Mind The Rap
Vedono me, vedono Del credono che siamo Ginger e Fred / vedono me e dogo gang, pensano sia una puntata di friends / mica capiscono un cazzo per me – Marracash
Non c’è nulla dietro, non c’è nulla davanti. E’ squallore incompleto, la marginalità di una periferia non portata ancora alle estreme conseguenze, che priva di ogni radicale voluttà i fiumi di parole. Esistono, pulsano. E’ un battito difficilmente distinguibile, sempre sospetto, mai del tutto limpido. Tra interrogato ed interrogante, viene a mancare il trait d’union che rende efficaci torture e blandizie, il terreno comune dei valori.
Vengo da un sottobosco, sottocosto, sottomarca – Marracash
Illusione, non è quel che pensi tu, non è quel che vorresti dicessi tu. Venite da posti diversi, andate in posti diversi. Ferrea dittatura del lettore. Funziona, coglie il punto, non lo coglie. Spara a raffica. Ogni tanto qualche barattolo va per terra. Alla fine, molti barattoli giacciono. Rotten lo diceva sguaiato, mostrava svastiche, diceva le male parole. Era un intellettuale lucidissimo. Questi son guitti, ragazzotti.
E il mio fan tipo non sa che cos’è la ram / odia i rem / beve rum / abita vicino a un campo rom – Marracash
E’ rasoio o compiacimento? Chi ascolta, se ne bulla, o accusa il colpo. E’ una cronaca asciutta, in preda al lettore più che mai. Vogliamo tecnologia invisibile, la morte delle interfacce, le vecchie rock band sono bolse, abbasso i drink colorati. Un j’accuse. No, non lo è, lo sputa su Mtv / per la gente di Mtv / esce su Mtv / Ti alzi per far pipì / la questione finisce lì / è perchè ascolti emmeppì / non tutto l’elleppì.

Chi lo ascolta? Qualcuno che non ha mai visto un campo rom, ma preventivamente, odia gli zingari, o uno che ci vive, e mondo e consorzio umano non gli hanno concesso gli strumenti per non odiare verso il basso. Si odia, con intelligenza, su scala ascendente. Mai verso il basso. Scorie, vaghe di odio del povero verso il più povero, e niente più.
/ gira pagina, c’è la soluzione, forse / Fw >>
Kit Malossi, Polini, Arrow Leovince / Pimp My ride già dal novantacinque / Cresciuto con in testa questo / Vruuuum vruuuuum waaaaaaa / Martini rosso Gin Campari e / Badabum da qua – Marracash
E’ una tristezza assoluta, perchè c’è una distanza estetica da tutto. E’ uno stand in mezzo alla provincia. Vieni, ti faccio vedere internet. Cos’è? C’è tutto, tu chiedi. Voglio vedere i motorini. La fuori è già pieno di motorini, piumini, telefonini. E’ stare sbracati nell’interland, aspettare sera. E’ dire stronzate. Sono sgommate. Il tempo fermo al 1993.

Quando qualcosa si muove, non è detto che lo faccia nel modo corretto. Se c’è una cosa che i tempi moderni insegnano, è che nell’immondizia ormai si trovano solo diamanti, ed è facile andarne a pesca. Dunque, appare dignitosissimo volger la testa allo sprofondo del cattivo gusto, o semplicemente, di quel che siamo sicuri che non ci piaccia.
Dammi i soldi, ti porto la soluzione – Fabri Fibra
Sono tempi tumultuosi e confusi. In cui anche i protestanti finiscono per aspirare al consenso, a un conclave non culturale di disapprovante accettazione. Manca, sembra, la capacità di formulare alternative.

L’Italia si accosta all’Europa succhiandone via i problemi, le perversioni. Da noi diventano coolness cose come appartenere a classi sociali svantaggiate o vivere nelle banlieue. Addirittura, c’è chi vagheggia natali più sfortunati di quelli che ha ricevuto in sorte. E’ il caso di Marracash, siciliano da una quartiere difficile a Milano, che si atteggia a magrebino. Una scelta peculiare, che la dice lunga su un mucchio di cose. Sono biografie costruite per sottrazione.
Non c’e’ stata mai la strada da seguire / in qualche modo che sfiga - Fabri Fibra
No direction home? Da provinciali e parvenu quali siamo, cheti cheti, da qualche anno stiamo disperatamente cercando di diventare qualcos’altro. La nostra marginalità economica, culturale, politica e storica, ci impedisce di elaborare qualcosa di nuovo. Dunque, rielaboriamo quel che dall’estero arriva, con un paio di anni di ritardo.
Più guardi la TV e piu s’ingrossa il sedere – Fabri Fibra
Ne escono Mondo Marcio, Club Dogo, Fabri Fibra, Marracash. Dalla vecchia guardia très engage riemergono più forti di prima Frankie Hi Nrg e Caparezza. Si creano fratture di senso, pallidamente ideologiche. Frankie e Caparezza, e in modi assolutamente imprevedibili, dicono cose, abbozzano critiche, radicalizzano. Il contributo degli altri è pressochè irrilevante, non parlano di nulla che non sia stato attentamente edificato ad uso e consumo del proprio pubblico.

Non c’è piacere epidermico nell’ascolto. Non c’è la vibrazione che vada oltre un campionamento vagamente catchy o la pigra curiosità di capire cosa dica la linea di testo successiva. C’è un cinismo mediocre, un disincanto da uomini di mondo forgiati da vite minute. Forse è il rock & roll ad essere infantile, nel suo continuo entusiasmo ormonale, o nell’entusiasmo, venato di epica, di uno sguardo che fissa la punta delle scarpe. C’è, nel r&r, del vitalismo, una continua scoperta, c’è innamoramento. E’ una questione di espressioni. Arroganti o sovraeccitate, disperate o melanconiche, feroci e spavalde. Manca la fissità di volti puerili non più stupiti, mai sorpresi, molto navigati. La differenza forse si annida nell’esaurirsi della navigazione, quella intorno al proprio mare, contro quella nel mare della vita. Forse è una questione di venir su malamente, con fretta. Forse bisogna ascoltare prima Chuck Berry, poi i Beatles, poi i Led Zep e poi ancora quel che vi pare.
“…il vento fece schioccare la prima pagina del giornale come una frusta di carta. Il rumore attirò la sua attenzione sul titolo cubitale. “Syd Vicious Dead”. Syd Vicious dead. Lo stomaco gli si strinse, stretto. Davanti a lui passarono due ragazzetti. “Hai sentito, quel tipo, il punk… lo hanno trovato morto” diceva uno all’altro…”
“Ripensò a quando, ancora ragazzino, (…) come erano terribilmente freddi i pensieri dei suoi vecchi, come quelli di tutti quelli dell’altra generazione. Ripensò ai vecchi lp che strillavano fuck e a lui che abbassava per non farli sentire ai suoi, oltre la sottile porta della sua camera. Ora i “fuck” arrivavano con forza anche nei salotti con la pendola di cui lei gli aveva parlato tanto.“
Si torna da capo, come in un interrogatorio in questura. Poggi l’orecchio a terra. Cerchi di capire. Dammi qualcosa. Ti sbatto dentro, ti faccio andare via. Mix di minacce e blandizie, dall’inizio. Vuoi far piangere tua mamma? Ti piacerebbe andartene di qui pulito? Il bad boy non risponde. Lo sguardo che viene da qualche altro ghetto. Non c’è un bel niente da fare. Una distanza incolmabile, tra lettore e scrittore.


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