Italians do it / Le italiane lo fanno
Le nostre Blondie non sono bionde. La Rettore è un’aliena, è ultrabiondo. Splendido Splendente diventa la sigla di una trasmissione di MTV. Il Kobra è un souvenir esotico, due, o duemila, gradi di separazione da Gelato al cioccolato. La Bertè si definisce una “terrona”, soffre e straparla accanto al suo nordico Björn Borg, in un climax da tragedia greca, che culmina con il tentato suicidio di entrambi, prima del più ragionevole, e nordico, divorzio. Anna Oxa a San Remo conciata come una punk londinese. La viveuse del pop italiano Patti Pravo, con la voce da opera lirica e i modi da cugina irrequieta della ubiqua Nico, da Fellini a Warhol. Di donne&tamburi, dunque.

Londra che impazzisce e sbraita sotto gli occhi di due donne severe e forti, Elisabetta II e Margaret Tatcher, amate e odiate, riverite e innalzate al rango di icone. Elisabetta celebrata dal punk, innalzata con grandissima devozione a simbolo dell’establishment, osteggiata con rispetto, perchè prima che punk, siamo inglesi. La Tatcher apertamente offesa, odiata, di odio rabbioso e senza riguardi, che si riserva ai chi viene riconosciuto come detentore di un potere passeggero, più che temporale. C’è una devozione e un amore assoluto nel ficcare delle banconote in bocca alla regina, ad alzarla comunque a vessillo. Non c’è differenza tra la foto incorniciata nella living room e quella nel poster della cameretta. E’ sempre Elisabetta (oppure, no?).
Il punk sgocciola, travasa. Gli aspetti più evidenti, l’estetica facile dei capelli verdi e delle spille da balia si propaga in Europa, cola fino a noi. Si impone. I Clash con i capelli imbrillantinati, come i bulli anni 50, e i fan con le creste colorate. Johnny Rotten lucidissimo intellettuale (This is not a love song), e i punkabestia con i cani che pisciano ovunque. Incoerenze intrinseche del punk. Il movimento si sposta e muta, come l’influenza suina. Approda lontano, approda in Italia, il paese meno punk del mondo. Ne sniffano pesanti dosi le nostre eroine. Si chiamano Bertè, Rettore, Oxa. Lo impiastricciano con i trucchi pesanti del truffatore Bowie, ne lasciano decantare i toni politici, se è cerone che cola, la satira politica diventa di costume.
/ l’altra metà dell’articolo / Fw >>

Le italiane sono punk. Le italiane tradiscono il punk. Le italiane pensano che il punk sia pelle e spillette, hairspray e innoque provocazioni. Le italiane sembrano punk. Il punk è una trappola. Sbandiera sincerità, onestà, verità. Nasce già contraffatto, come pubblicità per un negozio di vestiti. Il punk, che è rock & roll allo stato zero della materia, si dimena e si dibatte. Ogni morte è conferma di verità. Ogni vita trascinata è un tradimento. Ogni gesto, anche il più inappropriato è giustificato, ammantato dal paracadute della provocazione, che salva/non salva dalla cadute più rovinose. Le italiane sono punk, perchè incoerenti, disgraziate, vive, morte, con i capelli cotonati e il trucco sfatto. Attillate minigonne, tshirt che sembrano sacchi dell’immondizia, il punk chic e il trash. La Bertè: ribelle e starfucker, romantica discinta, oggi il senno sulla luna non meno di Rotten. La Rettore bellissima vagheggia serpenti esotici e finisce, sbiascicando, gli ultimi concerti nella tenebra di un palco di provincia, ubriaca, sfatta, nuda, vera, vecchia, splendida, splendente.

Italians do it better. Bugie di un popolo di santi, poeti, navigatori. Le italians do it. Loro lo fanno e basta, e per farlo, c’è da sporcarsi. E loro si sono sporcate. I contratti con la Columbia e le passerelle a San Remo, streghe, puttane, eroine, sgallettate. Punk, ovvero tutto, e il contrario di tutto, con licenza di cadere, perchè il mito, l’apologia, si annida nella rovina. Talentuose inespresse, nullità imposte dall’industria e poi scaricate. Madonne minori, figlie di una discografia minore. Blondie sul trono, intorno le cenerontole italiane, che se la cavano, non se la cavano, oscillano tra leggenda e sberleffo. Il rock è una questione di pancia e cazzo. Il rock è maschilista e machista. Il rock degli 80′s, muscolare e truccato e le chitarre come falli, sbandierate. L’Italia era ed è il Paese che tollera le donne nella misura in cui esse stiano al loro posto. Il punk è l’arte di non starci mai, al proprio posto.
Dalla caccia alle streghe alla cacciata delle streghe, l’innominabile Mia Martini, offesa, vituperata, umiliata, celebrata postuma, con tempismo tutto italiano. Ben tollerate le altre musiciste, specializzate nel produrre dischi per gente che tutto sommato non è molto interessata alla musica (proprio come noi di Walwian, che ascoltiamo con la coda dell’orecchio e pensiamo a tutt’altro). La Nannini summa dell’apartheid, donna rocker, sopportata come rara avis. La Nannini donna, lesbica e rocker, velata, ignorata, per omissione, per pruderie, sdoganata solo quando la diversità è diventata cool, accessorio di moda concesso alle stelle e al vippame. Tolleranza verso le eccezioni che confermano la regola. Gianna che sembra vestita Paul Weller nel video di Sei nell’anima, dopo gli anni dei video in cui è rappresentata da maschi bellissimi, scolpiti e femminili (il flash di una stupenda Cate Blanchett-Dylan di Io non sono qui). Cherchez la femme.

Luca
Suggerimenti d’ascolto
sedicente sedicenne. mica come noemi.
e i maschi? si rintanano nei “camerini“
in tempo di guerra ogni bugo è trincea
“an italian song about a blow job“






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