I Frutti dei Fiori
La controcultura degli anni 60 ha a che fare con la musica, da qualsiasi parte la si acchiappi. Di musica si nutrivano gli studenti che leggevano i libri della Scuola di Francoforte, di musica si nutriva il consumismo culturale, sulla musica facevano soldi le majors. C’era musica ovunque. Meno di oggi, ma ovunque. Cosa ne è stato?
“(…) quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del vecchio e del male, non in senso violento o cattivo, non ne avevamo bisogno, la nostra energia avrebbe semplicemente prevalso, avevamo tutto lo slancio, cavalcavamo la cresta di un’altissima e meravigliosa onda. E ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e, se guardavi ad ovest, e con il tipo giusto di occhi, potevi quasi vedere il segno dell’acqua alta, quel punto, dove l’onda infine si è infranta ed è tornata indietro. ”
Hunter S. Thompson, Fear & Loathing in Las Vegas
Hunter S. Thompson si è tragicamente auto-ammazzato qualche hanno fa, non senza aver messo in giro una voce, secondo cui egli fosse in possesso delle prove del coinvolgimento del governo americano negli attentati del 9/11. Tra tutte le cose che Hunter ci ha lasciato, forse la più preziosa sono quelle righe citate sopra. Alcuni rimangono dell’opinione che invece il suo contributo fondamentale sia l’apertura di prospettive inesplorate. Come sparare con armi da fuoco di notte, nel deserto, a nulla. Per via della fiammata che esce dalla canna.

Il senso delle sue righe, circa quarantanni dopo la loro stampa, appare inequivocabilmente tragico. In esse c’è il senso di smarrimento degli attori di quella controcultura che è sembrava in grado di incendiare lo status quo, e che invece pare aver partorito il classico topolino.
Fino a qualche tempo fa era assai lecito pensare che della cultura giovanile, rivoluzionaria, e contro degli anni 60 non sia rimasto un bel niente, se non a livello, appunto meramente culturale. Nella politica, nell’industria, nell’economia, nel calcio, cosa è rimasto di quella weltanschauung. Critici o nostalgici, la risposta era tendenzialmente nulla.
Poi l’ultima generazione di talenti del pallone si è fregiata della presenza di Rafael Van der Vaart, avanti forgiatosi nelle giovanili dell’Ajax e nella comune in cui viveva la sua freakkettonissima mamma. Un pò pochino.
/ make the turn, not war / Fw >>
La Apple, dopo aver prodotto per anni computer squisitamente avant guard, ad uso e consumo di nicchie di professionisti e idolatri generici, è nata al mondo, quello che per capirci è narrato dai telegiornali delle 20.30*. Come è accaduto? Semplice. Si sono messi a produrre cosi per ascoltare musica ovunque. Non paghi, hanno inventato un sistema per comprare musica ovunque. Che il declino del formato disco, poi abbia causato un imbarbarimento dell’ascolto, e segnato un’incolmabile distanza tra il lettore e l’autore (la gente che fa musica si chiude ancora in studio con l’idea di fare album, con l’ordine delle tracce e tutto quanto) è un’altra storia.

La Apple è forse l’intrapresa moderna più famosa del globo. Se non è la più famosa, è la più cool. Se non è la più cool è certamente una storia di successo. E il dato interessante è che è un inequivocabile prodotto degli anni 60. Steve Jobs e Wozniak sono due babyboomer. L’intero mucchio di valori che l’azienda si porta sul suo smartissimo groppone, sono di diretta provenienza controculturale. Le origini lo sono. Il logo lo è. Ovvero. L’idea della Apple, dai prodotti immessi sul mercato, che servono per fruire musica, alle idee che la muovono, sono tipicamente anni 60. Il logo è una mela, alimento naturale e sostenibile, e nelle parole dello stesso Jobs il colore (delle bande della mela) avrebbe permesso di “umanizzare” la società. Sul logo di Apple si è detto molto, forse troppo. Floch ha abbondantemente esaurito l’argomento nel suo seminale Identités Visuelles, forse il libro più intelligente di tutti i tempi, anche del futuro. Sul design dei device elettronici, si sono sprecati litri di brodi di giuggiole.
Naturalmente la parte più carina della storia è che una manica di ex capelloni, con un debole per la musica rock, settati mentalmente su concetti come l’usabilità e l’agilità, il senso estetico e i valori ludici in cima, stia dominando a suon di profitti una grossa fetta di un settore industriale, utilizzando per giunta un nome e un logo molto probabilmente mutuato dai Beatles. Le crescenti quotazioni in borsa della Apple, la presenza capillare dei suoi prodotti nella vita di ognuno, è un eclatante successo di semi amorevolmente piantati durante gli anni 60.

E in politica? Cosa hanno partorito quegli anni? Il vento del cambiamento ha portato, grosso modo, queste conseguenze, citate in ordine sparso, forse, in ordine emotivo:
l’assassinio dei Kennedy Bros, di King, di Malcolm X, dunque la fine di ogni prospettiva socialdemocratica in America / gli assassini di Guevara, Allende / i carri russi a Praga, comunismo sostenibile, adieu! / la Democrazia Cristiana perpetuamente al potere in Italia / la Guerra in Vietnam / due mandati consucutivi per Tricky Dick Nixon / lo scioglimento del vostro gruppo preferito, a seguito della morte della vostra rock star preferita / vacuità / dei movimenti studenteschi i cui protagonisti si sono integrati al sistema, finito il clash anagrafico, con ineffabile conformismo / altre cose negative.
L’elezione del primo leader afroamericano negli U.S., è stato giudicato come il coronamento della lunga marcia dei diritti civili, iniziata a Montgomery, da una certa cocciutissima Rosa Parks. Il dubbio ci assilla. E se la cifra delle straordinario Obama, fosse prima del colore della pelle, la provenienza dalla borghesia minuta? E ancora, se Obama, prima che un commovente esempio di integrazione raziale in un Paese fondato sulle armi da fuoco, la deregulation, e il furto del tea, fosse l’espressione politica non dell’establishment economico-industriale, ma di èlites intellettuali universitarie?
Allora si potrebbe ardire. Si potrebbe dire: vuoi vedere che cheti cheti, gli anni 60, abbiano dato i loro frutti al mondo con un perdonabilissimo ritardo rispetto a quel che ci si aspettava? E’ possibile sostenere che tutto quel rimestamento sia sul punto di esprimere le conseguenze nella mia/tua/nostra realtà, al di là di avere la mamma ex sessantottina? E’ davvero così? Cosa accadrà?
*quando un argomento viene citato nei telegiornali delle 20.30, esiste al mondo, esce dalla nicchia, diventa una questione di interesse generale e diffuso, una risorsa di tutti, un problema generale, una istanza di ognuno, un dramma collettivo la gioia di una nazione.
esempi illustri:
-la faida tra Oasis & Blur compare nel telegiornale delle 20.30. Se sei scorbutico, tua mamma sa che è colpa di Liam Gallagher.
-il Presidente del Consiglio è, affettivamente parlando, un coniglio in calore.
e cose di questo genere.
Luca




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