Peter | Pan | Am |

June 19th, 2009 in walwian.com by Matteo2 Comments

Rendiamo esplicite le premesse e contestualizziamo le ovvietà. Si parla di ascolto, di musica, di spazializzazione e rispazializzazione dell’esperienza, di cuffie e lettori portatili. Si parla, sopra, prima di questo post, le parole chiave sono già state srotolate (walwianate, verrebbe da dire in un infelice slancio comico) lungo dorsali logiche e già argomentate ampiamente. Sopra. La dimensione sospesa, tra universo interiore e realtà circostante, generata dalla musica in cuffia (locuzione che fa molto quiz anni novanta) e dalle cuffie con la musica infilate nelle orecchie, è roba vecchia. Roba generalista, adatta alla tv o alle conversazioni in spenti salottini intellettuali (il sofa che parla con la poltrona, il tavolino che chiacchera con il tappeto sfrangiato, etc…).

Dunque scodiamo dall’ingorgo demagogico ed entriamo in quello ACCADEMICO. Senza esagerare, a tentoni. Provando a parlare di tutto senza sapere niente. Provando a comprendere l’origine del legame emozionale che l’individuo adulto crea con la musica all’interno della bolla percettiva procurata dagli aggeggi che ci si mette nelle orecchie.

[Da questo momento in poi, il linguaggio sarà noioso e pedante]. [Forse]. [No].

Tutto gira intorno alle membrane, alle bolle, agli spazi privati. Alla placenta, in cui tutti abbiam passato del tempo, ed alle prime distinzioni e scelte tra suoni (c’è chi già da lì ha deciso di voler passare la vita ad ascoltare rock e chi ha optato per la musica leggera italiana). Alla voce della madre, le vibrazioni della voce che, attraverso il corpo e la pelle (la pelle e l’ascolto, sempre sopra, nella parte demagogica che non c’è) instaurano la prima comunicazione tra madre e bambino.

Comunque, prima o poi dall’utero si esce e, per quanto ci si possa illudere di essersi affrancati con un eclatante e sofferto atto escatologico, ci si sarà, volenti o nolenti, infilati di nuovo in un’altra membrana: quella simbiotica che racchiude la mammà ed il suo figliuolo. Il nucleo di questa simbiosi non va ricercato nel bisogno fisiologico di nutrizione (o come credeva Freud nella soddisfazione delle pulsioni orali), ma piuttosto nel bisogno bio-psicologico di protezione, di sicurezza, di vicinanza alla madre che si fa garante della sopravvivenza del piccolo.

Qui, come primo riferimento colophonico buttiamo dentro la Teoria dell’Attaccamento formulata dallo psicologo ed etologo inglese John Bowlby. [John Bowlby, Attachment and Loss, 1969]

Partendo da Darwin e appoggiandosi alle moderne ricerche sull’imprining (Lorenz, Hinde, Harlow), Bowlby definisce così il comportamento di attaccamento: “un sistema primario finalizzato a permettere al bambino di instaurare una specifica relazione con la madre”.

[zzz...] Questa teoria amplia inevitabilmente il discorso sulla funzione materna: la sopravvivenza del neonato non dipende soltanto dalla capacità della madre di nutrirlo, ma anche dalla vicinanza, dal contatto multisensoriale con la figura di attaccamento. Fw>>

Il bisogno di sentire la pelle della mammmmmma ( dì mamma!… mammmma, mammmma, mmmm, mammmma) è di primaria importanza per la continuità fisica e psichica del bimbetto, così come lo è il sentire l’accogliente voce della mammona che accompagna ogni gesto di Kura (che in polacco vuol dire gallina, solo per la cronaca). Il bambino arriverà così ad interiorizzare la propria figura di attaccamento tattile e sonora, figura che diventerà poi… rollllllllllllllllllliiiiiiiiiooooo di tamburelli… la sua “base sicura”.

[INFANCY IN UGANDA | Mary Ainsworth]

Che ci dice Mary Ainsworth?

Per non crescere come dei matti e per non rischiare di finire a scrivere Walwian, è il caso che il cucciolo di scimmia eretta e spelacchiata viva, durante la crescita, un equilibrio (misurato, senza eccessi) tra comportamenti di esplorazione e comportamenti di attaccamento (che assomiglia ad una metafora dello scaccolamento. Un equilibrio tra il comportamento di esplorazione della cavità nasale ed un comportamento di attaccamento dei reperti dove capita. Bleah). Tale equilibrio è assicurato al pargolo da una mammina affidabile, sensibile, capace di soddisfare i suoi bisogni primari e di offrirgli quella “base sicura” (che può valere un inning o un’intera partita di baseball) da cui partire e a cui tornare in qualunque momento (per segnare il punto).

Bowlby ed Ainsworth riescono a chiarire come il comportamento di attaccamento non si esaurisca nell’infanzia, ma sia, in realtà, un sistema motivazionale, in grado di attivarsi e disattivarsi in base agli stimoli ambientali,  che accompagna l’individuo lungo tutto il suo percorso esistenziale. C’est-à-dire que gli ometti (piccoli uomini | piccole donne) hanno un costante bisogno di protezione (la placenta, mammà), che traducono, man mano che compaiono i primi capelli bianchi, in una serie di comportamenti sostitutivi di quel primo rapporto simbiotico. Tra questi rietra la categoria sonoro-musicale (che probabilmente è anche la categoria più nobile tra le altre ipotizzabili).

Ecco perché potremmo interpretare i comportamenti sonoro-musicali vissuti nel contesto materno come un grande esercizio finalizzato anche a dar forma nel tempo ad azioni sostitutive utili alla ricreazione di quel clima tatto-sonoro che la figura di attaccamento sapeva donarci con costanza e affetto. [Spaccazzocchi M. La musica e la Pelle p. 57].

Per approfondire sarebbe interessante andare ad esplorare il magico mondo di Donald Dabliù Winnicott. Ma lo faremo nella prossima puntata perché non si può mica dire tutto subito.

Fine prima parte.

Edit: Qui la seconda. E la terza

[venerdì prossimo la seconda]

Krapp@walwian.com

Retweet me!

Author: Matteo

Matteo è nato nel 1983 a Roma, città che odia, ricambiato, e in cui continua a vivere. Poliedrico, si appassiona a tutto ciò che è insolito, salvo poi pentirsi e passare ad altro. Molto educato e composto, ha smesso di fumare poco prima dell'apertura di Walwian, azzerando ogni dubbio sulla natura del di lui rapporto con i suoi lavori. Disegna, dipinge, scrive e raramente finisce ciò che inizia. Spera che "The Walwian" possa segnare un'inversione di tendenza. SCRIVIMI

2 Comments

[...] chi avesse perso i primi due episodi: Peter | Pan | Am Peter | Pan | Am | [...]

[...] Qui la prima parte, qui l’ultima. ▶ View 2 Comments /* 0) { [...]

Leave a Reply

Siamo anche qui, e qui, ecc…

Opinioni recenti

Dalle urne

*teca