Ici d'Ailleurs
La rivoluzione e i suoi figli. Figuri rotanti che, appunto, ruotano. Rotolano indugiando nel fango. La rivoluzione e i suoi figli e la Madeleine musicata mentre dal ghiaccio affonda nel caldo del forno. Le Madeleine, leggere e friabili, poeticamente esili come bandiere che si strappano nel vento. Figure diventate retorica, immagini incastrate nel loro significato. La Madeleine nacque a Commercy, nel nord est francese. Nacque attorno al 1750 nelle cucine di re Stanislao I, Stanisław Bogusław Leszczyński (che si pronuncia Stanisuaf Bogusuaf Lesccegnschi) re di Polonia e granduca di Lituania, celebre golosone nonché duca di Lorena e di Bar (nel tempo in cui il conflitto di interessi generava innocui dolcetti per bambini).
La Madeleine di Commercy, la Madeleine di chi l’ha voluta per sé. Sarà nella bocca di Napoleone, che la farà viaggiare fino a Parigi e da lì nel resto di Francia. Finirà nella tazza da tè di Proust che sentì l’esigenza, nel cammino del suo es verso il suo io, di riempire pagine su pagine di quella che, forse, è stata la migliore letteratura di tutti i tempi (anche del futuro). Un biscotto lasciato in ammollo in un liquido giallastro.
Wikipedia, quella francese, perché in Italia le verità sono sempre più o meno velate (anche quelle wiki perché un po’ di mistero aggiunge fascino), ci racconta che nella prima stesura del volume Du Coté de chez Swann, la Madeleine non fosse altro che un banale, ma più verosimile, pezzo di pane abbrustolito. Fosse così, l’inserimento della Madeleine di Commercy tra le righe della Ricerca potrebbe essere il product placement più riuscito di tutti i tempi (anche del futuro). Io avrei preferito il pane. Più poetico, più patetico, più poroso e gocciolante.
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Ricette musicali che seguono il ploff del pane abbrustolito annerito incenerito pane nero nel tè tristemente nature consumato sul ciglio di un letto.
Ma-de-lei-ne. Rotondo quasi come Wal-wian. Una rotondità eccessiva, barocca, pomposa, restaurata. Fatta di striature e di stampi a conchiglia.
Ma-de-lei-ne. E i veli di una madonna con la spada in pugno si sfilano uno ad uno affondando nella luce.
Una ricetta che musica il lento gonfiarsi nel grembo di un forno. Una ricetta che non seguirò mai e che neanche ho letto. La metto di seguito perché, non si sa mai, di questi tempi conviene sempre dire tutto quello che si sa e pure quello che non si sa e che sanno gli altri. E poi è in francese, lingua che la rende migliore perché del posto (come le mozzarelle di bufala comprate all’Autogrill di Battipaglia) e che ci porta all’uomo con tamburo che riesce a mettere insieme rivoluzioni, figli, maddalene, re polacchi e chef. Chi è? Un attimo che ci arrivo.
Madeleines au Citron, Noix de Coco et Chocolat
- 70g farine
- 1.5 c.s de cacao, tamise
- ½ c.c de levure chimique
- 90g sucre
- Une pincee de sel
- Le zest rape d’ ½ citron
- 2 œufs a temp ambiante
- 100g de beurre douxFrotter le sucre, le sel et le zest de citron jusqu’à ce que le sucre devienne humide et parfume. Battre les œufs avec le melange sucre jusqu’à ce que le melange devienne leger. Avec vos mains, ramollir le beurre en pommade et l’incorporer au melange precedent. Toujours en utilisant un fouet, battre le beurre jusqu’à ce qu’il soit bien distribue. Incorporer doucement la farine et la levure tamisee et melanger jusqu’à ce que tout soit homogene. Diviser la pate en deux parts egales. Mettre dans la premiere le cacao tamise et dans la seconde la noix de coco. Bien incorporer le tout. Eviter de trop melanger la pate. Mettre du film plastique directement sur la suface de chaque melange et mettre au frais pour toute une nuit.
Prechauffer votre four a 225C. Beurrer et fariner votre moule a madeleine et enlever l’excedant de farine. Mettre dans chaque cavite a madeleine une moitie du melange cacao et une moitie du melange noix de coco (voir les photos). Continuer jusqu’à epuisement des pates. Enfourner les madeleines. Laisser la porte du four entre ouverte a l’aide d’une cuil en bois, et baisser la temperature a 180C. Laisser cuire pendant 13-15 min, jusqu’à ce que les madeleines deviennent dorees. Laisser refroidir completement sur une grille a patisserie. Il est meilleur de les consomer le jour meme.
Alla fine non ho resistito e ho letto quello che ho incollato qui sopra. Sembra una ricetta a tutti gli effetti. Non dice di lasciare l’impasto in frigorifero per una notte. Ve lo dico io, perché lo dicono altri chef che lo hanno fatto e si sono trovati bene. Se riusciste a trovare stampi monolitici sarebbe un plus notevole (vi prego di mandarci foto delle creazioni o di postarle sulla nostra pagina Facebook).
Per un tè adeguato a celebrare la rivoluzione e i veli che annegano vi consiglierei le scenografiche trovate di Teaposy. Perché se l’es deve proprio andare verso l’io, che lo faccia con gusto e con grazia.
Io, comunque, preferisco il pane abbrustolito e il caffè, nero lungo e acquoso e un po’ freddo. Lo so, fa schifo. Fa schifo anche a me, ma è una punizione che aiuta il cervello.
Ora che tutto è pronto per la cerimonia ed il rituale, in cui le vostre mani e i vostri occhi saranno troppo occupati a immergere ripescare lasciare in infusione osservare seguire e la bocca sarà stremata dall’assaggiare e mordere e succhiare e soffiare e l’altra mano, se ve ne rimane una, sarà troppo presa dal flusso dei ricordi che inonderà le vostre pagine di rivoluzioni e rotazioni e circonvallazioni nell’ora di punta, chiedete a qualcuno di mettere qualcosa con dentro la musica di Matt Elliott in un qualcosa in grado di suonarla. Chiedete Failing Songs. Perché sulla copertina c’è una Madeleine con un Cristo (a voi scoprire se si tratta del biscottino oppure no) e perché è l’inglese che sembra francese più rivoluzionario a cui riesco a pensare.
Scrive brani che ciondolano sopra tavoli ubriachi, che agitano baionette e che si rassegnano sotto ghigliottine. Matt Elliott è lo stesso della Third Eye Fundation, quella fabbrica di suoni che odorano di polvere da sparo e umidità britannica.
Failing Songs si muove sulla Manica. Sembra un canto tra le onde, su una zattera alla deriva, che si trasferisce dall’es all’io.
L’etichetta si chiama Ici d’ailleurs, qui da altrove. Che l’altrove sia la Francia di fine ‘700 è solo un’ipotesi. Forse è casa Swann, forse è l’eterotopia in cui ci spingiamo di fronte agli specchi (io mi spingo, altri si spingono, alcuni si salvano).
Nel giorno di rivoluzioni e di baionette e di maniche e panciotti, immergere una Madeleine giacobina in una tazza di Earl Grey sembra essere la degna conclusione per qualunque cosa abbia provato a dire in queste righe.
Planting Seeds
by Matt Elliott
When people ask me I always say
That targeted assassination is the only way
They might promise a better day but it’s false & it’s false yeah it’s false
They’ve stopped asking so how can we explain
By the people for the people that was yesterday
They’ll keep taking more & more away
‘Til it’s gone & it’s gone & it’s gone
So take your snipers rifle in hand
& Do a massive favour to the people of these lands
Assassinate a corporate billionaire
Or their heirs or their heirs or their heirs
They hold us back & keep us in our place
They lie & cheat & steal from our plate
If we were just we’d resign them to their fate
With a gun with a gun with a gun
We’re falling asleep at the wheel fellow slaves
We must rise from this bed that we’ve made
& Never forget that we’re all on our way
To the grave to the grave to the grave
Confusamente vostro,
Matteo


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