Uomo Bianco! Beastie! Boys!
“Tamburi di guerra. Grandi rimbombi di lance sull’asfalto. Guarda la tribù nera, portano grandi “X” bianche sugli scudi. Il loro capo è morto ammazzato. Sono incattiviti. Guarda la tribù bianca. Svastiche deformate in stelle da sceriffo e cheesburger all’odio nello stomaco. Loro ammazzano i loro capi, ogni tanto. I bianchi sono cattivi. L’Omaha Race Riot è un episodio della più grande guerra tribale mai combattuta. La mamma di Marlon Brando sta in veranda, scopa Henry Fonda su una sedia a dondolo. Il fucile a pompa è lì che aspetta. Tamburi di guerra. Sullo sfondo Fred Astaire improvvisa dei passi di danza e canticchia: “vi abbiamo rubato ogni singola cosa che avevate, negri”. Rimbombi di guerra. Rimbombi riottosi. E’ uno scontro etnico. E’ l’apocalisse. E’ l’armageddon. E noi ci siamo capitati in mezzo. Sbircio dalla finestra del camera. Scosto le tendine. Occhio di lince. La strada è vuota. E’ un inganno. E’ una tattica di guerriglia. La strada è piena. Tribù guerriere. Da che parte stai?”
The White Novel, Luca
Chuck Berry lo sapeva. Chuck Berry era rock & roll allo stadio uno. Chuck Berry ha inventato quello che Elvis ha rubato. L’ultimo grande nero del rock & roll, Jimi Hendrix, è morto praticamente all’unisono con Bob Kennedy, probabilmente l’unico bianco cattolico americano fan del wellfare.
Anni dopo i Beastie Boys, rappano senza il minimo riguardo per le loro origini yiddish. I Beastie Boys sono bianchi. Sono ebrei. Secondo le più retrive teorie reazionarie, i neri sono il muscolo che mette in pratica i viscidi piani delle élites giudee. Per far chiarezza, dichiaro subito che io mi auguro con tutto il cuore che sia così, ma purtroppo non credo.

I Beastie Boys hanno fatto il contrario. Hanno imparato l’arte misconosciuta del rap e l’hanno fatta attecchire sul loro punk seminale. Hanno creato un suono che sa di immondizia e quartieri sporchi come città africane. Manila, Newark. E’ stato un meltin pot sbocciato e a tasso culturale zero. Le rime, quelle sono ad alzo zero.
I neri sono grossi. Pesano centinaia di chili e le maglie del football li contengono solo se sono tripla XL. I Beasties sono così piccoli e gracili da essere mangiati senza sforzo a colazione, tra un sorso di Kool Aid e un tiro di bong. I Beasties sono scemi e cattivi, intelligenti e sarcastici. Si fregano strumenti che la gente normalmente classifica come immondizia. Rubano anche parecchi suoni. Hanno l’aria di gente ossuta, che deve avere dei gomiti appuntiti. E devono avere sgomitato come fantini strafatti di crack per farsi largo tra i rapper colored.
/ No Sleep ‘Till The Next Page / Fw >>
I Beasties hanno voci fastidiose e insinuano un sacco di cose. E’ probabile che tutt’ora siano dei sopportati, nella comunità dei rapper neri. E’ facile confonderli con newyorkesi, invece vengono da Los Angeles / un posto con più auto che uomini, più set cinematrofici che tinelli, c’è più pornografia che a Bollywood, finchè dura / San Francisco / in cui riposano le ceneri di quella che fu la beat generation, ma se sei gay forse ottieni uno sconto sul mutuo / Detroit / dove hanno basato tutto sull’industria dell’auto. Non credo sia il caso di aggiungere altro /
E’ il caso di ascoltare un album che si chiama Paul’s Boutique ed è facilmente accostabile a qualcosa di barocco, se è vero che nel barocco la superficie del primo piano si confonde con quella in secondo piano, con la crisi che tira? Body Movin’ è un cesso di canzone, perchè nessuno sa da che parte va parare, nè da dove viene. Probabilmente dipende dal questo peculiare mix: ebrei / rap / sinth / sound system / cori / punk hardcore / scretch / taxi gialli / cartacce / una copia del U.S.A. Today / i barattoli della zuppa Campbell / Larry Bird / le lavanderie a gettone / fender jazzmaster / Ronald Raegan e lo Shea Stadium visto da fuori.
I gracili uomini bianchi attaccano Sabotage con un urlo beluino. Si dipingono i volti con i colori presi in prestito dalle tribù urbane più incandescenti. Calor bianco appunto. Percuotono le rotaie, indossano occhiali da nerd e berretti da b-boy. E’ tutto molto divertente e spigoloso e, finalmente è possibile usare il termine senza pietà, OLTRAGGIOSO.
L’insulto preventivo a Bush rimane un grido isolato nell’America delle strategy exit fallimentari, dei non impeachment, della segregazione 2.0, di Dick Cheney il buono e Rumshfield l’oscuro, dei Michael Moore che più manifestano meno voti prendono i democrats, e altri, magnifici, deplorevoli scempi.
Questo articolo è dedicato alle schede mal conteggiate in Florida, anni fa.
Luca


2 Comments
se ho tempo scrivo qualche cosa anche io a tal riguardo
JDF
6/25/2009
Articolo straordinariamente underground (si possono gustare le tags e i graffiti metropolitani), come l’atmosfera che si respira negli album delle Bestie, uno dei gruppi più influenti non solo del rap ma della musica in generale.
Perru
10/21/2009
Leave a Reply