French Revolution

July 14th, 2009 in ostia film fest by Luca0 Comments

Il rock francese è buono quanto il vino inglese

Quando, all’inizio dell’ottocento, i sovrani della vecchia Europa riuscirono a sbarazzarsi del controverso Napoleone Bonaparte non tralasciarono di cancellare dagli ordinamenti dei vari stati satellite ogni traccia delle idee della Rivoluzione Francese (che per selezione darwiniana dei principi sono arrivati intatti fino a noi). Ma i monarchi furono attenti a fare proprio uno strumento dei rivoluzionari: la ghigliottina, curiosamente inventata e perfezionata sotto il regno di Luigi XVI, la vittima più illustre della macchina.
Negli Usa degli anni 60 e 70, le cimici (i microfoni per le intercettazioni telefoniche e ambientali), furono lo spauracchio della società civile e le più fedeli amiche di Richard Nixon e dell’Fbi del demoniaco Edgar Hoover. Nixon e Hoover tenevano sotto controllo avversari politici e personaggi pubblici sospetti di tendenze sovversive. Poi lo scandalo del Watergate (prende il nome da quello dell’albergo in cui dei baldi giornalisti rinvennero le prove dell’esistenza di un “grande fratello” governativo, sotto forma di nastri e liste di nemici) fece venire a galla la situazione.
Nell’immaginario collettivo europeo, la gigliottina, nata come strumento di repressione, è rimasta il simbolo della forza della rivoluzione che travolge il sistema e ne decapita i capi, facendogli perdere il diritto a tale definizione. Nell’immaginario collettivo americano, sempre pronto a essere messo in cinta e prolifico di tecnomiti, le cimici divennere sinonimo di controllo del sistema, strumento di repressione dei malvagi grigi: finirono intercettati, tra gli altri, John Lennon, Jim Morrison e Marilyn Monroe (secondo l’Fbi era nell’orbita del Partito Comunista Americano…).
Un cross over simile  a quello compiuto dalla ghigliottina (da strumento del monarca e feticcio rivoluzionario, da agitare come un tagliente libretto rosso di Mao) nel nostro Paese lo stanno facendo le cimici: come detto, simbolo del regno dispotico di  Dick “Trickie” Nixon in America, da noi stanno entrando nell’immaginario collettivo come strumento egalitario di giustizia e quindi di democrazia. “L’intercettazione è na livella” direbbe oggi un serafico Totò: svela le chiacchiere dei potenti, entra nelle stanze segrete dei poteri grandi e piccoli, ne svela meccanismi, dinamiche e perversioni. Per i giudici le cimici sono uno strumento di lavoro efficacissimo, ben più affidabile dei sempre più rari supertestimoni, e sicuramente meno confutabili. Per screditare un testimone si può sempre scavare nel suo passato, l’intercettazione è autoconclusiva. Un nutrito manipolo di garantisti denuncia abusi, nella diffusione e nell’uso. I giustizialisti non ne vogliono sapere: una è prova è per sempre, come i diamanti. Dai furbetti del quartierino, passando per moggiopoli, fino ad arrivare alla storia del re nudo, le intercettazioni sono diventate per l’opinione pubblica il buco della seratura da cui Alvaro Vitali spiava la bella di turno sotto la doccia nelle sexycommedie anni 70: lei era dorata, lasciva e inarrivabile. Lui era piccolo e voyeur. Soprattutto, lui rimaneva dall’altra parte della porta. Simile al rapporto che intercorre tra il popolino, potere e poteruccio. E mentre da noi si celebra la forza delle cimici, dall’altra parte del mondo l’opinione pubblica americana dorme sonni agitati sapendo che il Presidente Bush e la sua gioiosa macchina da guerra si sono organizzati per tenere sotto controllo milioni di telefoni. Come il twist nei 60s, che da noi sbocciava, mentre in America tristemente sfioriva insieme alle belle cantanti di Las Vegas senza successo, le intercettazioni godono di fame opposte in base alle opposte tracce lasciate nelle memorie collettive di due nazioni, forse più agli antipodi di quanto ce le immaginiamo. Ellissi, tramonti e albe per tecnologie che che incidono nella cultura di popoli. Mentre tacciamo gli americani di essere politicamente un popolo troppo giovane, amiamo, bramiamo, vogliamo il fango dorato delle intercettazioni. E’ molto pruriginoso, questo come altri voyeurismi, guardare il potere che si corrompe ed evapora. Ma è solo pruderie, è guardare.
PS:E’ desolante vedere come vengano vivisezionate le frasi dei manager (manegiatori?) del calcio, mentre l’opinione pubblica non sembra curarsi degli scheletri che vengono fuori dall’armadio di certi politici, che al contrario di Moggi e i portieri, ricoprono cariche elettive. E’ qui  che scatterebbe la differenza tra voyeurismo e azione. Il rock & roll francese è buono quanto il vino inglese.

John Lennon

Hanno nomi affascinanti, mai fami(g)liari, come BB BrunesSecond SexLes PrototypesLes ShadesLes Plasticines. Ce ne sono anche altri, ancor meno famosi, forse addirittura migliori. Fanno video in perfetto equilibrio tra una insopportabile costruzione e lo spontaneo sfoggio di stile. Le canzoni sono afflitte daricorrenti errrotanti, arrotate, irreplicabili se non da caricaturali Peter Sellers.

piccole marianne crescono?

Rimangono dunque in bilico, tra la censura preventiva ed una ingenua ammirazione. Resistono alla prima occhiata, tradiscono ogni genere di artefatto manierismo, ma solo alla seconda. Sono molto giovani, e questo probabilmente lede ogni tentativo di prenderli sul serio. E’ molto probabile che non valgano nulla, come la maggior parte dei prodotti derivati, come ogni imitazione, o troppo autarchica, o troppo provinciale, di qualcosa che sta accadendo da un’altra parte. L’effetto più straniante è il pacchetto di segni che si portano dietro. Le sinapsi corrono incontro a queste epifanie adolescenti, scintillano, scoppiettano, a vuoto. La Francia non ha nulla a che fare con il rock & roll, il loro rock & roll è il cinema, la nouvelle vague, attori e registi, i protagonisti del quadro di Delacroix, che sono già una band, che è stato concepito, probabilmente, come cover e facilmente, secoli dopo, è diventato davvero la copertina di un album.

The Mob - Bringing it all back on a barricade

allez! Fw >>

Il loro Jerry Lee Lewis ha suonato alla Sala della Pallacorda, i loro concerti sono stati Live @ Bastiglia, Live @ Versailles, il SummerFestival di Austerlitz, la Woodstock di Waterloo. Elvis & Napoleone, Robespierre & Chuck Berry, La Fayette & Paul McCartney. La loro Fender è stata una sempre radicale ghigliottina. Ne hanno diffuso l’icona in tour europei che hanno toccato numerose repubbliche, che si sono lasciati alle spalle sbornie, melanconie, fan club carbonari, fanzines giacobine. La Rivoluzione ha infiammato l’Europa, e nel breve volgere di una decina d’anni ha perso. Nel breve volgere di trecento, ha vinto, spiegandoci da un palco vermiglio le qualità della sala da cui noi assistiamo allo scorrere dello show.

Contraddizioni, storie intrecciate, simboli che mutano, si giustappongono, e sembrano quietarsi dopo chiasmi e intrecci speculari. La ghigliottina che nasce come strumento di regale oppressione, e si muta ne la livella politica della prima generazione alla quale possiamo rivolgerci in termini di parenti non di antenati. La ghigliottina che lascia il posto alla cimice, in epoca elettrica, non ancora elettronica, passepartout del potere voyeur di Dick Nixon e prima di Edgar Hoover. Fai una giravolta, falla un’altra volta, e chi di intercettazione ferisce, di intercettazione perisce, come il potere odierno, arcano e ufficio segreto disvelato solo dalle bugs, probabilmente perno della divisione dei poteri, spartiacque tra giudiziario e legislativo, legislativo logoro e in preda a urla e brusii ed  un esecutivo autarchico.

E ancora, internet, nata come sotterranea figlia di una guerra fredda agli sgoccioli, network militare ed accademicissimo, espropriato dal quarto stato informatico degli anni 90 a suon di azzardi ed impunità, fino ai nostri giorni, specchio riflesso tra indipendenza (la circolazione delle informazioni) e controllo (il grande fratello, Google oracolo prezzolato onniveggente).

Da noi si celebra la forza della rete, dall’altra parte del mondo l’opinione pubblica americana ha dormito sonni agitatissimi, vegliati da Bush & Cheney, sotto controllo milioni di telefoni e account. Come il twist nei 60s, che da noi sbocciava, mentre in America tristemente sfioriva insieme alle belle cantanti di Las Vegas senza successo. I new media godono di fame opposte in base alle opposte tracce suggerite dal destino, con Obama che twitta come un fringuello, mentre deve finire di smantellare il sistema di spionaggio di stato approntato dal predecessore.

L’Iran canaglia si dibatte. Gli Iraniani postano la loro rivolta di strada. E non ce la fanno. La blogsfera persiana partorisce un fronte virtuale d’opposizione. Probabilmente, e assai tristemente, la rottura mediata dell’isolamento è solo un palliativo che soffoca l’eventualità di una rivolta vera, materiale, impedisce alla strada di entrare dalla finestra.

Live @ Paris: la prima volta della Marsigliese in acustico

Ellissi, tramonti e albe per tecnologie che che incidono nella cultura di popoli. Mentre tacciamo gli americani di essere politicamente un popolo troppo giovane, amiamo, bramiamo, vogliamo il fango dorato delle intercettazioni. E’ molto pruriginoso, questo come altri voyeurismi, guardare il potere che si corrompe ed evapora. Ma è solo pruderie, è guardare.

Luca

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Author: Luca

Luca è nato nel 1982 a giugno, mese che continua, imperterrito, a citare. Lo fa, si direbbe, attratto dall'inebriante fascino del grano nella provincia italiana. Esperto di pezzi di molte cose, si specializza in guerra fredda e cappelli. Riuscendo nell'impresa di fondere le due cose con controverso talento. Spera che "The Walwian" possa, un giorno, essere stampato con torchio e caratteri mobili. SCRIVIMI

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