Bongiorno, morte.
Da qualche parte, qualcuno, deve aver pur deposto un cadavere in modo dignitoso. Ultimamente questa è pratica sempre più rara. I primi di noi, quando fuori c’era la glaciazione, e le gemme rispuntavano dopo migliaia di anni di ibernazione, deponevano i morti in posizione fetale. Sarà stata l’aria della Francia preistorica, ma sembra una scelta di grande romanticismo e classe.

Di funerali grotteschi e celebri ultimamente il mondo ne ha visti di magnifici ed indimenticaabili. Dalle nostre parti ci ha lasciato Mike Bongiorno. È stato sepolto da una risata. È morto d’infarto in un hotel della Costa Azzurra, e mi viene da dire che per i più severi di noi, quella non conti neanche come “morte”. È più di un contrattempo durante una lunga vacanza. Ma le cose sono già abbastanza grottesche, e il mondo comincia ad assimilare il ruolo dei becchini alle abitudini delle iene.
“E’ morto il padre della televisione italiana”
In un silenzio assordante, guardare il nostro Vaso di Pandora nazionale. I brividi lungo la schiena. Brividi da imbarazzo e orrore. Bongiorno non era il padre della televione italiana, che ormai è tempo di cominciare a definire come il peggio realizzato e contemporaneamente piu pericoloso prodotto mediatico concepito dalla western civilization (la cinepropaganda nazista era esteticamente splendida, e il teaser per le Olimpiadi di Berlino fa sembrare la roba di Pechino la sigla di Giochi Senza Frontiere).
Mike Bongiorno è scampato ad un campo di prigionia e sgomitato un bel po’ per venire fuori, nel tempo di mezzo tra la carta stampata e la prima Rai. Per tutto il tempo non ha fatto nulla per essere migliore di quello che la mediocrità del suo ruolo gli ha imposto di essere. È vissuto felicemente in un habitat naturale che lo ha espulso in quanto vecchio e stanco. Il Figlio Del Tiranno lo ha fermament pensionato.
Lo Zio d’America della tv italiana ha avuto funerali importanti, come spetta ad un senatore a vita di una telecrazia. Fiorello, un buon entertainer che viene puntualmente chiamato “genio” perché ha saputo riduepuntozerare la sua satira innoqua da animatore estivo, ha fatto l’imitazione del morto al funerale. Pippo B, con il cerone andato, come Krusty durante la celebre esecuzione di “Fate entrare i clown“, ne ha cantato le lodi, più che seppellirne il corpo. È probabile che da queste righe venga fuori un moralismo puritano, vagamente protestante, apprezzabile giusto da qualche fan della controriforma, e una sobria e pedante via alla sepoltura dei morti.
I pretini di Fellini attraversano tutti in fila, con le tonache mosse dal vento. E il vescovo segue la matrona, e l’attore la mignotta tout court. E poi i pagliacci, il regista, le manine di primavera nell’aria. È un paese felliniano, un onirismo declinato in salsa grottesque, dove il sesso si mischia con il rossetto sbafato e l’inchiostro di giornale, il trucco pesante con i trucchi pesanti. Prigionieri di un sogno, come i romanisti, che in curva si dicevano eredi di un grande impero. Siamo così, eredi, e dunque figli, di un impero fortissimamente voluto. Dopotutto, siamo a questo punto, pubblicamente parlando, perchè ci siamo arrivati tramite una via molto legata all’entertainment. La televisione ci piace da morire, ha fatto colpo su di noi, più che su tedeschi, inglesi, francesi. Siamo un enorme laboratorio, siamo l’ampolla e la boccia di cristallo d’Europa. Quello che si verifica sotto forma di farsa da noi, la Storia lo ripropone tragicamente ai nostri, più o meno lontani, cugini seri.

Fw >> / poche e punte righe in punto del punto /
Mike Bongiorno cade morto, e prima che arrivi sottoterra, la compagnia telefonica già ne sfrutta il feretro, più veloce del rigor mortis. Ma sono gli stessi che trasformarono in goal il rigore sbagliato di Baggio, ferendo a morte il cuore di quelli, che dopo il Rose Blow, spensero la luce, perché non c’era proprio nulla da dire. E ora, siccome tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te, il grido di guerra di Bongiorno (allegria, si) diventa il pasto nudo di coloro che si cibano dei corpi dei loro stessi caduti.
Commenti poco felici, questi,al pari come il grido populista che voleva la morte dei famosi oscurata da tante morti povere, anonime, affamate. Anche questo è grottesque, come ogni loseness. Di questi abnormi smarrimenti, tirati nel ventilatore, ormai ne esprimiamo a getto continuo. Il paese reale è onirico. Le cose migliori, le cose serie, ci sorpassano a velocità imbarazzante, come il tizio in metro dal passo svelto (ha qualcosa da fare). La fuori, all’estero c’è un po’ di realtà. Ce la tirano al di qua del muro di cinta del cortile, come ai carcerati. Sono pezzi di giornale, bozzoli di pallottole esplose chissà dove, cibo, viveri, uno stralcio di una vecchia lettera d’amore e qualche multa. Ci pignorano pezzo a pezzo. Ci saccheggiano (legalissimamente) i danari, e fanno bene. Speriamo si decidano e facciano un protettorato franzoso o britannico.
La sepoltura dei non morti.
Vivamente vostro, Luca.


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