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Transcript (arricchito da qualche link)
THE PRESIDENT: Thank you. What an extraordinary night, capping off an extraordinary week, capping off an extraordinary 100 years at the NAACP. (Applause.)
So Chairman Bond, Brother Justice, I am so grateful to all of you for being here. It’s just good to be among friends. (Applause.)
It is an extraordinary honor to be here, in the city where the NAACP was formed, to mark its centennial. What we celebrate tonight is not simply the journey the NAACP has traveled, but the journey that we, as Americans, have traveled over the past 100 years. (Applause.)

It’s a journey that takes us back to a time before most of us were born, long before the Voting Rights Act, and the Civil Rights Act, Brown v. Board of Education; back to an America just a generation past slavery. It was a time when Jim Crow was a way of life; when lynchings were all too common; when race riots were shaking cities across a segregated land. Fw>> (more…)
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La stanza è sporca. La stanza è pulita come una camera operatoria. E’ il caldo a renderla lurida. E’ l’aria ad essere lurida. La testa sul cuscino. Il mobile accanto al letto ingombro di oggetti. Un portasigarette da quattro soldi, un accendino quasi finito. Dei documenti. Un portafoglio. Il calore è come l’eroina. Ti sbatte a terra e ti protegge dalla realtà. Un bicchiere mezzo pieno di liquido scuro, tiepido.
Le zanzare si propagano. Le zanzare attaccano e scappano. Si sono coalizzate. Soccombiamo alla coalizione della puntura. Campo lungo. Le distese di asfalto bordato da marmo sono piscine di materia fusa, incandescente. Propagano onde di calore che investono il cervello. Le onde provocano disturbi. I disturbi generano una differita tra la realtà e la percezione. Viviamo cinque, dieci minuti indietro rispetto alla verità.

/ più in fondo / Fw >>
">Comunque.
Nel margine e nella periferia ci abitano dei suoni, anche se non c’è nessuno, se non il produttore, ad ascoltarli. La periferia non è solo quella fisica, la periferia può essere mentale. La periferia è mentale. La periferia è uno stato mentale, come l’Arkansas ma della dimensione di una nocciolina e virtualissimo e incastonato da qualche parte vicino le orecchie. Dentro le orecchie. Può annidarsi nella distanza che ci separa dal nocciolo molle della nostra coscienza. Io un nocciolo non ce l’ho, perché forse non ho neanche una coscienza. Forse. Forse no. Credo che l’unica verità, la verità un po’ più vera delle altre, è che siamo costruiti solo di coscienza. Sono, siamo, un sentimento. Siamo un filtro e una sponda, di un biliardo senza buche su cui si gioca a carambola. Fw>> (more…)
">1969 Rolling Stone
Jann Wenner : “Ci sono in giro un pò di articoli su Tom Wilson, e lui dice di essere il quello che ti ha dato quel suono rock & roll… che ti ha iniziato a far fare rock & roll… è vero?
Dylan :”That is true. He did. He had a sound in mind.“
Recording Session 2 for
“Like a Rolling Stone”
16 June 1965, Studio A
Columbia Records, New York City
TAKE 1
Wilson is very laconic: “OK, Bob, we got everybody here, let’s do one, and then I’ll play it back to you, you can pick it apart” — and then he sees Kooper at the organ.
“What are you doing there?” he says with evident amusement. Kooper breaks out laughing. “Hah,” Wilson says.
Then he too is laughing: “Oh oh oh-kayyyy, stand by. This is CO 86446, ‘Like a Rolling Stone,’ uh, remake, take one.” “Wait a second, man,” someone says. “The organ player hasn’t found his headset.” “You gotta watch, Tom,” Dylan says. “Hold tape…” Wilson says.
TAKE 4
“Four,” Wilson says. As it happens, this will be the master take, and the only time the song is found.
UNSLATED TAKE
Wilson, confident: “All quiet, go, Bobby.” Dylan leads with a harsh guitar sound. “Ready?” he says. “Not ready.” “When the red light comes on.” Dylan goes back to his guitar: “No good, huh?” “Keep going,” someone says. “Play that back, Pete, please,” says someone else.
/ sono il nuovo Apollo 13 / Fw >>
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">I pretendenti alle loro viscere, coloro che vogliono violarne la verginità, sono abituati a vedere sfogare le voglie lungo le curve. Le linci si fanno scorrere addosso le lusinghe e le scalmane, respingono sguasciando gli approcci più incontenibili. I pretendenti hanno fatto un regalo più sostanzioso, hanno reso più greve l’approccio.
La lince cede, la bolla dell’esplosione, più potente del solito, uccide un soldato italiano. Con tempismo tutto italiano, ci interroghiamo sulla qualità della missione afgana. La risposta non importa, rimanere o andarsene, in pace o per guerreggiare. In Inghilterra di bare ne tornano otto. Loro sono retti e indefessi. Non fanno scalmane. Noi non le facciamo perchè non ci rendiamo conto più di niente. Neanche di quando ci sparano addosso. Non è un problema di ritiri o interventismi. E’ un problema di sensibilità.

/ prosegue incongruente, causa crisi / Fw >>
">La Madeleine di Commercy, la Madeleine di chi l’ha voluta per sé. Sarà nella bocca di Napoleone, che la farà viaggiare fino a Parigi e da lì nel resto di Francia. Finirà nella tazza da tè di Proust che sentì l’esigenza, nel cammino del suo es verso il suo io, di riempire pagine su pagine di quella che, forse, è stata la migliore letteratura di tutti i tempi (anche del futuro). Un biscotto lasciato in ammollo in un liquido giallastro.
Wikipedia, quella francese, perché in Italia le verità sono sempre più o meno velate (anche quelle wiki perché un po’ di mistero aggiunge fascino), ci racconta che nella prima stesura del volume Du Coté de chez Swann, la Madeleine non fosse altro che un banale, ma più verosimile, pezzo di pane abbrustolito. Fosse così, l’inserimento della Madeleine di Commercy tra le righe della Ricerca potrebbe essere il product placement più riuscito di tutti i tempi (anche del futuro). Io avrei preferito il pane. Più poetico, più patetico, più poroso e gocciolante.
Drop | Drop | Drop | Drop | Fw>> (more…)
">John Lennon
Hanno nomi affascinanti, mai fami(g)liari, come BB Brunes, Second Sex, Les Prototypes, Les Shades, Les Plasticines. Ce ne sono anche altri, ancor meno famosi, forse addirittura migliori. Fanno video in perfetto equilibrio tra una insopportabile costruzione e lo spontaneo sfoggio di stile. Le canzoni sono afflitte daricorrenti erre rotanti, arrotate, irreplicabili se non da caricaturali Peter Sellers.

Rimangono dunque in bilico, tra la censura preventiva ed una ingenua ammirazione. Resistono alla prima occhiata, tradiscono ogni genere di artefatto manierismo, ma solo alla seconda. Sono molto giovani, e questo probabilmente lede ogni tentativo di prenderli sul serio. E’ molto probabile che non valgano nulla, come la maggior parte dei prodotti derivati, come ogni imitazione, o troppo autarchica, o troppo provinciale, di qualcosa che sta accadendo da un’altra parte. L’effetto più straniante è il pacchetto di segni che si portano dietro. Le sinapsi corrono incontro a queste epifanie adolescenti, scintillano, scoppiettano, a vuoto. La Francia non ha nulla a che fare con il rock & roll, il loro rock & roll è il cinema, la nouvelle vague, attori e registi, i protagonisti del quadro di Delacroix, che sono già una band, che è stato concepito, probabilmente, come cover e facilmente, secoli dopo, è diventato davvero la copertina di un album.

">Snocciolo le parole, i brani, la playlist e cerco un modo per dare alla palylist un nome che sia italiano. Un tenero e scialbo tentativo di pulire la lingua e di semplificarla. Complicandola. Sequenza d’ascolto. Si può dare di più.
Un conto alla rovescia che parte dal principio, che si snoda tra copertine, anni, epoche e ricordi. Brani casuali, recuperati prima di arrivare alla fine. In un conto alla rovescia che si esaurisce lentamente. La Roma Cristiana con i punk in groppa. La lista che conta à rebours fino ad esaurirsi.
E le stelle si spengono una a una. Penso a un racconto di un genio, ci penso mentre snocciolo i brani e poggio lo sguardo su una delle nuove pubblicità IBM, quelle sul mondo migliore e più intelligente perché siamo tutti più buoni e presto diventeremo tutti più intelligenti.
Il genio è Arthur C. Clarke, il racconto è I nove miliardi di nomi di Dio. Penso che Arthur Clarke è quello che ha scritto 2001: Odissea nello Spazio.

In realtà non ci penso perché lo so e ACC è un lemma della mia conoscenza che schizza sotto la corteccia senza che io me ne accorga.
<<La storia è finita e non ce ne siamo accorti!>> Fw>> (more…)
">I’m on the pavement
Thinking about the government
La dottrina del mezzo mondo sotto le bombe, l’altro mezzo mondo sotto con le pillole, affonda le radici très lontano, ben prima dei magnifici anni 60. L’immagine delle droghe, così affine al mondo della musica, molto probabilmente andrebbe linkata a quella del governo tirannico.

Segui le pillole, come Pollicino. Le ultime cadono fuori dalle tasche di teenagers affamati, nudi, sognanti, le menti peggiori della nostra generazione, urlanti in una discoteca. Risali dalle pillole ai datori di pillole. Psicologia, spazzata via dalla più efficace, più veloce, più in linea con i tempi, psichiatria. Un antico binomio, tra analisi e soluzione chirurgica, tra rimozione ed asportazione. Diceva uno degli ACDC: “Se hai gli scaraffaggi in cucina, ci parli, o li spazzi via?” – il rocker si riferiva alla scelta guerriera di Bush rispetto alla molle diplomazia, perchè, sosteneva, il rock & roll è distruzione e anarchia – E rigirando la questione, se uno ha i demoni in testa, ci parla, o li elimina, facendo leva su delicati equilibri chimici?
Il pensiero è riassumibile ad una differenza di potenziale cellule nervoso, giochini tra sodio, potassio ed altri elementi dentro la scatola cranica. Neuroni che lampeggiano, scariche elettriche infinitesimali. Se hai le pillole giuste, attivi e interrompi quel che non ti piace.

/ oltre il semplice dare di matto / Fw>>
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