Retweet me!"> Conobbi Mr. Perrucci in una notte buia e tempestosa. Conobbi Mr. Perrucci seduto su una scatola di corn flakes, mentre aspettavo che arrivasse l’autobus. Ho conosciuto Mr. Perrucci mentre si faceva crescere la faccia e si tirava giù le mutande, e faceva il cattivo ragazzo. E’ raro trovare un nino de rua che sia contemporaneamente la versione 2.0 di un burlesco giullare e un grandissimo esperto di musica. A dispetto della giovane età scrive come vedete sotto, un veterano. Mr. Perrucci scrive come un libro stampato. Non vi stupite se lo troverete sulla copertina di Mad Magazine, o che si arrampica sull’Empire State Bulding vestito da grossa scimmia, con una diva in pugno, che smanaccia biplani. C’est Monsieur Perrucci.

 

L’attacco di cuore parte e anche il pentagramma ne soffre. Le note si inzuppano di gin secco e finiscono tutte nella gola di Tom, come se la sua bocca fosse l’Ade, il Tartaro o un buco nero. Se lo si sente cantare in “Bottom of the world” chiunque capisce che il fondo del fondo non è altro che il posto che ci sta più vicino.

si lava i denti con lamette da barba e fa gli sciacqui con l'antigelo.

Mendicanti, ubriaconi, straccioni senza speranza. Tom è il cantore dei loro sogni illusori, delle loro vite sfumate. Come un Caronte trasporta le loro anime sbiadite nel mentre di un Acheronte funesto, mai domo e mai armonioso. Suoni spastici, tribali, caotici e metropolitani escono dalle sue canzoni. Il pianoforte da lui suonato emana a volte stracci di dolcezza che sciolgono il cuore. Lui e i suoi occhi di bragia, accesi dal fumo e dall’alcool .

Lui è Tom Waits, Pomona 1949. La sua vita la passa nei night club, quelli in bianco e nero, quelli dei film di Curtiz o dello Scorsese di Toro Scatenato. Laggiù, in quegli alcolici luoghi, conosce la parte diseredata ed emarginata dell’umanità. Si tramuta in un Confucio del whisky e da lì in poi saranno Trombonipescispada, macchine di ossa e piogge di cani randagi a completare la sua folta carriera musicale. Chiedi ad un eremita “Chi è Tom Waits?” e ti risponderà “Io”. Tom Waits sono gli uomini soli, gli uomini che cantano solitari il blues del diavolo di Leadbelly nel Mississippi, le donne che abortiscono, i bimbi senza genitori di “Orphans” (2006) che sembrano usciti da un racconto di Dickens, quelli senza futuro.

/ the end is here / Fw >>

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Retweet me!"> Novembre 1972 / anno 8 / numero 11 / Lire 500

 

un altro linus, molto simile.

 

LINUS bonk! (c) United Featured Syndicate 1972. Queste le uniche scritte sulla copertina di una vecchia rivista. Ce n’è un mucchio. E se siete allergici alla polvere, sfogliarle è come puntarsi una pistola alla tempia. Sfogliare vecchie riviste. Guardarci dentro, trovar cose. Il piglio è quello di immergersi in un’altra epoca, rintracciare le differenze, come suggeriva la Settimana Enigmistica. Linus era una rivista di fumetti, ufficialmente. Dentro vi si trovano gemme, come la rubrica di una posta, ancora affetta da mostruosa lentezza. Vi si trovano messaggi che solo oggi, in epoca di rapido feedback, hanno un vago senso. All’epoca bisogna immaginare un tizio che si siede alla macchina da scrivere Olivetti e digita:

e-h-i-l-i-n-u-s-s-o-n-o-a-c-a-s-a-e-m-i-a-n-n-o-i-o-,-c-o-m-e-v-a-?

compra una busta bianca, prende un francobollo, forse ne ha una risma nel cassetto, scende sotto casa e spedisce. Aspetta un mese per controllare se avrà la dignità di una risposta. Ecco una delle lettere più moderne, come concezione:

Perchè non parlate mai di George Brassens, il più grande rivoluzionario esistente, ma anche il più buon uomo, la canaglia più sporcacciona e più piena di comprensione umana, il più sanguigno, truculento, dolce, semplice, caro uomo della terra?

Budjennji – Milano

Hai già detto tutto tu.

Linus

Caro Budjennji, ce ne occuperemo noi di Walwian sul prossimo Note a Margine, dunque, nella metà di luglio del 2009. Anche se ormai sei morto, o sei vecchio, o non te ne importa più nulla. Sono passati trent’anni. C’est la vie 

The Walwian Music Journal

Una delle più moderne. Perchè le altre lettere sono di una lunghezza che oggi le qualificherebbe come articolo principale. Altri tempi. Credo sia una questione di rapidità di consumo delle informazioni.

 

/ back in 1972 / Fw >>

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Cronache di provincia. Mattini che iniziano così tardi che qualcuno li chiama pomeriggi. Derive di ogni genere, smarrimenti, solitudini, inseguimenti e una totale sovrabbondanza di capri espiatori. Copertine di dischi dai colori sgargianti, una goffagine mai dimenticata nel camminare. E’ un continuo arrampicarsi. Dissolvenza in nero.

Il tempo fa avanti e indietro, si comprime e si espande, è linkato al passaggio delle nuvole. Loro arrivano di notte, con le scarpe tutte rotte. Loro divampano da una televisione della Grounding. E’ un rumore infernale. Cosa vogliono? Cosa stanno dicendo? uotav ha… cosa che? ai rocanral?

Il mattino seguente fa chiarezza. E’ arrivata Whatever Happened to my Rock & Roll. Che cosa voleva significare? Strappo una pagina da una vecchia rivista che ora giace dove non dovrebbe stare, se la parola propietà ha ancora un senso…

Does “punk rock” mean anything much now?
It’s not the same as rock’n'roll. It’s a term that’s bandied about quite recklessly. If it was anything, it’s an attitude, isn’t it? When Black Rebel Motorcycle Club sing, “Whatever happened to my rock and roll?” they don’t mean rock’n'roll as music, to me they mean. “Whatever happened to my youth? Whatever happened to my beauty, my purity, my attitude?” They could just as well sing, “Whatever happened to my punk rock?”
Primal Scream are punk rock and rock’n'roll to me-you can never pin one badge on them. It’s the breaking of rules. The Prodigy are puck rock. It’s not punk rock music, but when you watch it you’re in the presence of punk rockers. It certainly doesn’t mean black leather jackets and spiky hair. 

/ shake, rattle & roll / Fw >>

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Retweet me!"> com’è piccolo il mondo…), e dalle casse uscì qualcosa di incredibilmente silenziato, me la cavai con un bella risata. Quando recentemente mi sono accorto che la stessa cosa stava accadendo alla mia copia originale di Definetely Maybe, ero molto meno in vena di spiritosaggini.

dura meno di un buon terzino

Solo qualche giorno fa, la Kodak, la marca di pellicole, ha annunciato al mondo che non produrrà più rullini. Le vendite ormai ricoprono solo l’1% del business. Non ha senso continuare a produrne. Gli apparecchi analogici, le Nikon, le Canon, le Pentax e tutto l’hardware, forti di una meccanica impeccabile, continueranno a funzionare dopo secoli. Inutile fare incetta dei rullini. Quelli in circolazione scadranno nel giro di qualche anno. Cellulosa e celluloide, le carte in generale, sono soggette a un peculiare fenomeno di combustione, a contatto con l’ossigeno. La carta, continuamente, brucia, negli scaffali delle librerie domestiche e negli archivi del National Geographic. Se la considerate un supporto caduco, sappiate che non esiste nulla di meglio.

Per quanto riguarda l’audio, esistono diversi tipi di supporto. Storicamente hanno goduto di successo vinili a svariati giri, audiocassette, compact disc. Tutti e tre, al di là delle macroscopiche differenze, si caratterizzano per contenere minuti di musica. Questo ha rappresentato la delizia, più che la croce, di generazioni di musicisti (solo gruppi prolissi come i Pink Floyd o i Kinks sarebbero stati felici di dover riempire gigabyte di musica. Chuck Berry sarebbe ammattito). Le cassette hanno potuto trovare diffusione solo in un’epoca fondamentalmente barbara come gli anni 80.

/ salva e prosegui / Fw >>

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Guardalo. E’ enorme. Pensare fu un tutt’uno col guardare dal finestrino. L’Oceano è ancora tutto lì. Non è evaporato. Ci deve essere un motivo se le terre sono separate da tutte queste onde. Quanto può viaggiare un’onda? Sono forse onde spagnole quelle sotto di me? Forse l’acqua che bagna il fondo non è mai stata attraversata dalla luce del sole. Ed è antica. Non credo che riuscirò a prender sonno, credo che rimarrò tutto il tempo a inseguire quelle onde laggiù. Rimarrò a scivolare sull’acqua con lo sguardo. Metro dopo metro. Da questa altezza un metro è un miglio, ma non importa, sarà come farsela a piedi. Attraversare l’oceano a piedi, ma senza muovere un passo. Aspetterò finché sarà inevitabile che chiuda gli occhi imbiancati da tutta questa luce. Dormiveglia, bagnasciuga. Farò un sonno pulitissimo e luminoso, e per questo non troppo profondo. Molto pulito e molto leggero. Azzurro, bianco e fresco.

Scegli un’isola. Le isole stanno al caldo dei tropici. Il caldo dei tropici genera batteri e ragni enormi. Sono isole di sabbia e corallo, sono la prima cosa che va giù se in Baviera o in Salento decidono tutti di usare la lacca. Sono isole fragili. Sono impure. Sono mucchi di sporcizia naturale portata a zonzo dal vento. Si coagulano intorno ad ammassi di calcare e polipetti. Ci sono le mosche e le noci di cocco.

 

/ take (me) away / Fw >>

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C’è il suono di abiti intrisi d’acqua e lo sciabordio delle barche. Camicie ricche che strofinano su tavole di legno, acqua e Re che sgocciolano. Che stanno finendo che si disperano, che piangono. Le camicie sono colorate di terra e di uomini. Di ragazzi e di bambini. Di rosa, di ciano, verde. Occhi chiusi di marinai sdraiati su tavole di legno. Lo sciabordio e il cigolio delle vele che schioccano sbattute dal vento. Il sole che stira inseguendo i colori della terra e degli uomini e dei ragazzi e dei bambini. La presenza del suono precede quella dell’uomo. I tamburi dei marinai inseguono le mani che strofinano camicie su tavole di legno che sanno di terra e di sole e di uomini. C’è una distesa di colori. Rosa, ciano, fucsia, rosso. Fantasie. Quadri, righe pois tartan spigato. I marinai sdraiati al sole, con gli occhi chiusi. Lo sciabordio delle navi e lo schiocco delle vele.

Ero qui prima che tu arrivassi. 10000 uniformi, di marinai pruriginosi che schioccano come vele al vento. Tese su corde che segano le mani e le teste. Quattordici ore, sedici ore. Marinai piegati su milleventisei vasche. Con le vele che piangono al vento.

Gli schiocchi che senti sono gli otturatori di fotocamere digitali in grado di spillare le più intime gocce del tuo sacrificio. Lo sciabordio chimico ti consuma le mani. Ti consuma le gambe. Ti toglie la pelle. Camici ed uniformi stesi al vento che si gonfiano invano. Schiocchi di marinai frusti e stanchi. Colpiti da tamburi. Stridio di scimmie ed un canto ad occhi chiusi.

Vedo Re che sgocciolano. Ero qui prima che tu esistessi. Ero donna, ero uomo. Vele gonfie di vento rosso, arancione, a righe a fiori chimico che blandiscono i raggi del sole in un tenue bagliore velato. Ero donna ero uomo ero qui prima che tu arrivassi. Mulinelli. Corpi e marinai che mulinano con forza. Raccolgono il filo invisibile. Oblò da cui osservarli. Con mattoni e sapone sfregano le vele e le camice e le lenzuola e le coperte. Le sbattono come polpi come piovre appena pescate. Le sfregano e le schiantano contro rocce e contro barche e schizzi di sangue di sudore e di acqua e sapone. La pelle si stacca e cade. Piedi che non hanno piedi. I marinai con gli occhi chiusi verso il sole. Bambini ballano. Fw>> (more…)

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I piatti da lavare fanno rumore. Giacciono nel lavello, le mani mattutine, caffeina-nicotina-melatonina, accarezzano lo sporco. Tolgono le macchie. E’ un giorno di Aprile del 2002. Bin Laden sta per essere catturato. E’ un giorno plumbeo. Stiamo semplicemente vivendo underneath the sky, ancora. E’ nascere al mondo dopo una notte fuori. E’ rimirare le macchie sul muro, gli spigoli scalcinati. Soldatini di plastica marciscono con le baionette nella carta da parati. Vittoriana. E’ la vita. E’ un nido. La maggior parte della cose devono ancora accadere. Ce ne stiamo a casa, cosa altro dovremmo fare. Il mattino non brilla, il mattino culla. Gesù Cristo dorme nell’altra stanza, speriamo non sia asfissiato dalla caldaia difettosa. Rumore di piatti. Non abbiamo riguardo per Gesù.

Il mondo è un nido, una strada verso un altro nido che ti sputa fuori sul più bello. Nessuno ha ancora visto la parte buona. I piatti giacciono nel lavello, sciacquati per finta. La tivvù gracchia stronzate. Non accade nulla. Il mondo è una molla che ancora nessuno ha caricato. Pensa che sia la fine, pensa che sia tutto qui. La pioggia deve ancora arrivare, nessuno ha comprato ombrelli. Non abbiamo ancora fatto la magia, non abbiamo trasformato il niente in mito. Necessitiamo baci e lutti, sorrisi e canzoni, baci e abbracci. Non siamo abbastanza schifati. Non siamo felici. Lavare i piatti, perchè probabilmente un giorno serviranno. Attesa.

Même si je perdais mon argent, mes ami, ma santé, je serais heureux tant que je peux jouer, Hey Jude à la guitare, ca me suffit, je me fous du reste. – Noel Gallagher.

watchin the wheels of your life falling down

 

 

/ there’s nothing to do  with me / Fw >>

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Italia. La musica è morta. Tragedia annunciata, si dirà. L’orchestrina, per capirci, ha ben pensato di togliere baracca e burattini alla sola vista dell’iceberg. Innanzitutto chiariamoci: omicidio o suicidio? Diciamo che la vittima ci ha messo del suo, e quindi si può parlare a pieno titolo di istigazione a delinquere. Ma c’è chi ha premuto il grilletto. Dio ci scampi dalla storiella dei matusa che uccidono il rock’n’roll. Sono stato io, siamo stati noi, tutti. È il nostro vivere, è ciò in cui crediamo, che ci rende inconciliabili con l’ascolto e la produzione di vera musica. Non ci servirà più, nel futuro, laddove ci ciberemo al massimo di motivetti. A noi la musica ci fa schifo: ecco la nostra linea difensiva, in tribunale. Ah, les italiens? E invece no, perché stavolta la merda è globale. È solo che da noi, come al solito, la puzza è arrivata prima.

La musica è condivisione di idee, comunicazione, unità. Ma oggi come oggi, cosa vuoi condividere? Se la secolarizzazione ci ha insegnato qualcosa, è che l’altro inevitabilmente cercherà di fotterti, e allora tu devi fotterlo per primo. E allora, nel tutti contro tutti, perché dovrei fondare una band e mettermi a suonare delle canzoni insieme ad altre persone? Chi li conosce, quelli? E perché dovrei andare insieme ad altre persone a vedere una band che suona? Che vantaggi ne ricavo? In Italia, Paese unico nella storia per la totale assenza di senso civico, solo una legge non è stata ancora rinnegata: quella del farsi i cazzi propri. Manco avessimo Hobbes, come premier. E l’arte, l’estetica in sé, è nemica del farsi i cazzi propri. Il locale che fa musica dal vivo sotto casa mi dà fastidio, perché non riesco a dormire. Lo faccio chiudere. È un mio problema, me lo risolvo. “A culo tutto il resto”, direbbe Guccini. Chissenefrega, tanto accendo la televisione e c’è MTV. Fw>> (more…)

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