Esercizi di stile / Roma, Metro B
Personale, prima degli esercizi. Questo Generale Cluster è pura cronaca, si basa su un fatto vero, e paga la scarsa originalità all’esigenza di abbandonarsi alla voglia di fare un piccolo tributo a due stupendi esseri umani, Umberto E e Raymond Q.

NOTAZIONI
Sulla Metro B, al mattino presto. Un tipo di circa sessanta anni, capello floscio con un riportino al posto della frangia, collo troppo consunto, come se glielo avessero stropicciato. La gente sale. Il tizio in questione si arrabbia con un suonatore ambulante. Gli rimprovera di suonare una canzone cubana. Tono impietoso, con pretese nazionalistiche “Manco le leggi bastano? Ti dovevano cacciare”. Non appena vede che si avvicina, lo insulta. Si incrociano alla fermata Marconi, davanti a me. Il suonatore gli dice: <<Ho studiato al conservatorio, questo è un lavoro, senor>>. Un attimo più tardi il vecchio incontra il mio sguardo alla fermata San Paolo. E’ pieno di gente e gli dico: «Dovrebbero cacciare a te, non a lui.». La gente ci fissa e voi sapete il perchè.
LITOTI
Non s’era in pochi a spostarci. Un tale, al di là della maturità, e che non sembrava un mostro d’intelligenza, borbottò per un poco con un suonatore ambulante che secondo la sua opinione si sarebbe comportato in modo improprio. Poi si non si astenne e proseguì ad ingiuriarlo. Non fu certo il giorno dopo che mi avvenne di riprenderlo: non era il suonatore che avrei voluto vedere cacciato.
METAFORICAMENTE
Nel cuore del mattino, gettato in un mucchio di sardine passeggere d’un coleottero dalla grossa corazza biancastra, un vecchio pollaccio dal gran collo spiumato, di colpo arringò il più placido dei menestrelli, e il suo linguaggio si librò nell’aria, umido di protesta. Poi, attirato da un vuoto, il volatile vi si precipitò. In un triste deserto urbano lo ripresi al momento stesso, che si faceva smoccicar l’arroganza della sua qualunque opinione.
/ continuiamo a scherzare? / Fw >>
RETROGRADO
Dovresti lasciar te la nazione, gli dissi. Lo incalzai in metro alla San Paolo, dopo averlo visto mentre si precipitava acidamente su di un posteggiatore latino. Aveva appena finito di protestare per la canzone del musico-viaggiatore che, secondo lui, lo urtava ogni qualvolta calava una nota. Questo scarnificato signore era latore di un capello ridicolo. Avveniva sul vagone di una metro sovraffollata, di mattino.
ASPETTO SOGGETTIVO I
Non ero proprio scontento del mio ceto sociale, oggi. Stavo inaugurando un capello nuovo, proprio grazioso, e un abito di cui pensavo tutto il bene possibile. Incontro un giovanotto prossimi alla San Paolo che tenta di guastarmi la giornata provando a convincermi che il mio atteggiamento è troppo razzista che dovrei andarmene io dal Paese. Cara grazia che non ha avuto il coraggio di prendersela con la mia acconciatura. Non ne avevo proprio bisogno, perché poco prima ero stato infastidito da un suonatore villano che ce la metteva tutta per brutalizzarmi ogni qual volta intonava una strofa. E questo in una di quelle immonde carrozze che si riempiono di immigrati proprio all’ora in cui debbo umiliarmi a servirmene.
PRESENTE
Mattino, calore che si spande intorno ai piedi dei passeggeri della metro. Come posta su un rovinatissimo collo, una stupida testa, ornata da un capello grottesco, subito s’infiamma ed ecco che di colpo esplode la bagattella. Si dà subito la stura a ingiurie satiriche, in una atmosfera pesante. Così che poi ci si va a sedere dentro, alla questione. Alla successiva fermata possono anche porsi, presso a stazioni dal doppio binario, questioni politiche a proposito di qualche immigrato, che menti crasse di grettezza governano con sicurezza.
PASSATO REMOTO
Fu al mattino. Salirono sulla metro, e fu subito ressa. Un ancient signore portò sul capo un toupè, che avvolse in un risporto. Non fu frangia. Ebbe collo rugosissimo, e il vidi. E subito si dolse con i vicin, per il fastidio che gl’inflisse un suonatore. Come un silenzio riscosse, sicuro, insistette. E l’insultò. Al seguito il rimbrottai, alla stazione che a San Paolo dedicarono. S’abbigliò di un’aria ed un piglio, che l’affrontò, qualche motto gli dissi, indi di raggiungere altro lido, d’uopo fu.
ESCLAMAZIONI
Perbacco! E’ mattino! Ora di prendere la metro! quanta gente! che ressa! roba da matti quei tipi! e che crapa! e che collo! Cinquant’anni! almeno! e che capello! il riporto! mai visto così! terribile! Che crisi! il capello! intorno alla zucca! Un riporto! roba da matti! da matti ti dico! e guarda come attacca! sí, il tipo parrucchinato! contro un musico immigrato! cosa non gli dice! L’altro! gli avrebbe invaso i timpani! Qui finisce a politichese! sicuro! ah, no! ah, sí, sí! forza! dai! dalli! Fagli storcere il naso! dai di sinistra! cacchio! ma no! si sgonfia! ma guarda! con quel collo! con quel riporto! Va a buttarsi su un luogo comune! ma sicuro! che tipo! Ma no! giuro! no! non mi sbaglio! è proprio reazionario! laggiù! alla Marconi! ormai alla Paolo! che se ne va ad accusare in lungo e largo! con un altro tipo! e cosa gli dice l’altro! che dovrebbe raggiungere un altro porto! ma sí! Un espatrio, ma per il parruccone! E il suo riporto!
VOLGARE
Aho! Annavo che c’avevo da scrive du righe e te monto su quer bidone de la Linea Bbì – e ‘an vedi? – nun me vado a incoccià con ‘no stronzo con un collo cche pareva na pezza de straccio, e ’na lecccata de vacca sur capello? E quello un se mette a baccaglià con st’artro, burino e suonatore, perché – dice – jé rompe er cazzo? Lo possino! Ma cche voi, ma cchi amo da caccià? e certo che sona! chi, io? ma va a magnà er sapone! ‘Nzomma, se mette a dije de su e de giù e de qua e de là. E bastasse! Sarà na fermata dopo, aricomincia? Lo stronzo, a San Paolo, che sta a borbottà con st’artro qua che se crede d’esse er Principe De Gregori, er Califfo, che so, er Venditti, li mortacci sui! E daje n’occhiataccia de qua, e faje na faccia de là, a faje capì così che non è na vittima, e ancora un po’ ce faceva er decreto, che c’era tutta n’impiccio sotto che non te dico. Ma vaffanculo!
MEDICO
Dopo una breve cura del sonno, temendo d’esser sull’orlo di una crisi da esaurimento, salii finalmente su un vagone metro pieno di casi clinici. Laggiù mi accade di diagnosticare un dispeptico rabbioso affetto da intolleranza ostinata con una curiosa escoriazione tracheale e un capello affetto da mucosi deformante. Questo tale, preso subitamente da crisi isterica, accusa un immigrato cronico di procurargli sospette fratture al timpano. Poi, dopo una colica biliare, tenta calmarsi le convulsioni. Emetto diagnosi e prognosi più tardi al reparto San Paolo: insultar un suonatore congenito per di uno starnuto musicale perchè gli sfiorava le architetture cocleari!
Luca



2 Comments
Sublime! Folle! Gioioso!
Esercizio di stile in puro Stile.
Adoro questo angolino di rete sempre più!
Laura De Matteis
7/22/2009
Il re è morto, viva Saussure!
Susanna Mascia
1/8/2010
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