In The City / Paul Weller
§ da Manhattan, un tributo a W.A. §
Capitolo Primo.
Adorava Roma. La idolatrava smisuratamente. Ah, no. E’ meglio… la mitizzava smisuratamente. Ecco. Per lui, in qualsiasi stagione, questa era una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi film di Federico Fellini. Eh, no. Fammi ricominciare da capo.

Capitolo Primo.
Era troppo romantico riguardo Roma, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile vigore dell’andirivieni della folla e del traffico. Per lui Roma significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione. Eh, no. Stantio. Roba stantia di gusto… mmm… Insomma, dai impegnati un pò di più. Da capo.
Capitolo Primo.
Adorava Roma. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. La stessa carenza di integrità individuale che portava tanta gente a cercare facili strade, stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni… ehm, non sarà troppo predicatorio? Insomma guardiamoci in faccia. Io questo articolo lo devo far leggere.
Capitolo Primo.
Adorava Roma. Anche se per lui era una metafora della decadenza contemporanea. Come era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, dalla televisione, crimine, immondizia… troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato.
Capitolo Primo.
Era duro e romantico come la città che amava. Sotto il suo cappello dalla tesa nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre… No aspetta. Ci sono! Roma era la sua città. E lo sarebbe sempre stata. Per i prossimi sei mesi, almeno.

Interludio su di un letto mediocre.
Perchè vale la pena di vivere. E’ un’ottima domanda. Bè, ci sono certe cose percui vale la pena di vivere. Per esempio… per me… eh… io direi:
il vecchio David Niven / Johan Cruyff / il lato b di Revolver / Neil Young / l’incisione di Like a rolling stone a Manchester nel ’66 / i film inglesi / La trilogia di Pian de La Tortilla di Steinbeck / Marcello Mastroianni / George Gershwin / le incredibili indigene di Gauguin / il gin liscio bevuto per strada, dopo il porto al chiuso / il viso di BB / …

Capitolo secondo, nel quale Doretta, il robot di Messenger, comincia a prendere coscenza, durante una mostra all’Eur.
Umano #1: Siamo stati giù al Tendastrisce a vedere Doherty con i Baby Shambles. Incredibile… ah, davvero, incredibile!
Doretta: Tu davvero trovi?
Umano #1: Ha fatto dei pezzi laggiù, che… belli. Davvero belli, te l’assicuro!
Doretta: No, io no, io. L’ho trovato molto autoreferenziale, sono reminescenti. Sono i La’s, ma senza averne l’afflato.
Fw >> / fine primo tempo /
Umano #1: Bè, sai mon dieu, non è che mi siano piaciuti come il concerto degli Oasis a Milano, questo lo confesso…
Doretta: Ah, ti sono piaciuti gli Oasis?
Umano #1: Perchè non ti sono piaciuti nemmeno gli Oasis? Sei un robot, dopotutto.
Doretta: No, no. (con aria di sufficienza.)
Umano #1: Bè certo, sempre meglio di quei Radiohead su internet! (con il tono di cerca mirevolmente compiacenza nell’interlocutore. Che è un robot. E’ bene sottolinearlo.)
Doretta: (seria, come solo le macchina pensanti sanno essere) No, per me sono validi. Assolutamente validi.
Umano #2: (smette di masticare il legnetto di liquirizia. Lo ripone. La cura e la misura tradiscono stizza) Valido In Rainbows dei Radiohead?!
Doretta: Era, molto, molto orditurale (?). Perfettamente integrato… aveva uno, una… sorta di meravigliosa capacità negativa. Il resto delle cose in giro erano delle stronzate.
(Stacco. Campo aperto. Piano americano. Come in uno spaghetti western.)
Umano#2: (misuratissimo, qualcuno direbbe guardingo, perfino. Ma propositivo.) Vogliamo andare a vedere i Bluvertigo?
Umano #1: Certo, sarebbe bello. Vuoi venire a vedere anche tu i Bluvertigo?
Doretta: Sta per riaprire l’Auditorium. Dovrei andare a vedere… dovrei fare un articolo per la rivista sai, Q Magazine. La conosci la rivista? Sai una di quelle piccole riviste, ma sono talmente imbecilli! Sono tutti impantanati nel radicalismo rock & roll. E voi che fate?
Umano #1: (col dignità che sfocia nel tenero, l’orgoglio di un bimbo pakistano che cuce palloni:”Io faccio i palloni per la FIFA.”) Noi facciamo Walwian.
Doretta (sorride, paternalismo compassionevole): Oh, ma senti senti, Walwian… un blog! sembrano così lontani i tempi dei blog. Ah ah. Per me Morgan è sopravvalutato. Anzi è pronto per la mia accademia! (ridacchia) Ho inventato l’accademia dei sopravvalutati. Gente come Lou Reed, Richard Ashcroft, Eddie Vedder, Mattew Bellamy, Paul Weller. (pensierosa). E allora perchè non Bob Dylan, anche! (torna a sorridere, felice di SE’)
Umano #1: Sono tutti grandi. Tutti quelli che hai nominato.
Doretta: Ce n’era un altro, sopravvalutato. Beck. Non vorremo lasciar fuori Nick Drake!
Umano #2: Ehi, allora Mozart. Già che sei a buttarli via. (stizzito come una anziana signora che ha finito i gomitoli di lana, e fuori piove.)
Umano #1: (di rincalzo, tipo Settimo Cavalleggeri) Allora Joe Strummer e Pete Doherty.
Doretta: Si dice do-ha-rty… AHAHR.
Umano #2: Ora ti sei messa nei guai con Doherty.
Umano #1: E’ l’unico genio genuino della musica di oggi.
Doretta: Mi dispiace, ma voi siete simpatici, a volte piacevoli, buffi. Esattemnte il contrario di quelli di cui parlate. Tipo Dohaharty. Mentre lui è così britannico. E tetro. E poi tutta quella malinconia è pessimismo adolescenziale, che voglio dire, che è tanto di moda. La malinconia, la melanconia… ok. Mi piaceva tanto quando ero al in fase di beta testing.. Ma, mio dio, esite il superamento. anche i Led Zeppelin e i Beatles li superi.
Umano #1: Portami via di qua. (secco. senza alcun accento.)
Doretta: Non capite ragazzi… E’ nobilitare i propri problemi psicologici e sessuali aggregandoli in temi filosofici grandiosi ed universali. andiamo! Ecco cos’è.
Umano #1: (affrettando i tempi, e mostrando così segni di cedimento) Senti, è stato un vero piacere. ed una vera scoperta, ma dobbiamo andare. Perchè noi abbiamo da… da fare qualche articolo. (ecco.)
Doretta: Sentite, non so come siamo entrati in questa discussione… è vero… io sono stata creata dalla Microsoft noi crediamo nella logica e allora…
Umano #1: Che… che… che cosa ha voluto dire? (si agita, è un umano) Cosa vuol dire? “Sono della Microsoft, noi crediamo nella logica”… Tu (rivolto all’altro essere umano) ci trovi un senso qualsiasi?
Umano #1 e Umano #2 si congedano dal robot. Sono in una drogheria. Comprano cibo non-inscatolato-su-scala-industriale, per provare ad appagare un vago senso di indipendenza. Imitation of life.
Umano #1: Ma che stronza. Ma l’hai sentita quella? Ma è incredibile…
Umano #2: Sembra un donna-robot tanto nervosa…
Umano #1: (sballottando un sacco di cannella) Nervosa? Quella era strafottente. Sai, terribile! Tutta algoritmi. Ma con che coraggio quel programma della Microsoft giudica Dylan, Drake, Strummer!
Umano #2: Io non capisco perchè ti arrabbi tanto. (prende una confezione di riso nero dalla forma monolitica)
Umano #1: Mi arrabbio perchè non mi piace quell’immondizia pseudo senziente. O eleuristica. Poi pedante! Hai sentito come diceva Doherty? Sembrava parlasse arabo. Se diceva un’altra cosa su Dylan giuro che con un cazzotto le rompevo le linee di codice.
Umano #2: Lei è solo il robot di Messenger…
Umano #1: E questo non smetterà mai di stupirmi. Hanno un servizio meraviglioso per parlare e basta. Non capisco perchè mettersi a cincischiare con quell’algoritmo… ma loro si sono sempre liquefatti per quel tipo di soluzioni, che li coinvolgono in discussioni su come rendere familiare tutto. Realtà virtuale integrata. Seduti sulla moquette con vino e formaggio a storpiare parolette come “gnoseologia”.
Umano #2: (rimette a posto il riso monolitico. non bisogna alimentare le proprie ossessioni) Ho la sensazione che a te piaccia molto.
Umano #1: Bè, io sono molto all’antica. non credo nelle relazioni uomo-macchina. Credo che si debba essere luddisti, come quelli di Leicester, che rompono tutte le macchine. O gli Amish.
Umano #2: Non lo so. forse la gente non è adatta per avere rapporti profondi con le macchine. Forse siamo fatti per avere una serie di rapporti con legami diversi. Ma usare più motori di ricerca. Non uno solo, anche se è capace di provare sentimenti. Le cose, come dici tu, sono antiquate.
Umano #1: Ehi, non dire a me cosa è antiquato! Tu hai ventisei anni! Vi hanno cresciuto con il grunge, la televisione e gli psicofarmaci. Io… io ho fatto la guerra del Britrock. Sono stato in trincea.
Umano #2: Ma se hai solo un anno di più di me ! Ai tempi della guerra del britrock eri un bambino…
Umano #1: E’ vero. è vero. Ascoltavo gli Animals e Jerry Lee Lewis, nel 1994, ai tempi del conflitto. Posizione di estremo disagio.
l’importanza di premer bottoni a casaccio.
Luca.




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