nostra.
-Questo è vero.
-E se guardi i fatti, ne usciamo con le ossa rotte. Abbiamo provato a prenderli in giro, e loro si sono rivelati meno stupidi di quello che pensavamo noi. Dopotutto, eravamo noi gli ignoranti. Ci siamo documentati su un vecchio dizionario, prima di partire per l’impresa. Non ne sapevamo un bel niente.
-Allora è come dico io. Siete stati protervi, violenti e superficiali.
-No, siamo stati avventurosi. Il Generale ci chiamò eroi, e il giorno dopo non avevamo niente, vivevamo di espedienti.
-Non ti seguo.
-Continua a tenermi lo sguardo negli occhi. Mi aiuta a tenere l’anima attaccata alla pelle. Molti hanno detto che la nostra storia è una metafora, come dici tu, della prepotenza degli occindentali.
-E…
-Non me ne importa un fico secco. Qualche tempo fa ho letto di un tizio, si chiamava Kurtz, che, mandato in un posto sperduto a fare la guerra, e ha preso e si è fatto re. I locali hanno cominciato a venerarlo come un dio, e lui ha dato di matto.
-Sì, conosco la storia. Ci hanno fatto un film.
-Sì, anche su di noi. E forse era anche migliore, il nostro. Ora, tutto questo, non c’entra affatto con la politica. C’entra con il fatto che siamo uomini.
-Spiegati Peachey. Qui c’è gente, io no perchè sono tuo amico, che pensa che tu sia uno sporco colonialista.
-Può anche darsi. Ma secondo me la nostra storia parla di tutti gli uomini, nati liberi, e non sudditi. E’ una storia di individualismo e avventatezza. Io e Danny, vedi, non volevamo altro che essere felici. E volevamo esserlo in barba alla brava gente, al governatore, e anche al sacerdote. In questo, come diresti tu, è quintessenzialmente occidentale.
-Parli come un libro stampato, Danny. Insomma tu mi stai dicendo che se da una parte, sì, siete una critica ad un certo modo dell’Occidente di portare avanti le cose, siete anche intrisi di un certo idealismo?
-Sì, ecco! Proprio così. Danny era un bastardo. E lo dico da amico. E si era preso gioco di quella gente senza il minimo rispetto, e sì, certo, li abbiamo chiamati “selvaggi”, e li abbiamo pure trattati come tali. Ma tu non hai visto come è morto Danny, cantando una vecchia canzone, mentre aspettava di morire, con la corona in testa, fiero. Come cantava il mio Danny… Non ha tolto uno sguardo un attimo dal suo destino. E’ morto con tanta dignità. La dignità di un re e di un truffatore. Era nato truffatore, è morto da re. Ti giuro che non ha mai avuto meno che tutta la dignità del mondo.
-Sono colpito. Se ho capito bene, dunque, in quella spavalderia, in quell’orgoglio da eroe popolare, c’è una chiave di lettura positiva?
-Chiamala come ti pare.
-Ma certo, sì! Nella vostra storia, c’è la storia del diritto alla ricerca della felicità di ogni uomo nato libero. C’è la dignità di ogni truffatore e avventuriero che prende in mano le redini del proprio destino. C’è pure tanta tenerezza, secondo me.
-Che fai ora? Ti commuovi come una donnetta? Voglio dire una cosa sul colonialismo.
-Fai pure.
-Hai i lucciconi. Sembra quasi che si parli di una storia tua e di un tuo amico. Comunque, il colonialismo… ecco, sì. Quel mio amico, quel Kipling, era un massone. Aveva idee strane, riguardo l’India e l’Inghilterra. Insomma, sosteneva che questa cosa della massoneria, fosse una specie di collante, sì, un qualcosa che teneva uniti popoli lontani.
-Questo è un punto controverso Peachey. Attento… spiegati con cura.
-Non lo so. So solo che a Danny diede uno strano ciondolo con dei simboli particolari, che fu riconosciuto pure dai kafiri. Danny diceva che erano massoni pure loro.
-Mettiamo da parte questa storia della massoneria, ok?
-Come ti pare. Capito il punto? E’ dire che la vera forza è guardare le proprie origini con tanto affetto, e poi gettarsi all’avventura come se non te ne ricordassi più.
-Credo che quello che abbia voluto dire Kipling è che gli uomini sono tutti fratelli. Forse lui voleva dire che ci sono degli ideali universali, che avrebbero potuto fare da connessione, da collante, appunto tra le due civiltà, quella europea e quella indiana, tra oriente e occidente. Lontani sì, imparentati. E così ci sarebbe stata prosperità, non un impero che ne sottomette un altro, sfruttandolo. Non mi pare che sia tanto coloniale, come discorso.
-Non ho seguito. Sono molto stanco e mi fanno male le ferite. E’ ora che io vada.
-Sì. Addio.
luca
fine della serie esotica
PS: se queste storie vi sono piaciute, qui ci sono le prove che non ce le siamo inventate.
La Compagnia delle Indie secondo Federico Rampini
La storia vera che ha ispirato Kipling per il suo racconto
E questo è se credete che siano tutte fandonie

5 Comments
a volte un uomo… dicevo, a volte un uomo fa cose, scrive cose, dice cose. e queste cose rimangono e più lui le sente, più restano impresse e suscitano ammirazione.
ora sento addosso una strana voglia di mercanteggiare con dei selvaggi
safran
10/22/2009
la direzione di walwian graziosamente declina ogni responsabilità, addossandola al sottoscritto per aver fatto:
-uso della parola “selvaggio”, a volte anche in termini compiaciuti o compassionevoli;
-apologia del colonialismo;
-plagiato personaggi altrui;
-fatto riferimenti a cose o persone realmente impenitenti.
mio caro stefano, la frontiera è mobile, è vero, ma al giorno d’oggi, non c’è più. abbiamo bisogno di soffitti più alti, o colonie più lontane, rotte più storte.
Luca
10/22/2009
Scorcio storico che pare un taglio di Fontana, lì dietro c’è un mondo, anzi più mondi dominati dal verbo “Volere”. Muoio di niente e rinasco di tutto. Il contrario di Pu Yi.
Perru
10/22/2009
“S”. Minuscola o maiuscola, non conta. La storia, nelle sue declinazioni, si intreccia come un vimini di destini. Danny & Peachey. Storia mia. Storia tua.
Pablo
10/22/2009
Nota a margine: caso vuole che John Stuart Mill sia nuovamente al centro dei miei studi in questo periodo.
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“Questo non è possibile. Quest’altro si può quasi fare. Fermi tutti, in nome di Dio e della Corona.”
Tu dici:
“Vaffanculo.”
Valentina
10/23/2009
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