Ateniesi | Fiumi | Cotone

June 18th, 2009 in Summer gigs by Matteo0 Comments

Intersezione delle highway 29 | 78 | 129 | 441, vicno al termine orientale della statale 316. Parte nordest dello stato della Georgia. Athens-Clarke County, cittadina-contea unificata. Qui, tra campi di cotone ed autostrade, sulle sponde del fiume Oconee (“genti/luoghi” (“O”) della puzzola” (“Conee”) nella lingua degli indiani Muscogee), sorge la ridente cittadina universitaria di Athens (chiamata in questo modo in onore della terra che ha dato i natali a Platone ed Aristotele. Queste sono le cose semplici che costruiscono, pezzo per pezzo, l’America. Voglio una città universitaria, la chiamo Athens. La voglio coi canali, la chiamo Venice, la voglio con tutto insieme nello stesso luogo, la chiamo Las Vegas). Comunque, in quel di Athens, Georgia [esiste anche Athens Ohio, Tennesse, Texas, Alabama, New York, Pennsylvania, Illinois, West Virginia, Michigan e Wisconsin. Quindi occhio a non far confusione. Queste sono le piccole cose che costruiscono l’America], in questo momento, 103.238 persone si stanno godendo una temperatura di 31 C° con un’umidità del 59%. Una brezza leggera soffia alla velocità di 3 m/s e il cielo è sereno. Sono le 5 e 19 del pomeriggio e ad Athens, Georgia, 103238 persone respirano, parlano pensano oppure no.
Athens, Georgia (US), sembra essere l’ultimo posto in cui aspettarsi di poter parlare di sviluppo e rivoluzione musicale. Richie Unterberger scrive: “It’s a shock to drive into town for the first time through neighborhoods dominated by stately antebellum homes and modest, attractive suburban dwellings. Apart from a few blocks near the campus, things are so sleepy that it’s difficult to imagine anyone working up a sweat, let alone playing rock music”. (Wikipedia) Eppure, dagli anni ’80, le band del sud e dei campi di cotone, scalavano le classifiche e scrivevano pagine di storia. R.E.M, B52s, Mercyland, Dreams So Real, Indigo Girls, Matthew Sweet, The Method Actors, Love Tractor, Pylon, Flat Duo Jets, The Primates, Modern Skirts, The Whigs, e Widespread Panic. Tutti da qui, dal meridione, dai campi di cotone, vicino al fiume, dalla “Liverpool del sud” in cui si dice siano nati sia il rock alternativo odierno che la New Wave (che non ho capito che genere sia, ma che, per il solo fatto di proclamarsi nuova, pur essendo vecchia, merita il mio rispetto). Si dice sia colpa di qualcosa finito nell’acqua (nella fattispecie, Wikipedia suggerisce che la principale forma di inquinamento del già citato fiume Oconee siano in realtà batteri fecali).
Comunque, e finalmente arrivo dove voglio arrivare, ad Athens, tra le 103238 persone, ce ne è una che, a sua insaputa, è la nostra nota a margine.
Nota a margine non perché di importanza marginale, ma perché ha vissuto e vive una esistenza nel margine, nel luogo fluido del cambiamento e del transitorio. Perché ha sperimentato e sofferto quella stessa transitorietà in cui si è trovato a vivere.

Vic Chesnutt.

Per descriverlo mi affido alle parole, sempre sagge, della “New Georgia Encyclopedia”: Fw>>

Athens singer-songwriter Vic Chesnutt is at the forefront of the contemporary folk rock movement in America. His expressive, raw vocal style features a prominent southern accent. “Vic has somehow turned pronunciation into an instrument,” John J. Sullivan wrote in the Oxford American. “He’s constantly resurrecting and warping syllables that we have, through habit or sloth, nearly elided into oblivion”.
Nato nel 1964 a Jacksonville, Florida, adottato e cresciuto a Zebulon, Georgia, a cinque anni compone canzoni (è la prima cosa che compare in qualunque sua biografia si provi a leggere), a diciotto rimane su una sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale. Vive il margine, in modo intenso, tanto intenso da riuscire ad assentarsi dalla propria vita e dalla vita degli altri. Le chiamano droghe, lo chiamano alcool. Fuga, rinuncia, abbandono. Le chiamano droghe, lo chiamano alcool.
Comunque, Vic, ormai ventenne, si trasferisce nella ridente cittadina all’incrocio delle autostrade e contaminata dal fiume della terra della puzzola. Qui incontra Micheal Stipe, il capo dei Movimenti Oculari Rapidi, quello che balla a torso nudo nel video di Losing my Religion e che, in uno slancio di generosa intuizione, gli suggerisce di incidere delle canzoni su una cassetta. Parole, chitarre acustiche, la moglie al basso, e qualche amico e, una cassetta tira l’altra, Stipe produce i primi album del nostro Vic da Jacksonville, cresciuto a Zebulon, Georgia ed ora residente nella filosofica Athens, Georgia.
1996, l’apice. Sweet Relief II: Gravity of the Situation—The Songs of Vic Chesnutt in cui superstar superbuone fanno cover dei brani del nostro Vic per aiutare musicisti con difficoltà mediche e finanziarie. C’era Madonna, c’erano gli Spacca Zucche, gli Spazzatura (io mi chiedo, se uno chiamasse un gruppo spacca zucche, quante possibilità avrebbe?). A fine anno, per soprammercato, Chesnutt interpreta un piccolo ruolo nel film Sling Blade.
Da lì arrivano nuovi album, nuovi concerti nuovi brani. Arriva la fama e l’ammirazione per i suoi live. Collaborazioni con altri artisti, produzioni indipendenti.

Poi un quieto ritorno nel margine, dopo che, per un istante, la terra ferma di tutti e dei superqualcosa, lo aveva attirato e lo aveva convinto ad affacciarvisi. Nel 2007 approda all’etichetta Constellation (per le cui produzioni ho un certo debole) con lo struggente album North Star Deserter, in cui le sillabe del sud, risuscitate, abbracciano gli inseguimenti vocali di altre esistenze nel margine (margine nord, margine Canadese), i Silver Mt. Zion e la Tra La La Band. Perché c’è qualcosa di irresistibilmente troppo poco super nello spazio fluido di confine (confine della vita, della Georgia o del Mondo) da non lasciar altra scelta, a chi riesce a percepirlo, o a chi è costretto a farlo, se non quella di lasciarsi trascinare. Di nuovo, ancora.

Ad Athens, Georgia, sono le 6.25 del pomeriggio, la temperatura è di 28 C°, l’umidità relativa è del 62%. Una leggera brezza soffia alla velocità di 2 metri al secondo. Il cielo è sereno. Il fiume Oconee segue il suo corso. Come tutti, nel margine o meno.

Krapp@walwian.com

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Author: Matteo

Matteo è nato nel 1983 a Roma, città che odia, ricambiato, e in cui continua a vivere. Poliedrico, si appassiona a tutto ciò che è insolito, salvo poi pentirsi e passare ad altro. Molto educato e composto, ha smesso di fumare poco prima dell'apertura di Walwian, azzerando ogni dubbio sulla natura del di lui rapporto con i suoi lavori. Disegna, dipinge, scrive e raramente finisce ciò che inizia. Spera che "The Walwian" possa segnare un'inversione di tendenza. SCRIVIMI

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