Tracking the Apocalypse, Today.
1.
New York – Richard Ashcroft
Dove tutto è iniziato. Le grandi scatole della finanza, allora ancora sane, vanno giù. L’onda d’urto è più lenta e violenta del dust blow provocato dai crolli.
2.San Quentin – Johnny CashMemphis, Tennesse – Chuck Berry
3.
Ohio – Neil Young
Alla guerra. Partono per il deserto anche i figli del grano, che sono nati a milioni di miglia dal mare, dall’imbarco di ferro. Le navi si riempiono. Si colmano di marines e fanti e cavalieri gli aerei di linea. Le Province del Regno forniscono grano e uomini.
4.
Empire – Kasabian
Sulle coste del deserto, il mare e il cielo scaricano gli uomini dal Grande Regno e dai Regni Alleati. Indossano armature nere su uniformi avana. Cercano il riscatto dell’offesa. Cercano danaro. Cercano l’olio. Cercano un ritorno. I Generali puntano le città sulla cartina. Sarà un blitz, sarà lama nel burro.
5.
Sweet Home Chicago – The Blues Brothers
Da una tavola rotonda di Chicago nasce al mondo il Re Nuovo. Il Re Nero sconfigge il Re Oscuro. Flashback. Cab Calloway vive in un seminterrato. E’ un abusivo. Alle sue pareti, i ritratti di Re Jack e Reverendo Martin Luther K. L’erede dell’Impero scala il mondo, estrae la spada dalla roccia. Il suo predecessore gli lascia in eredità una terra in cui affondare la lama.
6.
Kashmir – Led Zeppelin
La Lunga campagna conduce dalla Mezzaluna Fertile, fino al cuore dell’Asia, a nord del nord della più tenebrosa Persia. Si parte dall’ultimo avamposto, Kandahar e l’India amica. Il Re Nero guarda la spada. Non ha alternative. E’ una storia che non elude il momento in cui il colpo deve essere sferrato. Il Re Nero è un uomo di pace. Il Re Nero culla la guerra come un figlio illegittimo, odioso, sempre affamato.

/ volta la carta / Fw >>
Khanjiar. Da Nang. Waterloo. The long & winding road che ci ha portato fin qui. Oggi è il D-Day 2.o. Grossi elicotteri ronzano come 40 anni fa, Vietnam. Le loro pale non smuovono niente, se non polvere millenaria. I Talebani aspettano. I Talebani l’hanno detto: Venite a prenderci. Sono decenni che un’operazione militare non è niente altro che un’operazione militare. Non ci sono città di mezzo. Non c’è democrazia da esportare. Non c’è possibilità d’errore. Si torna, come nel ‘700 a combattere su un campo di battaglia che è un campo di battaglia.
E’ un campo di battaglia très brutto. Gli occidentali ci sbattono il muso da quando hanno iniziato a provarci. Il primo è stato Alessandro Magno. Passò oltre, morì. L’ultimo è stato Re George II. Vi rimase impantanato, come se al posto delle rocce brulle ci fossero palme e risaie, umido e fango. Invece ci sono canaloni aridi, guglie di pietra, caverne ed anfratti. Gli inglesi dell’impero, forti dei fucili a ripetizione, di magnifiche giacche rosse e dei pitch helmets, presero e tennero Kandahar, “e il generale ci chiamò eroi” chiosò, dopo, Danny Dravot ne L’Uomo Che Volle Farsi Re.

Re Obama manda la cavalleria e i fanti, elicotteri e 5000 uomini. E’ una battaglia, non la guerra. Sarà un asciutto carnaio. Loro lo sanno, noi lo sappiamo. Non so perchè vada fatto. Riesco ad immaginarlo. Da una parte, i terroristi, molto semplificando, approssimazione per difetto del reale, dall’altra, le truppe d’èlite dell’Impero Americano. Spartani & Persiani, ma a ruoli invertiti. La trama si infittisce. Le pale degli elicotteri si muovono. Centinaia di migliaia di pance si strizzano. Ripensa al corpetto anti proiettile. Spera che non ci sia troppo spazio nell’incavo dell’ascella. Speriamo che non ci passi un colpo di kalashnikov.
La guerra è la più feroce, radicale, tra le attività umane. Siamo una specie che si distingue per la predilezione per il mangiare derivati dei cereali. Comunichiamo molto. Abbiamo comportamenti fondamentalmente auto-distruttivi, vagamente parassitari. Siamo molto intelligenti e più crudeli di qualsiasi bestia. Facciamo la guerra, imbracciamo strumenti che proiettano pezzi di ferro a grande velocità. Si piantano nelle carni, amputano arti e spappolano organi. Muoriamo così.

Le unità israliane entrano nella striscia di Gaza con i carri armati, a Stalingrado la gente fa le barricate con i cadaveri e resiste per tre anni. L’offensiva del Teth, in Vietnam, coinvolse civili indigeni. Dall’altra parte c’erano, in prima linea, i più sfortunati e giovani rappresentanti della working class americana. Tornarono a casa mutilati o morti, l’America chiuse gli occhi e le narici per non vederli mai più. E’ il novecento, il panzer nazista dilania il roseto di monsieur Gabin, le V2 piombano sulla testa di Mr Smith. Il mattino dopo c’è da andare a lavoro, con l’elmetto. E’ il novecento. La guerra a casa. Ora è diverso, è una cartolina dal passato. Se la giocano i militari, in un posto isolato, dentro un box di roccia. Nessuno sa cosa accadrà, nel dettaglio. Non ci sono civili di mezzo. Non ci sono scuse. Non ci sono tregue. E’ estate. La guerra si muove con il caldo, mai d’inverno, da secoli. Chi attacca d’inverno perde.
Il colophon è completo. C’è la colonna sonora, ci sono le letture consigliate. C’è la storia. Non ci sono riferimenti nè al passato nè al futuro. Le idee sono un hub. Uno sciame di pensieri inchiodati a ora.
Luca

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