La nouvelle New Wave

September 22nd, 2009 in Summer gigs by Luca3 Comments

È una giornata di pioggia. È una di quelle che il governo mette in circolo per far capire alla gente che aria tira. Francamente me ne infischio, e vorrei starmene sul pavimento mixin up the medicine, che nel mio caso sarebbe una robusta dose di tea. E magari del gin. Con un tappeto sotto il sedere. E come l’Arebours sente il bisogno di accalappiare una povera tartaruga, e di adornarne il guscio con una quantità di gemme, io mi accontenterei di un bel gattello, a cui non darei nè collare nè nome.

nashville/eur skyline

Noialtri, ovvero io, si vive bene così, intrecciando chiacchiere e facendo stupidaggini, e non è che sia proprio così, ma figuriamoci se mi metto a sbandierare la parte seria. Dunque, me ne stavo al calduccio, e anche al riparo dalla vanità del mondo, se ci tenete a saperlo. Dovete sapere che mi son fatto comprare dai miei creatori uno di questi moderni gingilli per telefonare, così, se prima ogni telefonata mi giungeva come un novembre umido e piovigginoso, adesso rispondo come un sol uomo, e per di più incerto sull’esistenza di un domani.

Insomma, risposi al telefono.

-Ti disturbo? Devo dirti una cosa.

-Che è accaduto?!

-No, no, figliolo, tranquillizzati. Volevo solo dirti che al Palasport dell’Eur c’è un bell’evento. Viene a parlare il molto onorevole Gian  Luigi Bersani, alla testa dei suoi del Partito Democratico. Ecco, vorresti farci un bel salto, carino?

-Sì, certamente, senza meno.

-Bene.

-Bene.

Clak, clik.

Ora, non è che io sia riconosciuto dai miei pari, come quello men pigro. Nè sono il più entusiasta. E vi stupirà, ma nenache il più lesto. A dispetto del vostro naso, non son neanche dotato di una grande anima civica, e se non fosse per la residua credenza nello stato di diritto, mi trovereste per strada a buttar giù il cappello a tutti quelli che incontro. Ma readers, dovete saperlo: se intravedo all’orizzonte la gobba bianca di una bella burla, di una avventura da ridere, mi fiondo come i pescecani dai grandi bulbi oculari, sui banchi di sardine di passaggio nel Mar dei Sargassi. Chiamatemi dunque Gonzo.

Call me Gonzo.

L’Ottocento lo lascio a casa, che la fuori è un brutto mondo, e rimetto l’anima e la penna a qualcosa di più consono. Fuori piove, o comunque fa una finta piuttosto credibile. Il tempo cazzeggia. Le nuvole fanno avanti e indietro. L’acqua viene giù. L’acqua inzuppa e non bagna. La giacca di pelle brilla. I fari brillano. Tutto quanto è illuminato. È corrente elettrica. È roba moderna. Precisa meccanica. Guarda la gente. Guarda le stronzate che si mischiano fino a diventare vere. Un pacchetto di sigarette, mezzo vuoto. Un cellulare per scrivere, mezzo scarico. Un accendino Zippo. Un accendino Bic. Un quarto d’incazzatura e tre parti di speranza. Un’ultima occhiata alle righe del Dottore e chi s’è visto s’è visto.
non c'è tutto nei grattacieli

La metro sferraglia. Da quando c’è in giro la suina, le paronie si moltiplicano. Il ragazzo arabo con lo zainetto, si farà saltare in aria, ruberà il mio lavoro, o mi contaggerà? Adesivi underground ovunque. Sono stupidi. Sono falsi. Sono noiosi. Il viaggio vola via. Teoria della relatività, benvenuta. Fisica classica, fanculo.

Sei vestito male. Sei in divisa da cretino. Attento, nota  l’idiosincrasia: sei vestito da te stesso. Indossi una maglietta di una rivista che si chiama come un gruppo, che si chiama come un vecchio detto del cazzo (non è vero, è un bel detto).

Secondo me non sei vestito male. Dovresti fermare un passante dall’aspetto gentile e chiedere a lui. Vedrai.

Fw >> / vedremo /

No. Non fare questa cosa. Puzza di disperazione. Tu non vuoi puzzare di disperazione. Non ancora. Sarà trendy solo dalla prossima stagione. Se ripeti ancora una volta “bene” la gente comincerà a credere che sei autistico. Gli autistici sono in gamba. Questa è la cronaca di una persona e basta. Saltellare tra la prima e la seconda persona crea molta confusione. Lo fai per una esigenza di realismo. Non è da escludere che tu sia affetto da una qualche strana sindrome bipolare: a volte sorridi, a volte sei triste. Sei pronto per essere imbottito di pillole.

A parte scherzi, non sono pazzo. Sono uscito troppo presto da casa. E ora sto vagando per un dannato parco dell’Eur alla ricerca di un gatto che non ho mai visto. So come si chiama. Ma non credo sia utile chiamarlo ad alta voce. Nel dubbio, lo faccio:

Leeeennon Zlaaataaaan / Leeennon Zlaaataaaan

Dove sei finito? Ora, vorrei sorvolare sull’opportunità di andarsene in giro per dei parchi a chiamare a gran voce animali che non si conoscono. Dopotutto, sono uscito per andare a sentire un leader del Partito Democratico italiano. Se fossi stato americano, sarei stato più grasso, o più muscoloso, e Obama avrebbe twittato per me. E non sarei dovuto uscire. Probabilmente avrei vissuto in una roulotte e avrei posseduto almeno un’arma da fuoco. Per la prima volta, sento che avrei adooorato essere uno yankee.

eyes wide open

Così faccio il punto della situazione, perché sono davvero bagnato. Non è stata tanto la pioggia, quanto il sedermi su di una panchina bagnata. Non sono pigro, è che mi piaccio seduto, a volte. Sono bagnato e il gatto non si vede, e non credo che a farlo uscire fuori saranno le invocazioni di un grosso e sbilenco mammifero. Mi rendo conto (ora sono accucciato vicino ad una siepe), che avrei dovuto portare del cibo per attirarlo. Questo avrebbe qualificato l’operazione come trappola.

È incredibile come le sigarette tendano a finire presto, quando piove e non trovi quel che stai cercando. Ogni fumatore di bionde morbide lo sa. È un gesto semplice, la pressione con le quattro dita sul pacchetto, il pollice opposto sull’altra faccia del soft box. Senti le sigarette. Merda. Una sola fila. E neanche completa.

Mi incammino tra declivi artificiali. Le macchine passano accanto e non mi risparmiano lo stereotipo dell’onda che si alza dalla pozzanghera come un personalissimo tzunami. Se mi arriva una goccia, mi dico con calma sorda, tiro fuori la pistola e sparo contro quegli stronzi hasta que siento el clik. Poi mi ricordo di non avere una pistola. Nè muscoli, nè una quantità di grasso mostruosa addosso. È perché non sono americano.

Sto imitando un giornalista americano ai tempi del Watergate, e la pantomima mi sta venendo una vera schifezza. L’Eur è stato fatto con i Lego da un ragazzino secchione. Ma anche molto sveglio. Si respira, c’è aria. C’è spazio. C’è verde.

Si è fatto buio, e le collinette e i declivi sono diventati blu. Ad ogni passo il Palasport diventa più grande, più vicino, rivelando i dettagli e le textures, come la base degli alieni negli sparatutto della nostra tarda infanzia. Passare il tempo davanti ad uno schermo a sparare e mutilare, fa male allo sviluppo della personalità? Può indurre a comportamenti emulatori, nella realtà? Cazzo, certo che si, se inizi a sei anni d’età. Non siamo tutti efferati macellai solo perché la grafica non era abbastanza realistica. Tutto qui.

Dunque, l’entrata. La grafica sobria, a metà strada tra l’identità visiva Apple e quella del tuo reparto di rianimazione di fiducia, risplende nella notte. Senti il rumore, senti gli odori. Guarda il movimento. Non è un fiume in piena, non è una lunga marcia, sono singhiozzi e singulti. È una chetichella che ha pudore di se stessa. È il battito irregolare della gente della politica. Hanno un buon passo. Ma non è abbastanza. Sbircia dentro, è il tuo primo giro. Dai occhiatine preliminari. Prefigurazioni: entra dentro, mischiati con i democrats, fai foto, cerca di farne di originali e intelligenti, di quelle che parlano da sole o mettono in evidenza una qualche contraddizione, in moco ironico e sincero. Preparati a raccogliere pettegolezzi. Tasta il polso della realtà, ficca il naso. Guarda mentre le cose accadono e…

simulazioni?

Non sono entrato. Sono rimasto li. Non ce l’ho fatta. Il mio gesto ha l’aria della più inetta reazione psicosomatica all’incertezza della nostra epoca. Li dentro c’era P.L. Bersani. E’ un uomo diritto e diretto, sicuramente intelligente, adeguatamente colto, sapiente e duro. In un Paese normale, se la giocherebbe con la sua naturale controparte. Che dovrebbe essere un altro uomo normale. Niente di tutto questo. P.L. Bersani è spacciato, come lo siamo tutti. E’ come presentarsi vestiti da giocatori di calcio ad una partita di polo. Tu hai i parastinchi e begli scarpini. Loro hanno i cavalli e le mazze. La gente, sugli spalti, vuole vedere volare zolle fumanti di escrementi e la tua materia celebrale. Adieu P.L. Bersani, e  a tutti voi. Vi auguro buona fortuna.

Forse uno dovrebbe fare una scelta. Intendersi di mediazioni tra soluzioni autoreferenziali e narcisistiche e l’ecumenismo di una bella conciliazione tra desideri e possibile. Forse la politica è l’arte di fare qualcosa di poco entusiasmante per mettere una pezza sulla fiancata del Titanic che affonda. Un Titanic che continua ad affondare, per sempre. Invecchia, arrugginisce, decade, ma non muore. Non si disintegra.

Non mi resta che tornare sui miei passi, back from where i (don’t belong), altrimenti sarebbe mezza pena. Le prix à payer deve ancora venire fuori. Ritorno al parco. Il gatto sarà andato a dormire, ormai. O starà guardando un altro gatto cacciare, che c’è sempre qualche trucco da imparare.
tempere perdute in pixel

Lo starnazzare delle anatre! Quack! quack! Ma certo. Ne sono invaso. Ne sono attratto. Ora fronteggio l’acqua scura del laghetto artificiale, seduto sulla transenna che non è in grado di impedire niente a nessuno, neanche ad un bimbo. Passa qualche rada combriccola. Loro mi guardano, io li guardo. Comunicazione non verbale. Come si comunica ad un passante che non sei un suicida? Prefigurazioni. La gente corre ad una cabina, chiama una pattuglia. Gli agenti si avvicinano, quatti… Non fare sciocchezze. Sì, a parte che già ne ho fatte, infatti stasera volevo andare a sentire Bersani e…  A tutto c’è rimedio, stai calmo… Volevo trovare un gatto che… Non ti preoccupare, non fare stupidaggini… Ma che cazzo volete? Passarei rapidamente da pseudo-suicida a protagonista di crimini come resistenza alla forze dell’ordine e vilipendio di pubblico ufficiale. Ed io volevo solo vedere la papere. Mi soffermo sempre a guardare le papere. Perchè nella loro pienezza, sono belle. Perchè mi fanno sorridere. Perchè mi ricordano stralci d’infanzia. Ecco, la vera tentazione. Non c’è nessuno. Vorrei spogliarmi e calarmi in acqua, e farmi una nuotata con loro. Con un pò di vergogna, perchè i miei movimenti nell’acqua fredda sarebbero stati così impacciati, e i loro così fluidi, naturali. Immagino che la temperatura dell’acqua mi avrebbe pure ucciso, e i miei movimenti convulsi, avrebbero spaventato a morte le anitre, le papere, e i cigni. Che avrebbero cominciato a starnazzare. Sarebbe stato insostenibilmente imbarazzante. E sarei morto, cosa forse ben peggiore. Niente bagno, niente nuotata à la Lorenz. Così rimango sul bordo e guardo i volatili. Volevo essere la foto di Lorenz che con la complicità dell’inprinting segue e viene seguito nell’acqua placida, quieta.
invecchiare. tempo. passaggi rasoterra.

Mi ritrovo sul bordo, e finisco per farmi l’unica domanda possibile. Se hai letto il Giovane Holden, sai qual’è la domanda. Sai quali sono le implicazioni. Sai cosa vuol dire veramente. Sai dello stupore e dello sconcerto davanti al mondo, dell’indossare un cappello che tutti ti dicono di togliere, dello smarrirsi una sera in cui sembrava così semplice infilare due o tre step, e che diventa una Odissea.

Dove vanno le anatre quando ghiaccia Central Park?

 

Luca

 

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questo articolo è stato “compiuto” in seguito all’assunzione accidentale di band come The Cure, Joy Division, Siouxsie and the Banshees, Depeche Mode, Soft Cell, Ultravox, Human League, Talking Heads.

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Author: Luca

Luca è nato nel 1982 a giugno, mese che continua, imperterrito, a citare. Lo fa, si direbbe, attratto dall'inebriante fascino del grano nella provincia italiana. Esperto di pezzi di molte cose, si specializza in guerra fredda e cappelli. Riuscendo nell'impresa di fondere le due cose con controverso talento. Spera che "The Walwian" possa, un giorno, essere stampato con torchio e caratteri mobili. SCRIVIMI

3 Comments

straordinario

Perru

9/22/2009

c’è la lisergia anfetaminica di Subterranean Homesick Blues di Dylan “On the pavement mixing up the medicine”, c’è il Lorenz de “L’anello del Re Salomone”, il calcio, l’atmosfera scazzo di “Dillinger è morto” di Ferreri, ma anche la “Pioggia Nel Pineto” di D’Annunzio trasportata in città….geniale

Perru

9/22/2009

il miglior pezzo di sempre, dico sul serio.

Pablo

10/18/2009

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